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Gli Stati Uniti spingono Mosca e Pechino a un’alleanza strategica

Pjotr Akopov, VZ, 23 dicembre 2020I piloti russi e cinesi hanno condotto pattugliamenti congiunti nella Cina orientale e nel Mar del Giappone: per dieci ore, 19 aerei strategici di entrambi i Paesi hanno sorvolato un’area in cui gli Stati Uniti sono contrari a Mosca e Pechino. Sì, per la Cina la questione della presenza dei nordamericani nella loro area di comunicazione e di interessi vitali è molto più importante, ma la Russia, decisa a guardare ad est, non è estranea alla Regione Asia-Pacifico. È quindi la nostra sicurezza comune. Questa pattuglia non è la prima: la scorsa estate fu coinvolta per la prima volta l’aviazione strategica dei due Paesi. Tali manovre confermano il crescente riavvicinamento tra i due Paesi. Ma c’è un limite all’interazione russo-cinese? Amdiamo verso un’alleanza militare o siamo solo amici contro i nordamericani? E cosa succederà se Washington cambierà politica nei confronti di Russia o Cina? La questione ha iniziato a preoccupare due mesi fa, quando Vladimir Putin, rispondendo a una domanda sulla possibilità di un’alleanza militare russo-cinese, dichiarò inaspettatamente che, sebbene non ci siamo posti un simile compito ora perché “le nostre relazioni hanno già raggiunto questo obiettivo, a un tale grado di interazione e fiducia che non ne abbiamo bisogno”, ma in teoria è del tutto possibile immaginare una cosa del genere. È questo “ma”, in combinazione con le parole “in linea di principio, non possiamo escluderlo. Vedremo”, che scatenava una tempesta nella mente degli analisti occidentali.
Che dire? Putin, infatti, ha sempre ribadito che Russia e Cina non hanno bisogno di un’alleanza militare e che la strategia geopolitica cinese non prevede alleanze militari. Gli analisti occidentali (e molti russi) sono sempre partiti da lì nelle riflessioni sulle prospettive di una partnership russo-cinese, sostenendo le conclusioni con una varietà di argomenti. Qualunque cosa accada nel mondo, Mosca e Pechino non si vincoleranno in reciproci obblighi militari, non è solo un loro vantaggio. La Russia ha paura di cadere in posizione subordinata alla Cina, la Cina non ha interesse a partecipare ai conflitti russi coll’occidente, non è vantaggioso per la Russia prendere posizione nelle controversie della Cina coi vicini del Mar Cinese Meridionale, e per decine di altre ragioni. E all’improvviso, Putin dice: “vedremo”. Ma accade una cosa semplice: gli Stati Uniti, cioè gli atlantisti, con le loro politiche spingono Russia e Cina con tutte la loro forza verso un’alleanza militare strategica a tutti gli effetti. Sebbene, allo stesso tempo, Mosca e Pechino stabiliscano una stretta cooperazione strategica in tutti i campi, compreso militare, secondo una loro scelta consapevole, perché agendo insieme potremo realizzare la ristrutturazione del l’attuale ordine mondiale con molto più successo.
Non è facile rispondere a pressione e contenimento nordamericani, vale a dire creare un nuovo ordine mondiale post-atlantico. Possiamo chiamarlo Pacifico o addirittura eurasiatico (ma solo dopo l’emancipazione dell’Europa), ma in ogni caso Russia e Cina possono costruirlo insieme, e almeno senza combattere. Questa è una strategia per il ventunesimo secolo e soprattutto per la sua prima metà, alla fine della quale sarà comunque istituito il nuovo ordine mondiale. Qualunque sia la posizione degli Stati Uniti (cioè le élite atlantiche sovranazionali che li governano), va bene se vogliono concordare pacificamente un nuovo equilibrio di forze e regole, ed è un male se cercano di fermare il corso della storia con mezzi militari. Infatti, il secondo percorso sarà un disastro per gli Stati Uniti: se la superpotenza decadente tenterà di prolungare con la forza il suo dominio già scomparso, e così facendo fallirà, arriverà al collasso. Nonostante la superiorità militare ancora esistente, gli Stati Uniti non possono combattere né Cina né Russia: la deterrenza nucleare funziona. Pertanto, la loro strategia deriva da una di queste tre opzioni: in primo luogo, Russia e Cina devono crollare dall’interno, come successo coll’URSS. Problemi interni dovrebbero fermare l’ascesa al potere della Cina, ma i nordamericani adoravano fare previsioni del genere negli anni ’90 e 2000, e ora non è nemmeno divertente. Un’altra opzione per eliminare i concorrenti è metterli l’uno contro l’altro. Nel caso di Russia e Cina, questo è assolutamente impossibile, alcuna “minaccia di colonizzazione cinese della Siberia” o “conflitto tra Russia e Cina sull’Asia centrale” funzionerà. La situazione unica, che all’inizio degli anni ’70 permise agli Stati Uniti di giocare sulle contraddizioni tra Mosca e Pechino, fu colpa di russi e cinesi, e non accadrà più. Il triangolo di Kissinger non funziona: Washington non avrà mai rapporti più stretti con Mosca o Pechino di queste ultime tra esse. Anche se negli Stati Uniti, a un certo punto, prevalgono nuovi isolazionisti, che abbandonano le rivendicazioni sul ruolo di egemonia globale e distruggono l’Alleanza atlantica, anche allora Mosca e Pechino continueranno a costruire insieme un nuovo ordine mondiale del Pacifico, questa volta non in opposizione, ma cogli Stati Uniti….
La terza versione del contenimento consiste nell’indurre Russia e Cina a impantanarsi in questioni regionali, molestarle con controversie sui confini, ostacolarle con molte questioni che le distraggano dall’obiettivo principale. Questa è ora la strategia principale dei nordamericani e se verso la Russia, hanno semplicemente usato i risultati del crollo dell’URSS e del blocco orientale, allora con la Cina devono trovare e in ogni modo possibile esacerbare i problemi esistenti. In ogni caso, la Russia riconquisterà l’Ucraina e manterrà (e ripristinerà) l’influenza nell’ex spazio post-sovietico, anche se distraggono le nostre forze, non abbiamo alternative. La Cina, d’altra parte, non ha tali punti dolenti nel suo spazio storico, né Hong Kong, tanto meno lo Xinjiang, possono influenzare la marcia cinese. C’è solo Taiwan, ma l’ultima cosa che i taiwanesi vogliono è diventare portaerei nordamericana contro la Cina. Pertanto, gli atlantisti devono sfruttare i problemi della Cina coi vicini, cioè lavorare allo stesso scenario che serve a contenere la Russia in Europa. Ma se l’obiettivo in Europa è impedire il riavvicinamento dell’Europa (per dirla semplicemente, Germania) alla Russia, e nessun europeo sano e indipendente crede nella “minaccia russa”, d’altra parte in Asia, considerano la Cina egemone naturale, che dopo l’ibernazione si interessa di nuovo alla sua periferia. Un gigante del genere può spaventare la gente del posto, cosa che i nordamericani fanno con Giappone, Corea del Sud e gli stati del Mar Cinese Meridionale che hanno controversie con la Cina sulle Isole Spratly. E con India ed Australia, la prima teme l’espansione della Cina in Pakistan e nell’Oceano Indiano, mentre la seconda rimane semplicemente fedele del mondo anglosassone. In altre parole, gli Stati Uniti hanno circondato la Cina non solo con proprie basi, ma anche cercano di costruire una ridotta protettiva lungo i suoi confini. Non funziona molto, sia perché i nordamericani sono apparsi nella regione cento anni fa, e i cinesi ci sono da millenni, sia perché tutti i vicini hanno bisogno della Cina. Si può giocare sulle paure di Giappone o dVietnam, ma non creare l’analogo anti-cinese della NATO. Inoltre, nella stessa regione ci sono anche interessi russi, e Mosca non gioca affatto su un terreno anti-cinese, ma su uno anti-americano.
Quindi il rapporto tra Mosca e Pechino va descritto come “schiena contro schiena a difendersi dagli aggressori”, e in queste condizioni Russia e Cina non avranno bisogno di un’alleanza militare formale. Mosca deve affrontare la pressione nordamericana da NATO ed Europa, la Cina gradualmente scaccia i nordamericani dalla regione del Pacifico, insieme lavorano per cacciare gli atlantisti dalla SCO (già diffusa nell’Asia del sud). E cosa fanno i nordamericani in questa situazione? Iniziano ad adattare la NATO per opporsi alla Cina. E anche se gli europei non vogliono la trasformazione dell’alleanza atlantica in un’alleanza del Pacifico, non la lasceranno facilmente. Sì, questo non è formalmente un confronto militare, nessun europeo che partecipa alla politica di contenimento della Cina al largo delle sue coste (per questo manca non solo il desiderio, ma anche la forza), ma è questione di minacce economiche, ai valori occidentali e alla democrazia da Pechino. Ma l’obiettivo è chiaro: non solo separare Cina ed Europa, interromperne la cooperazione reciprocamente vantaggiosa, ma anche rendere i cinesi agli europei dei secondi russi, cioè spaventapasseri e minaccia. Sì, finora, è una potenziale minaccia, ma primo passo per diventare vera minaccia. Se la creazione in Europa di nuovi sistemi di difesa missilistica legati alla Russia, spiegata da nordamericani per la minaccia iraniana, sarà logico spaventare gli europei con missili “comunisti” cinesi. Ma se è così, perché Mosca e Pechino dovrebbero nascondere la loro alleanza militare? Se la relazione va formalizzata legalmente, non sarà un problema, ma sarà una risposta a una nuova situazione. In effetti, è esattamente quello che disse Vladimir Putin quando rispose alla domanda sull’alleanza militare tra Federazione Russa e laepubblica Popolare Cinese: “Dobbiamo vedere cosa accadrà esattamente, quali minacce creerà per noi e, sulla base di ciò, adotteremo misure di ritorsione per garantire la nostra sicurezza”. La sicurezza condivisa è il punto chiave.

Traduzione di Alessandro Lattanzio