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Roosevelt chiese a Stalin di aiutare gli USA contro il Giappone nel 1941

Anatolij Koshkin, Stalker Zone, 17 dicembre 2020

Cordell Hull: “l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche combatte un’eroica battaglia contro un potente attacco”. Il giorno dopo l’attacco della flotta giapponese a Pearl Harbor, il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt espresse effettivamente al governo sovietico il desiderio della partecipazione dell’URSS alla guerra contro il Giappone. Il presidente ricevette l’8 dicembre 1941 il nuovo ambasciatore sovietico negli Stati Uniti Maksim Litvinov. In una situazione di emergenza, le formalità per la presentazione delle credenziali furono annullate. Lo scopo principale del colloquio era scoprire la possibilità di utilizzare il territorio dell’Unione Sovietica per bombardare le metropoli giapponesi, il che significava il coinvolgimento automatico dell’URSS nella guerra contro il Giappone in violazione del patto di neutralità sovietico-giapponese del 13 aprile 1941. Il Cremlino era interessato a continuare li rifornimenti di armi nordamericane all’URSS. L’ambasciatore sovietico riferì a Mosca: “… Lui (Roosevelt) immediatamente iniziò la conversazione coll’attacco giapponese, chiedendo se ci aspettavamo una dichiarazione di guerra dal Giappone. Espressi i miei dubbi dal punto di vista degli interessi del Giappone stesso, per cui non era affatto vantaggioso essere coinvolti in una guerra con noi. Non risposi alla domanda del presidente su quante divisioni avevamo ritirato dal fronte orientale. Senza sollevare alcuna domanda sulla nostra posizione, Roosevelt mi chiese chi fosse il nostro addetto militare a Washington e, come ragionando tra sé, disse che i militari avrebbero dovuto discutere con lui la questione se i bombardieri nordamericani di Manila potessero bombardare il Giappone e volare verso Vladivostok, apparentemente portandosi una nuova scorta di bombe. Anche se, disse, i bombardieri potevano prendere abbastanza bombe da Manila e tornarvi, ma nel caso di un volo per Vladivostok, era possibile portare un maggiore carico. Quando gli chiesi se la guerra col Giappone si sarebbe prolungata, rispose affermativamente, e ad ulteriori domande disse che il Giappone probabilmente aveva benzina e gomma per 9-12 mesi… Roosevelt espresse dubbi sulla capacità di tenere le Filippine. Posi una domanda: il nuovo sviluppo influenzerà l’accordo promessa? A cui Roosevelt rispose negativamente. Aveva più fiducia sui carri armati di cui gli USA non avrebbe avuto bisogno per la guerra al Giappone, ma meno sugli aerei…”
I piani di Roosevelt per bombardare le isole giapponesi dalle Filippine non durarono a lungo. Il 2 gennaio 1942, le forze giapponesi catturarono Manila, costringendo le truppe nordamericane a lasciare le Filippine. Così, i giapponesi assicurarono la loro metropoli a lungo contro i massicci bombardamenti aerei nordamericani. Un altro punto degno di nota della conversazione tra l’ambasciatore sovietico e Roosevelt l’8 dicembre fu la preoccupazione del Cremlino sulla continuazione dei rifornimenti nordamericani di armi e altri materiali all’URSS. Ciò conferma ancora una volta che per la leadership sovietica il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra col Giappone non era affatto redditizio. La posizione di Stalin sui desideri espressi da Roosevelt fu formulata da un telegramma del Commissario del Popolo per gli Affari Esteri dell’URSS Vjacheslav Molotov all’ambasciatore Litvinov il 10 dicembre 1941. Incaricò Roosevelt di trasmettere quanto segue: “Non riteniamo possibile dichiarare lo stato di guerra col Giappone in questo momento e siamo costretti a rimanere neutrali fintanto che il Giappone rispetta il patto di neutralità sovietico-giapponese. Motivi:
Primo, il patto sovietico-giapponese ci obbliga a essere neutrali e non abbiamo motivo di non adempiere al nostro obbligo secondo questo patto. Non riteniamo possibile prendere l’iniziativa di violare il patto, perché noi stessi abbiamo sempre condannato i governi che violano i trattati.
Secondo: Al momento, quando siamo impegnati in una guerra pesante con la Germania e quasi tutte le nostre forze sono concentrate contro la Germania, inclusa la metà delle truppe dall’Estremo Oriente, considereremmo poco saggio e pericoloso per l’URSS dichiarare lo stato di guerra col Giappone e intraprendere una guerra su due fronti. Il popolo sovietico e l’opinione pubblica sovietica non capirebbero e non approverebbero la dichiarazione della guerra al Giappone in questo momento, quando il nemico non è ancora stato espulso dal territorio dell’URSS e l’economia nazionale dell’URSS subisce la massima tensione… Il nostro pubblico è pienamente consapevole che una dichiarazione di stato di guerra con il Giappone da parte dell’URSS indebolirebbe la resistenza dell’URSS alle truppe hitleriane e gioverebbe alla Germania di Hitler. Pensiamo che il nostro principale nemico sia ancora la Germania di Hitler. L’indebolimento della resistenza dell’URSS all’aggressione tedesca porterebbe al rafforzamento delle potenze dell’asse a scapito dell’URSS e dei nostri alleati”.
Dopo aver ricevuto questo messaggio da Stalin, Roosevelt, durante un incontro coll’ambasciatore sovietico l’11 dicembre, disse che si rammaricava della decisione, ma al posto di Stalin avrebbe fatto lo stesso. Allo stesso tempo, Roosevelt chiese ai leader sovietici di non annunciare pubblicamente la decisione di rimanere neutrali nei confronti del Giappone e di dare ai giapponesi l’impressione che la questione rimanesse irrisolta. Questo, secondo Roosevelt, era per legare quante più truppe giapponesi possibile ai confini dell’URSS, in modo che non fossero libere di agire contro Inghilterra e Stati Uniti. Roosevelt ripeté più volte questa richiesta. Il presidente anche chiese informazioni a disposizione della leadership sovietica sulla situazione economica del Giappone, le sue riserve di petrolio, gomma, ferro, ecc. In una conversazione coll’ambasciatore, Roosevelt anche suggerì che Litvinov e il segretario di Stato nordamericano Cordell Hull pubblicassero un comunicato congiunto, il cui significato sarebbe che i due Stati “possono prendere qualsiasi decisione sul Giappone in qualsiasi momento”, cosa che l’ambasciatore sovietico evitò, notando che questo poteva solo incoraggiare il Giappone ad attaccare per primo l’URSS. Al termine della conversazione, Roosevelt, non nascondendo la delusione per la posizione assunta dall’URSS, affermò che “la decisione (di Mosca) probabilmente prolungherà la guerra col Giappone, ma che nulla si può fare”. Poiché l’idea di un comunicato congiunto fu respinta dai sovietici, i nordamericani decisero di chiarire autonomamente al mondo che nella guerra non solo contro la Germania, ma anche contro il Giappone, Stati Uniti ed URSS sono dalla stessa parte della barricata. Il 10 dicembre Hull rilasciò alla stampa la seguente dichiarazione:“L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è impegnata in un’eroica lotta contro il potente attacco slealmente lanciato contro di essa dal comune nemico di tutti i popoli amanti della libertà. A questo proposito, vorrei ricordare a tutti le dichiarazioni rese dal Presidente degli Stati Uniti durante il ricevimento del nuovo Ambasciatore l’8 dicembre 1941, giorno in cui dichiarammo guerra al Giappone. Allo stesso tempo, il presidente assicurò che il governo degli Stati Uniti era deciso a continuare il programma per aiutare l’Unione Sovietica nella lotta che conduceva. Gli eventi delle ultime ore ulteriormente rafforzarono questa determinazione e noi, da parte nostra, non abbiamo dubbi che governo e popolo compiano pienamente il loro ruolo nella lotta contro la minaccia comune, fianco a fianco con tutti i popoli gli amanti della pace”. In Giappone, capivano bene quello che voleva dire il segretario Hull, ma erano sicuri che nella situazione attuale, l’URSS non potesse sostenere militarmente Stati Uniti e Gran Bretagna.
Analizzando il contenuto del messaggio di Stalin a Roosevelt, si può giungere alla conclusione: il leader sovietico comprendeva bene l’importanza dell’assistenza dell’URSS agli Stati Uniti nella guerra col Giappone, ma trovò argomenti per spiegare l’inopportunità di entrare in guerra dell’URSS “Al momento presente”. Chiarì che tale assistenza poteva diventare possibile in caso di sviluppo positivo della situazione sul fronte sovietico-tedesco. Si noti che la risposta di Stalin a Roosevelt fu data il 10 dicembre, quattro giorni dopo l’inizio della controffensiva presso Mosca, il cui esito non era ancora chiaro. Nella seconda metà di dicembre 1941 fu deciso il successo della controffensiva sovietica vicino Mosca. Stalin parlò in modo diverso della possibilità di partecipazione dell’URSS alla guerra al Giappone con il ministro degli Esteri britannico Anthony Eden, arrivato a Mosca. Eden, come Roosevelt, sollevò direttamente la questione dell’assistenza sovietica nella guerra al Giappone. Dalla trascrizione della conversazione di Stalin con Eden: “Il compagno Stalin crede che un attacco giapponese all’URSS sia possibile e persino probabile se i tedeschi cominceranno a subire sconfitte al fronte. Quindi Hitler userà tutte la pressione per coinvolgere il Giappone nella guerra all’URSS”. Il 16 dicembre 1941, Roosevelt inviò un telegramma a Stalin, in cui informava del “genuino entusiasmo generale negli Stati Uniti per il successo dei vostri eserciti nella difesa della vostra grande nazione”. In risposta, Stalin scrisse: “Permettetemi di ringraziarvi per i vostri sentimenti sui successi dell’esercito sovietico. Vi auguro il successo nella lotta contro l’aggressione nel Pacifico”. Le azioni vincenti delle truppe sovietiche vicino Mosca indubbiamente influenzarono il corso dei negoziati tra Stalin ed Eden. Dalla registrazione della conversazione tra J. Stalin ed E. Eden il 17 dicembre 1941 (24:00): “…Poi il compagno Stalin toccò la situazione in Estremo Oriente, esprimendo l’opinione che il Giappone, ovviamente, potrà avere dei primi successi, ma che alla fine in pochi mesi il Giappone dovrebbe fallire. Eden replicò che le parole di Stalin sollevarono grandemente il suo spirito, poiché era abituato a trattare i suoi giudizi con grande rispetto. Il compagno Stalin quindi chiese a Eden: se le sue aspettative sul Giappone fossero davvero giustificate, e se le nostre truppe respingono con successo i tedeschi a ovest, Eden non pensa che si creeranno le condizioni per aprire un secondo fronte in Europa, ad esempio, nel Balcani? Eden rispose che era pronto a discutere di questa domanda… Poi chiese al compagno Stalin, pensa davvero che il Giappone potrà crollare, diciamo, entro i prossimi sei mesi? Il compagno Stalin rispose che la pensava davvero così, perché le forze giapponesi sono esauste e non possono resistere a lungo. Se inoltre i giapponesi decidevano di violare la neutralità e attaccare l’URSS, la fine del Giappone sarebbe arrivata anche prima. Eden espresse dubbi sul fatto che i giapponesi avrebbero rischiato di attaccarci. Sarebbero pazzi se lo facessero. Il compagno Stalin, tuttavia, ribadiva che tale possibilità non può essere considerata esclusa”.
Dalla registrazione della conversazione di J. Stalin con E. Eden il 20 dicembre (19:00): “… Poi Eden pose la questione dell’Estremo Oriente. Data la gravità della situazione, chiese al compagno Stalin di dire se e quando l’Inghilterra potesse contare su una certa assistenza contro il Giappone. Eden comprendeva che tale aiuto era difficilmente concepibile per noi al momento. Ma cosa accadrà, ad esempio, in primavera? Il compagno Stalin rispose che se l’URSS avesse dichiarato guerra al Giappone, avrebbe dovuto intraprendere una seria guerra per terra, mare ed aria. Non è come Belgio o Grecia che potrebbero dichiarare guerra al Giappone. Di conseguenza, il governo sovietico deve considerare attentamente le proprie capacità e forze. Al momento, l’URSS non è ancora pronta per una guerra col Giappone. Un numero significativo delle nostre truppe dell’Estremo Oriente è stato recentemente trasferito sul fronte occidentale. Ora in Estremo Oriente si formano nuove forze, ma ci vorranno almeno altri quattro mesi prima che l’URSS sia adeguatamente preparata in queste aree. Il compagno Stalin crede che sarebbe molto meglio se il Giappone attaccasse l’URSS. Ciò creerebbe un’atmosfera politica e psicologica più favorevole nel nostro Paese. Una guerra di natura difensiva sarebbe più popolare e creerebbe un’unità monolitica nelle file del popolo sovietico. Il miglior esempio di ciò è la guerra dell’URSS contro l’aggressione di Hitler. Il compagno Stalin ritiene che un attacco giapponese all’URSS sia possibile e persino probabile se i tedeschi iniziassero a subire sconfitte al fronte. Allora Hitler userà tutti i mezzi di pressione per trascinare il Giappone nella guerra con l’URSS. Eden espresse il timore che i giapponesi nell’Asia orientale avrebbero potuto usare tattiche puramente hitleriane, per battere i nemici uno alla volta: prima eliminare l’Inghilterra e poi attaccare l’Unione Sovietica. Il compagno Stalin obiettò che l’Inghilterra non era sola nella guerra al Giappone. Insieme ad esso, Cina, Indie olandesi e Stati Uniti combattono… Il compagno Stalin chiese cosa ne pensava Eden della posizione della Cina? Combatterà davvero? Eden rispose che il governo cinese si dichiarava pronto a combattere. Il compagno Stalin, tuttavia, obiettava che il governo cinese effettivamente ora non faceva nulla. Poi aggiunse che sarebbe stato pronto a riprendere le conversazioni coll’Inghilterra sulla situazione in Estremo Oriente in primavera. È possibile, ovviamente, che i giapponesi attaccheranno l’URSS prima, quando la posizione diverrà chiara da sola. Eden ringraziò il compagno Stalin per la disponibilità a tornare sulla questione dell’Estremo Oriente in pochi mesi…” Come possiamo vedere, Stalin era meno categorico che nella risposta a Roosevelt e rifiutò la possibilità del coinvolgimento dell’URSS nella lotta al Giappone. Colpito dal successo della controffensiva sovietica vicino Mosca, ma furono perseguiti anche obiettivi strategici futuri.
Immediatamente dopo l’inizio dell’aggressione della Germania contro l’Unione Sovietica, la leadership sovietica dichiarò l’auspicabilità de “il massimo rafforzamento delle azioni dell’aviazione britannica contro la Germania… così come gli sbarchi sulla costa della Francia”. Dopo la firma dell’accordo sovietico-britannico sulle azioni comuni nella guerra contro la Germania il 12 luglio 1941, Stalin, in un messaggio al primo ministro britannico Winston Churchill, pose la questione del secondo fronte. Si trattava di creare un fronte contro Hitler a ovest (Francia settentrionale) e a nord (Artico). Richieste simili arrivarono dal Cremlino in autunno, quando le truppe di Hitler si precipitarono a Mosca. L’attacco giapponese a Stati Uniti e Gran Bretagna costrinse Washington e Londra a chiedere all’URSS di aprire un secondo fronte in Estremo Oriente. Promettendo di tornare sulla questione dell’adesione alla lotta al Giappone, Stalin intendeva spingere i governi delle potenze occidentali ad aprire il secondo fronte contro la Germania in Europa. In una conversazione con Eden, Stalin effettivamente collegò la prospettiva della partecipazione dell’URSS alla guerra col Giappone con “l’apertura del secondo fronte in Europa, ad esempio nei Balcani”. Alla fine di dicembre (22 dicembre 1941 – 14 gennaio 1942), a Washington iniziarono i negoziati con la partecipazione dei capi di governo e dei capi di Stato Maggiore di Stati Uniti e Gran Bretagna sulla questione della guerra con le potenze dell’Asse (conferenza Arcadia). Durante i negoziati, fu stabilito che, rispetto alla lotta al Giappone, il compito principale era sconfiggere la Germania. Stalin parlò della stessa cosa nel suo messaggio a Roosevelt il 10 dicembre 1941. Alla conferenza fu approvato un piano secondo cui si prevedeva di mantenere nel teatro d’operazioni dell’Estremo Oriente solo le posizioni che avrebbero assicurato gli interessi vitali di Stati Uniti e Gran Bretagna durante il concentramento di forze per sconfiggere la Germania. Allo stesso tempo,Washington e Londra partirono dal presupposto che anche l’URSS avrebbe partecipato alla futura sconfitta del Giappone.
L’evento più importante che segnò l’effettiva creazione della coalizione di lotta ai “Paesi dell’Asse” fu la firma della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1° gennaio 1942 a Washington. Tra i 26 Stati unitisi per combattere gli aggressori, i ruoli principali furono interpretati da URSS, Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina. I firmatari della dichiarazione s’impegnarono in guerra con tutte forze contro i membri del patto tripartito (Germania, Giappone e Italia), per prestarsi assistenza reciproca e non concludere una pace separata o tregua cogli Stati nemici . Sebbene l’URSS al momento della firma della dichiarazione non fosse in stato di guerra col Giappone, i leader sovietici condividevano l’obiettivo di combattere tutti gli aggressori, inclusi dell’Estremo Oriente, designati nel documento.

Traduzione di Alessandro Lattanzio