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Una Russia “rovinata” dimostra superiorità tecnologica

Aleksej Anpilogov, Stalker Zone, 22 dicembre 2020Dicembre 2020 è stato il mese di svolta tecnologica della Russia. In questo periodo, il mondo ha visto l’entrata in servizio della prima superpetroliera della classe Aframax costruita in Russia, al lancio riuscito del missile pesante Angara-A5 da Plesetsk, al primo volo del nuovo velivolo Il-114-300 e all’inizio del test del turbofan PD-14 per l’aereo di linea MS-21. Ognuno di questi eventi è solo un punto mediatico che dimostra chiaramente il risultato di sforzi a lungo termine. Ciascuno è degno di un articolo, ma questo articolo dell’agenzia di stampa federale si concentrerà su qualcos’altro: che tutti questi eventi dipingono un quadro generale dell’emergere della Russia come leader nell’economia high-tech mondiale.

Scava più a fondo, guarda oltre
Prendete la superpetroliera Vladimir Monomakh della classe Aframax. È stata impostata nei cantieri Zvezda nel settembre 2018, varata il 12 maggio 2020, testata in mare a settembre e consegnata l’11 dicembre. Un tale ritmo di costruzione e consegna della nave è di per sé indicativo: una nave enorme è stata costruita in soli due anni. Se consideriamo che la classe di superpetroliere sarà di 12 navi, di cui altre tre, dopo la “Monomakh”, sono già in costruzione, allora la portata del nuovo programma di costruzione navale russo sarà vista sotto una luce completamente diversa. Se si va a fondo, si scopre che le petroliere Aframax sono gli ordini tecnologicamente più semplici di Zvezda. Allo stesso tempo, questo nuovo cantiere navale dell’estremo oriente già assembla cinque navi gasifere “Arc7” per il programma Arctic-LNG-2, avviato quest’anno. Una nave gasifera è una nave molto più tecnologica di una nave cisterna. Inoltre, secondo i termini dell’ordine, Zvezda non dovrà solo posare, montare e verniciare lo scafo della nave, ma anche montare componenti per le manovre. Questo articolo include gru a vite, che finora erano state per lo più importate. Inoltre, il cantiere navale deve installare un sistema di carico, cioè serbatoi a membrana che immagazzinano gas liquefatto, che è l’avanguardia della moderna costruzione navale. Inoltre, tutti e cinque le navi vanno trasferite al cliente, “Novatek” , nel più breve tempo possibile, entro la fine del 2022. Qui è possibile anche “guardare oltre”, perché anche la superpetroliera non è facile. In particolare, la “Vladimir Monomakh” utilizzerà carburante per motori altamente ecologico di standard DMF tipo III. Il contenuto di zolfo di tale carburante non supera lo 0,5%, pienamente conforme ai requisiti della Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato dalle navi (MARPOL). Per la produzione di tale carburante nel nostro Paese, Rosneft ha effettuato l’ampia modernizzazione della raffineria di petrolio di Komsomolsk e ora la Monomakh può essere facilmente e comodamente rifornito di carburante russo, poiché ne ha bisogno in abbondanza. Le azioni “scavare a fondo” e “guardare oltre” possono essere ripetute per la “Zvezda” più volte, e alla fine si giunge alla conclusione che accanto a superpetroliere e gasifere, navi da rifornimento artiche e piattaforme offshore che sempre “Zvezda” costruisce, vi sono navi uniche, la classe dei rompighiaccio pesanti “Lider” del Proekt-LK-120JA. Tali navi non sono prodotte altrove. Semplicemente non sanno farle, punto. La Russia varrà il primo rompighiaccio della classe entro il 2027 e all’inizio degli anni ’30 avrà una flotta di tre di questi “Signori dell’Artico”.

Non solo più grande, ma anche più sottile
Qualsiasi prodotto moderno ad alta tecnologia è costituito da molte parti interconnesse. Dopotutto, ogni superpetroliera non è solo enormi fogli di acciaio per navi dallo spessore di 2 centimetri, per i quali, ad esempio, è necessario produrre piattaforme ferroviarie speciali per il trasporto, ma anche molte parti e dispositivi piccoli ma estremamente precisi. Sistemi di navigazione, controllo e posizionamento globale. Cosa si può dire anche degli iniettori di carburante con tolleranze micron che iniettano carburante nelle enormi “caldaie” dei motori della nave, in ciascuno dei cilindri in cui può facilmente entrare una persona. Ancora più chiaramente, la combinazione di “potente” e “preciso” è evidente in prodotti come aerei e loro motori. Qualsiasi aereo moderno è la quintessenza dell’economia manifatturiera, poiché la sua creazione richiede non solo una potente industria aeronautica e una scuola di progettazione, ma anche una serie di industrie correlate che riforniscono creazione e costruzione di un velivolo. È tanto più sorprendente che la Russia non solo abbia preservato la potenziale di produzione e cooperazione unici, ma che sia anche riuscita a creare sulla base di queste un’industria aeronautica completamente nuova, un’industria che già lavora nel 21° secolo. Anche qui vediamo due eventi mediatici: il primo volo del nuovo velivolo Il-114-300 e l’inizio dei test del turbofan PD-14 per l’aereo di linea MS-21. Anche individualmente, ognuno di essi afferma che l’industria aeronautica russa è viva, beh, insieme dimostra che non è solo viva, ma anche pronta a combattere ad armi pari coi grandi dell’industria aeronautica mondiale. A proposito, questi possono essere elencati sulle dita di una mano. Oggi, solo cinque Paesi al mondo producono aerei di linea civili in serie (esclusi i monomotore): Stati Uniti, Canada, Brasile, UE (considerate tale conglomerato un Paese) e … Russia. La Cina stava per entrare tra i “Paesi aeronautici” col suo aereo di linea C919, ma molto probabilmente ciò avverrà solo il prossimo anno. Allo stesso tempo, i cinesi hanno ritardato il loro aereo di linea per il quarto anno, il che dimostra complessità ed alto costo del “biglietto d’ingresso” al campionato dell’industria aeronautica mondiale. E la Russia è già legittimamente in questo vertice. Dopotutto, coll’introduzione di sanzioni “paralizzanti” al nostro Paese, molti materiali, assemblaggi e parti per l’industria aeronautica vanno creati nel nostro Paese, non contando più su importazioni o cooperazione internazionale. E tutto questo è stato fatto. Successivamente, fu dimostrato dal volo di Il-114 e MS-21. Quindi, in una serie di industrie ad alta tecnologia, la Russia ha dimostrato che lo scenario da isolamento tecnologico del nostro Paese, che gli Stati Uniti volevano attuare col supporto dei loro alleati, non ha funzionato. In effetti, il solido protezionismo russo e la “fiducia in se stessi” erano più forti del primato del “libero scambio”, di cui gli Stati Uniti abusano.

Perché è successo?
Il dibattito tra protezionismo e libero scambio non è nuovo in economia. È quasi eterna, perché è una disputa sugli interessi, e non sull’ “unica soluzione ideale”. I fautori del libero scambio tendono a sostenere che le loro opinioni sono la verità ultima. Sostengono categoricamente che il protezionismo e la chiusura del mercato nazionale portano al decadimento dell’economia e il libero scambio, al contrario, alla prosperità incondizionata. Nella vita reale, come dimostra la prassi di molti Paesi che si affidano al protezionismo, non è così. Il fatto è che il classico esempio di “scambio di lana inglese con vino portoghese” nel mondo moderno cerca sempre più di trasformarsi in “perle di vetro in cambio di terra”. Ad esempio, per tutti gli anni ’90, alla Russia fu offerto di “pompare tranquillamente petrolio e gas”, invece di acquistare tutto ciò che è tecnologico dall’estero. Ciò fu anche riassunto da una prova “matematicamente perfetta”: dicono che negli Stati Uniti il costo di produzione di un computer sia equivalente al costo di produzione di 1 tonnellata di petrolio, e in Russia al costo di produzione di 3 tonnellate di petrolio. Quindi, russi, smettete di pensare all’high-tech: guadagnerete tre volte di più se vi dedicare solo alla produzione di petrolio! E per il resto, non stato sotto la luce. Tuttavia, c’è un enorme difetto in tale costrutto. Un paese che si lascia alle spalle un’industria solo di materie prime cade nella dipendenza tecnologica, economica e quindi politica dai leader tecnologici. Rimane per sempre indietro nella corsa alla civiltà. Innanzitutto, si dice che un computer costa 1 tonnellata di petrolio, poi 10 tonnellate, e alla fine si scopre che anche i tubi per la perforazione o le pompe vanno acquistati all’estero. E a un prezzo esorbitante, per lo stesso petrolio, che diventa più conveniente all’inizio delle filiere produttive. Ebbene, la “tappa finale” di tale processo è la gestione estera del Paese, quando i “nativi” non possiedono le viscere della loro terra, sono privati di scienza, medicina ed istruzione. Basta guardare la maggior parte dei Paesi dell’Africa per comprendere questa semplice verità. Quindi sarebbe meglio per la Russia avere un’economia autosufficiente, protetta da influenze esterne e che si affida alle proprie forze, ora libera dalla “maledizione delle importazioni”. Dopotutto, solo con questa economia puoi essere leader su terra, mare e spazio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio