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In Colombia 692 leader della comunità assassinati sotto Iván Duque

Orinoco Tribune, 17 dicembre 2020

L’Istituto colombiano di studi per lo sviluppo e la pace (Indepaz) ha pubblicato un rapporto che raccoglie la sintesi delle violenze in Colombia contro difensori dei diritti umani ed ex-combattenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia-Esercito popolare (FARC-EP) dalla firma della pace accordi nel 2016. Intitolato “Traumatic Post-Agreement”, il documento indica che 1090 leader sociali sono stati assassinati negli ultimi quattro anni. L’anno peggiore fu quello dell’ascesa al potere di Iván Duque nel 2018, con 298 vittime, mentre nel 2020 il bilancio delle vittime fu di 291 persone. Il 63% degli omicidi fu perpetrata sotto il governo del presidente Duque”, indicava W Radio commentando il rapporto. Il sito aggiungeva che “1090 omicidi furono perpetrati in 288 comuni della Colombia. Il dipartimento di Cauca era il più colpito con 264 leader di comunità uccisi, seguito da Antioquia, dove furono assassinati 140 difensori”. Le più colpite sono le comunità indigene e contadine. Sul totale di omicidi in quattro anni, 294 leader sociali erano indigeni e 203 contadini.
Dall’altro lato, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, condannò l’ascesa delle violenze in Colombia, soprattutto quest’anno. “L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani in Colombia ha documentato 66 massacri, in cui sono state uccise 255 persone in 18 dipartimenti. Inoltre, l’Ufficio ha ricevuto informazioni sull’assassinio di 120 leader dei diritti umani solo nell’ultimo anno”, indicava un post sul sito dell’agenzia. Il team dell’Alto Commissario per i diritti umani notava che queste cifre riflettono i casi segnalati, tuttavia teme che il numero reale sia maggiore, poiché le restrizioni dovute alla pandemia COVID-19 hanno reso difficile svolgere il lavoro necessario per documentare le violenza in Colombia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio