Crea sito

Come il piano di Israele per eliminare il JCPOA è fallito

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 16.12.2020

Mentre l’assassinio dello scienziato nucleare iraniano ha sempre avuto lo scopo di sabotare il JCPOA e stabilire Israele come capobanda in Medio Oriente contro l’Iran, mosse controproducenti di altri alleati israeliani ed Iran minacciano di sabotare i piani di Israele. L’Iran, invece di riprendere l’azione diretta, ha scelto di rispondere con modalità non militari ma letali. In modo abbastanza cruciale, ha deciso di mantenere l’attuale politica nucleare. Vedendo attraverso “ la trappola” preparatagli, l’Iran ha deciso di mantenere intatte e immutate le attuali politiche di difesa e nucleare. Sottolineando il sostegno alla diplomazia, il Ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif aveva detto che “Iran e Stati Uniti continueranno ad avere differenze fondamentali”, la tensione tra Teheran e Washington non deve continuare dopo che Trump sarà uscito. “Sotto la presidenza Trump, le tensioni tra Iran e Stati Uniti hanno raggiunto il picco in 40 anni. Non sembra necessario che tale situazione continui”, sosteneva Zarif. Per Israele, quindi, l’assassinio non ha praticamente avuto alcun impatto sul tentativo USA-iraniano-europeo di rilanciare il JCPOA dopo la presidenza Trump. Al contrario, l’offerta si è ulteriormente rafforzata. Non sorprende che i Paesi europei (Regno Unito, Germania e Francia),E3, apra la strada alla riconciliazione istituzionale tra Stati Uniti e Iran. Anche prima dell’assassinio, Regno Unito, Germania e Francia avevano avviato il coordinamento per tracciare un percorso per il nuovo presidente degli Stati Uniti per portare gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati coll’Iran. L’E3, i cui ministri si sono recentemente incontrati a Berlino, sperano che Teheran possa raggiungere un accordo con cui gli Stati Uniti revochino le loro sanzioni in cambio dell’Iran che avvia piena conformità al JCPOA del 2015. In altre parole, l’E3 cerca solo di far rivivere l’originale JCPOA e non coinvolgere Stati Uniti ed Iran in un altro lungo processo di negoziati e deliberazioni per un accordo completamente nuovo, cosa che l’amministrazione Trump aveva cercato sin dall’ascesa al potere nel 2016.
Il 30 novembre, il Consiglio europeo per le relazioni estere, direttamente coinvolto nei negoziati sull’accordo nucleare del 2015, affermava che: “L’elezione di Joe Biden rappresenta un’apertura per rafforzare le relazioni transatlantiche su questioni critiche di sicurezza, compreso l’Iran. Avendo lavorato così duramente per preservare l’accordo nucleare iraniano negli ultimi quattro anni, i governi europei e l’UE devono ora invitare inequivocabilmente la nuova amministrazione Biden e l’Iran a tornare rapidamente alla piena conformità coll’accordo. Gli attori europei dovrebbero in modo attivo e coordinato definire una tabella di marcia praticabile per sostenere questo sforzo”. Stabilendo la tabella di marcia completa per il recupero dalla strategia di “massima pressione” dell’amministrazione Trump, la dichiarazione afferma anche che Stati Uniti ed Iran, al fine di riportare la stabilità in Medio Oriente, “dovrebbero iniziare con la riabilitazione dell’accordo nucleare, un accordo globale cruciale di non proliferazione e avanzare su una serie più ampia di questioni che alimentano l’instabilità regionale dannosa per gli interessi europei”. Così, non ha senso in Europa né soccombere alle pressioni che Israele e suoi alleati regionali hanno creato coll’assassinio, né cedere all’insistenza dell’amministrazione Trump nel negoziare un nuovo accordo. L’E3 si basa sulla posizione di Joe Biden per rientrare nel JCPOA come firmatario originale.
Invece di sentire il perso dell’assassinio e fare un passo indietro sul JCPOA, l’Europa ha condannato l’omicidio come “crimine”, che va “contro il principio del rispetto dei diritti umani che l’UE rappresenta”. Il ministro degli Esteri britannico ha detto che mentre “ancora attende di vedere i fatti completi per affrontare i fatti su ciò che è accaduto in Iran… ci atteniamo alla regola del diritto internazionale umanitario molto chiaro sui civili”. Parlando a un evento organizzato dal Servizio europeo per l’azione estera (SEAE), il capo della politica estera dell’UE Josep Borrell affermava che l’assassinio dello scienziato nucleare iraniano “non è il modo in cui risolvere i problemi”, sottolineando che l’UE lavora di continuo per mantenere in vigore l’accordo nucleare iraniano “nonostante il ritiro nordamericano”.
In tale contesto, se l’obiettivo dell’assassinio era ostacolare la diplomazia e innescare il conflitto, avendo un effetto esattamente opposto. Così, contrariamente a quanto Tel Aviv avrebbe previsto, l’assassinio ha spinto l’Europa a intraprendere ulteriori azioni. A totale svantaggio di Israele, questo assassinio è avvenuto in un momento in cui la Casa Bianca sarà occupata da un uomo che non è completamente filo-israeliano. Invece, è abbastanza probabile che l’assassinio sarà visto dall’amministrazione Joe Biden come tentativo israeliano di presentare gli Stati Uniti da complice. Joe Biden, che era vicepresidente quando l’accordo fu firmato, vede l’uscita degli Stati Uniti dal JCPOA come controproducente. Biden pensa che un ritorno all’accordo sia il modo migliore per evitare una corsa agli armamenti in Medio Oriente. Anche se vorrebbe apportare alcune modifiche, come aumentare il limite di tempo, non c’è da escludere che sarà assistito dalla volontà dell’Iran di tornare alla piena conformità e impegnarsi nei negoziati. “Se il signor Biden è disposto a rispettare gli impegni degli Stati Uniti, anche noi possiamo immediatamente tornare ai nostri impegni nell’accordo… e i negoziati sono possibili nel quadro del P5+1″, aveva detto Zarif. La determinazione dell’Iran a rimanere nell’accordo; la volontà di Biden di riportare i nordamericani al centro degli affari globali e porre fine all”’America First’ di Trump, e l’urgenza che prevale in Europa nel capitalizzare lo slancio, si sono combinati per sabotare i piani israeliani di demolire il JCPOA. Tale fallimento avrà enormi implicazioni sia per Israele che per gli accordi di Abraham sulla capacità dei nuovi alleati del Medio Oriente [Israele, Emirati Arabi Uniti e sauditi] di affrontare l’Iran con sanzioni e/o altri mezzi più diretti e mortali come gli assassinii.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di Relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Come il piano di Israele per eliminare il JCPOA è fallito”

  1. l’Iran avrebbe solo da perdere. se non sono impazziti eviteranno di parlare con Biden, significherebbe riportare in grande spolvero gli usa in medio oriente e in Iraq proprio mertre stanno con un piede gia fuori. ed anche Israele ne uscirebbe vincente.

I commenti sono chiusi.