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Venezuela, una fase operativa di Russia e Iran in sfida agli Stati Uniti

Elijah J. Magnier, AHTribune 13 dicembre 2020Il Presidente Nicholas Maduro e il suo team hanno posto fine al sogno del presidente Donald Trump di rovesciare il sistema democratico in Venezuela con un KO, la schiacciante vittoria alle elezioni dell’Assemblea Nazionale con oltre il 67% a favore del partito al governo di Maduro. “Il tizio di Washington”, Juan Guidó, d’ora in poi appartiene al passato, come ogni persona che fa pressioni per l’intervento di forze straniere nel proprio Paese e, in questo caso, affinché gli Stati Uniti mantengano e aumentino le sanzioni al Venezuela. Al contrario, Maduro offre a Russia e Iran la possibilità di giocare nel cortile degli Stati Uniti fintanto che il Venezuela ne beneficia, e che si adatta ad obiettivi ed ideologia. La guerra “molle” degli Stati Uniti per mezzo di dure sanzioni sembra fallire drasticamente in Venezuela, come in altre parti del mondo, in particolare Medio Oriente. Per sei anni, l’opposizione venezuelana ha trattenuto la maggioranza nell’assemblea nazionale, consentendo al presidente Donald Trump un terreno per dividere la società venezuelana e rivolgerla contro il Presidente Maduro. Per questo USA, UE e 50 Paesi riconobbero Guido presidente, in palese violazione del diritto internazionale. Gli Stati Uniti prevedevano l’uso della forza militare per frenare il Venezuela, ma la Russia inviò consiglieri militari e armamenti per avvertire gli Stati Uniti di tenersi alla larga. Mosca inviò aviogetti Su-30 e missili S-300 in Venezuela. Tuttavia, questi furono quasi irrilevanti perché non sono le armi a fermare gli Stati Uniti, ma una politica di deterrenza: la Russia può colpire gli interessi degli Stati Uniti in decine di altri luoghi se questo equilibrio di potere non venisse rispettato. L’Iran si univa alla Russia, sfidando gli Stati Uniti inviando diverse petroliere e prezzi di ricambio in Venezuela per riparare le sei raffinerie paralizzate dalle sanzioni statunitensi, che includevano la moratoria sui pezzi di ricambio, cibo, medicine anche col coronavirus. Il Paese che detiene le riserve petrolifere più ricche del mondo si trovò paralizzato dalle inaspettatamente dure sanzioni statunitensi. Questa guerra molle degli Stati Uniti, mirante a far morire di fame i venezuelani, è la stessa politica che adottato in Siria, Libano, Palestina, Iran e Yemen ed ovunque gli Stati Uniti siano disobbediti.
Si sospetta che la Russia investa in Venezuela indipendentemente da guadagni o perdite finanziarie, ma semplicemente perché il Presidente Vladimir Putin ha deciso di riconquistare il posto della Russia nell’arena internazionale e contrastare gli infiniti sforzi degli Stati Uniti d’egemonia globale. La presenza russa in Venezuela rappresenta una leva essenziale per Putin da usare su qualsiasi amministrazione statunitense, ora che Mosca è trattata come nemica dagli Stati Uniti. Quando e se Washington si muoverà su qualsiasi fronte (come ha fatto in Ucraina) o su qualsiasi altro paese che la Russia considera sensibile alla sua sicurezza nazionale, Mosca può andare avanti sul fronte venezuelano e aumentare il suo sostegno al governo di Caracas. Russia ed Iran sono presenti in Siria e collaborarono negli ultimi cinque anni (2015-2020). Entrambi combatterono il piano statunitense di rovesciare il Presidente Bashar al-Assad vincendo. In Iraq, entrambi i Paesi erano presenti sul campo offrendo intelligence e supporto al governo di Baghdad per interrompere attivamente il piano statunitense di dividerlo in tre staterelli. In Venezuela, Teheran risponde attraversando i mari. La “Repubblica islamica” dell’Iran segue la Russia, colpendo Washington sotto la cintura. Gli Stati Uniti hanno costruito decine di basi militari intorno ‘Iran e portato la maggior parte dei Paesi del Golfo a normalizzare le relazioni con Israele, nemico dell’Iran. Teheran rispose non solo costruendo un forte fronte in Medio Oriente, ma sostenendo il Venezuela, sfidando Washington sul suo cortile in America Latina. Gli Stati Uniti hanno sempre agito in casa altrui, ma il Venezuela offre un’opportunità unica a Russia e Iran di essere presenti nel cortile di casa degli Stati Uniti. Tuttavia, il rapporto Iran-Venezuela potrebbe sembrare opportunistico piuttosto che strategico, dettato dalla politica estera di Trump e in particolare delle dure sanzioni all’Iran, spingendo l’Iran a trovare altre carte da giocare contro l’amministrazione statunitense assai ostile. Tuttavia, il Venezuela dovrebbe ora cercare legami solidi per portare le relazioni coll’Iran a livello strategico.
Ora che il Presidente Maduro controlla la maggioranza nell’assemblea nazionale, rimanendo l’uomo forte del Paese. Ha completamente ignorato il fantoccio degli Stati Uniti (Juan Guaido) che non riusciva a unificare l’opposizione sotto un unico ombrello e quindi non riusciva a rovesciare il presidente, nonostante il pieno sostegno di Stati Uniti-UE. Maduro giocava bene l’elezione democratica, in armonia con le aspirazioni dei venezuelani. Non gettò Guidó in prigione anche se agì da traditore (chiedendo alle forze statunitensi di intervenire nel Paese) ma aspettò che fallisse nelle urne. Il primo obiettivo di Maduro è cercare di risolvere la crisi economica e la svalutazione della valuta locale, nonostante le sanzioni statunitensi. Il presidente venezuelano ha ora bisogno di raggiungere gli alleati per sostenere e costruire un Paese autosufficiente nella maggior parte dei beni e non dipendere esclusivamente dal petrolio. Maduro continua a inviare messaggi positivi al presidente eletto Joe Biden, invitando la nuova amministrazione ad adottare una nuova politica nei confronti del Venezuela, anche se l’intesa generale è che Trump e Biden potrebbero essere le due facce della stessa medaglia della politica statunitense nei confronti dell’America Latina. Nel frattempo Maduro continua a godere del sostegno dell’Iran. L’Iran inviava una grande flotta di petroliere e ritiene che Trump non la fermerà. L’Iran ha deciso che l’amministrazione statunitense dovrà affrontare l’immediata confisca di una petroliera sullo stretto di Hormuz se mai la marina nordamericana fermasse una nave iraniana in rotta per il Venezuela.
È vero che ideologicamente, il Venezuela socialista non ha alcun legame ideologico con la “Repubblica islamica” iraniana. Tuttavia, hanno su un terreno comune. Il Venezuela sostiene la causa palestinese e si oppone all’egemonia statunitense. L’Iran considera la causa palestinese suo obiettivo principale, che gli consente di raggiungere e incontrare il Venezuela sfidando il dominio degli Stati Uniti. Non c’è bisogno che le politiche socialiste e l’Islam si mescolino perché s’incontrano sotto l’ombrello della resistenza, il che diluisce la politica statunitense nei confronti dell’Iran. Teheran ha trovato un posto nel cortile degli Stati Uniti, inviando un messaggio che non è un semplice Paese del Medio Oriente che si attende protezione degli Stati Uniti, come la maggior parte degli Stati del Golfo, ma è una potenza regionale di cui bisogna tenere conto quando gli Stati Uniti lanciano sfide.

Traduzione di Alessandro Lattanzio