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Come Israele ha preparato l’omicidio dello scienziato Fakhrizadeh

Gareth Porter, AHTribune 05 dicembre 2020

Il Mossad israeliano ha trascorso anni nella propaganda volta a convincere il mondo che l’Iran possedeva un programma di armi nucleari e legittimare l’assassinio di accademici iraniani. L’assassinio israeliano del funzionario della difesa iraniano Mohsen Fakhrizadeh è stato trattato come un trionfo dell’intelligence israeliana, con riferimenti onnipresenti nel New York Times e in altri importanti organi di stampa sull’omicidio del “principale scienziato nucleare iraniano”. In effetti, l’agenzia d’intelligence israeliana Mossad eliminava Fakhrizadeh, un funzionario della difesa, nonostante la consapevolezza che la sua rappresentazione di lui come l’architetto chiave del programma di armi nucleari iraniano fosse un inganno. Per anni, i media statunitensi hanno descritto Fakhrizadeh come l’equivalente iraniano di J. Robert Oppenheimer, presentandolo come la mente dietro la versione iraniana del Progetto Manhattan. Questa immagine fu sviluppata principalmente con un’operazione di disinformazione israeliana attentamente costruita sulla base di documenti che mostravano una falsificazione.

Nascita di un’operazione di propaganda del Mossad
L’origine dell’operazione di propaganda del Mossad su Fakhrizadeh risale all’inizio degli anni ’90, quando Stati Uniti e Israele svilupparono per la prima volta sospetti sulle ambizioni iraniane nel sviluppare un’arma nucleare. Analisti dell’intelligence statunitense, britannica, tedesca e israeliana intercettarono telex della Sharif University su varie tecnologie “a duplice uso”, quelle che potevano essere sfruttate in un programma nucleare ma anche per usi non nucleari. Molti dei telex contenevano il numero di un’organizzazione chiamata Physics Research Center che operava sotto la sorveglianza del Ministero della Difesa iraniano. CIA ed agenzie di intelligence alleate interpretarono le intercettazioni come una prova che l’esercito iraniano aveva il proprio programma nucleare, e quindi che l’Iran segretamente cercava armi nucleari. Durante il primo mandato dell’amministrazione George W. Bush, il famigerato militarista e alleato del Likud John Bolton si fece carico della politica iraniana spingendo la CIA ad emettere una stima che concludesse per la prima volta che l’Iran aveva avviato un programma per armi nucleari. Il Mossad chiaramente vedeva la nuova posizione di Washington come via libero per la propaganda nera per drammatizzare e personalizzare il programma segreto di armi nucleari iraniane che si presumeva esistesse. Nel 2003 – 2004, il Mossad produsse una grande quantità di presunti documenti iraniani che descrivevano gli sforzi per installare un’arma nucleare sul missile iraniano Shahab-3 e un sistema per convertire l’uranio. I fascicoli del Mossad contenevano molteplici segni rivelatori della falsificazione. Ad esempio, il veicolo di rientro raffigurato nei disegni fu abbandonato già nel 2002, prima che questi disegni fossero presumibilmente creati, secondo i documenti stessi, a favore di un design che sembrava completamente diverso e mostrato per la prima volta in un test dell’agosto 2004. Quindi chiunque fosse responsabile dei disegni era chiaramente all’oscuro della più importante decisione del Ministero della Difesa sul futuro del deterrente missilistico iraniano. La CIA non rivelò mai chi portò i documenti fuori dall’Iran o come. Tuttavia, l’ex-dirigente del ministero degli esteri tedesco Karsten Voigt spiegò al sottoscritto nel 2013 che l’agenzia d’intelligence tedesca, BND, ebbe la raccolta da una fonte occasionale che i capi dell’intelligence consideravano meno che credibile. E chi era questa fonte? Secondo Voigt, apparteneva ai Mujahedeen e-Khalq (MEK), il culto iraniano in esilio che combatté per Saddam contro l’Iran durante la guerra degli otto anni e all’inizio degli anni ’90 spacciava informazioni e propaganda che il Mossad non voleva vedersi attribuire.

Dipingere Fakrhizadeh come mente nucleare
Quei documenti del Mossad identificarono Mohsen Fakhrizadeh come il manager di un presunto programma iraniano top-secret chiamato “Piano AMAD”. In realtà, Fakhrizadeh era un ufficiale del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica e funzionario della Logistica delle Forze Armate del Ministero della Difesa (MODAFL), che insegnava anche Fisica all’Università Imam Hussein di Teheran. Per implicarlo come mente del programma nucleare, i documenti del Mossad contenevano una direttiva presumibilmente firmata da Fakhrizadeh. Ma dato che nessuno al di fuori dell’Iran aveva mai visto la firma dell’oscuro funzionario e data la mancanza di sforzi per mostrare alcun segnale ufficiale del governo sui documenti, poco impedì al Mossad di falsificarlo. Nella storia del 2012 dei servizi di intelligence israeliani, “Mossad: le più grandi missioni dei servizi segreti israeliani”, Michael Bar-Zohar e Nisham Mishal indicarono il Mossad come colpevole dell’apparizione dei presunti documenti nucleari iraniani. Gli autori raccontarono come il Mossad raccolse le informazioni personali su Fakhrizadeh successivamente rilasciate al pubblico attraverso il MEK, compreso il suo numero di passaporto e il suo numero di telefono di casa. “Questa abbondanza di dettagli e mezzi di trasmissione”, scrissero Bar-Zohar e Mishal, “induce a credere che… ‘un certo servizio segreto’ mai sospettato dall’occidente di perseguire la propria agenda, accuratamente raccolse questi fatti e cifre sul scienziato iraniano e li trasmise alla resistenza iraniana [MEK]”. I documenti indicavano anche Fakhrizadeh come l’ex-capo del Centro di Ricerca di Fisica, collegandolo così in modo ingannevole agli sforzi per procurarsi articoli nucleari “a doppio uso” nel 1990-91, ma erano ben noti a CIA ed altre agenzie di intelligence. Tale accusa si rifletté nella risoluzione 1747 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2006, che elencava i funzionari iraniani responsabili della proliferazione nucleare e missilistica in Iran. Nella risoluzione delle Nazioni Unite, Fakhrizadeh fu identificato come “scienziato del MODAFL ed ex-capo del Centro di Ricerca Fisica (PHRC)”. Ma l’identificazione israeliana di Fakhrizadeh come capo del PHRC si rivelò una bugia. L’Iran consegnò ampia documentazione all’AIEA a fine 2004 o inizio del 2005 sul PHRC e telex per gli appalti, e i documenti, che l’AIEA non contestò, dimostrano che un professore alla Sharif University of Technology di Teheran di nome Sayyed Abbas Shahmoradi-Zavari fu a capo del PHRC dal 1989 fino alla chiusura nel 1998. Inoltre, i documenti forniti all’AIEA rivelarono che la tecnologia a duplice uso che Shahmoradi-Zavari procurò all’università attraverso i suoi collegamenti al PHRC era in realtà destinata ad insegnamento e ricerca nella facoltà universitaria. In almeno un caso, il personale dell’AIEA scoprì che un articolo “a duplice uso” fu acquistato dall’università. Tali fatti avrebbero dovuto porre fine al mito creato dal Mossad di Fakrizadeh a capo del programma nucleare clandestino. Ma l’AIEA non rivelò mai il nome di Shamoradi-Zavari, e quindi evitò di dover riconoscere che i documenti che l’agenzia accolse come autentici, ingannando il mondo su Fakhrizadeh. Non fu che nel 2012 che David Albright, il direttore dell’Istituto per la scienza e la sicurezza internazionale di Washington, riconobbe che Shahmoradi-Zavari, non Fakhrizadeh, fu il capo del PHRC, sebbene evitasse di ammettere che l’AIEA si affidò a documenti che si rivelarono falsi.

Ravvivare la propaganda
Il Mossad si diede di nuovo da fare dopo la valutazione del novembre 2007 della CIA secondo cui l’Iran aveva cessato il lavoro sulle armi nucleari. Determinati a neutralizzare l’impatto politico di tale scoperta, gli israeliani iniziarono a lavorare su nuovi documenti top secret iraniani. Questa volta, tuttavia, gli israeliani fornirono i documenti direttamente all’AIEA alla fine del 2009, come rivelò nelle sue memorie l’allora direttore generale dell’AIEA Muhamaed al-Baraday. I documenti presumibilmente rivelarono le attività del Ministero della Difesa iraniano sulle armi nucleari dopo la cessazione di tale lavoro per la CIA. Uno di questi documenti, trapelato al London Times nel dicembre 2009, pretendeva di essere una lettera del 2007 di Fakhrizadeh presidente di un’organizzazione che lavorava sulle armi nucleari. Ma come ricordò al-Baradat, gli esperti dell’AIEA “posero numerose domande sull’autenticità dei documenti…” Anche la CIA e alcuni analisti dell’intelligence europea erano scettici sull’autenticità del documento di Fakhrizadeh. Sebbene circolasse tra le agenzie di intelligence da mesi, anche il normalmente indiscutibile New York Times riferì che la CIA non l’aveva autenticato. L’ex-funzionario antiterrorismo della CIA Philip Giraldi, che aveva mantenuto i contatti con personale attivo dell’agenzia, disse al sottoscritto che gli analisti della CIA consideravano il documento un falso.

Omicidi giustificati dalla disinformazione
L’assassinio di Fakhrizadeh non è il primo che il Mossad giustifica accusando senza fondamento un iraniano di avere un ruolo di primo piano nel programma nucleare. Nel luglio 2011, qualcuno che lavorava per il Mossad, apparentemente un membro del MEK, uccise il ricercatore d’ingegneria Darioush Rezaeinejad e ne ferì la moglie davanti a un asilo a Teheran. Il giovane fu assassinato sulla base di nient’altro che per la ricerca che condusse sugli interruttori ad alta tensione e la pubblicazione di un articolo accademico per la borsa di studio. L’abstract del documento professionale che Rezaienejad aveva pubblicato chiariva che il suo lavoro riguardava cià che viene chiamata “potenza pulsata esplosiva” del laser ad alta potenza, sorgenti a microonde ad alta potenza e altre applicazioni commerciali. Pochi giorni dopo l’assassinio di Rezaienejad, tuttavia, un funzionario di uno “Stato membro” anonimo fornì al giornalista dell’Associated Press George Jahn l’estratto dell’articolo di Rezaienejad, convincendolo che “sembrava sostenere” l’affermazione che “lavorava su una componente chiave degli esplosivi necessari per fare innescare una testata nucleare”. Poi, nel settembre 2011 gli israeliani passarono a Jahn un “riassunto dell’intelligence” avanzando la ridicola affermazione che Rezaeinejad non era affatto uno specialista elettrico, ma un “fisico” che lavorava per il Ministero della Difesa su vari aspetti delle armi nucleari. Il dispiegamento di assurde affermazioni supportate da prove vacue per giustificare l’omicidio a sangue freddo di un giovane ingegnere elettrico, senza alcun coinvolgimento sulle armi nucleari, illustrò il modus operandi del Mossad apparso nel caso di Fakhrizadeh: narrativa incentrata su legami fittizi a un programma di armi nucleari inesistente. Poi osservava come la stampa occidentale diffonde acriticamente la propaganda giustificando politicamente gli omicidi a sangue freddo in pieno giorno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio