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Dietro la maschera: i Paesi del gruppo di Lima

Marcela Heredia, Internationalist 360°, 3 dicembre 2020

Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Mexico, Panama, Paraguay e Perù fanno parte del cosiddetto Gruppo di Lima, un blocco di Paesi formato l’8 agosto 2017 nella capitale peruviana presumibilmente per “trovare soluzioni alla crisi in Venezuela “, sebbene si basi sul sostegno alla strategia del doppio potere promossa dagli Stati Uniti. Chiariamo che, secondo gli esperti, il Gruppo di Lima non è un ente o organizzazione internazionale, e quindi non rappresenta alcuna autorità o meccanismo con alcun potere in materia diplomatica, come l’Organizzazione degli Stati americani, ma tale gruppo si assunse l’incarico di chiedere il rilascio dei prigionieri politici in questo Paese e allude senza prove che in Venezuela c’era la “rottura dell’ordine democratico. Sostiene latitanti come Leopoldo López, Julio Borges e il deputato dell’opposizione Juan Guaidó, denunciati dal governo del Presidente Nicolás Maduro per golpismo danneggiando le istituzioni in Venezuela. Sebbene nell’ambiente mediatico si presentino come gruppo omogeneo e solido, le ferite interne di ogni Paese gli fece cercare la pagliuzza negli occhi degli altri. Argentina e Messico decisero il 13 ottobre di non firmare la dichiarazione rilasciata dal Gruppo di Lima in cui esprimeva sostegno a Juan Guaidó. Tale organo insiste a non riconoscere le elezioni parlamentari del 6 dicembre in Venezuela. Prima di raggiungere i propri obiettivi nella nazione sudamericana, però, le maschere sulla realtà di ogni Paese iniziavano a cadere

Brasile: il gigante che ha ceduto la sovranità agli Stati Uniti
La crisi economica che il governo del presidente Jair Bolsonaro attribuisce al coronavirus ha portato 1,5 milioni di cittadini a richiedere l’assicurazione contro la disoccupazione. Tra marzo e aprile le richieste sono aumentate del 31%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati del Ministero dell’Economia. Chi non è disoccupato in Brasile deve sopportare la riduzione della giornata lavorativa e dello stipendio. Più di 7 milioni di lavoratori sono sotto tale nuovo regime. Tredici milioni e mezzo di brasiliani sono in condizioni di miseria e quasi 8 milioni di famiglie sono senza tetto. Negli ultimi giorni, la morte di un uomo di colore dopo essere stato brutalmente picchiato dalle guardie di supermercati sconvolse l’opinione pubblica: un caso simile all’omicidio di George Floyd durante l’amministrazione del presidente Donald Trump. Il 22 novembre il governo brasiliano decretò la pubblica emergenza nello Stato amazzonico di Amapá. Dal 3 novembre si sono verificati una serie di blackout in 14 dei 16 comuni della regione. Il Brasile inizierà il 2021 con un debito record del 95% del PIL e un deficit di circa il 12%. Di fronte alla catastrofe economica, il presidente Bolsonaro continua ad appellarsi alla privatizzazione e la sua base elettorale intransigente, a giudicare dalle ultime statistiche, è stata spiazzata e non lo votava alle elezioni comunali del 15 novembre. Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente, ritiene che il Presidente Nicolás Maduro lascerà il potere solo “con la forza”, mentre le forze politiche brasiliane si sono raggruppate nel centro-destra moderato per impedire la rielezione del padre tra due anni. Il Brasile agisce come Paese satellite degli Stati Uniti, fatto confermato da una visita di Mike Pompeo nel settembre 2020. L’ammiraglio Craig Faller, comandante del Comando Sud degli Stati Uniti, aveva già dichiarato a marzo che l’accordo militare firmato tra Brasile e Stati Uniti “faciliterà la lotta contro le minacce regionali”. Un’escalation sparata contro il Venezuela.

Il Cile ha il suo museo delle proteste
Il governo del presidente Sebastián Piñera ha sempre sostenuto che la stabilità è ciò che meglio definisce l’economia del suo Paese. Questa stabilità manca da giorni alla sua amministrazione presidenziale. Con oltre il 78% dei voti, la vittoria dell’“Approvazione” è stata imposta in modo definitivo nella nazione rappresentando una sconfitta di Piñera alle urne. In Cile, la pandemia di coronavirus mostra senza pietà le carenze dell’amministraztione Piñera: sono 537585 i contagi e più di 15000 i decessi per coronavirus. Il Covid-19 ha causato un calo del PIL del Cile nel secondo trimestre del 14,1%, il più grande dal 1986, e la Banca centrale stima una recessione del 5,5% quest’anno. Il presidente cileno, che ha detto che i giorni del suo omologo Nicolas Maduro erano contati, ora vede nuvole nere sul suo orizzonte politico: migliaia di cittadini sono scesi in piazza dall’ottobre 2019 per il rifiuto del pacchetto che priva il pubblico dei finanziamenti e, secondo i movimenti sociali, apre spazi ad ulteriori privatizzazioni. La scorsa settimana dovette allontanare il capo dei carabinieri, Mario Rozas, perché il giorno prima due minori di una casa statale furono fucilati da agenti dell’arma. un’organizzazione armata ereditata da Pinochet e da decenni sotto i riflettori per violazioni dei diritti umani nel paese e mai processata per por fine alla sua impunità.

Colombia: la pace è solo un ricordo
Il 22 novembre fu confermato un nuovo massacro, il 75 ° di quest’anno. Sette persone furono uccise a El Mango, nel Cauca. Finora quest’anno sono stati uccisi 256 leader e difensori dei diritti umani. Il presidente Ivan Duque, che nel settembre dello scorso anno invitò la comunità internazionale ad agire contro l’omologo venezuelano Nicolas Maduro per crimini contro l’umanità, ha scelto di sostenere le forze di sicurezza del suo Paese. La Colombia vive oggi una pandemia di guerra coperta dall’impunità. Le oltre 7 basi militari statunitensi che operano sul suolo colombiano e l’alleanza militare esistente tra Colombia e Stati Uniti vengono respinte in tutto il territorio, ma il presidente Duque sceglie di parlare del Venezuela nei suoi discorsi mentre cerca di accendere lo spirito nazionalista contro territorio e popolo fraterno che ospitano milioni di connazionali da più di 40 anni, fuggiti dalla propria terra in cerca di un futuro migliore sul suolo venezuelano. Intanto chi vive nel territorio nazionale veniva informato che nel terzo trimestre del 2020 l’economia colombiana è scesa del 9,0%. Secondo l’Istituto di Finanza Internazionale (IIF), il debito pubblico della Colombia è passato dal 51,3% del PIL nel settembre 2019 al 62,2% del terzo trimestre di quest’anno. Le mine antiuomo sono ancora presenti sul suolo colombiano. Uccidono o feriscono circa 1000 persone ogni anno e ricordano ai colombiani la paura instaurata dalla loro classe politica.

Guatemala: il presidente chiede aiuto all’OAS
Il 21 novembre fu dato alle fiamme il Congresso guatemalteco, per aver autorizzato il passaggio di una legge abusiva alle spalle dei cittadini: prevedeva l’autoassegnazione di 9,8 milioni di dollari al mese di diaria parlamentare e 20 milioni di dollari di indennità. Lo sciopero nazionale del 23 novembre prevedeva la cacciata del presidente Alejandro Giammattei che, secondo gli esperti locali, guadagna 18000 dollari al mese e nella Casa presidenziale più di 4000 dollari vengono utilizzati per il cibo quotidiano mentre un operaio non riceve nemmeno due dollari al giorno. Il Congresso della Repubblica costa più di 4000000 di dollari al mese. Quante persone conoscono queste cifre e che lo stesso vicepresidente guatemalteco, Guillermo Castillo, ha detto in conferenza stampa che il Paese non sta “bene” esortando il presidente Giammattei a rassegnare le dimissioni per “ossigenare” il Guatemala? Solo di recente, quando il Congresso è andato a fuoco, i media internazionali mostravano scompiglio e mostrato esperti che alludevano alla necessità di “non vandalizzare istituzioni pubbliche o private” dabdo voce pubblica alla decisione del presidente Giammattei di invocare la Magna Carta dell’Organizzazione degli Stati americani, OAS, e aiutarlo a sostenere la democrazia nel suo Paese. Ogni torcia lanciata al palazzo del Parlamento recava anni di abbandono governativo e sfruttamento di coloro che non hanno nulla. L’OAS sarà l’istituzione che imporrà l’ordine costituzionale democratico nel Paese?

Perù: un’eterna regressione
L’intensità della protesta sociale generava in questo Paese latente instabilità politica permanente. In questo 2020, la cosiddetta ribellione della Generazione del Bicentenario, come vengono chiamati i giovani che hanno partecipato alle proteste, cerca di seppellire il sistema politico vecchio e corrotto. Secondo un recente sondaggio IEP, il 60% dei giovani tra i 18 ei 24 anni ha molto o certo interesse per la politica, rispetto al 43% dello scorso febbraio. Stanco del cinismo della classe politica che vanta una crescita economica tra il 2000 e il 2019, il PIL del Perù registrava un’espansione media del 4,8 per cento, uno dei tassi più alti della regione, sebbene molti deficit storici rimangano a zero nel caso del benessere ai cittadini. Il basso investimento nella salute, 3% del PIL, lontano dal 6% raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), spiega perché ci sono stati tani decessi per covid-19 nella pandemia. Gli Stati Uniti hanno 8 basi militari sul suolo peruviano nel 2018. Secondo il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, le risorse militari statunitensi in Perù valgono 14,2 milioni di dollari.
Se questo accade in alcuni dei paesi che compongono il Gruppo di Lima, allora perché la terra venezuelana, fertile rifugio per migliaia di stranieri provenienti da Colombia, Cile, Perù, Trinidad, Argentina e persino Uruguay, viene scelta dai governi di tale gruppo come capro espiatorio delle proprie crisi? Secondo Alicia Bárcena della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC), “Questo disincanto della società è un punto di svolta nel modello di sviluppo associato alla concentrazione di ricchezza e degrado ambientale. Il Venezuela terrà le elezioni il 6 dicembre per sostenere l’impegno alla pace e a fare appello alle urne per fermare la xenofobia straniera (anche se Donald Trump, Martin Vizcarra, Yanine Anhez e altri politici satelliti degli statunitensi non sono più al potere) e cercare il consenso per risolvere i problemi reali del Paese insieme ad alleati internazionali come Russia, Cuba, Iran, Cina e Turchia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio