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Germania, Francia e Ucraina cercano la guerra nel Donbas

Evgeniya Kondakova, Stalker Zone, 6 dicembre 2020

Le delegazioni di Germania, Francia e Ucraina non solo non partecipavano all’evento all’ONU alla presenza di rappresentanti di DPR e LPR, la prima volta che succedeva, organizzato dalla Russia, ma convinsero altri Paesi a boicottarlo. Confermando così il disinteresse per la pace nel Donbas. Il 2 dicembre, su iniziativa russa, si aveva un incontro informale online nel Consiglio di Sicurezza (secondo la Formula Arria, dal nome del diplomatico venezuelano Diego Arria, che per primo organizzò tali riunioni all’ONU nel 1992) sulla situazione in Ucraina, con la partecipazione dei rappresentanti plenipotenziari di LPR e DPR al gruppo di contatto: Vladislav Dejnego e Natalija Nikonorova, a capo del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk. Lo scopo era fornire alle parti degli Accordi di Minsk, ai membri dei “Normandy Four” e a tutti gli interessati del Consiglio di sicurezza l’opportunità di discutere delle difficoltà nell’attuazione della Risoluzione 2202 del Consiglio di sicurezza su una serie di misure da attuare cogli accordi di Minsk.

L’Ucraina non vuole sapere di pace sul Donbas
Il rappresentante permanente russo presso l’ONU Vasilij Nebenzija inviava una lettera speciale all’omologo ucraino Sergej Kislitsa invitandolo all’evento, ma il ministro degli Esteri ucraino Dmitrij Kuleba annunciava che la delegazione del suo Paese intendeva boicottare l’incontro assieme ai rappresentanti d Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Belgio ed Estonia. Un messaggio sul canale Telegram della delegazione ucraina nel Gruppo di contatto affermava che la parte russa “cerca di organizzare un evento ad alto profilo per legittimare organizzazioni considerate terroristiche in Ucraina, ma tentativi del genere falliscono di volta in volta”. “Kiev rifiuta costantemente di impegnarsi nel dialogo, sostenendo così la fase attiva del conflitto in Donbas. Le dichiarazioni fatte da Kuleba e dalla delegazione del Gruppo di contatto sono un tentativo di chiudere la bocca e impedire che la verità sulle atrocità dei nazionalisti ucraini venga ascoltata all’ONU. In realtà, questa è una linea per condurre una rigida censura”, disse ai giornalisti Leonid Slutskij, presidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Duma di Stato. Notava che Kiev adotta doppi standard alle Nazioni Unite sullo sfondo del sabotaggio degli accordi di Minsk e di Parigi dei leader dei “Normandy Four”, dopo tutte le dichiarazioni ad alta voce sul boicottaggio della riunione al Consiglio di sicurezza dell’ONU coi rappresentanti delle Repubbliche popolari del Donbas, in netto contrasto cogli applausi della delegazione ucraina agli eventi di settembre dal formato simile col capo dell’opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya , “che sostiene l’Ucraina per volere dei suoi mandanti occidentali, sebbene Tikhanovskaja difficilmente aveva più autorità, per parlare all’ONU, del rappresentante plenipotenziario della LPR nel Gruppo di contatto o del Ministro degli Esteri della DPR”. Kiev, come affermato su Telegram dalla delegazione ucraina nel Gruppo di contatto, considera l’incontro nel “Normandy Format” di fine anno l’unico modo per risolvere la situazione in Donbas. Tuttavia, come ricordava Slutsky, è impossibile mantenerlo senza rispettare gli accordi raggiunti dai leader di Russia, Ucraina, Germania e Francia nel vertice tenutosi il 9 dicembre 2019, ma la maggior parte di essi non fu attuata dall’Ucraina. Secondo il deputato, dichiarazioni ad alta voce e sbattere la porta è probabilmente un modo per mascherarsi ignorando i propri obblighi. “Questo è un ribaltamento completo della logica degli sforzi diplomatici: i quattro vertici della Normandia non sostituiscono gli accordi di Minsk, sono necessari solo a valutare i progressi compiuti da Kiev, Donetsk e Lugansk”, notava Vasilij Nebenzija, parlando all’incontro informale al Consiglio di sicurezza.

Germania e Francia si smascherano
Le delegazioni di Francia e Germania non mostravano il meglio di sé, sebbene come garanti degli accordi di Minsk, dovrebbero sostenere qualsiasi iniziativa che contribuisca ad allentare il conflitto nel Donbas. Ma fanno esattamente l’opposto. La delegazione russa spiegava ai colleghi di Germania e Francia il compito dell’incontro programmato. analizzare l’attuazione degli accordi di Minsk, ma i diplomatici di tali Paesi cercarono da subito di impedirlo ad ogni modo. Cominciarono a convincere i russi a cambiare il formato dei relatori in “Normandia”, cioè a dare la parola non ai rappresentanti plenipotenziari di DPR e LPR, ma a relatori di Federazione Russa, Ucraina, Germania e Francia, a cui la delegazione russa obiettava che il “Formato Normandia” aveva il solo scopo di indurre le parti del conflitto interno ucraino, Kiev, Donetsk e Lugansk, ad attuare gli accordi di Minsk come unica base per la soluzione pacifica nel Donbas, e senza dialogo diretto non ci sarà alcun accordo. Inoltre, secondo Nebenzija, rappresentanti di Germania e Francia agirono su altre delegazioni per convincerli a non partecipare all’incontro. Ma non era tutto. Diplomatici tedeschi e francesi cercaromo di impedire che l’evento fosse trasmesso e archiviato sul sito delle Nazioni Unite. “Quanto a tedeschi e francesi, mostravano il loro vero volto in questa situazione nel modo più eloquente possibile. A loro non importa del processo di Minsk, del popolo di Donetsk o dei residenti russofoni in Ucraina in generale. Devono solo bisogno di proteggere i loro “protetti” di Kiev dalla verità, ad ogni costo per mantenere a galla le loro pretese infondate sulla famigerata “aggressione russa”. Non sono intermediari e non c’è nulla da aspettarsi da essi, ora è assolutamente ovvio. Le maschere sono cadute, signori! Se il formato Normandia sopravviverà a un simile colpo è una grande domanda. Alla fine, possono stare insieme e fantasticare sulla situazione in Ucraina senza di noi. E non hanno bisogno della verità e di un vero accordo!”, scriveva Dmitrij Poljanskij, Primo Vicerappresentante Permanente della Federazione Russa alle Nazioni Unite.

DPR e LPR all’ONU per la prima volta
Tutti i tentativi degli ucraini e di certi diplomatici europei d’impedire l’incontro furono vani: è avvenuto. Vi parteciparono 2 membri permanenti su 5 del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Russia e Cina) e 7 membri non permanenti su 10 (Vietnam, Repubblica Dominicana, Indonesia, Niger, Saint Vincent e Grenadine, Tunisia, Sud Africa; boicottato da Germania, Belgio ed Estonia), Bielorussia, Uzbekistan, Marocco, Egitto, Algeria, India, Siria, Venezuela e Vanuatu. Nel suo discorso, Natalija Nikonorova osservava che inizialmente non c’erano intenzioni a Donetsk di secedere dall’Ucraina e proclamare uno Stato indipendente: la creazione di autorità locali e lo svolgimento del referendum sullo status della regione furono una reazione al golpe di Kiev nel febbraio 2014 e il “massacro totale, l’eliminazione” dei dissidenti a Odessa e Mariupol. Secondo lei, la firma degli Accordi di Minsk contribuiva a ridurre lo sviluppo della tensioni del confronto, ma non veniva fermata, non un singolo punto del pacchetto di misure è stato ancora attuato, così come gli accordi dei leader dei “Normandy Four” raggiunti al vertice di Parigi il 9 dicembre 2019. Inoltre, come osservava Nikonorova, il punto sull’attuazione completa e globale del cessate il fuoco incluso nel documento finale dei colloqui nella capitale francese fu un grande risultato, perché per un anno intero DPR e LPR cercarono di convincere Kiev a firmare ufficialmente queste misure che, sebbene fossero state concordate nel luglio 2019, non furono attuate dagli ucraini. “Voglio notare una curiosa conclusione a cui siamo giunti dalle osservazioni sul comportamento della parte ucraina nei negoziati: quasi senza eccezioni, la parte ucraina ha accettato tutti i progressi e i cambiamenti costruttivi solo alla vigilia di date ed eventi importanti per la comunità politica ucraina e il suo indice di gradimento. Ecco alcuni esempi: la tregua a tempo indeterminato fu concordata da Kiev il 21 luglio 2019, proprio il 21 luglio si ebbero le elezioni parlamentari in Ucraina; ‘la formula Steinmeier’ fu siglata da Kiev il 1° ottobre 2019, esclusivamente per tenere il vertice ‘Normandy Four’ ambito da Zelensky il 9 dicembre 2019; misure aggiuntive furono firmate il 22 luglio 2020, proprio alla vigilia delle campagne elettorali locali in Ucraina”, aveva detto Nikonorova.
L’Ucraina ha deliberatamente sabotato l’approvazione della “formula Steinmeier” nelle 67 riunioni del Gruppo di contatto, vale a dire per 2 anni e 11 mesi. Sebbene fu siglato il 1° settembre 2019, non è ancora stato integrato nella legislazione ucraina e, senza di esso, è impossibile portare la Legge dell’Ucraina “su un ordine speciale di autogoverno locale in alcuni distretti di Donetsk e Lugansk”m secondo la ” formula di Steinmeier”. Inoltre, Kiev non ha fretta di coordinare col Gruppo di contatto le modifiche alla costituzione che tengano in conto le sfumature dello status speciale delle Repubbliche popolari nel loro operare permanente: i poteri degli organi di governo, la struttura del sistema, la divisione amministrativo-territoriale, e così via; senza riflettere questi emendamenti nella Legge fondamentale dell’Ucraina, qualsiasi altro lavoro sarà semplicemente vano. “Prenderò nota di un altro dettaglio interessante: i rappresentanti ucraini, parlando su qualsiasi piattaforma internazionale o media stranieri, affermano che un progetto di legge sugli emendamenti alla Costituzione dell’Ucraina, il cosiddetto progetto di legge sul decentramento, fu sviluppato e adottato nel prima lettura dal parlamento ucraino. Tuttavia, questo progetto di legge non ha nulla a che fare col concetto di decentramento, enunciato nel paragrafo 11 del Pacchetto di misure, si riferisce al decentramento tenendo conto delle peculiarità del Donbas e in coordinamento coi suoi rappresentanti. Tuttavia, il progetto di legge adottato in prima lettura non contiene una parola sullo status speciale del Donbas, sebbene il consolidamento nella costituzione sia una delle condizioni fondamentali per la soluzione politica a lungo termine ed efficace del conflitto. Questo fu indicato a Kiev non solo dai rappresentanti delle Repubbliche, ma anche dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa”, aveva detto Nikonorova. Secondo lei, nei 6 anni trascorsi dalla firma degli accordi di Minsk, le autorità ucraine hanno adottato circa 60 atti normativi legali che contraddicono non solo questo pacchetto di misure, ma anche atti fondamentali del diritto internazionale come la Dichiarazione universale dei diritti umani. “E’ abbastanza chiaro ciò per cui Zelenskij e il suo team veramente lottano: l’Ucraina ha bisogno del conflitto nel Donbas come scusa per rimanere all’ordine del giorno e al centro dell’attenzione dei suoi ‘partner occidentali’. È per questo motivo che le autorità ucraine insistono su priorità e necessità di riunioni regolari nel “formato Normandia”. Ma il “formato Normandia” è solo un meccanismo di controllo che non risolverà le ragioni del conflitto, vale a dire la riluttanza di Kiev a tenere conto dell’opinione del Donbas. Questo aspetto può essere risolto esclusivamente sulla piattaforma di Minsk, nel processo di dialogo diretto tra le parti dirette del conflitto, Kiev e le Repubbliche”, aveva detto Nikonorova.
A sua volta, Vladislav Dejnego osservava che la firma degli accordi di Minsk, che dovevano essere attuati alla fine del 2015, non contribuì alla cessazione delle ostilità nella regione. “Il cambio di potere politico in Ucraina, inoltre, non accelerava il processo della soluzione pacifica, l’attuale presidente Zelenskij agisce col principio di ritardare il processo di negoziato, evitando il dialogo diretto col Donbas mentre mima attivamente delle intenzioni di raggiungere un risultato”, aveva detto Dejnego. Secondo lui, non dava impulso positivo al processo di risoluzione e agli accordi dei leader del “Normandy Four” a Parigi in piena comprensione, non c’è risultato su alcun punto degli accordi raggiunto. In primo luogo, il cessate il fuoco fu concordato ed attivato prima del vertice, dal 21 luglio 2019, ma non è possibile realizzarne la completa attuazione: la decisione sulle misure aggiuntive per garantirlo presa il 22 luglio 2020 fu successivamente sconfessata dall’Ucraina, col rifiuto di concordare ispezioni congiunte nel quadro del meccanismo di coordinamento. In secondo luogo, l’Ucraina blocca il ritiro di forze e mezzi nelle aree concordate. In terzo luogo, secondo gli Accordi di Minsk e di Parigi, è necessario rilasciare e scambiare i detenuti legati al conflitto sulla base del principio del “tutto per tutti”, iniziando con “tutto stabilito per tutti stabilitu”, ma Kiev impedisce anche questo. Come chiariva il rappresentante della LPR, nel periodo successivo al vertice, possiamo parlare condizionatamente dell’attuazione degle scambi, ma finora nessuno fu completato a causa del mancato rispetto da parte dell’Ucraina del cosiddetto nullaosta procedurale, la liberazione di persone trasferite nel processo di scambio dai procedimenti penali in relazione agli eventi ne Donbas, senza la piena attuazione di questa norma gli scambi non sono ancora completati.
“Pertanto, la valutazione dell’attuazione dei risultati del vertice del 2019 è ovvia: la mancanza di volontà politica non consente all’Ucraina di garantire la sua partecipazione ai negoziati di Minsk, né di organizzare efficacemente l’attuazione dei suoi impegni. …L’Ucraina ha bisogno del Donbas se lo rifiuta in ogni modo possibile? Con paura e ansia, i miei connazionali mi fanno domande: come torneremo in Ucraina? Avremo qui SBU e UAF?” La loro paura è assolutamente chiara: negli ultimi 7 anni i nostri residenti non hanno visto nulla dall’Ucraina tranne i bombardamenti delle proprie case, scuole, ospedali, asili, torture, violenze e aggressioni, privazione dei diritti e libertà, pensioni e garanzie sociali. E la domanda più importante: non è il momento di dissipare tutti i dubbi e di chiedersi; il Donbas ha bisogno dell’Ucraina, avendo già imparato a vivere senza l’Ucraina negli anni della guerra civile e di ogni blocco?” aveva detto Dejnego. Il deputato del Consiglio popolare della Repubblica democratica popolare di Corea Oleg Onopko definiva il discorso dei rappresentanti delle Repubbliche popolari del Donbas alla piattaforma delle Nazioni Unite un grande passo avanti. È sicuro che raggiungere le riunioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU sia un passo serio che può influenzare i negoziati a Minsk.

L’occidente doveva giustificarsi
Dopo l’evento, che non fu impedito, Stati Uniti, Gran Bretagna ed Estonia decisero di spiegare perché non erano presenti. La dichiarazione congiunta afferma che respingono categoricamente la tesi della Russia secondo cui media nel conflitto interno e, secondo essi, Mosca avrebbe provocato e continuerà ad alimentare questo conflitto. I diplomatici dei tre Paesi consideravano l’incontro informale come “volto unicamente a distorcere le realtà del conflitto nell’Ucraina orientale e servire solo gli interessi della Russia”, mentre Washington, Londra e Tallinn pretendevano di partecipare a tutte le iniziative delle Nazioni Unite che supportano obiettivi costruttivi. “Abbiamo scoperto che abbiamo spaventato gli occidentali col nostro Arria e l’apparizione dei residenti di Donetsk e Lugansk! Nordamericani, inglesi ed estoni che vi si sono uniti hanno già scritto una dichiarazione (!) in tale occasione. Onestamente non ricordo un simile onore per un incontro del genere. Quindi siamo lusingati! Ora cercano di giustificare la loro assenza in ogni modo possibile. Come i ragazzi delle scuole che saltano la lezione. Il risultato è goffo e non convincente e non fa che rafforzare l’idea che abbiamo avuto un buon e utile incontro. Avrebbero saltato questa lezione invano, avrebbero sentito così tanti fatti su ciò che Kiev realmente fa che la lingua non si sarebbe piegata per dire una cosa del genere! Gli occidentali ora falliranno definitivamente il test su questo argomento”, aveva scritto Poljanskij. Durante il discorso all’incontro online, Nebenzija affermò che la parte russa continuerà ad organizzare tali eventi sperando che i rappresentanti dell’Ucraina vi partecipino. “La Russia continuerà a promuovere attivamente l’idea del dialogo, perché c’è solo un’alternativa a questo. Non voglio nemmeno dirlo, ma devo: questa alternativa è la guerra”, aveva detto il diplomatico. L’incontro alle Nazioni Unite fu informale ma dimostrava chiaramente il vero atteggiamento dei Paesi assegnati alla risoluzione del conflitto nel Donbas.

Traduzione di Alessandro Lattanzio