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Verità e bugie su Stalin: intervista esclusiva a Grover Furr

Nikos Mottas e Grover Furr, The Greanville Post 20 maggio 2020In occasione del 140° anniversario della nascita di Josif Stalin abbiamo chiesto al Professor Grover Furr di condividere con noi i suoi pensieri su alcune questioni riguardo Stalin e la sua leadership. Grover Furr, professore di letteratura inglese medievale alla Montclair State University nel New Jersey, è noto per le ricerche su una vasta gamma di questioni di storia sovietica. Alcuni suoi libri più famosi sono “Khrusciov Mentì”, “The Moscow Trials as Evidence”, “Trotsky’s Amalgams”, “The Mystery of the Katyn Massacre: The Evidence, The Solution” e altri. Il nome di Grover Furr è incluso nella lista dei “101 accademici più pericolosi d’America”.
Mille grazie al professor Furr per la sua disponibilità a condividere i suoi pensieri. Potete trovare il suo sito personale qui.

IDC: Sessantacinque anni dopo la morte, il nome di Josif Stalin rimane l’epicentro dell’anticomunismo. La storiografia borghese, così come le forze politiche borghesi, continuano a denigrare Stalin, definendolo “dittatore”, “tiranno assetato di sangue” che presumibilmente “uccise decine di milioni di persone”. Secondo lei, perché gli anticomunisti concentrano ancora i loro attacchi su Stalin e quali sono le principali fonti delle loro affermazioni?
G. Furr: I difensori del capitalismo devono descrivere il comunismo come qualcosa di orribile! Quindi, oltre a nascondere gli orrori del capitalismo-imperialismo, cercano l'”uomo nero” su cui concentrarsi come epitome del “male” del comunismo. Stalin fu il leader dell’URSS e del movimento comunista mondiale durante il periodo dei suoi trionfi, e quindi della peggiore minaccia al capitalismo. Quindi Stalin sarà in ogni caso un loro bersaglio naturale. Ma ci sono almeno altri due fattori. Il primo è Lev Trotskij, che mentì su Stalin praticamente in tutto ciò che scrisse dal 1928 fino all’omicidio nel 1940. Gli scritti di Trotskij successivi al 1929 furono la principale fonte di menzogne e calunnie contro Stalin e l’URSS. Il secondo fu Nikita Khrusciov. Il suo “discorso segreto” del 25 febbraio 1956 al XX Congresso del Partito fu un colpo devastante al movimento comunista mondiale. Fu un dono inestimabile agli anticomunisti del mondo! Dal XXII Congresso del Partito nell’ottobre 1961, quando Krusciov e la sua gente attaccarono Stalin ancora più brutalmente, con ancora più menzogne, Krusciov e il PCUS sponsorizzarono centinaia di libri e articoli che attaccavano e mentivano su Stalin. Krusciov sponsorizzò centinaia di libri e articoli che attaccavano e mentivano anche su Lavrentii Berjga, il cui omicidio Krusciov organizzò il 26 giugno 1953. Berija non è una figura significativa nella storia sovietica come Stalin. Ma Krusciov e i suoi lo calunniarono almeno altrettanto brutalmente, se non di più di quanto fecero con Stalin. E chi fu più vicini a Stalin, Molotov, Malenkov, Kaganovich, sostennero Krusciov in questo attacco senza scrupoli e nell’omicidio di Berija. Come risultato diretto della campagna anti-Stalin di Krusciov, circa la metà dei comunisti al di fuori del blocco socialista lasciò i propri partiti. Alcuni letteralmente attraversarono la strada aderendo ai partiti trotskisti!
Sulle bugie di Krusciov su Stalin e la storia sovietica, va ricordato che pochissimi all’epoca le riconobbero bugie. E nessuno poté provare che fossero tali perché Krusciov non pubblicò mai alcuna prova. Né Krusciov, né i successori, permisero agli storici del Partito di vedere alcun documento negli archivi. Le bugie di Krusciov e di centinaia di scrittori furono accolte con entusiasmo dagli anticomunisti occidentali e divennero la principale fonte delle bugie anti-Stalin per tutti gli scrittori e gli “studiosi” anticomunisti che seguirono, finora. Alcune di tali opere anticomuniste sovietiche dell’era Krusciov furono pubblicate in occidente e ampiamente pubblicizzate dai capitalisti. Tali scrittori erano Alexander Solzhenitsyn, Roj Medvedev e Aleksandr Nekrich. Molte opere di “esperti” occidentali sull’URSS si affidarono a tali falsità dell’era Krusciov. Esempi importanti sono le opere di Robert Conquest e la biografia di Bukharin dello storico nordamericano Stephen Cohen. Con Breznev e i successori Andropov e Chernenko, libri ed articoli anti-Stalin furono quasi eliminati. Breznev e altri leader sovietici videro il grve danno che Kruscev e le opere ispirate da lui inflissero all’Unione Sovietica e al movimento comunista mondiale. Ma è importante sottolineare che questi leader post-Krusciov non ripudiarono mai le bugie di Krusciov su Stalin e sul suo periodo. Avrebbero potuto. Loro e i loro ricercatori avevano accesso a tutte le prove, ai documenti d’archivio, come l’abbiamo oggi, e molto, molto altro ancora. Sapevano, naturalmente, che “Krusciov Mentì” (tiitolo del mio primo libro). Ma non corressero mai alcuna bugia di Krusciov. Ciò pone la domanda: perché Krusciov fece quello che fece? Tra le ragioni, certamente, c’era il fatto che Krusciov e il resto della leadership del partito sovietico abbandonarono ogni interesse per il comunismo. Erano nazionalisti, in quanto volevano un’Unione Sovietica potente economicamente, militarmente e politicamente. Ma non volevano portare l’Unione Sovietica verso una società più egualitaria, veramente comunista. E Stalin lo fece! Il passaggio alla fase successiva verso il comunismo fu il tema del 19° Congresso del partito nel 1952. Questo è l’UNICO congresso del partito nella storia dell’URSS la cui trascrizione non fu mai pubblicata. C’è molto altro da dire sulla promozione del comunismo da parte di Stalin, così come sui tentativi falliti di rendere l’Unione Sovietica più democratica, ma non c’è tempo o spazio per discutere ora di tali importanti questioni. Circa un anno circa dopo essere diventato Segretario generale del PCUS, Mikhail Gorbaciov iniziò una campagna di menzogne e calunnie su Stalin e la storia sovietica in generale, che fece sembrare mite persino la campagna di Krusciov del 1962-64! Ancora una volta furono scritti centinaia di libri e migliaia di articoli attaccando Stalin e l’URSS dell’era di Stalin come mostruosi crimini con Stalin al centro. Ancora una volta, non c’erano prove, solo la ripetizione di bugie dell’era di Krusciov e l’invenzione di altre bugie. Questo attacco anti-Stalin e anticomunista contribuì a preparare ideologicamente la piazza al ritorno al capitalismo predatore. E allo smantellamento dell’Unione Sovietica. Perché, una volta abbandonato l’internazionalismo proletario, chi ha bisogno di uno Stato multinazionale e multietnico come l’URSS? Le bugie dell’era Krusciov e dell’era Gorbaciov su Stalin e l’URSS dell’era staliniana rimangono la principale fonte della propaganda anticomunista nel mondo.
Tali bugie sono molto utili ai capitalisti e agli anticomunisti per calunniare l’idea del comunismo. Così utile, che è impossibile per qualsiasi storico mantenere il lavoro di professore di storia sovietica a meno che non si accettino le bugie anticomuniste di Krusciov, di Gorbaciov e dopo Gorbaciov come verità. Ad esempio, è vietato riconoscere che “Krusciov mentì” nel “Discorso segreto”, sebbene gli studiosi di storia sovietica sappiano molto bene che mentì. Ma ammetterlo, e poi continuare ad ammettere che la gente di Krusciov mentì, e che anche Gorbaciov e i suoi mentirono, sarebbe come smantellare, abbattere, rifiutare la storiografia anticomunista di almeno 3 generazioni di “studiosi”, E questo è proibito. Tali bugie sono state e continuano ad essere fin troppo utili agli anticomunisti e ai capitalisti per abbandonarle solo perché false! Anche Trotskij mentì, ovviamente. Pochi gli prestarono attenzione fino al “Discorso segreto” di Krusciov. Allora Trotskij sembrò un “profeta”, “l’unico vero comunista”, come avevano sempre affermato lui e i suoi seguaci. Solo dopo il discorso di Krusciov rinacque il trotskismo. Il trotskismo può continuare ad esistere solo promuovendo menzogne anti-staliniste e anticomuniste! Così oggi i trotskisti spacciano ogni bugia anti-Stali, di Trotsky, di Krusciov, degli scrittori dell’era kruscioviana, degli anticomunisti occidentali come Conquest, Robert Tucker e tanti altri, di Gorbaciov e degli scrittori della sua era, e dei bugiardi anticomunisti post-Gorby e post-sovietici come Oleg Khlevnjuk, Joerg Baberowski, Nicolas Werth, Andrea Graziosi e Timothy Snyder, per citarne alcuni ben noti in Europa. Il trotskismo ha una certa credibilità tra chi guarda al marxismo e al comunismo per la liberazione dal capitalismo, ma che hanno assorbito le bugie anti-Stalin che furono promosse ovunque dal 1956. Quindi il trotskismo è una forza importante. Ma il trotskismo si basa esclusivamente sulle falsità. E il trotskismo è un vero “culto”. Non è consentita alcuna critica al “grande leader”.
Ho scritto sulle bugie di Krusciov (Krusciov Mentì), sulle bugie di Trotsky (Trotsky’s Amalgams), sulle bugie di anticomunisti come Timothy Snyder (Blood Lies), sulle bugie di anticomunisti occidentali come ad esempio, Stephen Cohen. All’inizio del 2019 pubblicherò un libro sulle bugie in Stalin di Stephen Kotkin. Aspettando Hitler 1929-1941, un libro di oltre 1140 pagine pubblicato nell’ottobre 2017. Kotkin, professore all’Università di Princeton e collega dell’Hoover Institution, ha trascorso l’intera vita professionale studiando l’Unione Sovietica dell’era di Stalin. E tutto ciò che dice su Stalin e sugli eventi degli anni ’30 in URSS è dimostrabile e provabile come falso! Una conclusione ovvia è che nessun anticomunista, da Trotskij a Krusciov agli “esperti” anticomunisti più dotti e recenti può identificare un solo vero crimine commesso da Stalin. Non ce ne furono! Possiamo dirlo con sicurezza perché, se ci fossero stati tali crimini, tali devoti studiosi anticomunisti li avrebbero certamente scoperti e gridati al mondo. Ma non hanno trovato nessun crimine! Quindi devono mentire, fabbricare, falsificare. Verso la fine del 2019 pubblicherò il mio terzo libro su Trotsky e le sue bugie. Avrò anche altre prove sulla collaborazione di Trotskij coi nazisti e i fascisti giapponesi. Ciò fornirà ulteriori prove da aggiungere al mio libro del 2017 La collaborazione di L. Trotsky con Germania e Giappone.

IDC: Uno dei frequenti argomenti usati contro Stalin è che “formò un’alleanza con la Germania di Hitler”, riferendosi al patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop firmato il 23 agosto 1939. Tale affermazione è uno dei pilastri della teoria reazionaria dei “due estremi” che cerca di equiparare il comunismo a nazismo e fascismo. Qual è la verità storica del patto Molotov-Ribbentrop?
G. Furr: Discuto tutto questo in dettaglio, con tutta la documentazione, nei capitoli 7 e 8 del mio libro Blood Lies. Ne discuto anche molto dettagliatamente nel mio articolo online “L’Unione Sovietica invase la Polonia nel settembre 1939? NO!” (http://aurorasito.altervista.org/?p=2271) L’URSS cercò di formare un’alleanza, un trattato di mutua difesa contro la Germania nazista, con Gran Bretagna, Francia e Polonia. I negoziati giunsero al termine nell’agosto 1939, quando rappresentanti britannici e francesi andarono a Mosca per colloqui. Ma non avevano l’autorità di firmare alcun accordo. Il governo polacco si rifiutò persino di prendere in considerazione l’idea di consentire alle forze sovietiche di transitare sul suolo polacco, l’unico modo in cui l’Armata Rossa avrebbe potuto attaccare la Germania. Quindi era chiaro ai sovietici che Gran Bretagna e Francia non volevano dun trattato di sicurezza collettiva che li legasse tutti contro la Germania nazista se la Germania avesse attaccato qualcuno di essi (la Polonia era l’obiettivo tedesco più ovvio). Gran Bretagna e Francia usarono i colloqui per fare pressione sulla Germania, con cui volevano l’accordo. Ciò era coerente con la loro diplomazia negli anni precedenti, in particolare l’accordo di Monaco, in cui Gran Bretagna e Francia cedettero parte della Cecoslovacchia a Hitler senza nemmeno chiederlo al governo ceco. Inglesi e francesi volevano incoraggiare Hitler ad attaccare l’URSS. Ma ciò significava consentire alla Germania di sconfiggere la Polonia, poiché la Germania non aveva confini con l’URSS. Ed è proprio quello che fecero Gran Bretagna e Francia. Firmarono un trattato di mutua difesa con la Polonia, ma si rifiutarono di attaccare la Germania quando la Polonia fu sconfitta nei primi giorni dell’invasione tedesca. Quando lo Stato polacco crollò, l’Armata Rossa occupò la Polonia orientale. Ma la “Polonia orientale” fece parte della Russia sovietica, le metà occidentali della Bielorussia e dell’Ucraina, fin quando il governo imperialista polacco l’occupò nella guerra russo-polacca del 1919-1921. I polacchi non furono mai la maggioranza della popolazione. Neanche il regime reazionario post-sovietico polacco oggi non rivendica queste terre. Il patto Molotov-Ribbentrop non fu un ‘”alleanza”, ma un patto di non aggressione tra URSS e Germania. Conteneva una clausola segreta in cui Hitler riconosceva la sfera di influenza sovietica nella parte orientale della Polonia, negli Stati baltici e in Finlandia. Ciò mantenne l’esercito tedesco a centinaia di chilometri dalla frontiera sovietica. Quando Hitler invase l’URSS, questa distanza extra che l’esercito tedesco dovette percorrere salvò Mosca e Leningrado dalla distruzione.

IDC: È noto che ha studiato a fondo il caso del “massacro di Katyn” che secondo la storiografia borghese fu un crimine commesso dall’Unione Sovietica. In una dichiarazione ufficiale rilasciata nell’aprile 1990, l’amministrazione di Gorbaciov espresse “profondo rammarico per la tragedia di Katyn”, definendola “uno dei crimini peggiori dello stalinismo”. Un certo numero di “documenti di Stato” russi declassificati furono presentati come prova della presunta colpevolezza di Stalin per i massacri di Katyn. Riassumendo i risultati della sua ricerca, chi fu il vero colpevole del massacro di Katyn e quali sono i punti chiave della vicenda?
G. Furr: I tedeschi uccisero i polacchi. Le prove semplicemente non permetteranno altre conclusioni. Alla fine del 1991 Gorbaciov consegnò a Eltsin i documenti da Lei menzionati, da quello che viene chiamato “Pacchetto chiuso n°1.” Questi documenti, se autentici, proverebbero la colpevolezza sovietica nel massacro di Katyn. Ma nel 2010 Viktor Iliukhin, deputato della Duma del Partito Comunista della Federazione Russa, presentò al pubblico una prova che i documenti del “Pacchetto chiuso n°1” erano falsi. Nel 2012, il rapporto di un archeologo polacco, che riassume i risultati di uno scavo congiunto polacco-ucraino nel luogo del massacro di Volodymir-Volynskij, in Ucraina, affermava che il distintivo di un poliziotto polacco fu trovato nella fossa comune. Questo poliziotto è uno di quei polacchi che si dice ucciso dai sovietici nella primavera del 1940 e sepolto vicino Tver (già Kalinin), a centinaia di chilometri di distanza. L’anno prima che questo rapporto fosse emesso, nella stessa fossa comune fu scoperto anche il distintivo di un altro poliziotto polacco, anch’egli ucciso dai sovietici a Tver nella primavera del 1940. I media polacchi e ucraini ne discussero, sebbene quella scoperta venisse esclusa dal rapporto dell’archeologo polacco, che affermava che le vittime di quella fossa comune furono senza dubbio uccise dai tedeschi nel 1941. Ma il rapporto dell’archeologo ucraino non menzionava né i distintivi delle presunte vittime di Katyn che furono trovate, né le prove che le persone uccise lì lo furono per mano dei tedeschi, non dei sovietici. Un archeologo ucraino persino affermò che fu un errore dell’archeologo polacco menzionare queste cose, poiché così si poteva “mettere in dubbio” il massacro di Katyn. Nel 2013 scrissi e pubblicai un articolo su queste scoperte. Da soli gettarono su Katyn il dubbio più forte sull’accusa ai sovietici. Ma sapevo che avrei dovuto fare di più. Tra il 2015 e il 2018 ho svolto un progetto di ricerca su vasta scala su Katyn. Decisi di affrontare Katyn come un mistero, senza un’idea preconcetta su chi, tedeschi o sovietici, fosse colpevole. Nel mio libro The Mystery of the Katyn Massacre: The Evidence, The Solution, pubblicato nel luglio 2018, identifico e studio le prove che non possono essere state falsificate. Il risultato è inconfondibile quanto sorprendente. TUTTE le prove dall’indiscutibile validità, che non possono essere state falsificate, indicano i tedeschi. NESSUNA indica i sovietici. Naturalmente, questa conclusione è “inaccettabile”, “tabù”. Ho già ricevuto molte minacce da nazionalisti polacchi, nonché accademici di storia sovietica. È semplicemente inaccettabile concludere che i sovietici non fossero colpevoli. e al diavolo le prove! Il massacro di Katyn è il “crimine di Stalin” meglio documentato. Ed è una menzogna!

IDC: I “processi di Mosca” sono considerati dagli storici borghesi come montature di imputati innocenti e che Stalin fabbricò le accuse. Qual’è la verità? Gli imputati (trotskisti, zinovievisti, “blocco di destra”, ecc.) Erano effettivamente innocenti?
G. Furr: Non c’è mai stata alcuna prova che i processi di Mosca, più il processo per l’affare Tukhachevskij del giugno 1937, fossero “montature”, gli imputati torturati, minacciati, ecc., per avere false confessioni. Nei primi 12 capitoli del mio libro “Trotsky’s Amalgams” (2015). Controllo e verifico, per provare o smentire, quante più dichiarazioni ho potuto degli imputati ai processi di Mosca. All’inizio del 2018 pubblicai una versione aggiornata di questa ricerca come libro, The Moscow Trials As Evidence. Abbiamo prove schiaccianti che gli imputati nei processi di Mosca fossero effettivamente colpevoli di almeno i crimini che confessarono. In effetti, in alcuni casi, ad esempio quello di Nikolaj Bukharin, sappiamo che gli imputati furono colpevoli di crimini che non confessarono mia. Abbiamo anche molte prove che confermano che Lev Trotsky effettivamente collaborasse con la Germania nazista e il Giappone fascista, come fu accusato nei processi di Mosca.

IDC: Il defunto marxista italiano Domenico Losurdo scrisse che “ci furono due punti di svolta determinarono la visione contemporanea di Stalin: lo scoppio della Guerra Fredda nel 1947 e il XX Congresso del PCUS”. E’ d’accordo con questa affermazione e, in caso affermativo, perché questi due punti sono significativi nel plasmare la visione del mondo su Stalin?
G. Furr: Sono d’accordo col Professor Losurdo, la cui morte è una grande perdita per chi come noi cerca la verità sulla storia del mondo e del movimento comunista del XX secolo. Ripensandoci, la Guerra Fredda fu inevitabile. Tuttavia, a molti nel movimento comunista non sembrò inevitabile. Una volta iniziata, la propaganda anti-stalinista e anticomunista iniziò molto rapidamente.

IDC: Come valuta il contributo complessivo di Josif Stalin nella costruzione del socialismo in Unione Sovietica?
G. Furr: Sotto la guida di Stalin l’Unione Sovietica costruì una società socialista. Il fascismo fu sconfitto. Il movimento comunista internazionale diffuse le idee del marxismo-leninismo e del comunismo in tutto il mondo. L’imperialismo subì un colpo mortale, spesso sotto la guida dei partiti comunisti, sempre col loro aiuto. Ma il socialismo sovietico non si evolvette sempre verso il comunismo, anche se questo è esattamente ciò che Stalin voleva e ciò che credeva sarebbe successo. Invece, al momento della morte, il 5 marzo 1953, Stalin era politicamente isolato alla guida del PCUS. La marcia verso il comunismo fu abbandonata. Krusciov sostituì l’idea che la rivoluzione violenta fosse necessaria per sbarazzarsi del capitalismo, con la falsa nozione di “vittoria nella competizione pacifica col capitalismo”. Le elezioni, piuttosto che la rivoluzione, dovevano portare a vittorie comuniste. Ciò significava allontanarsi dalla classe operaia come forza trainante essenziale della storia, perché non c’erano mai abbastanza lavoratori per vincere le elezioni, sebbene la classe operaia fosse, ed è tuttora, in grado di arrestare la produzione capitalista e, se organizzata da un partito rivoluzionario, fare la rivoluzione, rovesciare il capitalismo e prendere il potere statale. Sotto la guida di Stalin, l’Unione Sovietica portò alla luce il concetto di socialismo di Lenin. Ciò significa che il concetto di socialismo di Lenin e Stalin ha dei difetti fatali.
La mia ricerca suggerisce fortemente che il concetto di socialismo di Lenin-Stalin conservò troppo il concetto di socialismo sviluppato dalla Seconda Internazionale, prima della Prima guerra mondiale. Quel concetto di socialismo era confuso. Da un lato, “socialismo” significava capitalismo con forte movimento della classe operaia, basato su sindacati, politicamente tanto potente da costringere i governi capitalisti a concedere riforme significative per rendere la vita dei lavoratori più sopportabile: salari più alti e le prestazioni dell’assistenza sociale. D’altra parte, “socialismo” finì per significare società completamente industrializzata in cui il capitalismo veniva rovesciato e il potere politico detenuto dalla classe operaia con la mediazione del partito comunista. La proprietà privata dei mezzi di produzione abolita. Un meccanismo: i Consigli (in russo, soviet) avrebbero gestito la società nell’interesse della classe operaia. Gli operai e i contadini, non i capitalisti, sarebbero stati privilegiati. Questa è l’idea leninista di socialismo. Ma in questo concetto di socialismo, i rapporti di produzione rimasero simili a ciò che furono nel capitalismo. Il denaro, reddito, determinava ancora la distribuzione di beni e servizi. Non era possibile accumulare ricchezza privata, e operai e contadini godevano ancora di più benefici sociali che in qualsiasi Stato capitalista. Tuttavia, i rapporti di produzione capitalistici, il persistente differenziale tra città e campagna, lavoro manuale e mentale, uomini e donne, persistevano. Queste forze si dimostrarono più potenti della volontà politica di andare verso un sempre maggiore egualitarismo, verso la realizzazione di una società comunista.
La storia dell’Unione Sovietica al tempo di Stalin è un vasto deposito di lezioni, un “libro” che possiamo e dobbiamo studiare per apprendere le lezioni, sia positive che alla fine negative, del movimento comunista mondiale del 20° secolo. Dobbiamo imparare a imitare ciò che i sovietici e, sotto la loro guida, le forze del Comintern fecero di corretto, eroico, indicando un futuro comunista. E dobbiamo imparare a distinguere ciò che sbagliarono, che gradualmente allontanò l’Unione Sovietica e il movimento comunista mondiale dallo sviluppo verso il comunismo ritornando al capitalismo predatore. Grazie agli sforzi sconvolgenti dei comunisti del XX secolo, specialmente durante il periodo della leadership di Stalin, abbiamo questa magnifica eredità da studiare. Possiamo essere “dei nani seduti sulle spalle di giganti”, capaci di vedere più lontano di loro, grazie alla loro esperienza, anche se siamo molto lontani dall’essergli uguali per dedizione e sforzi verso quel futuro comunista di uguaglianza e libertà per cui tutta l’umanità lotta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio