Derubare la ricchezza mineraria: Le stragi finanziate dagli Stati Uniti in Africa centrale

Jeremy Kuzmarov, Covert Action Magazine 2 dicembre 2020

Un nuovo libro rivela come i presidenti statunitensi di entrambi i partiti scatenarono la CIA in Congo per fare il lavoro sporco per conto di aziende avide, causando miseria, mutilazioni e massacri di tale portata da far impallidire anche le follie descritte in Cuore di tenebra da Joseph Conrad. Il 30 giugno 2020, 60 anni dopo che la Repubblica Democratica del Congo (DRC) ottenne l’indipendenza dal Belgio, l’autore Justin Podur immagina un 95enne Patrice Lumumba tenere il discorso per celebrare la creazione di una democrazia riuscita nel cuore dell’Africa utilizzano l’immensa ricchezza mineraria per costruire una base industriale avanzata, contribuendo allo stesso tempo a scongiurare conflitti etnici nei Paesi vicini. Nella realtà, Patrice Lumumba fu assassinato nel febbraio 1961 da un complotto della Central Intelligence Agency (CIA). Il libro di Podur, America’s Wars on Democracy in Rwanda and the DR Congo (New York: Palgrave Macmillan, 2020) , giustappone il brillante futuro che Lumumba promise da primo primo ministro della RDC con la storia oscura di ciò che realmente accadde. Dopo che Lumumba fu ucciso, il governo degli Stati Uniti elargì centinaia di milioni di dollari in aiuti per contribuire a consolidare il potere del suo ex-Capo di Stato Maggiore e assassino Joseph Mobutu, che derubò milioni di dollari dal tesoro pubblico per 30 anni, uccise migliaia di persone di persone e distrusse qualsiasi prospettiva di sviluppo della RDC. Quando Mobutu si ammalò di cancro e perse l’utilità strategica negli anni ’90, gli Stati Uniti lo sostituirono sponsorizzando l’invasione congiunta ruandese-ugandese della RDC che causò altri milioni di morti e provocò ulteriore saccheggio delle risorse del Congo.

La storia torturata del Congo
La tortuosa storia moderna del Congo iniziò quando il Paese fu colonizzato dal re belga Leopoldo. La crudeltà degli agenti coloniali belgi fu commemorata nel libro di Joseph Conrad, Cuore di Tenebra (1899) , incentrato sul viaggio di un commerciante belga testimone di atrocità raccapriccianti mentre la gente del posto veniva schiavizzata dai padroni coloniali. Il libro del Podur dimostra come atteggiamenti colonialisti e pratiche economiche predatorie, continuano nel 21° secolo accompagnati da orribili violenze, che avrebbero addirittura scioccato Conrad. In alcuni capitoli, Podur indica i lavori di specialisti accademici e giornalisti per rafforzare il discorso colonialista negando l’impatto negativo dell’intervento occidentale e promuovendo stereotipi che implicano che gli africani non possano governarsi. Alcuni di tali autori ripetono la disinformazione della CIA sul presunto vorace appetito sessuale di Lumumba, e implicano che sarebbe divenuto inevitabilmente un dittatore se fosse vissuto. Nascondono che l’intervento nordamericano in Africa centrale fu lungo sostenuto da motivazioni economiche. Nel 1963, gli investimenti privati statunitensi nell’industria mineraria congolese raggiunsero i 1,2 miliardi di dollari. I Rockefeller avevano partecipazioni nell’industria congolese della bauxite e nella compagnia mineraria del Katanga, così come American Metal Climax e Templesman & Sons, una società commerciale di diamanti, che impiegava il capo stazione della CIA nella RDC Lawrence Devlin come consulente privato. Credendo che la vera democrazia in Congo fosse “irraggiungibile”, Devlin coordinò la repressione della rivolta Simba guidata dalle forze pro-Lumumba dopo che il potere di Mobutu si consolidò. I Simba furono supportati dal rivoluzionario argentino Che Guevara, che si recò nella RDC per addestramento nella guerriglia. Per combattere i Simba, la CIA mobiliò mercenari bianchi che commisero atrocità orribili che ricordano quelle dell’esercito nordamericano in Vietnam. Un mercenario francese disse ad AP News che “ai congolesi non piacciamo. Riceviamo una buona paga per uccidere donne e bambini”. La guerra Simba degli anni ’60 pose le basi per le guerre del Congo degli anni ’90, che furono istigate dalle forze per procura statunitensi in Ruanda e Uganda che commisero ancora più atrocità. L’amministrazione Clinton seguì la precedente trasferendo veicoli militari e fornendo ricognizione aerea e intelligence radio. L’addetto militare statunitense Peter Waley era in così stretto contatto con il nuovo capo della RDC, Laurent Kabila, che sosteneva le invasioni ruandesi e ugandesi, che il conflitto divenne noto come “guerra di Waley”.

A sostegno di un altro mostro
Se Mobutu era il cliente preferito degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, da allora il dittatore ruandese Paul Kagame si adatta alla designazione. Nel quarto di secolo al potere, ha ricevuto lauree honoris causa da Harvard, fu nominato come persona influente di Time Magazine e lodato da Bill Clinton come “uno dei più grandi capi del nostro tempo”. Il giornalista Stephen Kinzer paragonò Kagame ad Abraham Lincoln e descrisse la sua invasione della RDC nel 1996 come “una delle campagne militari più notevoli nella storia africana moderna”. Secondo Podur, Kagame è in realtà uno degli stragisti peggiori dei nostri tempi. Ha creato una macchina assassina globale per uccidere i rivali mentre spacciava una narrativa fasulla sul genocidio in Ruanda, creduta dai suoi ingenui ammiratori. Nell’ottobre 1990, come capo del Fronte patriottico ruandese (RPF) guidato dai tutsi in Uganda, Kagame pianificò l’invasione del Ruanda per rovesciare il governo guidato dagli hutu di Juvenal Habyarimana e supervisionò le stragi che commise e l’uso di crematori per far sparire i corpi in modo efficiente. Il 6 aprile 1994, secondo varie indagini, Kagame ordinò l’abbattimento dell’aereo di Habyarimana, che portò alla mobilitazione delle milizie hutu (Interhamwe) nel tentativo di salvare il Ruanda dall’occupazione dell’RPF. Habyarimana aveva appena firmato gli accordi di Arusha che istituivano la condivisione del potere e stabilivano libere elezioni, che Kagame sapeva avrebbe perso. Per punire la popolazione hutu dopo la vittoria militare dell’RPF, Kagame istituì un sistema carcerario feroce i cui detenuti morivano come mosche in celle sovraffollate. Allo stesso tempo, l’RPF diede la caccia ai rifugiati hutu nel Congo orientale e ne saccheggiato sistematicamente le risorse minerarie per finanziare la macchina bellica di Kagame.
Gli Stati Uniti furono al fianco di Kagame durante il suo regno del terrore perché accoglieva gli investitori privati es invaso due volte la RDC a sostegno degli interessi occidentali. Uno dei principali beneficiari delle guerre del Congo fu il gigante del rame Phelps Dodge, che si assicurò la proprietà della miniera di Temke-Fungunume, che produce cobalto, coll’aiuto dell’ambasciata degli Stati Uniti.

Nessun semplice spettatore del genocidio
I problemi politici del Ruanda sono radicati nell’ordine coloniale belga. Nell’ambito della strategia del divide et impera, i belgi crearono un’aristocrazia tutsi che fu rovesciata dopo che il Ruanda ottenne l’indipendenza nel 1962. Quando il seminarista hutu Grégoire Kayibinda divenne capo dello Stato, i tutsi cercarono di rivendicare il loro vecchio status privilegiato, e molti furono espulsi nei Paesi vicini o massacrati. Negli anni ’80, Paul Kagame e altri esiliati tutsi sostennero la guerriglia del leader ugandese Yoweri Museveni mentre combattevano una guerra nella foresta nel tentativo di spodestare il presidente Milton Obote (1966, 1971; 1980-1985). Kagame e l’RPF successivamente applicarono tattiche militari, comprese le macabre tecniche di tortura e l’assassinio politico, apprese durante le loro guerre in Ruanda e nella RDC. Kagame non dimenticò come cambiò la situazione nella guerra nella foresta quando uno dei massimi comandanti di Obote, David Oyite-Ojok, abbatté il suo elicottero. Quando gli ufficiali tutsi che avevano assistito l’ascesa al potere di Museveni furono retrocessi alla fine degli anni ’80, si resero conto che era giunto il momento di tornare in Ruanda con la lotta armata. A quel punto scoppiò una disputa tra Kagame e il comandante dell’RPF Fred Rwigyema, che voleva procedere con cautela nell’invasione del Ruanda, politicizzare prima i contadini e portare le masse rurali dalla parte dell’RPF. Secondo Podur, Rwigyema era un “uomo brillante la cui combinazione di legittimità reale e carisma rivoluzionario lo resero un probabile futuro leader nazionale”. Sfortunatamente, Rwigyema fu ucciso da uno dei confidenti di Kagame. Abdul Ruzibiza, veterano dell’RPF, dichiarò che “Kagame [ora] si è trovato a capo di un esercito che non lo voleva. Mantenne il governo con terrore, assassinio, prigione ed esecuzioni”. Prima della sua morte, Rwigyema fu scelto da Museveni per un corso per ufficiali a Fort Leavenworth, Kansas. Kagame andò al suo posto e fu addestrato nella guerra psicologica e in altre tattiche di controinsurrezione. Nel tempo libero, Kagame pianificò l’invasione ruandese telefonando a Rwigyema, probabilmente monitorato dai suoi ospiti. All’epoca l’assistenza nordamericana all’RPF veniva riciclata in Uganda, che nel 1991 acquistò dieci volte più armi che nei 40 anni precedenti.
Il genocidio dell’aprile 1994 ebbe luogo nel contesto della guerra civile in Ruanda innescata dall’invasione dell’Uganda del 1990 da parte dell’RPF. Secondo l’ultima ricerca indipendente, furono uccisi più hutu che tutsi, molti dalle forze dell’RPF che sacrificarono la popolazione locale nella corsa al potere politico. Il libro di Podur sfida efficacemente la narrativa ufficiale e il mito secondo cui gli Stati Uniti furono “spettatori del genocidio”, come l’ex-ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Samantha Power scrisse nel suo libro vincitore del premio Pulitzer, A Problem from Hell: America in the Age of Genocide (2003). Power non menzionò l’invasione destabilizzante del Ruanda da parte dell’RPF e come gli Stati Uniti aiutarono Kagame a ottenere il potere. Dopo la vittoria dell’RPF, le truppe statunitensi arrivarono per sostenere il nuovo governo di Kagame e rimasero fino alla fine di settembre 1994. L’amministrazione Clinton richiamò le truppe delle Nazioni Unite, che avrebbero potuto impedire la vittoria dell’RPF, e incoraggiò il capo della missione delle Nazioni Unite Romeo Dallaire a disarmare le forze governative hutu e consentire alle armi di fluire all’RPF dal confine ugandese. Nel 1995, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti William J. Perry visitò Kagame e mediò l’espansione dell’addestramento militare e delle operazioni di condivisione dell’intelligence, sostenendo nel contempo la revoca dell’embargo internazionale alle armi al regime dell’RPF. L’amministrazione Clinton successivamente aumentò l’assistenza militare e diede copertura politica mentre il Ruanda invase e saccheggiò la RDC.
Gli accademici e i media occidentali demonizzarono la popolazione hutu e diedero sostegno all’argomento del governo ruandese secondo cui erano tutti genocidi che dovevano essere cacciati e uccisi. In effetti, solo una piccola percentuale di hutu aveva compiuto uccisioni nella primavera del 1994. Migliaia di donne e bambini erano tra chi fu massacrati o cacciato in squallidi campi profughi dove morirono di fame e malattie. I massacri compiuti dalle milizie ruandesi sostenute dall’esercito congolese continuano ancora oggi mentre gli Stati Uniti elargiscono aiuti militari ed economici al Ruanda proteggendo Kagame dall’incriminazione per i suoi crimini. Sebbene gli Stati Uniti possano concepirsi come “nazione indispensabile”, lo studio di Podur mostra che sia erede delle potenze coloniali. Sotto le successive amministrazioni, sostenne discorsi razzisti e stereotipi per giustificare nudo sfruttamento economico, sordide alleanze militari e vergognose atrocità. La cosa più eclatante fu la demonizzazione di un intero gruppo etnico, gli hutu, in modo che se ne giustificasse il tentativo di sterminarli. Il libro di Podur è significativo sotto un altro importante aspetto: ci ha ricordato l’eredità storica positiva di Patrice Lumumba, che si oppose alle depredazioni coloniali e fu per il controllo africano sull’economia e le risorse e per la guarigione delle divisioni etniche. Sebbene Lumumba fossa ucciso prematuramente, la sua visione continuerà a risuonare in futuro, quando l’occidente indebolito non potrà più provocare il caos come in passato, e dove la distopia di Conrad, sperando, sia finalmente chiusa.

Jeremy Kuzmarov è caporedattore di CovertAction Magazine e autore di quattro libri sulla politica estera degli Stati Uniti, tra cui Obama’s Unending Wars (Atlanta: Clarity Press, 2019).

Traduzione di Alessandro Lattanzio