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Fakhrizadeh e Skripal, la doppia morale occidentale

Gavin O’reilly, AHTribune 2 dicmenre 2020Dopo l’assassinio dell’eminente fisico iraniano Mohsen Fakhrizadeh nella città di Absard, a est di Teheran, c’è stata una forte condanna del brutale omicidio, avvenuto con armi automatiche ed esplosivi, da parte della Repubblica islamica, degli Stati arabi confinanti, incluso l’alleato regionale Siria, gli alleati geopolitici Russia e Cina e, nonostante il fatto che attualmente imponga sanzioni a Teheran in tandem cogli Stati Uniti, Unione Europea. L’assassinio di Fakhrizadeh avviene in un momento particolarmente difficile nelle relazioni tra occidente e Teheran, con l’anno che inizia sia coll’assassinio del comandante dell’IRGC Qasem Soleimani in un attacco di droni statunitensi a Baghdad, sia c i successivi attacchi missilistici di rappresaglia da parte dell’Iran sulle basi aeree statunitensi in Iraq, e si conclude con un vertice nella città saudita di Niom tra il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman, tra voci che uno degli atti finali dell’uscente amministrazione Trump sarà un attacco militare contro le infrastrutture della Repubblica Islamica, in linea cogli interessi di Tel Aviv e Riyadh. In effetti, Netanyahu aveva indicato Fakhrizadeh in una presentazione dell’aprile 2018 sul programma nucleare iraniano, e l’arma recuperata nell’attacco ha i tratti distintivi della manifattura israeliana e un anonimo funzionario israeliano confermava al New York Times il coinvolgimento del Mossad nell’omicidio. Nonostante le crescenti prove del coinvolgimento israeliano nell’omicidio di Fakhrizadeh, tuttavia, la condanna dall’occidente è molto più moderata della sua risposta alla Russia sul presunto attentato del 2018 contro l’ex-spia dell’intelligence britannica Sergej Skripal. Nelle settimane successive all’attacco dell’agente nervino contro Skripal e sua figlia su una panchina del parco di Salisbury, a marzo 2018, decine di diplomatici russi furono espulsi da Gran Bretagna, Stati Uniti ed Europa; la più grande espulsione di massa dei diplomatici di Mosca dalla fine della Guerra Fredda, una mossa che finora non è stata nemmeno suggerita contro Tel Aviv in risposta al suo ruolo nell’omicidio di Fakhrizadeh. Per comprendere tale diverso approccio verso Russia e Iran, e Israele da parte dell’occidente, si deve guardare alla relazione geopolitica tra egemonia USA-NATO e ciascuno dei suddetti Paesi.
Nel 2011, a seguito della decisione del Presidente Bashar al-Assad, oppositore di lunga data dello Stato sionista, di rifiutarsi di consentire al Qatar, alleato occidentale, di costruire un gasdotto attraverso il suo Paese, l’intelligence di Stati Uniti, Regno Unito, Arabia Saudita e Israele lanciò un piano di cambio di regime armando e addestrando terroristi wahhabiti che cercavano di rimuovere il governo laico siriano e sostituirlo con una teocrazia flo-occidentale. Nel 2013, su richiesta del governo siriano, l’Iran intervenne nel conflitto, rendendosi conto che se Damasco cadeva Teheran sarebbe stata la prossima sperimentare una “rivoluzione” sostenuta dagli Stati Uniti, con la Repubblica islamica risoluta oppositrice della Stato sionista dalla rivoluzione islamica del 1979, che vide lo scià dell’Iran, amico di Washington e Tel Aviv, deposto e sostituito dall’Ayatollah Khomeini, anti-occidentale e antisionista. Il tentativo occidentale-israeliano di rimuovere Assad fu respinto ancora di più nel 2015, coll’intervento dell’Aeronautica russa che consentì a Damasco di riprendere vaste aree del territorio in precedenza cadute sotto il controllo dei terroristi sostenuti dagli Stati Uniti, e che alla fine portava Assad a rimanere al potere a più di nove anni dall’inizio della guerra per procura per rimuoverne la leadership.
Tale diverso approccio nelle aspirazioni egemoniche di USA-NATO e dello Stato sionista verso Mosca e Teheran è quindi il motivo per cui l’attuale condanna dell’occidente per l’omicidio di Mohsen Fakhrizadeh non sarà nient’altro che vuota retorica, ben diversa rispetto a sanzioni ed azioni militari che sarebbero in corso contro l’Iran se gli agenti di Teheran avessero assassinato uno scienziato nucleare israeliano coinvolto nel programma per le armi nucleari di quel Paese.

Traduzione di Alessandro Lattanzio