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La chiusura totale del dissenso è lo scopo della censura statunitense

Rainer Shea 1 dicembre 2020

Ogni volta che sento parlare di un caso di censura imperialista online, o di un piano a breve termine di un tecnocrate della classe dominante per promuovere l’erosione della libertà di parola, mi chiedo: qual è lo scopo di tutto questo? Fino a che punto tali oligarchi intendono portare la loro campagna per controllare le informazioni e sopprimere il dissenso? Perché gli eventi destabilizzanti che l’impero statunitense ha subito nell’ultimo anno sono piccoli rispetto a quello che il crollo del clima alla fine farà al mondo capitalista; come concluse il professor Jem Bendel nell’articolo del 2018 Deep Adaptation: A Map for Navigating Climate Tragedy, a questo punto del deterioramento del clima dobbiamo vedere “il collasso come inevitabile, la catastrofe più probabile e l’estinzione possibile”. Secondo il Pentagono, che l’anno scorso pubblicava un rapporto in cui valutava il potenziale riscaldamento globale nel destabilizzare gli Stati Uniti, questo crollo significherà per prima cosa guasto della rete elettrica del Paese, che probabilmente avverrà nei “prossimi 20 anni”. Questo si aggiunge alle sempre crescenti tempeste, inondazioni, incendi e siccità, che nei prossimi decenni trasformeranno milioni di persone negli Stati Uniti in rifugiati. Abrahm Lustgarten del New York Times scrisse su quanto questi fattori influenzeranno il tenore di vita delle masse: “Ho mappato le zone di pericolo che si avvicineranno ai nordamericani nei prossimi 30 anni… Quello che ho scoperto era una nazione all’apice di un grande mutamento. Negli Stati Uniti, circa 162 milioni di persone, quasi una su due, sperimenteranno molto probabilmente un calo della qualità dell’ ambiente, vale a dire più calore e meno acqua. Per 93 milioni i cambiamenti potrebbero essere particolarmente gravi … Il costo nel resistere alla nuova realtà climatica aumenta. I funzionari della Florida hanno già riconosciuto che la difesa di alcune strade contro il mare non sarà accessibile. E il programma federale di assicurazione contro le inondazioni richiede per la prima volta che i pagamenti siano utilizzati per ritirarsi dalle minacce climatiche nel Paese. Presto si rivelerà troppo costoso mantenere lo status quo”. Questo è ciò che la classe dirigente statunitense, che presto sarà guidata da un’amministrazione Biden piena di élite aziendali e politici desiderosi di censura, dovrà confrontarsi nel compito di mantenere stabile il Paese nei prossimi decenni. La scomparsa delle zone abitabili in gran parte del Paese e il conseguente crollo dei sistemi di supporto sociale ridotti all’esiguo da decenni di austerità neoliberista, spingeranno decine di milioni nella povertà più assoluta. La classe dirigente capitalista ha modi per trarre profitto dal disastro e quindi potrebbe sopravvivere a tale collasso. Ma il grande pericolo è che le masse disamorate si organizzino in gruppi rivoluzionari coll’istruzione politica di abbattere lo Stato capitalista.
Ed è qui che entra in gioco la censura. La rapida intensificazione della censura online negli ultimi anni, per lo più portata avanti da aziende online come Facebook e Google per volere delle agenzie d’intelligence statunitensi, è solo una preparazione per gli sforzi diretti di controllo delle informazioni. Nel 2016, particolare anno in cui tale censura davvero prese il sopravvento, l’US Army War College pubblicò un rapporto che raccomandava censura estrema, apparentemente perpetrata dai militari, come modo per pacificare le masse disperate e disamorate nel prossimo futuro. l rapporto dice che al di fuori delle ricche “città intelligenti” di questo futuro ci saranno quelle “selvagge” in cui lo Stato perde giurisdizione se non contrasta adeguatamente gli ipotetici insorti. E questi ribelli, afferma, saranno motivati dal desiderio di intraprendere una guerra di classe. Avverte sui futuri disastri naturali “che faranno precipitare il collasso di una città fragile in città selvaggia. Basta guardare all’esperienza di New Orleans coll’impatto di Katrina per vedere come una città può degenerare rapidamente in anomia e anarchia, con le normali regole e norme di vita urbana improvvisamente abbandonate”. Citando un accademico che affermava che questa perdita di controllo sarà il risultato del “conflitto di classe” che “potrebbe complicare notevolmente i periodi post-combattimento, pacificazione e occupazione”. Negli sforzi dei militari per mantenere il controllo sulle popolazioni delle zone destabilizzate, afferma il rapporto, emergeranno due problemi principali:
– Il ripristino dell’ordine e della stabilità dovrebbe accompagnare, se non precedere, importanti operazioni di soccorso in caso di catastrofi. Questo sforzo potrebbe anche creare opposizione.
– L’altro problema quando si ha a che fare col cyberspazio sulle contingenze delle megalopoli è che gli avversari possono sfruttare la trasparenza quasi automatica che crea, sia per mostrare le forze statunitensi sotto cattiva luce che le proprie azioni in modo positivo.
Nasce così la necessità di una censura pesante in queste zone. Dice che i piani di invasione devono comportare la chiusura di Internet, l’interruzione del servizio di telefonia cellulare e la garanzia che i media locali diffondano solo propaganda militare statunitense. Il punto in cui questo piano d’azione inizia a somigliare stranamente alle attuali operazioni delle società online per scacciare i giornalisti antimperialisti è quando menziona gli “opinionisti online”: Parte dell’IPB [preparazione dell’intelligence al campo di battaglia urbano] prima di qualsiasi azione in una megalopoli o sub-megalopoli sarà l’identificazione dei fornitori di servizi per le telecomunicazioni ed Internet. È anche importante identificare gli opinionisti online che potrebbero avere un impatto importante in qualsiasi controversia sull’intervento militare degli Stati Uniti. Si noti che mentre il rapporto cerca generalmente di descrivere queste operazioni come pianificate per future invasioni straniere, ammette apertamente più volte che le città statunitensi saranno tra gli obiettivi di tutto ciò che raccomanda per i futuri interventi all’estero; dicendo che “Il dilemma urbano”, dove c’è “un rischio di insicurezza tra i poveri urbani”, è qualcosa a cui “anche città come Amsterdam, Londra, New York, Parigi e Tokyo non sono immuni”. In particolare, sul piano per fermare brutalmente ogni opposizione alla narrazione ca favore degli Stati Uniti. nelle zone occupate, dicendo anche che gli Stati Uniti potrebbero essere uno dei posti in cui accadono queste cose: “Presentare narrazioni avvincenti può aumentare la legittimità e l’autorità agli occhi di molti interessati (come la popolazione urbana). Comprendere l’utilità e la potenza dei media digitali, quindi, consente portata e ampiezza enormi che possono alterare indirettamente il campo di battaglia. La facilità d’uso dei mass media e della tecnologia mobile consente agli avversari di manipolare e raccogliere un’opinione pubblica favorevole e reclutare sostegno. Per queste e altre ragioni, i capi civili e militari non possono permettersi di ignorare il requisito delle narrazioni avvincenti… In ultima analisi, è probabile che la battaglia delle narrazioni e le contraddizioni della sicurezza siano in prima linea, soprattutto perché le contingenze probabili saranno operazioni umanitarie o di stabilizzazione. Inoltre, tali operazioni potrebbero aver luogo anche negli Stati Uniti continentali, come dimostrato dai disordini di Los Angeles e dalle risposte all’uragano Katrina e alla super tempesta Sandy. Presentare un’immagine positiva dell’esercito al pubblico nordamericano è indispensabile per un supporto continuo”. Qui dico: ha senso. Ovviamente in una situazione in cui l’impero statunitense è alla disperata ricerca del controllo sulla popolazione interna, ricorrerà alle azioni più dittatoriali in cui accusa gli avversari dedicarsi. L’immagine da incubo che i propagandisti imperialisti dipingono della Corea democratica, dove una popolazione profondamente impoverita è privata delle informazioni che vadano contro le narrazioni del governo, è ciò che gli imperialisti progettano ironicamente di creare negli stessi Stati Uniti. O almeno questo sarà il destino dei poveri del Paese. Mentre la crisi climatica continua a crescere, i ricchi saranno ancora in grado di accedere a Internet dalle loro enclavi urbane high-tech, sebbene anche questo Internet (come l’Internet occidentale in generale) a quel punto sarà censurato in misura estrema. I giornalisti che cercano di esporre i crimini di guerra statunitensi che si verificano nelle aree povere saranno occultati al pubblico e potenzialmente fatti prigionieri politici come Julian Assange. E l’unica cosa che potrebbe cambiare la situazione è la fastidiosa guerriglia nelle zone “selvagge” che conquista finalmente il controllo del continente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio