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Trump accelera la creazione di un blocco anti-iraniano

Vladimir Platov, New Eastern Outlook 29.11.2020In preparazione per il possibile arrivo dell’amministrazione Joe Biden alla Casa Bianca, Donald Trump ha intrapreso ulteriori misure per completare la creazione di un blocco di potenze regionali col ruolo guida di Israele e Arabia Saudita sotto il pieno controllo degli Stati Uniti, per complicare le azioni di Biden nella costruzione di una nuova politica in Medio Oriente. Indubbiamente, l’urgenza era motivata da informazioni trapelate secondo cui Joe Biden e i suoi consiglieri avrebbero già preparato un futuro accordo nucleare coll’Iran e intendono rivedere la soluzione precedentemente promossa da Trump alla crisi del Medio Oriente, basata principalmente su Israele. Con questi obiettivi. e dato anche il precedente rifiuto di Riyadh di stabilire relazioni diplomatiche con Israele su istruzioni di Washington, come fecero Emirati Arabi Uniti e Bahrayn, fu predisposta la preparazione per incoraggiare questi due Paesi del Medio Oriente, fondamentali per gli Stati Uniti nella regione, a converge sotto gli auspici dell’amministrazione Trump. Allo stesso tempo, i timori di Israele erano attivamente utilizzati per eventualmente modificare l’atteggiamento di Joe Biden nei confronti della posizione dello Stato ebraico sulla questione palestinese e lo sviluppo dei territori arabi annessi. Lo stesso vale per le preoccupazioni di diverse famiglie saudite, tra cui il principe ereditario Muhamad bin Salman, per l’inasprimento della repressione da parte di Biden sul “caso Khashoggi”, da quando il presidente eletto ha definito l’Arabia Saudita, durante la campagna elettorale, “reietta” e promesso che avrebbe ostacolato la campagna militare del regno in Yemen.
In queste condizioni, il 22 novembre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accompagnato da Yossi Cohen, attuale direttore del Mossad, l’agenzia di intelligence d’Israele, effettuò una visita segreta in Arabia Saudita, dove “sotto la supervisione del segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo”, incontrò il principe ereditario Muhamad bin Salman. Netanyahu e Cohen volarono in Arabia Saudita sul jet privato dell’affarista Ehud Angel. Il primo ministro israeliano aveva utilizzato questo jet per la visita segreta in Oman per preparare gli “accordi di Abraham”, base per il futuro del Medio Oriente secondo i piani di Trump, e una serie di altri viaggi segreti nel mondo. Riferendosi a tale incontro, Mike Pompeo, senza rivelare i dettagli, indicò su twitter di aver avuto un incontro “costruttivo” col principe ereditario dell’Arabia Saudita. Quest’ultimo fu costretto a negoziare con Netanyahu. Secondo Kan, dell’Israel Public Broadcasting Corporation, i colloqui si concentrarono sull’Iran e sulla nuova amministrazione statunitense, guidata da Joe Biden, ma presumibilmente non furono raggiunti accordi significativi. I media israeliani non nascondono che il motivo principale dell’incontro era il consolidamento di Israele, Arabia Saudita e attuale amministrazione statunitense contro il ripristino dell’accordo nucleare iraniano da parte di Joe Biden. Riconoscono inoltre che l’incontro di Netanyahu con bin Salman “avvicinava i Paesi un passo a creare relazioni diplomatiche ufficiali anche prima della fine del mandato di Donald Trump”. The Guardian richiamava l’attenzione sulla particolare importanza dell’incontro, sottolineando che si tratta di “un incontro raro ad alto livello tra avversari di lunga data”.
Di comune accordo, le parti convennero di non rendere pubblica la visita. Si sono comportati con cautela a Riyadh, soprattutto perché la linea del principe ereditario sul riavvicinamento con Israele non coincide con la linea di suo padre e della famiglia. In precedenza, il ministro degli esteri dell’Arabia Saudita Faysal bin Farhan al-Saud avvertì che il regno è pronto a stabilire relazioni con Israele appieno solo dopo un trattato di pace israelo-palestinese. Allo stesso tempo, sulla base della decisione del principe ereditario bin Salman di presenziare a un simile incontro coi funzionari israeliani, si iniziò a vedere una correzione della posizione di Riyadh. Se prima l’Arabia Saudita e tutti gli Stati sunniti avevano inequivocabilmente una posizione pro-palestinese e anti-israeliana, ora venivano create nuove condizioni per costringere i palestinesi ad accettare il processo di pace e negoziare con Israele. Una conferma definitiva di ciò può essere, in particolare, il recente ritorno al lavoro di ambasciatori della Palestina richiamati da Emirati Arabi Uniti e Bahrayn dopo che questi Paesi stabilirono relazioni ufficiali con Israele. Non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione Trump per evitare le proteste per tali azioni che impediscono al futuro proprietario della Casa Bianca di perseguire una politica indipendente in Medio Oriente.
A tale proposito, è chiaro che non è nell’interesse di Riyadh stabilir contatti pubblici con Israele, a differenza di Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo necessita del bonus sulla piattaforma interna. Questo incontro trapelava solo in Israele, mostrando chiaramente il desiderio dei sostenitori di Netanyahu, date le recenti proteste intensificatesi contro la corruzione del primo ministro israeliano, di “vantarsi dei suoi meriti” sperando che i passi che ha intrapreso avvicinino il giorno in cui Tel -Aviv e Riyadh stabiliscano ufficialmente relazioni diplomatiche. Allo stesso tempo, i media israeliani promuovono attivamente la tesi che questa visita segreta significhi solo continuare la politica israeliana di espandere la cerchia dei partecipanti agli accordi di Abraham, attivamente sostenuta da Donald Trump. “Non è un’azione contro Biden. Si tratta di espandere il blocco dei Paesi amici di Israele in Medio Oriente. Ma l’emergente blocco filoamericano diventa anti-iraniano per definizione. Naturalmente, se Biden intende cambiare drasticamente il corso degli Stati Uniti nella regione, ora gli sarà più difficile farlo”, aveva detto Zvi Magen, l’ex-vicecapo di Nativ.
La notte dopo il suddetto incontro, diversi missili degli huthi sostenuti dall’Iran cadevano in Arabia Saudita. Alcune fonti dei social network notano che l’attacco missilistico avvenne 5 ore dopo che il primo ministro israeliano Netanyahu incontrava il principe ereditario dell’Arabia Saudita, il che non escluse i negoziati che potrebbero esserci sull’uso dello spazio aereo saudita da parte di Israele per un attacco aereo agli impianti nucleari iraniani di Natanz e Khondab. Un motivo particolare di tali timori potrebbe essere un messaggio, apparso su Israel Defense, che il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM, la cui area di responsabilità è il Medio Oriente) annunciava il trasferimento di uno squadrone di caccia F-16 dalla Germania agli Emirati Arabi Uniti per contenere l’aggressione e garantire sicurezza e stabilità nell’area di responsabilità del CENTCOM.

Vladimir Platov, esperto di problemi del Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio