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Perché l’imperialismo è obsoleto in America Latina

Vijay Prashad, Internationalist 360°, 26 novembre 2020

Il Ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza parla della relazione del Paese reciprocamente vantaggioso con la Cina, dell’azione degli Stati Uniti per imporre la Dottrina Monroe 2.0 e di come una nuova guerra fredda non possa essere consentita nella regione Nel settembre 2018, il Presidente Nicolás Maduro visitò la Cina, dove incontrò il Presidente Xi Jinping e firmò una serie di importanti accordi su commercio e cultura. Verso la fine del soggiorno, Maduro disse che i due Paesi avevano costruito “un rapporto di reciproco vantaggio e guadagno condiviso”. Tra questi accordi ce n’è uno che evidenzia la profondità della collaborazione: la Cina che partecipava alla Grande Missione per le Case del Venezuela (GMVV) costruendo più di 13000 case nella parrocchia El Valle di Caracas. L’attenzione dei media internazionali si concentrava sul commercio di petrolio tra Cina e Venezuela e sugli aiuti dalla Cina al Venezuela; ma le connessioni vanno oltre nella vita sociale delle persone che lottano per uscire dalle privazioni. Quando di recente ho chiesto a Jorge Arreaza, Ministro degli Esteri venezuelano, del rapporto tra il suo Paese e la Cina, menzionò queste migliaia di case. Era il benessere del popolo venezuelano a mantenere il suo interesse, non solo i grandi temi del petrolio e dell’industria. La Cina ha investito e prestato miliardi di dollari al Venezuela, un’infusione di capitale necessaria per una serie di sviluppi. La Cina, mi disse Arreaza, “fu importante nel garantire la sovranità del Venezuela poiché le aggressioni degli Stati Uniti sono aumentate negli anni”.

Solidarietà pandemica
A marzo, il governo cinese inviava due carichi di attrezzature essenziali per aiutare le autorità venezuelane nell’affrontare la pandemia. Questi furono seguiti da spedizioni di kit di test e ventilatori, medicinali e dispositivi di protezione. Quando 55 tonnellate di merci furono scaricate alla fine di marzo, l’ambasciatore cinese in Venezuela Li Baorong disse: “In tempi difficili, il popolo cinese e venezuelano stanno insieme”. L’arrivo di questi aiuti rientra nel filone dell’associazione strategica tra Cina e Venezuela. Un mese dopo, Li disse ad El Universal che “la Cina sostiene con forza gli sforzi compiuti dal governo venezuelano per garantire la salute e salvare vite umane nonostante le sanzioni unilaterali gravi e criminali”. L’ultima frase è la chiave: “sanzioni unilaterali gravi e criminali”. Si riferisce alla dura politica perseguita dal governo degli Stati Uniti contro il Venezuela; Questa è una politica iniziata da George W. Bush, approfondita da Barack Obama, e poi ulteriormente aggravata da Donald Trump, senza alcuna indicazione di allentamento da parte di Joe Biden. Durante la pandemia infatti gli Stati Uniti aumentarono la pressione sul Venezuela, anche impedendo al governo di accedere all’assistenza finanziaria e condurre il suo normale commercio, per non parlare delle minacce militari per rovesciare il governo.

La Cina continua a commerciare
Gli Stati Uniti, mi ha detto Arreaza, “arrivarono al punto di compiere atti di pirateria, fermando le navi nell’oceano rubandone il carico pagato dal popolo venezuelano”. Non solo gli Stati Uniti cercarono di bloccare il Venezuela, ma continuano a interferire negli affari politici del Venezuela; come il tentativo di minare le elezioni legislative che si terranno il 6 dicembre. La Cina ha ampiamente ignorato le sanzioni statunitensi al Venezuela, maggior beneficiario dei prestiti cinesi. “Quando la Cina afferma che continuerà a commerciare col Venezuela”, mi aveva detto Arreaza, “si oppone all’illegalità delle misure coercitive degli Stati Uniti imposte al Venezuela”. La difficoltà del Venezuela nel ripagare il debito verso la Cina è vista a Pechino come colpa delle sanzioni illegali, che ha reso impossibile la normale attività economica; La strategia cinese del “capitale paziente” e la comprensione della pressione geopolitica sul Venezuela sono fondamentali per comprenderne le relazioni.

Stati Uniti benvenuti nel commercio
L’anno scorso, gli Stati Uniti svilupparono un nuovo piano chiamato América Crece, un’iniziativa del governo per assistere le società private statunitensi negli investimenti nei Caraibi e America Latina; lo scopo del programma è impedire gli investimenti cinesi nella regione. “Gli Stati Uniti sono invitati a offrire un programma per aumentare la presenza delle proprie società nel nostro Paese”, mi disse Arreaza, “ma non hanno il diritto di impedirci di commerciare e collaborare con chiunque consideriamo più vantaggioso per i nostri interessi”. Non sono la Cina o il Venezuela che usano la pressione politica per bloccare gli investimenti del settore privato statunitense, se l’investimento è vantaggioso per il Paese, ma il governo degli Stati Uniti che dice esplicitamente che vorrebbe impedire gli investimenti cinesi nell’emisfero. Il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo era in Guyana per spingere gli investimenti della ExxonMobil nel Paese; durante la sua breve visita, Pompeo chiese al governo della Guyana di Irfaan Ali di evitare la Cina. “La Guyana, come il Venezuela, e qualsiasi altro Paese del mondo, del resto, ha il diritto di scegliere con chi collaborare”, mi aveva detto Arreaza. “Ma ciò che è chiaro è che gli Stati Uniti non possono imporre i propri pian al nostro continente o fingere di avere diritti da partner commerciale esclusivo”. Lo sviluppo di América Crece da parte del governo degli Stati Uniti, suggeriva Arreaza, è la “Dottrina Monroe 2.0”, riferendosi alla Dottrina Monroe del 1823 che gli Stati Uniti usarono per rivendicare l’influenza territoriale su tutto l’emisfero americano. “Il colonialismo è obsoleto in questa regione”, aveva detto Arreaza. “Non possiamo permettere che un nuovo scenario di guerra fredda venga imposto alla nostra regione”.

Non interferenza dalla Cina
I governi dell’America Latina e dei Caraibi con stretti legami coli Stati Uniti lottarono durante questa pandemia per gestire i legami con la Cina. Il ministro della Salute brasiliano annunciò ad ottobre che il Paese avrebbe acquistato i vaccini COVID-19 dalla Cina; Il presidente Jair Bolsonaro, fedele alleato di Trump e Pompeo, scrisse in modo aggressivo su twitter : “Il popolo brasiliano non sarà la cavia di nessuno”, rifiutando l’acquisto di questi vaccini solo per motivi geopolitici. Tuttavia, molti di questi governi dovettero continuare a commerciare con la Cina, l’unica grande economia al mondo che può uscire dalla recessione del coronavirus. La Cina, dice Arreaza, commercia coi Paesi senza interferenze nei loro affari interni. Questo è diverso dal modello occidentale, in particolare quello supervisionato dal Fondo monetario internazionale (FMI) che spinge per l’aggiustamento strutturale accanto ai prestiti. Poiché la Cina rispetta le scelte sovrane di un Paese, Arreaza mi diceva: “La Cina ha dimostrato di essere un partner affidabile della regione e può continuare a svolgere un ruolo chiave nel nostro sviluppo per molti anni ancora”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio