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Guatemala: tanto va al lardo il gatto…

Guillermo Alvarado, Bolivar Infos, 25 novembre 2020Il Guatemala ha vissuto un fine settimana intenso, quando centinaia di migliaia di persone nella maggior parte del Paese sono scese in piazza per protestare contro il bilancio approvato dal Congresso della Repubblica su proposta del presidente Alejandro Giammattei. Da mesi il clima politico in questo Paese centroamericano è teso a causa della sfiducia della popolazione nelle autorità, che accusano di utilizzare fondi pubblici in modo inappropriato. La rabbia s’intensificava quando si apprese che nel la riunione segreta tenutasi all’alba del 24 novembre, i parlamentari davano via libera alla bozza dell’esecutivo che prevede grossi tagli ad istruzione, salute, diritti umani e protezione sociale. D’altro canto, aumentavamo i fondi per settori tradizionalmente fonte di corruzione, come le opere infrastrutturali, generalmente costose e cadenti. Ridurre gli investimenti nella salute in un Paese precipitato nella grave crisi sanitaria del Covid-19, che ha infettato 120000 persone e ne ha uccise altre 4000, secondo dati al ribasso, e devastato dagli uragani Eta e Iota, è considerato da molti un crimine.
Il bilancio dello Stato è, come tutti sanno, il ritratto più accurato della direzione del governo. Il modo in cui vengono investite le risorse rivela, al di là dei discorsi, gli interessi supremi degli eletti dalla popolazione per gestirle. Un fatto attirava molta attenzione nelle proteste, a Città del Guatemala, l’incendio di parte del Congresso, presumibilmente causato da manifestanti euforici e violenti. Vi sono immagini sui social network in cui si vede un piccolo gruppo, non centinaia o migliaia come affermano certi media, rompere le finestre per gettare sostanze infiammabili all’interno e la polizia a due o tre metri di distanza. Gli agenti non fecero assolutamente nulla per impedire tale vandalismo, servito come scusa dal presidente Giammattei per giustificare la repressione e minacciare punizioni severe a chi manifesta.
È una crisi politica in via di sviluppo dalla fine imprevedibile. Poche ore prima dell’inizio delle marce, il vicepresidente Guillermo Castillo Reyes dichiarò di chiedere al capo dello Stato di presentare congiuntamente le dimissioni per placare l’indignazione popolare. Lo spartiacque nella formula di governo aggiunge nuovi elementi nel peggioramento della situazione perché, come si suol dire, tanto va al lardo il gatto, che ci lascia lo zampino.

Traduzione di Alessandro Lattanzio