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Lo scopo ideologico della propaganda anti-cinese

Rainer Shea, 24 novembre 2020

Le infinite ondate di propaganda demonizzante a cui siamo stati sottoposti sulla Cina negli ultimi anni. così come sulle nazioni socialiste Cina, Corea democratica e Cuba, servono a escludere chi si trovano nel raggio del controllo imperiale dalla consapevolezza che la propria vita possa essere realisticamente diverso. La classe dirigente capitalista dell’impero USA/NATO, che cerca di intensificare l’austerità per mantenere alti i profitti nel declino imperiale e il collasso economico, non può permettere alle masse su cui governano di scoprire che il socialismo ha successo nel mondo proprio ora. Il blocco dei Paesi che rimane geopoliticamente fedele agli Stati Uniti durante il passaggio a un mondo multipolare è costituito da Canada, Regno Unito, Australia, India, Giappone e Corea del sud. Questi sono Paesi che partecipano attivamente alla guerra fredda di Washington contro la Cina, o che possono essere probabilmente portati all’ovile coi piani di unificazione imperiale come la NATO 2030 (che mira ad espandere la NATO agli alleati dell’Asia-Pacifico di Washington). Altrimenti, Washington si ritrova sempre più isolata negli sforzi per sottomettere la Cina semplicemente perché la sua ascesa rende necessaria a sempre più Paesi collaborare economicamente con Pechino. Paesi come l’Australia, che quasi sempre si schiera con Washington nella guerra asimmetrica contro la Cina, subisce di conseguenza un dannoso isolamento economico. Anche se Biden cerca di riparare i danni che la bellicosità senza compromessi di Trump su Cina e Russia ha creato nelle relazioni di Washington con molti alleati meno fedeli, tale guerra fredda persisterà a causa dell’insaziabile desiderio dell’impero di mantenere l’egemonia globale. Ciò continuerà ad esacerbare le tensioni economiche interne e gli scontri diplomatici che l’impero USA/NATO sperimenta ultimamente. E queste crisi, come recentemente notava Justin Trudeau, mettono ovunque la classe dirigente capitalista in una posizione sempre più instabile: “Il mondo è in crisi. Invece di incrociare le dita e sperare che le grandi potenze lo capiscano, diamo un’occhiata a cosa possiamo fare per cambiare insieme… Non aspettiamo che qualcun altro agisca, facciamolo noi stessi”.
Per gli imperialisti, questo allegro appello all’azione comporterà maggiore rafforzamento militare, riduzione di salari e benefici sociali per la classe lavoratrice globale e l’inasprimento dei poteri da stato di polizia. Quest’ultimo sviluppo recentemente si mostrava nel Regno Unito. Le azioni del governo per l’approvazione di una legge spycops che consenta omicidio e stupro sanzionati dallo stato, e il perseguimento della Francia di una nuova legge che costringa i bambini musulmani ad avere numeri d’identificazione. Politiche più fasciste come queste continueranno ad apparire nei prossimi anni, anche nelle “democrazie” liberali come gli USA di Biden.
Come possono gli imperialisti impedire che queste realtà sempre più atroci nella vita nel blocco filo-Washington sfocino in crescita della coscienza di classe? Come si può reprimere lo spettro di Marx e Lenin, con la rabbia delle masse va dirottata sui campi politici liberali che non minacciano il sistema? Con un’intensa campagna per convincere le masse che le idee di Marx e Lenin non vanno seguite, perché gli attuali esempi funzionanti di esse sono di gran lunga peggiori di qualsiasi cosa che esista col capitalismo. Questo è lo scopo dei titoli dei giornali che affermano che la Cina compie un genocidio contro gli uiguri, che la dipingono come una minaccia alla libertà di Hong Kong e Taiwan, che ne demonizzano il sistema politico come oligarchia oppressiva che promuove ambizioni imperialiste globali. Quest’anno, la propaganda della Think Tank Development Initiative per l’Ucraina utilizzava tali idee nel tentativo di mettere il sentimento del pubblico ucraino contro la Cina: “Il Partito Comunista Cinese non è amico di nessuno, né vero partner; vuole dominare il mondo e minare la democrazia liberale. Utilizza investimenti in infrastrutture strategiche, cattura d’élite (coltivare individui potenti), ricatti politici, attacchi informatici e disinformazione, come abbiamo visto negli ultimi anni, e specialmente nella pandemia COVID-19. Il sogno cinese si trasforma in incubo cinese. L’approfondimento delle relazioni con la Cina, se non da una solida posizione di forza, metterà sicuramente a repentaglio le relazioni cogli Stati Uniti? Un paese in cui l’opposizione al nuovo imperialismo cinese è l’ultimo grande tema che unisce i partiti repubblicano e democratico”.
Questi sono gli inganni che gli imperialisti usano per ritrarre il loro sistema sempre più infernale come l’unico ordine politico che va sostenuto. Vogliono capovolgere la realtà di ciò che succede in Cina e negli altri Paesi socialisti in modo che le masse non facciano il salto ideologico verso il sostegno al marxismo-leninismo. Anche se la Cina è praticamente l’unico Paese i cui standard di vita sono aumentati quest’anno nella depressione nel mondo capitalista, la Corea democratica non ha praticamente subito danni dal Covid-19, Laos e Vietnam l’hanno affrontato in modi altrettanto efficaci, e Cuba sta avendo il vaccino nonostante le sanzioni degli Stati Uniti rallentino il progresso in questo senso. Questi Paesi comunisti sono visti come tirannie nell’immaginario anticomunista. Quest’anno, la neoliberale Heritage Foundation si assicurava che tutti coloro che la considerano un’autorità ricevano questo messaggio sui cinque Paesi, martellando nelle loro teste: “Dopo 60 anni di “Revolucion”, il popolo cubano ancora aspettao le elezioni democratiche promesse da Fidel Castro. I leader socialisti hanno promesso di abbattere i dittatori solo per sostituirli con le loro dittature marxiste in luoghi come Cina, Corea democratica, Vietnam e Laos”. Nella religione dell’anticomunismo, tutti i pensieri sulla classe devono iniziare e finire con questo. Non importa quanto diventi necropolitico il capitalismo (e se pensare che il capitalismo sia pessimo adesso, nei prossimi decenni produrrà orrori che non vorremmo immaginare), l’alternativa è senza dubbio peggiore.
Un ritratto invertito delle condizioni della Cina moderna è fondamentale in questo. Anche se il Partito Comunista Cinese ha appena annunciato di aver eliminato la povertà nelle poche contee in cui persisteva, prima di quest’anno, i media occidentali cercano di far credere all’opinione pubblica nordamericana il contrario. Tali propagandisti spacciano (prese direttamente dalla NATO, dal governo degli Stati Uniti e dall’industria delle armi) che affermano che in Cina c’è massiccio lavoro forzato autorizzato dallo Stato. Lo fanno dipingendo gli uiguri come oppressi, sfruttati e detenuti a milioni (questa cifra proviene da studi altrettanto inaffidabili condotti da fondamentalisti cristiani di estrema destra). Affermano che la Cina imprigiona “veri marxisti”, anche se tali marxisti sono in realtà infiltrati di organizzazioni di facciata imperialiste come il National Endowment for Democracy (il gruppo che era dietro lo sforzo di ritrarre la popolazione di Hong Kong come oppressa dal PCC). Dipingono la RPC esattamente come i Paesi pro-USA. Il blocco dell’impero è palesemente genocida nei confronti di gruppi sfavoriti, governato da un gruppo irresponsabile di oligarchi ed è sempre più priva di diritti umani per la popolazione generale. Lo fanno perché non vogliono che guardiamo oltre il muro della censura imperialista, delle manipolazioni narrative e del fanatismo radicato culturalmente per vedere che il socialismo lavora per centinaia di milioni di persone nel mondo. Vogliono che restiamo fedeli alle forze del capitalismo e dell’imperialismo, rimanendo nei nostri rispettivi campi liberali o reazionari. E se diventiamo anticapitalisti, vogliono che manteniamo l’indottrinamento sulla natura malvagia degli stati socialisti in modo da non abbracciare una linea rivoluzionaria coerente. Perché pensate che gli imperialisti dipingano la Cina come intenzionata a “minare” la società liberale, anche se non cerca di immischiarsi negli affari di altri Paesi, tanto meno fomentare le rivoluzioni? Perché la stessa presenza dell’ideologia marxista-leninista guida della Cina è una minaccia per l’impero. E se riescono a far sì che tutti odino visceralmente la Cina, possono convincere tutti ad allontanarsi da una coscienza rivoluzionaria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio