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Joe Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti, persa l’ultima carta di Trump

EADaily, 24 novembre 2020

Il 23 novembre 2020, la Commissione elettorale del Michigan ha certificato la vittoria di Joe Biden nello Stato. Due dei suoi membri, rappresentanti del Partito Democratico, hanno votato per confermare ufficialmente i risultati della votazione. Le opinioni degli altri due rappresentanti, i repubblicani, erano divise. Uno, Van Langevelde, ha votato per confermare i risultati delle elezioni, l’altro, Schinkel, si era astenuto. La decisione della commissione elettorale del Michigan vanifica l’ultima speranza di Trump di invertire la tendenza: il tentativo di bloccare il processo di conferma ufficiale dei risultati elettorali negli Stati in difficoltà. Il nome della sconfitta di Trump in questa caso è “Van Langevelde”.
La “strategia” di Trump per cambiare i risultati delle elezioni bloccando la tabulazione ufficiale dei risultati delle votazioni negli Stati contesi, Michigan, Wisconsin, Arizona e Pennsylvania, è fallito. In seguito a ciò, il presidente Trump ha immediatamente ordinato al capo dell’amministrazione dei servizi generali (GSA) Emily Murphy d’iniziare il trasferimento del potere all’amministrazione di transizione di Joe Biden. Trump l’annunciava sulla sua pagina twitter. Quindi, Trump de facto riconosce la vittoria del democratico Joe Biden alle elezioni. Chi non si era congratulato con Biden all’estero può iniziare a farlo dal 24 novembre 2020. Ricordiamo che la scorsa settimana il presidente in carica degli Stati Uniti Donald Trump aveva ancora annunciato la vittoria. Ma i tentativi di Trump di contestare i risultati delle elezioni nei tribunali del Paese falliscono perché i suoi avvocati non possono dimostrare il broglio elettorale. In Georgia, la vittoria di Biden fu ufficialmente confermata dopo aver ricontato manualmente quasi 5 milioni di schede. Allo stesso tempo, è importante notare che è impossibile identificare le false schede nel totale di quelle inviate per posta. Il Comitato Nazionale Repubblicano e la leadership del partito nel Michigan vorrebbero che la certificazione elettorale dello Stato aspetto due settimane. Si ipotizzava che durante questo periodo verrebbero indagate le violazioni nelle elezioni nella contea di Wayne, la più grande dello Stato con la città di Detroit. Ma i legislatori del Michigan decisero la scorsa settimana che non avrebbero messo in dubbio la vittoria di Joe Biden se confermata dopo il conteggio dei voti fosse completato. Il Michigan segue una “normale procedura” per il conteggio dei voti. I procedimenti sulle violazioni nel collegio elettorale di Wayne continueranno, ma non influenzeranno più l’esito complessivo del voto.
Dopo questi fallimenti, Trump ebbe qualche speranza nel tentativo di bloccare la dichiarazione della vittoria ufficiale negli Stati contesi, nel primo turno in Michigan. In caso di risultati di votazione contestati nei singoli Stati ci sarebbe stato un problema nel determinare la scelta degli elettori di quegli Stati. Il piano approssimativo di Trump era il seguente. Le legislature dominate dai repubblicani degli Stati contesi di Wisconsin, Michigan e Pennsylvania avrebbero dovuto dichiarare il conteggio dei voti non valido a causa dei brogli ed inviare gli elettori repubblicani a Washington per votare il 14 dicembre. Lì, gli elettori avrebbero votato il candidato repubblicano, dando a Trump un vantaggio di 270 voti. Si noti che la Costituzione degli Stati Uniti non prevede l’obbligo degli elettori di seguire i risultati delle votazioni nei loro Stati. Inoltre, i singoli Stati possono modificare retroattivamente le leggi che disciplinano le elezioni. Ma questo, ovviamente, sarebbe immediatamente contestato in tribunale dagli avvocati democratici. Il tentativo di Trump di bloccare la certificazione dei risultati elettorali nei singoli era da subito inaffidabile. Ad esempio, nel Michigan, il governatore democratico Gretchen Whitmer poteva semplicemente licenziare i membri dell’attuale commissione elettorale per aver rifiutato di confermare i risultati elettorali e nominare una nuova composizione che confermasse ufficialmente la vittoria di Biden. Gli sforzi di Trump per contestare i risultati delle elezioni erano viziati da litigi interni e divisioni tra i repubblicani. La campagna di Trump espulse l’avvocato conservatore Sidney Powell dal suo team di alto profilo. Inoltre, si era saputo che la scorsa settimana Trump fece pressioni sui funzionari elettorali, principalmente nel Michigan. Si era scontrato coi governatori repubblicani Brian Kemp della Georgia e Mike Devine dell’Ohio per non aver sostenuto l’affermazione che a Trump hanno “rubato” le elezioni.
Trump ha potere sui governatori repubblicani attraverso gli elettori primari del GOP in ogni Stato e distretto. Può influenzare le primarie del futuro governatore, desiderare che gli indesiderati siano eletti o rieletti. Molti dei sostenitori di Trump sono convinti che le elezioni gli siano state usurpate. Ciò potrebbe aumentare la fedeltà degli elettori dello Stato a Trump. Trump si è già impegnato in una campagna contro la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, che non l’aveva sostenuto nella campagna elettorale. Tali azioni del presidente indicano la volontà di Trump di “guidare” il Partito Repubblicano dopo la sconfitta alle elezioni del 2020. A questo proposito, crescono i timori ai vertici del Partito Repubblicano che le attività politiche di Trump rendano impossibile al partito di voltare dalla pagina “Trump”. Alcuni repubblicani hanno rotto con Trump negli ultimi giorni esortandolo ad accettare i risultati delle elezioni. “Onestamente penso davvero che sia giunto il momento… beh, era già passato il momento per iniziare la transizione, almeno cooperare con la transizione”, aveva detto il senatore Kevin Kremer, repubblicano del Nord Dakota. Il senatore repubblicano del Tennessee Lamar Alexander aveva detto che ci sono “ottime possibilità” che Biden diventi presidente e che dovrebbe iniziare il trasferimento. Dopo la decisione di un giudice federale della Pennsylvania, il senatore repubblicano J. Pat Toomey dello Stato affermò che il presidente aveva “esaurito tutte le possibili opzioni legali” e si è ulteriormente congratulato con Biden per la vittoria. L’ex-governatore repubblicano W. Chris Christie del New Jersey, sostenitore di lunga data di Trump, aveva detto che era ora che il presidente smettesse di contestare i risultati delle elezioni. Christie disse che la squadra legale di Trump è una “disgrazia nazionale” degli USA. La famigerata oppositrice nel GOP di Trump, la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, aveva detto che i tribunali consideravano ancora infondate le affermazioni di Trump. Definiva la “campagna di pressione” sui legislatori statunitensi per influenzare l’esito delle elezioni inaudita e incompatibile col processo democratico. “È ora di iniziare un processo di transizione completo e formale”, aveva detto. Si scopre che il 23 novembre il presidente Trump ha seguito questo consiglio dei senatori repubblicani.
Ora si va al 14 dicembre 2020, quando si svolgerà un voto del collegio elettorale che determinerà finalmente la vittoria di Biden. La nomina del presidente Biden avverrà il 20 gennaio 2021, indipendentemente dal fatto che Trump ammetta o meno la sconfitta. Dopo, i servizi segreti nordamericani custodiranno il nuovo presidente degli Stati Uniti e l’ex presidente Trump diventerà un privato. Le forze armate riconosceranno Biden loro comandante in capo. Trump non può effettuare un colpo di Stato affidandosi a servizi speciali ed esercito, poiché la loro leadership ha già formato gruppi per contrastare in anticipo tale tentativo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio