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Sulla destabilizzazione di America Latina e mondo arabo

René Naba, Madaniya 21 maggio 2020

America Latina e mondo arabo: due blocchi geopolitici che presentano forti convergenze
Venezuela, Bolivia, Brasile, la destabilizzazione dell’America Latina va di pari passo con quella del mondo arabo (Iraq, Libia, Siria, Yemen, Sudan) in quanto questi due blocchi geopolitici presentano forti convergenze dovute alloro posizionamento strategico ed omogeneità socio-culturale, al di fuori del mondo anglosassone. Se la destabilizzazione abortita di Nicolas Maduro (Venezuela) rispose al desiderio degli Stati Uniti di punire un alleato privilegiato dell’Iran in Sud America, la spinta dell’ultradestro Jair Bolsonaro in Brasile un tentativo di parassitare i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), il gruppo di cinque Paesi, leader dell’emergente mondo multipolare, di cui il Brasile di Lula Da Silva era membro attivo e attraente. L’America bianca suprematista di Donald Trump sdimostrando che non tollera la mescolanza umana, per non parlare del meticciato. Con la forte popolazione di 50 milioni di persone di origine “latina”, teme un trabocco demografico che metterà in dubbio la supremazia del potere WASP (White Anglo Saxon Protestant) a causa del ruolo galvanizzante dell’Hispaniland nella dinamica contraria all’ordine mondiale. In questo contesto si colloca la costruzione del muro dell’aparttheid tra Stati Uniti e Messico, membri della stessa zona di libero scambio NAFTA.Liberato Lula Da Silva gettato in carcere per corruzione da un più corrotto di lui, Michael Temer, ma di destra, mentre Lula era afflitto da vizi irrimediabili in quanto questo ex-sindacalista, peraltro presidente di razza mista brasiliana.

Jair Bolsonaro e la deforestazione della foresta pluviale amazzonica
“Nel 2018, il mondo ha perso 12 milioni di ettari di foreste tropicali, l’area pati al Nicaragua”, secondo un rapporto pubblicato alla fine del 2019 dal World Resources Institute (WRI), di cui 3,64 milioni di foreste tropicali primarie essenziali per clima e biodiversità. Secondo questo rapporto annuale condotto da Global Forest Watch, il 2018 si classifica come il quarto anno peggiore in termini di deforestazione tropicale, dopo 2016, 2017 e 2014. La situazione potrebbe peggiorare ulteriormente in Brasile perché, secondo l’ONG Imazon, la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è aumentata del 54% dal gennaio 2019 e dall’avvento al potere del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, rispetto al gennaio 2018.

Evo Morales
Cinquant’anni dopo la morte del Che, un “colpo di Stato razzista” rovesciava Evo Morales dal potere, secondo il regista Jules Falardeau, autore del film “Journal de Bolivie” presentato in anteprima al 41° Festival del Nuovo cinema latinoamericano a L’Avana, Cuba, a dicembre 2019. Il colpo di Stato in Bolivia mirava infatti a sanzionare la decisione di Evo Morales di ordinare lo sfruttamento industriale del Litio, materiale strategico chiave, e ad espandere la sfera di influenza d’Israele in America Latina. Fuori quindi anche Evo Morales, indigeno, autentico “nativo americano” di un continente saccheggiato dall’uomo bianco venuto dall’Europa, come gli antenati tedeschi di Donald Trump. In effetti, l’obiettivo degli Stati Uniti è costruire fortezze israeliane sui gradini dell’Impero nordamericano per evitare l’aggiramento dalla Cina dal cono sud come l’Europa fu aggirata dall’Africa.

Il caso del Venezuela: lo stratagemma di Nicolas Maduro, il SEBIN umilia la CIA
L’elezione del peronista Alberto Fernández, il 27 ottobre 2019, alla presidenza argentina al posto del miliardario Mauricio Macri ha in qualche modo ridotto la pressione su Nicolas Maduro, che da tre anni è sottoposto ad una regolare destabilizzazione guidata dall’estremista John Bolton. Per rovesciare il successore di Hugo Chavez, il quartier generale del Pentagono (USSOUTHCOM) responsabile dell’America centrale e meridionale aveva istituito sistemi di spionaggio tecnologico (TECHINT – intelligence tecnica) al fine di valutare, analizzare e interpretare le informazioni relative al materiale bellico dell’esercito venezuelano. Si tratta di mezzi tipo MASINT (misurazione della firma ed intelligence) che ricevono a distanza vibrazioni, pressione ed energia calorica prodotta dai sistemi di combattimento. Esistono anche altri mezzi (ELINT) per le emissioni dei sistemi radar e di radionavigazione che equipaggiano i sistemi missilistici terra-aria, gli aerei e le navi militari del Venezuela. Ma la maggior parte dei mezzi di spionaggio venivano utilizzati per intercettare le reti di comunicazione (COMINT). La National Electronic Intelligence Agency (NSA) dispone di una rete chiamata ECHELON, progettata per intercettare e registrare comunicazioni via telefono, fax, radio e traffico dati coi satelliti-spia statunitensi. Tuttavia, il SEBIN, il servizio di controspionaggio venezuelano (SEBIN: Servicio Boliviariano de Intellicia Nacional) inflisse un’umiliazione alla CIA infiltrandosi in tutti i gruppi di opposizione con agenti fedeli al regime di Caracas, per un’operazione di intossicazione psicologica, in particolare “fughe” verso la CIA, sull’intenzione di diversi generali pronti a tradire il Presidente Nicolas Maduro. La “diserzione” del generale Manuel Figuera, capo del SEBIN, la liberazione di Leopoldo Lopez dagli arresti domiciliari, e l’assegnazione ar Juan Guaido di un plotone di soldati appartenenti al SEBIN, per prendere la guarnigione di Carlota di Caracas, più di 1000 soldati, facevano parte dell’operazione per avvelenare gli agenti della CIA convincendo Washington del successo del colpo di Stato. Un secondo tentativo di invasione avvenne un anno dopo, nel maggio 2020, dopo l’appello alla rivolta all’esercito lanciato da Juan Guaido che aveva tentato invano, il 30 aprile 2019, di incitare le caserme alla ribellione contro il Presidente Nicolas Maduro. Il presidente venezuelano mostrò i passaporti dei due sospettati, presentati come Luke Denman, 34 anni, e Airan Berry, 41. L’ufficio del procuratore venezuelano accusò il capo dell’opposizione Juan Guaido di reclutare “mercenari” con fondi petroliferi bloccati dalle sanzioni statunitensi, per fomentare il tentativo di “invadere” il Paese via mare. Il potere chavista accusa Juan Guaido di essere coinvolto in complotti contro il presidente socialista, coll’aiuto di Colombia e Stati Uniti. Nicolas Maduro continua a godere dell’appoggio dell’esercito, fulcro del sistema politico venezuelano, ma anche di Cina, Russia e Cuba. Infatti le rivolte in Venezuela, Algeria, Sudan, Libia, Iraq e Libano mirarono a spaccare società civile e istituzioni giuridiche per smantellare gli eserciti nazionali. Come al tempo dell’implosione del blocco sovietico, la NATO si era impegnata a smembrare le entità federali (URSS, Jugoslavia) che considerava un freno alla sua espansione verso est.

La legge malvagia del “bando musulmano”
Donald Trump segnò l’ingresso in carica coll’attuazione della legge malvagia del “bando musulmano”, che cercava di criminalizzare i contestatori dell’egemonia nordamericana nella sfera musulmana, in via prioritaria l’Iran, i loro leader, e gli alleati Siria, Iraq, Yemen, Libano, favorendo rapporti esclusivi con le petromonarchie del Golfo, belluine ed estremiste, ma dall’umiliante impotenza per la dirigenza nordamericana. Dal ritiro unilaterale dall’accordo nucleare internazionale iraniano, al riconoscimento unilaterale di Gerusalemme come capitale d’Israele, al trasferimento dell’ambasciata nordamericana da Tel Aviv a Gerusalemme, alle sanzioni internazionalmente illegali contro Hezbollah libanese, al via libera all’annessione degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, all’incoraggiamento dell’alleanza tra petromonarchie e Israele, Donald Trump mirava a promuovere un “Islam illuminista”, invariabilmente addomesticato all’impero israeliano-nordamericano. La distruzione di Libia e Siria prese di mira due Paesi repubblicani, alleati di Russia e Cina, con risorse energetiche e senza debito estero. Aveva lo stesso obiettivo: la distruzione di ogni opposizione alla globalizzazione finanziaria secondo lo schema capitalista nordamericano. Iniziata dall’economista Milton Friedman della School of Chicago, la teoria fu molto corrosiva nell’applicazione alle economie del Cono meridionale d’America…. Prima che la pandemia di coronavirus svelasse mistificazione e devastazioni della “globalizzazione felice”. L’America Latina e il mondo arabo costituiscono due blocchi che presentano una grande omogeneità culturale. La prima, prevalentemente latina e di cultura cristiana, si trova nell’entroterra strategico degli Stati Uniti; la seconda, prevalentemente di lingua araba e musulmana, è una zona di transizione tra Europa e Asia, articolazione di tre continenti (Europa, Africa, Asia) vicino ai principali giacimenti petroliferi, ed incrocio delle principali rotte marittime (Stretto di Gibilterra, Canale di Suez, Stretto di Hormuz). Una situazione che spiega la guerra clandestina condotta da Israele contro Hezbollah non solo in Siria e Libano, ma anche in Africa e America, retrovie di una guerra planetaria.

Washington Consensus: indebito vincolo
Beneficiando del contesto della crisi ideologica globale legata al crollo del comunismo sovietico negli anni ’80, gli Stati Uniti imposero all’America Latina il terribile “Washington Consensus”, un insieme di misure di ispirazione liberale riguardanti i mezzi per rilanciare la crescita economica, soprattutto nelle economie in difficoltà a causa del debito, come in America Latina. In America Latina, il “decennio perduto”, gli anni ’80, fu segnata da profonda crisi economica, devastante iperinflazione, crollo sociale ed instabilità politica. La crisi del debito estero scacciò questo continente dai mercati finanziari, privandolo di investimenti esteri, con un trasferimento netto (negativo) di risorse finanziarie per 25 miliardi di dollari all’anno verso Nord. Elemento costitutivo del capitalismo, sistema strutturalmente patriarcale, il debito appare come strumento neocoloniale con impatti disastrosi sulle popolazioni del Sud. Il Washington Consensus fu stabilito equamente dalle principali istituzioni finanziarie internazionali di Washington (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale) in coordinamento col dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Ispirato dalla Scuola di Chicago, riprese le idee avanzate dall’economista nordamericano John Williamson, discepolo dell’economista ultra liberale Milton Fridedman. L’autore, deluso, scoprì, dieci anni dopo, di essere stato frainteso (“il termine è ora usato come una caricatura della mia definizione originale”, scrisse nel 1999). Mentre il contro-modello comunista era scomparso, le alternative al “Washington consensus” lottavano per affermarsi, ma emersero alcuni altri percorsi, che si potrebbero descrivere come via di mezzo tra gli estremi del capitalismo sregolato e comunismo, proposti da post-keynesiani e alterglobalisti. Così, nel 2003, nacque un consenso competitivo nelle economie latinoamericane vittime della crisi del 1982. Il consenso di Buenos Aires, tuttavia, ebbe scarso impatto fuori dal subcontinente. Oggi è messo in discussione dal ritorno al potere della destra nella regione. In un contesto di crisi sistemica del debito delle economie occidentali, l’ascesa della Cina a potenza planetaria, l’istituzione dello yuan come valuta per il regolamento delle transazioni petrolifere tramite la Borsa di Shanghai e lo sviluppo di ‘un’economia di baratto tra Russia e vicini del Medio Oriente (Iran, Turchia, Siria, Libano), gli Stati Unit, in riflusso si piegano sulle riserve di caccia in Sud America e Medio Oriente. L’assoluto unilateralismo nordamericano di Donald Trump segna l’inizio del “discredito” della democrazia occidentale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio