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Sahara occidentale: “La guerra finirà quando il popolo saharawi otterrà l’indipendenza”

Carlos Aznarez, Internationalist 360°, 19 novembre 2020La guerra è scoppiata di nuovo nel Sahara occidentale, a seguito di una chiara provocazione del Regno del Marocco, invasore e usurpatore del territorio sahariano, dopo che i colonialisti spagnoli si ritirarono dalla regione. Ora il Frente Polisario e l’Esercito di liberazione saharawi sono impegnati nella lotta armata non solo per rispondere agli aggressori entrati nell’area di Guerguerat (valico strategico che porta alla Mauritania) ma anche per avvertire che la lotta finirà solo con un referendum per la definitiva emancipazione di questi territori, altrimenti, se il Marocco continua a negarlo, s’impadronirà con la forza delle armi dell’agognata indipendenza. Per discutere di tutto questo, abbiamo contattato il rappresentante della Repubblica Araba Democratica Saharawi per l’America Latina, Muhamad Ali Mulay Ahmad.

Come vede lo sviluppo della situazione in questi giorni, quando il cessate il fuoco è stato violato dal Marocco e la vigorosa risposta del Fronte Polisario e della Repubblica Araba Democratica Saharawi?
Il problema è iniziato molto tempo fa. Dobbiamo ricordare che il Marocco era deciso a realizzare una soluzione politica negli anni di guerra. Non sopportando la guerra allora bussarono alle porte delle Nazioni Unite, fin quando nel 1988 non fu forgiata l’idea di un Piano di Pace con un referendum. Infine, nell’ottobre 1991, col cessate il fuoco, emerse il lavoro della commissione per la configurazione dell’organo elettorale. Il piano di pace affermava che il censimento doveva servire da base. Non appena questa operazione fu completata, il referendum era previsto per gennaio 1992. Questa missione delle Nazioni Unite nel Sahara si chiama MINURSO, cioè la Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale. Al tempo, il Marocco disse che non sarebbe stato d ‘accordo e rifiutò poiché non poteva istituire un corpo elettorale che gli avrebbe dato la vittoria, e iniziò a boicottare il Piano di Pace. Iniziò a opporsi e a cercare soluzioni diverse dal referendum; da allora sono passati 29 anni, aspettando di risolvere un problema molto semplice: il diritto del popolo saharawi di decidere il proprio futuro, come previsto nella risoluzione delle Nazioni Unite nel 1963. Poi, nel 1964, il Marocco dimostrò le sue intenzioni d’invadere e la questione fu presa al Tribunale dell’Aia. Questo tribunale fu molto chiaro: il Sahara occidentale prima della presenza spagnola era terra di nessuno. Furono i saharawi che si organizzavano a modo loro e vivevano liberamente; non avevano alcun rapporto di vassallaggio o sottomissione o appartenenza a Marocco o Mauritania. Da quel momento, si passa all’argomento dell’invasione. Cosa è successo? Invece di fare ciò che il Portogallo fece con Timor, la Spagna fece il contrario, la Spagna ufficiale la vendette al nuovo invasore, collaborandovi e continuando a collaborare. Al Marocco fu concesso di presentare un’opzione, quella dell’autonomia, dicendo che “l’unica opzione che ho per i saharawi è l’autonomia”. Ma in questi 29 anni, cosa fecero: saccheggiarono le ricchezze dei saharawi, reprimendoli sotto gli occhi delle Nazioni Unite, senza che nessuno facesse nulla. L’unica opzione rimaste fu che i saharawi fossero solo parte del Marocco. Il diritto all’indipendenza del popolo saharawi fu usurpato e non l’accettiamo. Il Marocco commise l’errore di rompere il cessate il fuoco.

Ora, in questo contesto, la manifestazione pacifica che i civili saharawi stavano tenendo un Guerguerat intendeva rendere visibile la necessità di riportare in superficie il referendum senza provocare lo scontro a fuoco, avvenuta a causa del Marocco.
La popolazione saharawi nel corso degli anni, i giovani, le donne, gli uomini, l’esercito, i quadri politici, fecero pressioni sulla leadership del Paese, dicendo che dobbiamo rompere con le Nazioni Unite, perché non porteranno a nulla. Anche gli abitanti della regione occupata fecero pressione, escono quotidianamente e affrontano il nemico. Poi arrivò il momento in cui si diceva “è finita, chiuderemo Guerguerat”. Guerguerat è dove passano le ricchezze saharawi che saccheggiano. Al Marocco non è consentito aprire alcun valico e, quando volle farlo nel 2001, l’ex-segretario generale delle Nazioni Unite si rifiutaò di permetterlo. Oggi, con questa segretaria, è stato possibile farlo. Quindi, cosa ci viene detto: non impediremo ai saharawi di manifestare, e non lo impediremo nemmeno nei campi, non impediremo di manifestare contro di noi, non impediremo di assistervi. Le persone nei campi possono testimoniarlo. C’è libertà di espressione, libertà di riunione. Dissero: “Lo chiuderanno perché è la loro terra e non accetteranno che il Marocco la prenda. Così la chiusero dal 21 ottobre al 3 novembre, e il Marocco andò fuori di testa quando il Fronte Polisario aveva detto per iscritto alle Nazioni Unite, e non solo una, ma più volte: “il momento in cui il Marocco esce e cerca di toccare i saharawi, e cerca andare dove non dovrebbe considereremo il cessate il fuoco nullo”. Questo è ciò che è successo. Adesso non dormono perché ogni notte vengono attaccati dal Fronte Polisario e anche di giorno. Da nord, sud ed est, finora non abbiamo raggiunto l’ovest, ma nel sud, nord ed est del Sahara occidentale siamo presenti da diversi giorni e siamo in guerra. La guerra finirà quando il popolo saharawi raggiungerà l’indipendenza. Questo è il punto ultimo.

Potete vedere, almeno dai rapporti di guerra e dalle informazioni che provengono da lì, che il potenziale militare dei saharawi è significativo. Si è sempre avuta l’idea che di fronte a un Marocco che ha speso a lungo in strutture militari, il potenziale dei saharawi dovrebbe essere inferiore, ma evidentemente tra tattiche di guerriglia e armi impiegate, i marocchini sono in guerra.
Senza dubbio, non si divertono. Guardi, la guerra era praticamente finita negli anni ’80, il Marocco non poteva vincere la guerra. Il Marocco perdeva. Ci sono rapporti della CIA apparsi su Wikileaks e Colleman, altro hacker, e gli stessi nordamericani, che sono loro amici, dicono che i saharawi non stavano perdendo la guerra, usiamo la guerriglia quando ci si addice e la guerra classica quando ci si addice. Il nostro concetto è combattere senza essere pagati, da combattenti. L’unico merito che hanno i combattenti è liberare la propria terra. Il soldato marocchino è in una terra che non conosce, per loro è un deserto, sono mal pagati e lontano dalla famiglia a difendere un regime non sapendo che è tale Questa è la differenza. I saharawi hanno qualcosa da difendere e questa guerra sarà più breve di quanto pensano, ma al momento non ci sono state grandi battaglie dietro il muro, si riscaldano, come si dice in termini sportivi, ma presto ci saranno grandi battaglie. Ci sono già stati dei morti, lo so perché i miei amici mi hanno informato. Ci sono stati morti e perdite, non so quanti.

Com’è la situazione nella città di al-Ayun, occupata dal Marocco?
Ad al.Ayn la situazione è esplosiva, i saharawi manifestano, i marocchini reprimono e la MINURSO guarda e non può fare nulla.

C’è anche una rivolta popolare a sostegno dell’Esercito di liberazione saharawi.
Unanime. Vorrei anche chiarire che abbiamo la massima solidarietà in Spagna, poiché per anni molti bambini sono venuti in vacanza e sono rimasti con le famiglie spagnole e ora sono giovani che hanno deciso di andare in guerra. Le madri e i padri spagnoli pubblicano le foto dei figli che vengono mandate dai campi, dicendo loro “beh, devo andare al fronte”. Migliaia e migliaia di ragazzi se ne sono andati volontariamente. Nessuno rimarrà, la gente vuole andare in guerra e liberare di nuovo la propria terra. Il Marocco lo sa. Sa che se i saharawi insorgeranno, non potranno sconfiggerli. Inoltre la MINURSO ha creato una strada e le milizie sono diventati vigili urbani, invece di salvaguardare la pace e organizzare un referendum, sono diventati dei vigili urbani. Mentre i capi militari marocchini fanno affari con la droga in Africa, non esagero né mentisco, altri prodotti normali, come frutta e verdura marocchine, vengono inviati in Mauritania, in Senegal, ma la droga fornisce grandi profitti. Quindi, se il valico viene chiuso, il passo Guerguerat, l’economia che creavano, verrà distrutta. Così, il Marocco è la causa della fine del piano di pace e del cessate il fuoco. Non tacceremo, l’unica cosa che chiederemo è lo svolgimento di un referendum, altrimenti prenderemo l’indipendenza con la forza delle armi. Non esiste una terza opzione.

Chi vi sostiene in Marocco?
Se c’è un solo partito, quello che si chiamava Adelante e che proveniva dal Partito Comunista Marocchino, ora è Via Democratica. Sostengono il diritto saharawi all’autodeterminazione attraverso il referendum e sostengono la rivolta saharawi, perché i saharawi difendono la propria terra e propri diritti.

Hai ricevuto solidarietà internazionale?
In primo luogo, il segretario dell’Unione africana ha detto che chiedono il cessate il fuoco nel Sahara occidentale e che le Nazioni Unite, sostenute dall’Unione africana, dovrebbero iniziare a organizzare il referendum sull’autodeterminazione, perché il Sahara è una questione umanitaria . Chiaramente, questo è ciò che diciamo. Questa è la posizione dell’organizzazione continentale che è l’Unione Africana. Abbiamo il sostegno dell’Algeria, questo è evidente. E di molti Paesi. A livello di partito, tutti i partiti algerini ci sostengono, ci sono state manifestazioni nella città di confine, nei campi vicino Tinduf. Abbiamo il sostegno dei Paesi che riconoscono la Repubblica Saharawi. E anche Paesi europei. Ad esempio, al Parlamento europeo, il Fronte socialista e la Sinistra verde condannano il Marocco per aver provocato il ritorno alla guerra.

E con lo Stato spagnolo, come si posizionano? Aspetta una risposta dal nuovo governo?
Dal governo no, quando si parla di relazioni internazionali, il governo è con la Casa Reale e la linea di Felipe González e Zapatero, e ovviamente sono filo-marocchini. Quello che fanno di tanto in tanto è mettere una persona in carica e dettargli quello che ha da dire. Non esiste una politica estera del governo di coalizione socialista. Non c’è, quindi quello che abbiamo sentito a favore è la posizione di Pablo Iglesias come segretario di Podemos e nient’altro. Ovviamente domani o dopodomani ascolteremo Alberto Garzón come coordinatore della Sinistra Unita. Enrique Santiago, segretario del Partito comunista, che parlerà a favore. I partiti nazionalisti, la sinistra galiziana, il compromesso di Valencia, il partito Nueva Canarias ci sosterranno sicuramente. Ma il Partito socialista, il PSOE, ha smesso da tempo di sostenerci. Ci danno le briciole e il sostegno politico viene dato al Marocco purtroppo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio