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La guerra del Nagorno-Karabakh

Comaguer – Histoire et Societé

La guerra del Nagorno-Karabakh o (Artsakh) è durata solo sette settimane. Come tutte le guerre contemporanee, avrà causato più vittime civili che militari. Sarà stato sia molto localizzato su una piccola porzione del territorio dell’Azerbaigian, ma con forti echi internazionali da quando Armenia e Azerbaigian ne furono militarmente coinvolti, supportato militarmente dalla Turchia, che doveva innescare l’intervento del gruppo di Minsk creato nel 1992 e composto da Stati Uniti, Russia, Turchia e Francia proprio per promuovere una soluzione diplomatica al conflitto del Nagorno-Karabakh, ancora in sospeso dalla scomparsa dell’URSS. Molta documentazione è disponibile su questo conflitto dovuto all’auto-proclamazione di una repubblica con popolazione armena in una piccola parte del territorio internazionalmente riconosciuto dell’Azerbaigian. È importante ricordare che l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) era un progetto politico ambizioso e innovativo volto a riunire popolazioni molto diverse in un progetto comune di sviluppo economico e sociale e a creare su un territorio immenso distribuito su dieci fusi orari un’economia socialista centralizzata. Questa unificazione postulava il superamento di divisioni, profonde scissioni storico-culturali e linguistiche. Che questo progetto unico non fu portato a termine è ovvio ma lasciò tracce ed è innegabile che questa esperienza di poco più di 60 anni, portata avanti nonostante le aggressioni estere (guerra “civile” con 17 eserciti stranieri, formidabile attacco nazista, guerra fredda) fu un lavoro pionieristico per l’unificazione di una società complessa col progresso collettivo.
Immaginiamo per un momento i conquistatori dell’occidente nordamericano proporre ad Algonquini, Comanches e Cheyenne la creazione di una repubblica multinazionale sul territorio dall’Atlantico al Pacifico e assicurarsi il progresso di tutti! Così si sarebbero ritrovati riuniti e vicini nello spazio sovietico la piccola Armenia, il primo Stato cristiano della storia, con la propria lingua e scrittura usate dal V secolo, un Azerbaigian sciita spinto nella modernità dal petrolio di Baku, il cui primo sfruttamento risale al 1846, più di dieci anni prima delle prime trivellazioni negli Stati Uniti, e dove si parla l’azero lingua turca e lingua ufficiale del Daghestan e usata anche nell’Iran nordoccidentale. I confini stabiliti tra le varie repubbliche socialiste sovietiche potevano benissimo non corrispondere esattamente all’impianto storico delle varie popolazioni, l’Unione ne assicurava il funzionamento collettivo. Ma né il passato né la geografia potevano essere cancellati e determinazioni molto antiche rimasero presenti. Storicamente questa regione del Caucaso meridionale si trova nella zona di attrito tra due spazi imperiali: a ovest lo spazio bizantino-ottomano, a est lo spazio persiano, e chi ha la curiosità di dettagliare i movimenti della storia in questo luogo vedrà che sono dipendenti dalle pulsazioni, della vita di questi due imperi a cui si aggiunse da Nord l’impero zarista. La nuova URSS comprese Georgia, Armenia e Azerbaigian, ma lo spazio ottomano fu occupato dalla nuova Turchia e la fuga persiana del nuovo Iran rimarranno liberi dalla sua influenza. L’organizzazione territoriale della nuova URSS nel 1922 convalidò i confini tracciati tra i vicini dal Trattato di Kars del 1921 e rispettò il Trattato di Mosca tra Turchia e nascente URSS, che all’inizio del 1921 stabilì una sorta di patto di non-aggressione. Questi confini rimangono ad oggi.
Nel 1991, questo diede allo Stato azero con un’enclave (Nagorno-Karabakh) popolata in modo schiacciante da armeni, che ai tempi dell’URSS era una semplice regione (oblast) della SSR Azerbaigiana. L’oblast si proclamò immediatamente e si organizzò in repubblica autonoma. Ma questa proclamazione non portò ad alcun riconoscimento internazionale, nemmeno dall’Armenia. La guerra lanciata nel 1994 le permise di occupare la porzione del territorio azero che la separa dalla Repubblica di Armenia e scacciò le popolazioni non armene che vi risiedevano. Naturalmente, né Azerbaigian né Armenia riconobbero questa conquista. Praticamente da quel momento il Nagorno Karabakh non è più un’enclave, ma una regione non ufficiale dell’Armenia e il movimento regolare di merci e persone fu possibile tra Armenia e Nagorno-Karabakh senza alcun controllo dell’Azerbaigian. Sotto altri cieli questa situazione irregolare dal punto di vista del diritto internazionale avrebbe potuto degenerare in aperto conflitto. Dal 1994 e prima della crisi del 2020,
nel 2006, fu notato solo una piccola febbre. Ma la lunga storia di queste regioni periferiche degli imperi dimostra che le situazioni traballanti possono durare finché un riequilibrio geopolitico globale non è efficace. In effetti, né a Baku né a Erevan si voleva andare sul vivo. Perché il problema del Nagorno-Karabakh non era l’unico. Esisteva infatti, forse unico al mondo data la lunga storia di queste regioni, un’“enclave” azera: il Nakhichevan, territorio ufficialmente parte dell’Azerbaigian ma inaccessibile poiché confina solo con la Georgia a nord, l’Armenia a est, l’Iran a sud e ad ovest, e per soli 9 km con la Turchia. Nel Trattato di Kars al tempo dell’URSS questo territorio faceva effettivamente parte della Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaijan, ma era una repubblica autonoma poiché lo era praticamente e geograficamente. La sua popolazione, che originariamente era composta da una minoranza armena, nel tempo divenne quasi interamente azera, cogli armeni che vivevano si stabilirono o fuggirono nella SSR armena.
Questa situazione era perfettamente nota al governo insediatosi a Baku nel 1991. Infatti Heydar Aliev, padre dell’attuale presidente azero, era del Nakhichevan e sapeva che in pratica questa regione autonoma di 400000 abitanti dipendeva per la vita quotidiana e le relazioni col solo mondo esterno solo dalla Turchia, gli altri tre vicini: Georgia, Armenia e Iran, facendo molta attenzione a non farsi coinvolgere in questa complessa situazione istituzionale dell’Azerbaigian.
La guerra si è concluse l’11 novembre e il cessate il fuoco negoziato e firmato tra Azerbaigian, Armenia e Russia apre la strada alla risoluzione di tale assurda situazione territoriale. Risulta che sotto la protezione dell’esercito e delle guardie di confine russo immediatamente messe in campo e presenti per 5 anni rinnovabili:
1- l’Azerbaigian recupera i territori occupati dal 1994 dalle truppe del Nagorno-Karabakh.
2- Il Nagorno Karabakh ridotto alle dimensioni iniziali ma riconosciuto dall’Azerbaijan come provincia autonoma ha garantito l’accesso all’Armenia col corridoio Lachin che sarà protetto, sviluppato ed esteso per una larghezza di 5 chilometri.
3- Che la popolazione del Nagorno-Karabakh, che nei giorni precedenti il ??cessate il fuoco era fuggita prima che l’avanzata delle truppe azere, ritornerà nel Paese che dovrà essere ricostruito
4- Che un altro corridoio, il corridoio Meghri, sarà aperto nel sud dell’Armenia consentendo finalmente al Nakhitchevan di comunicare regolarmente coll’Azerbaigian e di far parte della repubblica azera, mentre oggi è concretamente un annesso de facto dalla Turchia.
Si tratta di un grandissimo successo della diplomazia russa che, con perfetta conoscenza delle realtà regionali e del contesto storico, creava le condizioni per la normalizzazione della situazione territoriale. Questa standardizzazione consentirà di aprire molte strade nel Caucaso meridionale. Il presidente armeno Pashinjan, che da fedele emulatore di George Soros ha scatenato la guerra del 2020 per mettere in imbarazzo Mosca, organizzò l’aggressione e fece credere al popolo armeno a una rapida vittoria militare, ha sprecato il suo golpe e i suoi concittadini possono giustamente ritenerlo responsabile di morti e distruzioni. Il gruppo di Minsk era totalmente inattivo. Sostenendo l’operazione Pashinjan, la Francia si è attenne a un discorso opportunista che assimila l’Azerbaigian alla Turchia, gli Stati Uniti, occupati dal periodo elettorale, i cui interessi imperialisti nel creare disordini ai confini della Russia furono sostenuti dal presidente armeno Pashinjan, lasciavano perdere. Da parte sua, l’Iran, non coinvolto ma un vicino, fidato amico della Russia, monitorava la situazione e chiuse i confini. La normalizzazione dei confini territoriali e il mantenimento dell’ordine regionale da parte della Russia consentiranno gradualmente l’instaurazione o ristabilimento dei collegamenti stradali e ferroviarie Sud-Nord che finora erano limitati a un’autostrada tra Armenia e Iran. L’Iran dovrà costituire in questo nuovo contesto geopolitico un asse di passaggio del commercio internazionale tra Mar Arabico e Caucaso meridionale, cioè una delle varianti delle Nuove Vie della Seta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio