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Evo Morales: “Non avrei mai immaginato questa accoglienza”

Karina Micheletto, Internationalist 360°, 15 novembre 2020Il leader boliviano ha parlato per un documentario prodotto dal Grupo Octubre. Quale sarà il suo ruolo nel governo di Luis Arce?
Evo Morales dice di aver fatto un sogno ad ottobre. Stava scalando una collina, quando arrivò gli fu data una medaglia. Il sogno si ripeteva, identico, e poi capì che il MAS avrebbe vinto le elezioni in Bolivia. Per questo passò i giorni precedenti con ottimismo e determinazione che sconcertarono chi l’accompagnava in Argentina, perché contraddiceva alcuni dati duri, col colpo di Stato nel Paese. Ma immaginava con certezza che questo sogno trasmettesse tanta verità quanto quello che ebbe su sua sorella la settimana prima che morisse. Sognava che una zia già morta la prendeva e portava via. Quello fu uno dei suoi grandi sogni in esilio. Lo racconta nell’intervista al documentario realizzato collettivamente e diretto da Diego Briata e prodotto dal Grupo Octubre e Operamundi. Il team del documentario insieme a Página12 seguì la carovana del ritorno di Evo Morales in Patria, dalla partenza da Buenos Aires con Alvaro García Linera, con una sosta per visitare Milagro Sala, passando sul ponte internazionale di La Quiaca col Presidente Alberto Fernández. Il viaggio di oltre 1100 chilometri culminò con lo storico evento di Chimoré, davanti a un milione di persone. Come Evo Morales fu accolto dal popolo boliviano in quei tre giorni di carovana è uno dei grandi eventi politici rappresentati da questo ritorno. Persone in tutte le strade, piazze e vie l’aspettarono per ore, anche se non erano parte del percorso originale e prese come alternativa, a causa dei blocchi stradali dell’opposizione nella regione di Tupiza. Grandi eventi anche nelle piccole città. Una forma di connessione immediata, spontanea e sensibile con la figura che, da qui in poi, si consolida come leader regionale. Un posto di rilievo nell’Unasur, la sua riattivazione è uno degli assi che Morales sottolinea nei suoi interventi, è uno dei ruoli che diversi analisti prevedono per il futuro. “Non fu mai accolto da così tante persone. Il sentimento del popolo, sarà sempre lì”, dice Morales nell’intervista per il documentario quando gli viene chiesto, dopo l’enorme convocazione della carovana, quando sentì per la prima volta l’amore del popolo. Il primo ricordo che emerge dal popolo mobilitato in sua difesa è il momento chiave nel consolidamento del Movimento al Socialismo: quando nel 2002 era un congressista e fu espulso dal Congresso, accusato di guidare la rivolta di Sacaba, in cui coltivatori di coca furono uccisi dalla polizia. Il governo di Jorge Quiroga quindi decise di chiudere il mercato della coca nell’unico luogo legale in cui si potevano commerciare i produttori del Tropico di Cochabamba, la base sociale di Morales.
Come col colpo di Stato, lungi dal scacciarlo dalla politica, ne accrebbe la popolarità come congressista. Morales e altri tre deputati iniziarono uno sciopero della fame e le mobilitazioni si moltiplicarono. La resistenza popolare costrinse la Corte Costituzionale a riportarlo al seggio. Cinque mesi dopo, il MAS ottenne un inaspettato secondo posto alle elezioni. Tre anni dopo, esattamente nella stessa data della dimissione da deputato, il 22 gennaio Evo Morales fu presidente col 54% dei voti. “Non dimenticherò quando arrivò il popolo durante lo sciopero della fame, per difendermi. Non solo contadini, coltivatori di coca, no: borghesia, borghesia, la gente si esprimeva”, dice nell’intervista a Maria Fernanda Ruiz. Ricordò come il popolo si mobilitò per lui quando fu arrestato nel 1994. “Ma così, non avrei mai, mai immaginato, è stato impressionante. Dico sempre: quando un leader non abbandona il popolo, nemmeno il popolo abbandona il proprio leader. Il popolo mi protegge”, era sicuro. “Non basta essere solidali, o essere populisti o progressisti. Bisogna anche essere antimperialisti per essere rivoluzionari. E chi lotta per la pace, per la giustizia sociale, deve iniziare a cambiare. Alcuni compagni sono motivati solo dall’ambizione, dalla convenienza, non sono motivati dalla convinzione. Sono solo per la posizione, non per un programma politico di liberazione. A chi dice di no, che sono indipendente, neutrale, al centro, dico: chi si mette col centro, è sempre coi conservatori”, spiega. “O apparteniamo al popolo o apparteniamo all’impero. Devi definirti se vuoi fare politica. Naturalmente, la politica è una lotta di interessi. Ma combattiamo per diritti comuni e collettivi. Per la pace con la giustizia sociale, per la sovranità per l’indipendenza, per la dignità, per la libertà, per l’uguaglianza nel popolo”.

L’esperienza dell’esilio
“In esilio mi sentivo impotente su qualsiasi cosa. A un certo punto chiesi: dove servò di più, come rifugiato o prigioniero? Volevo venire ed essere arrestato. Raúl Castro mi disse: no, non puoi tornare, ti uccideranno, ti avveleneranno, inventeranno una rivolta dei prigionieri”, dice il leader boliviano. “Chi mi parlava aveva ragione: per salvare il processo di cambiamento, dobbiamo salvare la vita di Evo. Ma non volevo che continuassero a bruciare le case dei ministri, dei deputati, delle nostre famiglie. Come la mia casa a Oruro”. Evo ringraziò ancora “il nostro compagno fratello Presidente Alberto Fernandez”, i movimenti sociali argentini e i residenti boliviani. Il momento peggiore dell’esilio, dice, fu la prima settimana. “Non sapevo cosa fosse successo, non riuscivo a capire”. Dall’esilio lavorò duramente per ritornare, che “Sapevo che ci sarebbe stato, ma non pensavo così presto. Siamo tornati al governo senza violenza, con la coscienza di recuperare la democrazia, senza entrare in provocazioni, con un popolo unito, organizzato e mobilitato”, osservava.

Istituzioni e democrazia
Tra domande e sfide con cui il cosiddetto “processo di cambiamento” in Bolivia riprende in questa fase di ricostruzione, c’è quella del ruolo che occuperà Evo Morales, il rapporto che manterrà con Luis Arce nell’amministrazione. Se prima di lasciare l’Argentina era incaricato di dire che non avrebbe fatto parte del governo, quando arrivò in Bolivia disse a un evento: “oggi abbiamo parlato al telefono col fratello Lucho del governo, non possiamo sbagliarci di nuovo sui candidati”. Inoltre ebbe riunioni coi leader regionali in vista delle elezioni subnazionali di febbraio. Evo Morales non dimenticava, invece, che David Choquehuanca non accettava la prima offerta del vicepresidente. Una prima promessa elettorale, al momento, fu mantenuta per pochi giorni: Arce emanò la legge per versare il “Bono contra el Hambre”, a beneficio di circa 4 milioni di boliviani in situazione di vulnerabilità, per 1000 pesos boliviani al mese (circa 145 dollari). La grande sfida è proprio quella delle istituzioni, coi gruppi paramilitari formati durante il golpe, e con fasce di leadership rimossi nell’ultimo anno, sia nelle gerarchie militari e di polizia che in tutte le aree dello Stato. All’aeroporto Viru Viru di Santa Cruz, ciò fu visto dal gruppo di giornalisti e registi di cui questa giornalista faceva parte, al ritorno dalla copertura della carovana. La squadra aveva varcato il confine a piedi a La Quiaca insieme all’entourage di Evo Morales, un momento eccezionale in cui la parte boliviana era chiusa. Quindi avevano i documenti per lasciare l’Argentina, ma non per entrare in Bolivia. Furono espletate le formalità per la dovuta registrazione dell’ingresso. Ma i giornali non c’erano. Così il dipartimento della migrazione dell’aeroporto decise di addebitare una multa. “Grave infrazione amministrativa per essere entrati in territorio boliviano da un punto di controllo migratorio non autorizzato”. Ben presto fu chiaro che l’obiettivo non era raccogliere. “Evo può aver attraversato il confine, ma non siamo del suo partito, quindi applicheremo la legge”, disse al team giornalistico l’agente responsabile della migrazione Cristian Castro Ledesma. La multa fu contestata ma pagata senza alcuna possibilità di reclamo. Mentre le autorità consolari e ministeriali boliviane indicarono al telefono che non era applicabile. È possibile immaginare cosa affrontino i cittadini boliviani nell’immediato futuro su procedure di ogni tipo, che complicano o semplificano la vita quotidiana. La carovana fu deviata il primo giorno dai blocchi stradali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio