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L’enorme accordo commerciale di cui l”occidente’ non ama parlare

Moon of Alabama, 14 novembre 2020Domani verrà firmato un nuovo accordo commerciale tra 15 Stati asiatici. Presto sarà visto come pietra miliare nella storia economica globale. Ma solo pochissimi media “occidentali” ne hanno preso atto con le enormi conseguenze che avrà. L’accordo è una grande vittoria della Cina sull’egemonia degli Stati Uniti in Asia: “Quindici nazioni dell’Asia-Pacifico, tra cui Cina e Giappone, intendono firmare il più grande accordo di libero scambio al mondo questo fine settimana. L’ALS taglierà i dazi, rafforzerà le catene di approvvigionamento con regole di origine comuni e codificherà nuove regole di commercio elettronico. Il partenariato economico globale regionale (RCEP) sarà annunciato al vertice dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN), che il Vietnam ospita virtualmente. Coinvolgerà i dieci Stati del blocco ASEAN: Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam, nonché i partner commerciali Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Sud Corea. Il nuovo blocco economico rappresenterà quindi un terzo del prodotto interno lordo e della popolazione mondiale. Diventerà il primo accordo di libero scambio in assoluto a includere Cina, Giappone e Corea del Sud, la prima, la seconda e la quarta più grande economia dell’Asia”. Le economie degli aderenti all’RCEP crescono più velocemente del resto del mondo. È probabile che l’accordo ne acceleri la crescita.
L’India è l’unico Paese invitato ma assente. Il regime indu-fascista di Modi aveva scommesso sull’iniziativa QUAD anti-cinese guidata dagli Stati Uniti per cui Trump e Pompeo avevano fatto pressioni, perdendo in termini commerciali: “Le osservazioni del primo ministro Narendra Modi al 17° vertice ASEAN-India del 12 novembre sono una tristezza. Si inserisce nel contesto specifico della firma del Partenariato economico regionale globale [RCEP], il mega accordo di libero scambio incentrato sull’ASEAN più Cina, Giappone e Corea del Sud. Modi evitava di menzionarlo, sebbene sia un’occasione gioiosa nella vita dell’ASEAN tanto quanto Diwali lo è per un indiano. Invece deviò su: “Make in India”, “Act East Policy”, “Indo-Pacific Oceans Initiative”, “ASEAN centrality”…. A dire il vero, RCEP annuncia l’alba di una nuova catena di fornitura regionale post-Covid. Mentre prende forma una nuova catena di approvvigionamento, RCEP, l’India non solo si è esclusa, ma inconsapevolmente facilita il suo “acerrimo nemico” Cina nel diventare il principale motore della crescita nell’Asia-Pacifico. D’altra parte, i legami economici extra-regionali cessano di essere una priorità per l’ASEAN, per importanza relativa. Non ci saranno acquirenti nella regione Asia-Pacifico nemmeno per un parziale “disaccoppiamento” USA-Cina. L’RCEP è in realtà un’iniziativa dell’ASEAN, che si basa sulle sei FTA ASEAN+1 e assicura la posizione dell’ASEAN al centro delle istituzioni economiche regionali”. Il Pivot degli Stati Uniti in Asia, lanciato dall’amministrazione Obama, così come le iniziative anti-cinesi di “disaccoppiamento” dell’amministrazione Trump sono fallite.
Ci si sarebbe aspettati che un accordo commerciale gigantesco con vaste conseguenze geopolitiche avrebbe trovato un’eco nei media statunitensi. Ma una ricerca su “RCEP” sul sito del New York Times trova una menzione del 2017. Si tratta di una lettera che cinque ambasciatori statunitensi inviarono per avvertire della fine del Transpacific Trade Agreement, iniziativa di Obama che escludeva la Cina: “La partnership, chiamata TPP, era un segno distintivo dell’amministrazione Obama. Sarebbe fu uno dei più grandi accordi commerciali della storia, coprendo circa il 40% dell’economia mondiale e stabilendo nuovi termini e standard per il commercio per gli Stati Uniti e altre 11 nazioni del Pacifico. La Cina non fu inclusa ma avrebbe potuto… Nella lettera, gli ambasciatori avvertirono che “l’allontanamento dal TPP potrebbe essere visto dalle generazioni future come momento in cui gli USA scelsero di cedere la leadership ad altri in questa parte del mondo e accettare un ruolo ridotto. Tale risultato sarebbe motivo di celebrazione tra chi preferisce “l’Asia agli asiatici e il capitalismo di stato”, aggiunsero”. Gli ambasciatori avevano ragione. Ma le politiche interne degli Stati Uniti (e la resistenza alla “liberalizzazione” dei Paesi asiatici) no permisero che tale accordo si realizzasse: “La corsa presidenziale del 2016 fu plasmata dalle tendenze anti-globalizzazione. Donald J. Trump ha promesso di distruggere il patto se fosse diventato presidente. Lo denunciò anche Hillary Clinton, anche se ne sostenne una forma come segretaria di Stato. Il senatore Mitch McConnell, repubblicano del Kentucky e capo della maggioranza, dichiarò dopo le elezioni di novembre che il Congresso non l’accetterà. Ciò significava che era morto”.
L’RCEP è meno controverso in Asia di quanto sarebbe stato il TPP degli Stati Uniti: “A differenza del TPP, o Trans-Pacific Partnership, e di altri accordi commerciali guidati dagli Stati Uniti, il RCEP non richiede agli aderenti provvedimenti per liberalizzare le economie e proteggere i diritti del lavoro, gli standard ambientali e la proprietà intellettuale. Il segretario al commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross lo definiva “trattato scadente” che manca dell’ambito del TPP. Ma l’imminente implementazione del RCEP illustra la minore influenza degli USA e potrebbe rendere più difficile alle aziende statunitensi competere nella vasta regione”. Sebbene abbia meno regolamenti e requisiti per la “liberalizzazione” di quelli che gli Stati Uniti volevano introdurre nell’accordo TTP, l’RCEP è ancora completo da avere effetti enormi: “Il ministro del Commercio malese Azmin Ali, che aveva detto ai giornalisti che l’accordo sarebbe stato firmato domenica, lo definiva il culmine di “otto anni di trattative con sangue, sudore e lacrime”. Proposto per la prima volta nel 2011, RCEP eliminerà il 90% dei dazi sulle importazioni tra i firmatari entro 20 anni e l’accordo entrerà in vigore già il prossimo anno. Stabilirà inoltre regole comuni per il commercio elettronico, il commercio e la proprietà intellettuale. “La Cina ha portato a termine un colpo diplomatico trascinando l’RCEP oltre il limite”, aveva detto a Bloomberg Shaun Roache, capo economista dell’Asia-Pacifico presso S&P Global Ratings. “Sebbene RCEP sia superficiale, almeno rispetto al TPP è ampio e copre molte economie e beni, e questa è una rarità in tempi protezionisti”. I Paesi asiatici ora commerceranno preferibilmente con altri Paesi asiatici e ogni paese non asiatico dovrà commerciare con loro solo a condizioni secondarie. Eppure una ricerca sulla prossima firma del RCEP ottenva solo un breve accenno su CNBC, un animatore di Bloomberg e un breve pezzo di Reuters. Sembra che i media statunitensi non siano contenti di riferire di una così immensa vittoria della Cina e della fine della posizione degli Stati Uniti nel mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio