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Le operazioni etiopi contro il governo del Tigray

Alessandro Lattanzio

La vecchia coalizione di governo etiope, il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), alla fine del 2019 si disintegrava. L’EPRDF era un’alleanza di quattro partiti politici: Tigray People’s Liberation Front (TPLF), Amhara Democratic Party (ADP), Oromo Democratic Party (ODP) e Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM). Di questi tre sono partiti etnici e il SEPDM un partito che rappresenta più gruppi etnici dell’Etiopia meridionale. TPLF ed Ethiopian Peoples Democratic Movement (EPDM), ora chiamato ADP, formarono l’EPRDF all’inizio del 1989. Successivamente, gli altri partiti si unirono alla coalizione. Ma minacce furono ascoltati dal TPLF e dai nazionalisti Oromo negli ultimi temoi, quando il TPLF descrisse l’idea di fondere i quattro partiti come “mossa per formare un sistema unitario nel Paese” avvertendo che questa decisione avrebbe portato alla “demolizione non solo dell’EPRDF ma anche del Paese”. Inoltre, la TPLF si scontrò più volte con l’ADP. Il primo ministro Abiy affermò che “il TPLF fu il principale sostenitore dell’idea dell’unificazione”, ma ora cerca di far apparire l’idea come improvvisata dal governo del Primo ministro. Alcuni nazionalisti oromo, si opposero all’idea che ciò venisse attuato dal premier della loro etnia, Jawar Mohammed, direttore di Oromia Media Network, affermò che il piano del primo ministro era destinato a “lasciarlo al potere”. Ma nonostante tutto, i partiti membri dell’EPRDF, tranne il TPLF, accettavano la fusione. Il Partito Democratico Amhara (ADP), uno dei fondatori dell’EPRDF, rivelò, “L’ADP ha deciso di fondersi nel partito nazionale multietnico considerandolo un modo per attuare il federalismo in Etiopia”, secondo Melaku Alebel, vicepresidente dello Stato regionale Amhara.

Il 3 novembre 2020, scoppiavano i combattimenti tra il governo federale dell’Etiopia e la regione del Tigray dopo che il governo regionale aveva attaccato la base militare delle truppe federali della regione, che veniva attaccato dal Tigray People Liberation Front (TPLF), uccidendo diversi soldati. Secondo il Premier Abiy, il TPLF aveva lanciato attacchi anche su Macallé e nell’area di Dalshah, al confine con la regione Amhara. Il premier etiope Abiy ordinava la risposta militare ai molteplici attacchi, “Le nostre forze di difesa hanno ricevuto l’ordine di portare a termine la missione di salvare il Paese. Il punto finale della linea rossa è stato superato. La forza è usata come ultima misura per salvare il popolo e il Paese”. Il governo federale schierava forze aviotrasportate con voli militari da Bahirdar e Addis Abeba a Macallé. Nel frattempo internet veniva interrotto nel Tigray all’una di notte del 3 novembre. E la Commissione della polizia di Oromia affermava che un attacco contro i civili presso Wollega fu commesso dal gruppo ribelle OLF-Shene col sostegno del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF), uccidendo 34 persone e bruciando una scuola e 60 case.

Il 4 novembre, le forze di difesa nazionale etiopi respingevano i molteplici attacchi improvvisi delle forze armate del Tigray People Liberation Front (TPLF). Secondo il premier Abiy, il TPLF cercava di dividere le Forza di Difesa Nazionale secondo linee etniche, e il premier inoltre affermava che centinaia di forze speciali e miliziani del TPLF fuggirono per disertare nelle regioni vicine. Le forze speciali Amhara e la forza di difesa nazionale non solo respingevano le forze del TPLF, prendendo il controllo di aree chiave.

Il 5 novembre, l’Aeronautica militare etiope bombardava Macallé, capitale dello Stato regionale del Tigray. Le forze del Tigray e le forze congiunte Amhara si scontravano al confine tra gli Stati Amhara e Tigray.

Il 6 novembre, le forze aeree bombardavano la regione del Tigray, spazzando via sistemi di difesa aeera e sistemi di artiglieria nella capitale della regione. L’esercito nazionale effettuava quindi massicce operazioni offensive che avevano tre obiettivi: difendersi dagli attacchi del TPLF; riabilitare la polizia federale, le forze di difesa e le istituzioni federali attaccare dal TPLF e dissuadere quest’ultimo dall’usare l’arsenale sequestrato al comando nord di Macallé. Le forze armate del TPLF di Badme, Tsorena e Zalanbessa furono paralizzate. Le truppe della Forza di difesa etiope avanzavano su Macallé, capitale del Tigray, dopo aver preso il controllo di diverse aree del Tigray occidentale. Le Forze di difesa nazionale e le forze della regione di Amhara controllavano completamente Dansha, Baeker e l’area tra Shiraro a Shire, nel Tigray. Sostenute dalle forze speciali e dalla milizia Amhara, l’Esercito federale prendeva il controllo di Maidali Dansha, Baeker, Lugid, dell’aeroporto di Humera e dell’autostrada Humera-Sudan, oltre i distretti di Qeraqer e Tsegede, aree contese tra Tigray ed Amhara. Le forze speciali e la milizia di Amhara prendevano il controllo anche dei distretti di Welqait Tsegede e Telemet, e le truppe federali controllavano l’aeroporto di Humera, la base militare del distretto di Dansha e l’autostrada Humera-Sudan. Veniva annunciata la no fly zone sul Tigray chiudendo gli aeroporti di Macallé, Sciré, Axum e Humera.

L’8 novembre il primo ministro etiope Abiy Ahmed licenziava il generale Adem Mohammed da Capo di Stato Maggiore della Forza di Difesa Nazionale dopo l’avvio dell’offensiva militare contro il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF) ). Abiy rimuoveva anche Gedu Andargachew, Ministro degli Esteri, per nominarlo consigliere del Primo Ministro sulla sicurezza nazionale. Demeke Mekonnen fu nominato al suo posto. Il generale Berhanu Jula, Vicecapo di Stato Maggiore e capo delle operazioni delle forze di difesa veniva promosso Capo di Stato Maggiore della difesa, e il tenente-generale Abebaw Tadesse veniva nominato Vicecapo di Stato Maggiore. Abiy rimuoveva anche Demelash Gebremichael, capo dei servizi di informazione e sicurezza, per nominarlo commissario della polizia federale. Nel frattempo, il presidente dello Stato regionale dell’Amhara Temesgen Tiruneh veniva sostituito dal vice Agegnehu Teshager, per diventare direttore dell’intelligence nazionale etiope. Fin quando Abiy Ahmed salì al potere nell’aprile 2018, i vertici dell’esercito e il governo erano detenute dal Tigray People Liberation Front (TPLF), che aveva governato il paese Per 27 anni. Poco prima, 16 ufficiali dell’Esercito federale etiope, tra cui un colonnello, un capitano e 12 tenenti, fuggirono a Gibuti per chiedere asilo politico. Il capo dei servizi segreti di Gibuti, Hasan Qayrah, disse che gli ufficiali andavano riconsegnati all’Etiopia.

Il 10 novembre, il primo ministro etiope Abiy Ahmed dichiarava che l’operazione nel Tigray aveva causato la perdite di oltre 500 soldati del Tigray People Liberation Front (TPLF). Abiy affermava che le operazioni “procedendo come previsto avvicinandosi all’obiettivo”. La Forza di Difesa Etiope affermava di aver eliminato 550 soldati del TPLF, e di aver sequestrato 115 kalashnikov, 11 mitragliatrici, 8 RPG, 152 bombe, due fucili da cecchini e armi pesanti, 21650 proiettili di Kalashnikov, 14730 proiettili per mitragliatrici, 5 carri armati catturati a Dansha, nel Tigray occidentale. Anche 29 membri della forza speciale del Tigray si arresero alle Forze di Difesa nazionale. Il tenente-generale Bacha Debele annunciava che i ribelli del Fronte di liberazione dell’Oromo (OLF) combattevano assieme alle forze del TPLF nel Tigray. Il tenente-generale Bacha aveva dichiarato che componenti del comando nord furono uccisi in modo orribile da membri tigrini del reggimento e il governo del TPLF ne aveva gettato i corpi in pasto agli animali selvatici, mentre i pochi sopravvissuti furono portati al confine eritreo.

L’11 novembre, la polizia etiope arrestava 17 alti ufficiali, tra cui dei generali, per aver interrotto le comunicazioni tra il comando centrale delle Forze di Difesa nazionale e il Comando settentrionale nella regione del Tigray. La polizia federale li accusava di aver collaborato col Tigray People Liberation Front (TPLF) nell’assalto al comando nord, sabotandone il sistema di comunicazione, il cui principale sospettato era il maggior-generale Gebremedhin Fikadu, che era il comandante delle forze speciali. Secondo il comunicato della polizia, Gebremedhin fu colto mentre cercava di inviare armi e armamenti spacciandoli come apparecchiature di comunicazione alle forze del TPLF nel Tigray. Altri 14 membri del gruppo ribelle Fronte di Liberazione Oromo, noto anche come Shene, furono eliminati nel Guji, regione Oromia, durante un’operazione del governo oromo. Altri 17 membri dell’OLF furono feriti e 13 furono arrestati dalle forze di sicurezza. La polizia federale etiope emise mandati di arresto contro oltre 96 ufficiali e funzionari del governo del Tigray People Liberation Front (TPLF) per crimini di tradimento, corruzione e violazioni dei diritti umani, attaccando il comando della divisione nord delle forze di difesa nazionale etiope, e per essersi alleati al Fronte di liberazione Oromo (OLF) per destabilizzare il Paese, provvedendo finanziamenti ed addestramento alle truppe ribelli dell’OLF nel Tigray.

Il 12 novembre, il ministro della Difesa dell’Etiopia Kenea Yadeta dichiarava che il TPLF intraprese una diffusa campagna di disinformazione mentre le Forze di Difesa etiopi avanzavano nel Tigray. Il TPLF era uno dei quattro componenti della coalizione dell’ex-partito al governo dell’Etiopia, il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF). Gli altri tre componenti dell’EPRDF nel 2019 crearono il Partito della Prosperità, a cui il TPLF si era rifiutato di aderire. Le differenze tra il governo federale e il TPLF si esacerbarono nel settembre 2019, quando il governo regionale del Tigray decise di indire le elezioni regionali, mentre il parlamento etiope le aveva rinviate a causa del COVID-19. La Camera dei rappresentanti del popolo etiope privava 39 deputati del TPLF, incluso il presidente della regione del Tigray, Debretsion Gebremichael, dell’immunità. La Camera approvava all’unanimità la risoluzione. Il procuratore generale dichiarava che i parlamentari del Tigray erao accusati di insurrezione armata contro il governo, attaccando le forze di difesa nazionali. Lo stesso giorno il Consiglio dei ministri approvava una direttiva sull’amministrazione provvisoria per la nuova costituzione dello Stato regionale del Tigray. Nel frattempo, il commissario di polizia di Addis Abeba Getu Argaw dichiarava di aver fatto arrestare 242 sospetti terroristi collegati col TPLF, sequestrato bombe, esplosivi, un lanciagranate e proiettili.

Il 13 novembre, il TPLF lanciava razzi nel confinante Stato regionale Amhara colpendo gli aeroporti di Bahir Dar, aeroporto Ginbot 20, e di Gondar, aeroporto Atse Tewodros. Almeno 17000 civili erano fuggiti in Sudan dopo lo scoppio del conflitto, secondo le Nazioni Unite.

Il 15 novembre, le forze del TPLF, lanciavamo razzi sulla capitale eritrea danneggiando ‘aeroporto di Asmara. Il presidente del TPLF Debretsion Gebremichael aveva accusato l’Eritrea di aver invaso con “16 reggimenti” le città di Badme, Rama e Zalambessa. Ma il ministro degli Esteri eritreo Osman Saleh Mohammed smentiva tali accuse: “Non partecipiamo al conflitto”, come anche il primo ministro etiope Abiy Ahmed. Il governo eritreo dichiarava che gli attacchi del TPLF erano sforzi deliberati per trascinare l’Eritrea nella guerra ed internazionalizzare il conflitto: “La strategia del TPLF è ovvia. Colpendo le zone residenziali di Asmara, la giunta vuole la ritorsione preventiva dall’Eritrea e invoca l’intervento della comunità internazionale. Tuttavia, questa non è una mossa saggia. Da ora, l’Eritrea ha tutti i diritti e le giustificazioni per entrare in guerra contro i terroristi per autodifesa”.