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Il nuovo capo del Pentagono userà le psyops per salvare il suo boss?

Jeremy Kuzmarov, Covert Action Magazine 11 novembre 2020

Secondo un profilo nel libro del 2010 di Eric Blehm, The Only Thing Thing Worth Dying For: How Eleven Green Berets Fought For a New Afghanistan, il nuovo segretario alla Difesa ad interim del presidente Trump, Christopher Miller, ha scelto passaggi dello scrittore imperialista britannico Rudyard Kipling per motivare le truppe sotto il suo comando. In questo modo ideò la guerra non convenzionale in Afghanistan dopo gli attacchi dell’11 settembre, prima di dirigere le operazioni delle forze speciali nell’Iraq centrale durante l’assalto di George W. Bush nel 2006-2007. In un’intervista il mese scorso, Miller aveva detto a Seth G. Jones del think tank conservatore Center for Strategic and International Studies (CSIS) che la sua specialità era la guerra non convenzionale o “lavorare cuori e menti”, e aggiunse che partecipò ad azioni dirette, dove “abbatti le porte, porti le persone fuori dagli edifici o le uccidi”. La nomina di Miller al vertice del Pentagono arriva in un momento in cui la vittoriosa campagna di Biden inizia la transizione al potere. Dopo la sconfitta elettorale, Trump licenziava il precedente segretario alla Difesa Mark Esper innescando un’ondata di licenziamenti al vertice del Pentagono e lanciando l’allarme che Trump cerchi d’installare lealisti per realizzare i suoi desideri nel periodo di transizione già teso.
Uno dei nuovi nominati, il generale di brigata Anthony Tata, che sostituisce James Andersen a sottosegretario alla Difesa per la politica del Pentagono, era in precedenza sempre a Fox News a definire l’ex-presidente Barack Obama un “capo terrorista” e l’Islam “la più opprimente religione violenta che conosca”. I timori continuano a turbinare su ciò che Tata, Miller e altri capi di recente nomina potrebbero fare mentre Trump combatte i risultati delle elezioni, comprese preoccupazioni che potrebbe usare le truppe per risolvere problemi politici o attuare operazioni di guerra psicologica di cui Miller è esperto.
Nato a Platteville, Wisconsin nel 1965, Miller prestò servizio nell’ Army War College della CIA e fece parte di un’unità speciale dell’esercito che seguiva e cacciava Osama bin Laden prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre. In un articolo del 2013 su The Small Wars Journal, sostenne di spostare l’attenzione militare degli Stati Uniti sull’Estremo Oriente, scrivendo che “è il dominio nordamericano nel mondo che consente ai nordamericani di godere di ciò che amiamo nella nostra società” e che “i nordamericani non accetteranno felicemente un declino del nostro tenore di vita in modo che altri possano averne di più”. Miller affermò che: “non è il momento per gli USA di diventare compiacenti. Hanno lavorato e combattuto duramente per ottenere il loro posto nel mondo e mantenerlo richiederà altrettanto lavoro e combattimenti”. Dal 2014 al 2016, la biografia di Miller lìelenca come impiegato da “vari appaltatori della difesa” e in servizio come “consigliere per operazioni speciali di intelligence e sensibili” che provvide “operazioni speciali clandestine e competenze di intelligence direttamente al sottosegretario alla Difesa per l’intelligence”.
Fino a maggio 2015, il Sottosegretario alla Difesa per l’Intelligence era Michael Vickers, ex- ufficiale paramilitare della CIA che coordinò le operazioni anti-sovietiche in Afghanistan durante gli anni ’80, fu descritto come uno stratega della CIA che gioca a scacchi nel film di successo di Hollywood Charlie Wilson’s War. e una campagna di sovversione contro il governo socialista sandinista in Nicaragua. In qualità di assistente del segretario alla Sifesa per le operazioni speciali e i conflitti a bassa intensità dal 2007 al 2011, Vickers sostenne l’uso dei droni e permise l’operazione per cacciare e uccidere Usama bin Ladin.
In questo momento, qualsiasi brutto scherzo che Trump e Miller possano inventare è questione di speculazione, come si vede dal CV di Miller. Un possibile indizio, tuttavia, può essere visto nel ruolo di Miller nel completare la strategia antiterrorismo della Casa Bianca dopo la sua nomina ad agosto a direttore del National Counterterrorism Center che ampliò la portata delle minacce che gli Stati Uniti devono affrontare includendo “Iran, Hezbollah e terrorismo interno”. A maggio, in seguito alle proteste per l’uccisione da parte della polizia di George Floyd a Minneapolis, il presidente Trump designò azione antifascista o Antifa, un movimento di protesta contrario alla supremazia bianca e al fascismo, come organizzazione terroristica nazionale. Sebbene sia improbabile che Trump inizi una guerra con Iran o Hezbollah, potrebbe provare a fomentare disordini civili negli Stati Uniti nel tentativo di salvare la presidenza e invocare pretesti antiterrorismo, incluso l’Insurrection Act, per reprimere Antifa e altri nemici, nei modi che Miller e i suoi camerati hanno perfezionato in Afghanistan e Iraq. Questo è un potenziale pericolo a cui il pubblico dovrebbe fare attenzione.

Jeremy Kuzmarov è caporedattore di CovertAction Magazine e autore di quattro libri sulla politica estera degli Stati Uniti, tra cui Obama’s Unending Wars (Clarity Press, 2019).

Traduzione di Alessandro Lattanzio