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Trump punta al golpe

Finian Cunningham, SCF 12 novembre 2020

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti un presidente in carica si rifiuta di ammettere la sconfitta elettorale. In modo minaccioso, Donald Trump, presidente in carica, questa settimana riempiva la leadership civile del Pentagono e delle agenzie di intelligence di lealisti politici descritti come la sua “fanteria”. La raffica di nominati sono ex-forze speciali e generali. Ecco un profilo degli uomini del presidente. Un insider del Pentagono ha detto di loro: “Queste sono persone che entrano e fanno tutto ciò che pensano sia necessario per realizzare il suo programma [di Trump]. Sono veri soldati nella guerra al governo, la guerra a quello che Trump chiama lo Stato profondo”. Lo sconvolgimento dell’apparato di intelligence militare ha sbalordito gli osservatori per l’audacia. Si ipotizza che Trump licenzierà il nuovo generale del Pentagono Mark Milley, il capo dell’FBI Christopher Wray e il direttore della CIA Gina Haspel, per essere sostituiti da “veri credenti” del suo piano Make America Great Again.
C’è la netta sensazione che Trump, megalomane anticonformista, stia davvero cercando di farlo. Cioè, il colpo di Stato. Ma questo non può accadere, o almeno così recita il lamentoso ritornello. Bene, sembra che lo sia. Una sbalorditiva e audace negazione della realtà questa settimana arrivava dal segretario di Stato Mike Pompeo che ha detto ai giornalisti increduli che ci sarà una “transizione graduale”… a una seconda amministrazione Trump. La maggior parte dei parlamentari repubblicani a Capitol Hill si rifiuta di riconoscere pubblicamente che il democratico Joe Biden ha vinto le elezioni presidenziali, nonostante abbia ottenuto un vantaggio decisivo di oltre cinque milioni di voti su Trump e negli importantissimi voti del Collegio elettorale. Il procuratore generale nominato da Trump William Barr politicizza sfacciatamente il dipartimento di Giustizia sostenendo le pretese di Trump su indagini e azioni legali per accuse di brogli elettorali e altre presunte irregolarità. Ci sono prove trascurabili a sostegno di tali accuse, molte delle quali rigettate dai giudici statali come frivole. Ma Barr da autorità eccessiva per sostenere ciò che equivale a chiacchiere di un perdente irritato. I funzionari elettorali statali, sia repubblicani che democratici, non hanno segnalato all’unanimità alcun broglio elettorale significativa o illecito. Il commissario repubblicano della città a Filadelfia Al Schmidt, nello Stato oscillante chiave della Pennsylvania vinto da Biden, confermava che non c’erano irregolarità del voto. Fu poi denunciato come “sleale” da Trump. Schmidt afferma inoltre di aver successivamente ricevuto minacce di morte.
Stranamente, anche Trump e i repubblicani al Congresso non si lamentano dei brogli nelle votazioni per Camera e Senato dove si sono comportati relativamente bene nel guadagnare o mantenere i seggi. Anche se quei voti furono espressi nello stesso identico processo sul voto presidenziale. Come può un elemento sulla scheda elettorale essere incline al broglio, ma ciò che è adatto ai repubblicani non lo è? È duplicità egoistica, ecco cos’è. Ciò su cui il Team Trum scommette non è vincere le controversie sui risultati delle elezioni. Non c’è alcuna possibilità che il presidente ribalti le grandi maggioranze conquistate da Biden nei principali Stati oscillanti. No, il piano di gioco sembra essere mettere in dubbio la legittimità delle elezioni e far scadere il tempo in modo che i legislatori repubblicani in Stati come Pennsylvania, Georgia, Wisconsin, Michigan e Arizona non certifichino Biden vincitore del voto popolare. Inoltre, si discute che le legislature repubblicane in questi Stati nominino elettori al Collegio elettorale che nominerà Trump vincitore, a dispetto del voto popolare. Il collegio elettorale si riunirà il 14 dicembre quando si esprimerà il voto decisivo su chi sarà il prossimo presidente. La tradizione e il precedente sostengono che gli elettori degli Stati rispettano il voto popolare, ma questa elezione è senza precedenti. Non è impensabile che Trump continui a insistere sul fatto che le elezioni gli sono state rubate citando affermazioni di brogli (prive di fondamento). Per molti dei suoi 72 milioni di elettori, c’è la convinzione (delusione) che le elezioni siano state truccate o che assurdamente sostengano che il coronavirus sia stato “armato”.
Biden ha avuto oltre 77 milioni di voti al ballottaggio popolare. Se Trump cerca di barricarsi alla Casa Bianca sostenendo di essere il legittimo vincitore, allora gli Stati Uniti affronteranno uno scenario da incubo costituzionale. Sono in programma proteste violente diffuse, se non la guerra civile. Gli hacker di Trump hanno già preparato la narrativa propagandistica secondo cui qualsiasi protesta contro Trump è opera di “sovversivi antifa” e “terroristi marxisti”. Abbiamo visto tale narrativa bizzarra sfociare negli ultimi mesi di proteste di massa legittime contro gli assassini razzisti della polizia.
Mentre le tensioni ribollono alla vigilia della data di insediamento presidenziale il 2 gennaio, quello che Trump e i suoi quadri dichiareranno è lo stato di emergenza e la legge marziale per “proteggere la nazione” dalla sinistra e dalla “rivoluzione colorata” orchestrata dallo “Stato profondo”. Contro un “presidente democraticamente eletto”. Questo è il significato della scossa al Pentagono e all’apparato d’intelligence di questa settimana. Trump mette in campo agenti fascisti per portare a termine il suo colpo di Stato. Ironia della sorte, Trump afferma di essere stato l’obiettivo delle forze golpiste dello Stato profondo dopo la sua vittoria alle elezioni del 2016 sulla “creatura della palude” Hillary Clinton. Ad essere onesti con Trump, quello sforzo per spodestarlo fu abbastanza reale, incentrato su affermazioni infondate di “collusione russa” che perseguitavano la sua presidenza. Tuttavia, quel tentativo di colpo di Stato fallì. Ma ora è in corso un’altra presa di potere questa volta ordinata dallo stesso Trump e dai suoi amici.
Biden e il suo partito democratico sono timidamente compiacenti della drammatica e audace presa di potere da parte di Trump. Biden questa settimana cercava di sembrare calmo e freddo, dicendo che il rifiuto di Trump di ammettere la sconfitta era semplicemente “imbarazzante”. Biden è davvero “Joe assonnato” se non capisce che c’è un colpo di Stato alla Casa Bianca. Un altro segno di compiacenza fu il New York Times che titolava: “Trump riempie Pentagono e agenzie d’intelligence di lealisti. A che fine?” Il NY Times rispose ipotizzando che Trump stesse pianificando un avventurismo all’estero, forse un attacco militare all’Iran o un ritiro precipitoso delle truppe dall’Afghanistan. Che stupida compiacenza. L’avventurismo di Trump non è oltreoceano, è interno. Si tratta di distruggere la costituzione degli Stati Uniti e installarsi al secondo mandato indipendentemente dal voto democratico. Insomma, dittatura.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

2 Risposte a “Trump punta al golpe”

  1. I due contendenti sono entrambi al servizio della “finanza guerrafondaia e imperialista”. Questo scontro rivela soltanto che i gruppi alla testa di questo grande burattinaio, hanno interessi contrastanti fra loro ma concordano nella politica di rapina all’estero, e soppressione dei diritti popolari all’interno. Spero che lo scontro raggiunga livelli di autodistruzione tale da obbligare i dormienti sudditi ad aprire gli occhi sulla loro realtà. Mi meraviglia che Aurora parteggi per uno dei contendenti, o forse è soltanto Alessandro Lattanzio che parteggia per Biden?

  2. Alla fine, il circo nazienverista, quello che ha cuore compagnissimi come erdogan e trump, dimostra delusione, voleva che vincesse l”antimperialista’ trump. Quelli che straparlavano di stato profondo, setta satanista, imperialismo liberale e perfino di ‘Marxismo culturale’, volevano tutti l”America’ degli anni ’50 e quella di reagan, né più, né meno. Trump rappresentava questo, e quando masse di cittadini statunitensi si sono rivoltate con la violenza, come gli USA istigano a casa altrui, i cosiddetti ex-filo-putiniani, filo-siriani, filo-Chavez (ma NON filo-Venezuela), ecc. ecc., si sono tutti schierati compatti a sostegno del marcio imperialista trump, definendo i tumulti come espressione dell’inferiorità razziale e intellettuale di neri e latinos. E tutto ciò coprendosi con il mantra che trump ‘Non fa le guerre’. Non le avrebbe fatte neanche Obama se per questo. In Libia fu trascinato dagli europei, e la guerra in Siria, NON dichiarata, di Obama è stata inasprita dichiaratemente dall”antimperialista’ trump. I fintissimi amici italiani di Siria e Iran, hanno applaudito l’omicidio del Generale Sulaymani; se fosse stato Obama, i falsi critici degli USA avrebbero fatto la macumba contro il ‘mezzoafricano’, invece con trump, erano in sollucchero per questo ‘ritorno della putenza americana’. Anche se hanno camuffato il tutto con chiacchiericccio estremista rivoluzionario da grappino al bar alle sei del mattino.
    Biden è meglio di trump, perchè durerà pure lui quattro anni, e dovrà prima pensare a raccogliere i cocci a casa, piuttosto che a ravvivare le fantasie geoerotomani di quelli che vedono alla TV i tentativi degli USA ‘antimperialisti’ di trump, pompeo, CIA, Berretti verdi e milizie neonaziste di strangolare Bolivia, Cuba, Nicaragua, Venezuela, Bielorussia, Iran e Siria, mentre consumano patriottici popcorn e cocacola.
    Non bastano di certo gli scribacchini assoldati dall’imprenditore russo Malofeev (che ha il conto corrente negli USA, e i polli da spennare in Russia ed Europa) a salvare il marcio operato di trump, presentandolo come antimperialista, plebeo e amicodellarussia, cose che non è, non è mai stato, nè sarà mai. L’impero contorto che aveva cercato di mettere su la cricca neocon di trump sta già collassando, come dimostra l’America Latina, che i suddetti ‘antimperialisti’ ultrarivoluzionari di carta velina italiani, non citano casualmente più dalla nomina di trump nel 2017…

    PS. Trump non ha fatto guerre, perchè la Corea democratica, Paese che trump avevo scelto come bersaglio per la sua guerra personale, ha dimostrato di averlo sul serio l’arsenale nucleare. Quindi macdonald ha fatto le pose di amico e pacifinto, con il non segreto scopo di aver pure lui il premio nobel della pace, come l’odiato Obama.

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