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Gli estoni lo capiscono per primi

Rostislav Ishenko, Stalker Zone, 9 novembre 2020

Non pensavo che sarei vissuto fino a vedere i conservatori russofobi estoni, che non hanno minimamente cambiato convinzione, sostenere che le elezioni negli Stati Uniti sono così chiaramente truccate che “non c’è da discutere” . Sugli Stati Uniti, “non ha senso parlare di democrazia e Stato di diritto, se le elezioni possono essere così semplicemente, sfacciatamente e massicciamente falsificate”. Ebbene, ciliegina sulla torta: “…per garantire la propria libertà d’azione, piazzando ovunque mascalzoni, bastardi corrotti, ricattatori. Joe Biden e Hunter Biden sono corrotti” .Questo è ciò che dicono padre e figlio: Mart Helme e Martin Helme. Capo del “Partito popolare conservatore” estone , membro della coalizione di governo. Ministri dell’Interno e delle Finanze rispettivamente. È vero, Mart Helme si è già dimesso dalla carica, ma osservava che lo faceva solo in vista di un referendum sulla definizione del matrimonio concordata dalla coalizione di governo. I conservatori si aspettano giustamente che gli estoni votino per definire il matrimonio come unione tra un uomo e una donna, il che ridurrà la propaganda in questo stato dei “valori umani universali” e ideali di tolleranza che, tra l’altro, aderiscono a Biden e ai globalisti liberali di sinistra che lo sostengono. Attiro l’attenzione sul fatto che la famiglia Helme non è affatto amica della Russia. Nel 1995 Mart Helme fu nominato ambasciatore estone a Mosca da Lennart Meri, uno dei presidenti più russofobi dei Paesi baltici. Successivamente fu vicecancelliere del ministero degli Esteri estone. In qualità di pubblicista noto per i suoi articoli anti-russi, nel 2007 fu un attivo sostenitore della demolizione del “Soldato di bronzo” a Tallinn. In generale, un nazionalista patente ed estremista. E improvvisamente tali decisioni. Inoltre, quando il presidente e il ministro degli Esteri estoni condannavano le dichiarazioni della famiglia Helme, accusandola di nuocere agli interessi e alla sicurezza nazionale del Paese. Mart Helme osservò di non aver detto nulla di cui la stampa nordamericana non avrebbe scritto. Sottolineerò ancora una volta che si era dimesso solo per indire un referendum, il cui risultato dovrebbe allontanare l’Estonia dai globalisti liberali di sinistra di Biden. Il giovane Helme non ha ancora intenzione di dimettersi.
Noterò che la stampa nordmericana, ovviamente, ha scritto tutto ciò che è stato detto da Helma. Ma ha anche scritto cose diametralmente opposte. Inoltre, cinque, dieci e cinquant’anni fa nella stampa nordamericana si potevano trovare materiali per ogni colore, gusto e odore. È sempre stato importante ciò che scrivono le pubblicazioni tradizionali, ed è attraverso tale “opinione pubblica” che gli alleati dei nordamericani furono sempre guidati. Oggi, la maggior parte dei media nordamericani non è chiaramente dalla parte di Trump e cerca di proclamare Biden come “presidente che ha vinto le elezioni onestamente”, cioè, la maggior parte dei media nordamericani si oppone al concetto delineato da Helme. Anche Trump, parlando costantemente delle elezioni rubate, non si permette di compiere attacchi così duri contro la famiglia Biden, e ancor di più contro il sistema politico nordamericano. Sì, in precedenza su questioni puramente finanziarie ed economiche, gli Stati Uniti furono criticati da Germania e Francia. Inoltre, Parigi e Berlino già un paio di anni fa affermarono che Washington non è più un partner economico e un alleato politico-militare dell’Europa e che l’UE deve cercare un nuovo punto d’appoggio. Ma non andarono oltre tale affermazione. Nessuno osava mettere in discussione pubblicamente l’efficacia del sistema nordamericano. E poi c’è una specie di Estonia. Inoltre, la dichiarazione fu fatta da politici che saranno estremamente difficili da “togliere dalle trasmissioni”. Il loro partito tiene insieme la coalizione di governo. Se lasciasse la coalizione, dovrebbero aver luogo un’elezione parlamentare anticipata, con cui non è certo che i politici liberali di sinistra orientati verso un’alleanza coi globalisti occidentali raccolgano abbastanza voti per formare una coalizione di governo. Cioè, le buffonate della famiglia Helme dovranno essere sopportate ulteriormente.
Questo è il miglior indicatore di ciò che è accaduto negli Stati Uniti. Biden va ancora proclamato presidente. Trump ancora lotta e potrebbe teoricamente vincere. I tribunali a cui Trump si appella hanno appena iniziato a considerarne le pretese. La Georgia ha già programmato un riconteggio. Altri Stati controversi sono i prossimi. Biden cerca una proclamazione ufficiale, e non sulla stampa, di presidente eletto, dopo di che sarà molto difficile combatterlo. Trump cerca di impedirlo fino al completo riconteggio dei voti. Tuttavia, per cominciare, ha bisogno del riconteggio in almeno due stati (anche uno) in cui Biden ha vinto per dimostrare la vittoria di Trump con notevole margine. Questo gli darebbe l’opportunità di accusare gli avversari non solo di falsificazione, ma di tentativo di prendere illegalmente il potere (usurpazione). Finora, le parti sono in una guerra di trincea, spingendo gradualmente le piazze, ma non attivando le proteste. Chiunque, in questa situazione, sia il primo a tentare di fare pressioni dalla piazza senza essere ufficialmente riconosciuto come presidente eletto degli Stati Uniti, rischia di mettersi contro i federali (burocrazia centrale e forze di sicurezza). Nella spaccatura del Paese a metà, molto dipende dalla posizione della burocrazia federale; può tirare la bilancia da una parte o dall’altra. Per i federali, è importante che la legge sia osservata almeno formalmente. Il loro benessere (federale) e la loro influenza politica si basano sulla fiducia della popolazione nelle autorità, nella legge. Ma mentre le forze politiche negli Stati Uniti volteggiano in figure complesse del loro “Ballet de la Merlaison” , i loro alleati gradualmente capiscono che le contraddizioni nella lotta dell’élite nordamericana sono andate troppo oltre, e la divisione del paese che essi provocato è troppo profonda per essere superato dando la presidenza a Trump o a Biden, a repubblicani o democratici, conservatori di destra o liberali di sinistra, tradizionalisti o globalisti. Indipendentemente da chi vincerà l’attual stallo, gli Stati Uniti rimarranno un Paese diviso. Il loro presidente mancherà di legittimità. Almeno la metà del Paese lo considererà illegale. L’unica domanda è quale metà degli USA (di Biden o quella di Trump) si sentirà umiliata e insultata. Ma questo non è fondamentale.
Fondamentale è la progressiva incapacità degli Stati Uniti di concentrare le proprie forze su campi chiave della politica internazionale. Quasi tutte le risorse vengono consumate dalla lotta politica interna, ogni nuovo presidente risulta essere più debole del precedente. Stranamente, gli estoni, che hanno la reputazione di essere ottusi, l’hanno capito molto prima dei loro camerati dell’UE. L’asse del confronto globale passa linea Russia/USA o USA/Cina alla linea liberali di sinistra contro conservatori di destra. Tale frattura non si verifica tra i paesi, ma all’interno dei paesi. I liberali estoni sosterranno Biden e i conservatori Trump. Tenendo conto del fatto che i tradizionalisti francesi, italiani, tedeschi, austriaci e persino ungheresi hanno calcato a lungo la strada per Mosca, essendo fermamente in difesa dei valori tradizionali. È possibile che dopo un po’ la destra dell’Europa orientale rompa finalmente coi globalisti liberali di sinistra e vedremo coalizioni completamente inaspettate, una vera politica viva nei Paesi vicini,e non una marcia noiosa verso la scogliera al rullo del tamburo dell’ambasciatore nordamericano. Indipendentemente da chi vinca la guerra Trump-Biden, gli USA non saranno più gli stessi e la precedente influenza non ci sarà più. E questa guerra non finirà con un’elezione. Il divertimento è solo all’inizio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio