Nuova Delhi non si sacrificherà per gli USA

Long Xingchun, Global Times, 8/7/2018

Il dialogo “2 + 2” USA-India, previsto per il 6 luglio, è stato nuovamente posticipato. Sebbene i due governi l’abbiano attribuito ai cambiamenti di programma, il pubblico non ne sa il motivo. Alcuni studiosi indiani lo collegavano a preoccupazioni degli Stati Uniti per l’acquisto da parte dell’India del sistema missilistico di difesa aerea S-400 da Mosca e del petrolio dall’Iran, e a misure di ritorsione agli aumenti dei dazi statunitensi. Mentre gli Stati Uniti lottano per conquistare l’India costruendovi una partnership indo-pacifica, la fragilità si manifesta. Il Giappone era un sostenitore della strategia statunitense Indo-Pacifico, e l’Australia mostrava sentimenti anti-Cina da più di un anno. Che l’India partecipi alla strategia indo-pacifica è vitale per il successo del piano. Ma il discorso del Primo ministro Narendra Modi al Dialogo Shangri-La è probabilmente la ragione principale per cui gli Stati Uniti chiudono con l’India. Modi ha detto che “l’India non vede la regione indo-pacifica come strategia o club esclusivo, né da raggruppamento che cerca il dominio, e in alcun modo la considera diretto contro qualsiasi Paese. Una espressione geografica impossibile”. La dichiarazione di Modi ha deluso Washington e Tokyo che vogliono l’India per formare una versione asiatica della NATO, ma la dichiarazione è in linea cogli interessi strategici dell’India. La strategia indo-pacifica non ne favorisce l’economia. L’India ha una popolazione di 1,3 miliardi di abitanti, con un terzo più povero del mondo. Sviluppare l’economia, migliorare i mezzi di sostentamento del popolo e consolidare la forza nazionale sono le principali priorità. La strategia dell’Indo-Pacifico potrebbe dividere l’Asia in due campi, inevitabilmente aggravando i conflitti nella regione e danneggiano lo sviluppo dell’India. Se impegnata in uno scontro con la Cina, l’India dovrà deviare le risorse da infrastrutture e istruzione alla difesa, il che frenerà la crescita economica. Al contrario, l’adesione alla Shanghai Cooperation Organization (SCO) aiuta l’India a garantire un passaggio sicuro nell’Asia centrale, garantendosi l’approvvigionamento di petrolio e gas. La cooperazione con la Cina è più adatta all’infrastruttura e alla base manifatturiera dell’India.
La strategia Indo-Pacifico non aiuterà l’India a raggiungere la sua aspirazione a grande potenza. L’India ha avuto una civiltà ricca nell’antichità e diede un grande contributo al progresso umano nelle scienza e tecnologia. Sebbene fu colonizzata in tempi moderni, il suo popolo non ha mai abbandonato il sogno di far parte di una grande potenza. La strategia Indo-Pacifico, finalizzata a contenere la Cina, rafforzerà l’unipolarismo guidato dagli Stati Uniti. Solo quando il mondo è multipolare, l’India può diventare uno grande Paese. Pertanto, Modi dichiarò al Dialogo Shangri-La di aver condiviso opinioni col Presidente Vladimir Putin sulla “necessità di un forte ordine mondiale multipolare per affronti le sfide di oggi”. La strategia Indo-Pacifico danneggerà l’autonomia strategica dell’India. Se Stati Uniti, Giappone, Australia ed India stringessero un’alleanza, Washington la guiderà e richiederà inevitabilmente agli altri di allinearsi alla sua politica estera, contraddicendo il principio dell’autonomia strategica di Nuova Delhi. Gli Stati Uniti chiederanno all’India non solo di contenere la Cina, ma anche di sostenere la sanzioni all’Iran, alienarsi la Russia, condannare la Siria e anche di più. Nella strategia dell’Indo-Pacifico, Nuova Delhi può solo subordinarsi, inaccettabile per gli indiani. La strategia Indo-Pacifico porterà ad una maggiore presenza di Stati Uniti e Giappone nell’Oceano Indiano. Gli indiani hanno sempre pensato che solo l’India debba guidare gli affari dell’Oceano Indiano e la presenza militare USA nell’oceano minaccerà la leadership dell’India nella regione. Accettare la strategia dell’Indo-Pacifico darà ragione agli Stati Uniti ad aumentare la propria presenza nella regione e rafforzare la propria posizione dominante. Negli ultimi anni, l’India è sembrata avvicinarsi agli Stati Uniti, avendo molto a che fare coi tentativi di Washington di conquistare New Delhi per bilanciare l’influenza della Cina. Tuttavia, in generale, la diplomazia indiana è ancora nella tradizione del non allineamento. La sua strategia estera è relativamente stabile e prevedibile. L’attrazione del concetto indopacifico non basta a far sì che l’India si adegui ai relativi principi diplomatici. Nuova Delhi ha sue opinioni sugli affari mondiali, la maggiore differenza tra gli approcci indiano e australiano.

L’autore è ricercatore presso il Charhar Institute e direttore del Center for Indian Studies presso la China West Normal University.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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