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“Assistiamo ai funerali dell’occidente”

Riunione del club di discussione Valdaï, 24 ottobre 2020 – La Voix de la Syrie

Vladimir Putin ha partecipato, in videoconferenza, alla sessione plenaria finale del 17° incontro annuale del Valdaj International Discussion Club, tenutosi a Mosca il 22 ottobre 2020. Di seguito trascriviamo il testo integrale del suo discorso.Cari colleghi, cari amici, buongiorno.
Partecipanti alla 17a riunione plenaria del Club Valdaj,
Signore e signori,
Do il benvenuto a tutti voi al nostro tradizionale incontro annuale. Questa volta ci incontriamo in formato insolito; siamo in videoconferenza. Ma vedo che ci sono anche persone presenti nella stanza. Non tanto come al solito, ovviamente, ma comunque c’erano persone presenti, e apparentemente aveva avuto una discussione faccia a faccia. Sono contento. Siamo certamente consapevoli, possiamo vedere che l’epidemia del coronavirus ha gravemente colpito gli affari pubblici, commerciali e internazionali. Inoltre, ha influenzato il ritmo della vita di tutti. Quasi tutti i Paesi hanno dovuto imporre varie restrizioni e le grandi riunioni pubbliche sono state in gran parte cancellate. Anche quest’anno è stato difficile per la società. Ma la cosa più importante è che si continui a lavorare. Coll’aiuto della tecnologia [delle comunicazioni] si hanno dibattiti vivaci e significativi, discussioni varie con nuovi esperti che condividono le opinioni che presentano interessanti, originali, a volte anche opposte, sugli sviluppi attuali. Un tale scambio è, ovviamente, molto importante e utile ora che il mondo deve affrontare così tante sfide da risolvere. Dobbiamo quindi continuare gli sforzi per capire come l’epidemia ha influenzato e continuerà a influenzare il presente e il futuro dell’umanità. Di fronte a questa pericolosa minaccia, la comunità internazionale cerca di prendere determinate misure e mobilitarsi. Alcune cose sono già state fatte grazie agli sforzi della collaborazione, ma voglio sottolineare subito che questa è solo una frazione di ciò che va fatto di fronte a tale formidabile sfida comune. Queste occasioni mancate sono anche oggetto di un franco dibattito internazionale. Dall’inizio della pandemia in Russia, ci siamo impegnati a preservare le vite e garantire la sicurezza delle nostre popolazioni come valori chiave. È stata una scelta informata dettata da nostri cultura e tradizioni spirituali, così come dalla nostra complessa storia, a volte drammatica. Se ripensiamo alle grandi perdite demografiche che subimmo nel XX secolo, non avevano altra scelta che combattere per ogni persona e per il futuro di ogni famiglia russa.
Pertanto, abbiamo fatto del nostro meglio per preservare la salute e la vita della nostra popolazione, per aiutare i genitori e i bambini, nonché gli anziani e chi ha perso il lavoro, a mantenerlo il più possibile, a ridurre al minimo i danni all’economia e sostenere milioni di imprenditori di piccole imprese familiari. Forse come tutti gli altri, seguite gli aggiornamenti quotidiani sulla pandemia nel mondo. Sfortunatamente, il coronavirus non si è ritirato e rappresenta ancora una grave minaccia. Probabilmente, questo inquietante sfondo aumenta la sensazione, come accade a molti, che un’era completamente nuova inizia e che non siamo solo sull’orlo dei cambiamenti drammatici, ma all’alba di un’era di cambiamenti epocali in tutti i settori della vita. Vediamo lo sviluppo rapido ed esponenziale dei processi di cui abbiamo discusso più volte al Club Valdaï prima. Quindi, sei anni fa, nel 2014, parlavamo di questo problema quando affrontammo l’argomento “L’ordine mondiale: nuove regole o gioco senza regole? Allora cosa succede adesso? Sfortunatamente, il gioco senza regole è sempre più orribile e a volte sembra un fatto compiuto. La pandemia ci ha ricordato quanto sia fragile la vita umana. Era difficile immaginare che nel nostro 21° secolo tecnologicamente avanzato, anche nei Paesi più prosperi e ricchi, le persone potessero ritrovarsi impotenti di fronte a quella che non sembra un’infezione mortale, né una minaccia orribile. Ma la vita ha dimostrato che non tutto dipende dalla scienza medica con alcuni dei suoi fantastici risultati. È emerso che l’organizzazione e l’accessibilità del sistema sanitario pubblico non sono meno importanti e probabilmente sono molto più importanti in questa situazione. Il valore dell’aiuto reciproco, del servizio e del dono si sono rivelati i più importanti. Ciò vale anche per la responsabilità, la calma e l’onestà delle autorità, la disponibilità a rispondere alle richieste della società e allo stesso tempo a fornire una spiegazione chiara e ben motivata su logica e coerenza delle misure adottate al fine di non permettere alla paura di soggiogare e dividere la società ma, al contrario, darle la certezza che insieme supereremo tutte le prove, per quanto difficili possano essere. Affrontare la minaccia del coronavirus ha dimostrato che solo uno Stato vitale può agire efficacemente nella crisi, contrariamente al ragionamento di chi afferma che il ruolo dello Stato nel mondo globale diminuisce e che in futuro sarà interamente sostituito da altre forme di organizzazione sociale. Si è possibile. Tutto può cambiare in un lontano futuro. Il cambiamento è ovunque intorno a noi, ma oggi ruolo e importanza dello Stato sono di primaria importanza.
Abbiamo sempre pensato che uno Stato forte sia condizione fondamentale per lo sviluppo della Russia. E abbiamo visto di nuovo che avevamo ragione nel ripristinare e rafforzare meticolosamente le istituzioni statali dopo il loro declino, e talvolta completa distruzione negli anni ’90. Allora la domanda è: cos’è uno Stato forte? Quali sono i suoi punti di forza? Certamente non pieno controllo o severa applicazione. Né ostacolare l’iniziativa privata o l’impegno civico. Non è nemmeno la potenza delle forze armate o della difesa, anche se penso che si capisca quanto sia importante questa particolare componente per la Russia, data la sua geografia e le sue sfide geopolitiche. E c’è anche la nostra responsabilità storica di membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel garantire la stabilità globale. Tuttavia, sono convinto che ciò che fa la forza di uno Stato sia soprattutto la fiducia che i suoi cittadini ripongono in esso. È qui che risiede la forza dello Stato. Le persone sono la fonte del potere, lo sappiamo tutti. E questa ricetta non implica solo andare al seggio elettorale e votare, implica disponibilità delle persone a delegare ampi poteri al proprio governo, a considerare lo Stato, i suoi organi, i funzionari, come loro rappresentanti. Chi ha la responsabilità di prendere decisioni, si assume anche la piena responsabilità del compimento dei propri doveri [e ne sono responsabili]. Questo tipo di rapporto può essere configurato come si preferisce. Quando dico “come si preferisce”, intendo che il nome che si dai al proprio sistema politico è irrilevante. Ogni Paese ha la propria cultura politica, tradizioni e visione del proprio sviluppo. Cercare di imitare ciecamente l’agenda di qualcun altro è inutile e dannoso. La cosa principale è che lo Stato e la società siano in armonia. E, naturalmente, la fiducia è la base più solida per il lavoro creativo dello Stato e della società. È solo insieme che possono trovare un equilibrio ottimale tra libertà e garanzie di sicurezza.
Ancora una volta, nei momenti più difficili della pandemia, mi sento orgoglioso e, ad essere sincero, sono orgoglioso della Russia, dei nostri cittadini, della loro disponibilità a sostenersi a vicenda. E ovviamente, prima di tutto, sono orgoglioso dei nostri medici, infermieri e paramedici, tutti, nessuno escluso, sui quali si affida il sistema sanitario nazionale. Credo che la società civile giocherà un ruolo chiave nel futuro della Russia. Vogliamo quindi che la voce dei nostri cittadini sia decisa e che vengano attuate le proposte e le richieste costruttive delle diverse forze sociali. Ciò pone la domanda: come si forma questa richiesta di azione? Quali sono le voci a cui lo Stato deve prestare attenzione? Come fa a sapere se sia davvero la voce del popolo e non messaggi dietro le quinte o anche grida vocali di persone che non hanno nulla a che fare col nostro popolo e che a volte sono isteriche? A volte qualcuno cerca di far passare interessi egoistici di un piccolo gruppo sociale o anche di forze estere per autentica richiesta popolare. Le vera democrazia e società civile non possono essere “importate”. L’ho detto molte volte. Non possono essere il prodotto delle attività di “benefattori” stranieri, anche se “vogliono il meglio per noi”. In teoria, questo è probabilmente possibile. Ma, francamente, non ho ancora visto una cosa del genere e non ci credo molto. Vediamo come funzionano tali modelli importati di democrazia. Non sono altro che un guscio o una facciata senza niente dietro, nemmeno una parvenza di sovranità. Gli abitanti dei Paesi in cui tali progetti furono attuati non sono mai stati invitati a esprimere un’opinione e i loro rispettivi leader sono semplici vassalli. Come sappiamo, il signore decide tutto al posto del vassallo. Io ripeto,solo i cittadini di un determinato Paese possono decidere il loro interesse pubblico.
In Russia abbiamo attraversato un periodo piuttosto lungo in cui i fondi esteri erano la principale fonte di creazione e finanziamento delle organizzazioni non governative. Naturalmente, non tutti perseguivano obiettivi egoistici o malvagi, né volevano destabilizzare il nostro Paese, interferire nei nostri affari interni o influenzare la politica interna e, a volte, estera della Russia per i loro interessi. Ovviamente no. C’erano veri entusiasti tra le organizzazioni civiche indipendenti (esistono) e noi siamo senza dubbio grati a loro. Ma anche così, sono rimasti per lo più stranieri e alla fine hanno riflesso opinioni ed interessi dei loro amministratori stranieri piuttosto che dei cittadini russi. Insomma, erano uno strumento, con tutte le conseguenze che ne derivavano. Una società civile forte, libera e indipendente ha un orientamento patriottico ed è sovrana per definizione. Nasce dal cuore della vita del popolo e può assumere diverse forme e direzioni. Ma è un fenomeno culturale, tradizione di un determinato Paese, e non prodotto di un astratto “spirito transnazionale” che nasconde interessi altrui. Compito dello Stato è sostenere le iniziative pubbliche e aprirgli nuove opportunità. Questo è esattamente quello che facciamo. Considero questa questione la più importante nell’agenda del governo per i decenni futuri, indipendentemente da chi sarà esattamente in questo governo. È la garanzia dello sviluppo sovrano e progressivo della Russia, della reale continuità nella sua marcia in avanti e della nostra capacità di rispondere alle sfide globali.

Cari colleghi,
Siete ben consapevoli delle molte, anzi molte, acute questioni e controversie che si sono accumulate negli affari internazionali moderni. Da quando il modello delle relazioni internazionali della Guerra Fredda, a suo modo stabile e prevedibile, ha cominciato a cambiare (non dico che mi manca l’ordine bipolare mondiale, di certo non me ne pento), il mondo ha cambiato più volte. In effetti, le cose sono accadute così rapidamente che chi di solito veniva definito élite politica semplicemente non avevano il tempo, o forse grande interesse, o capacità, di analizzare cosa accadesse nella realtà. Alcuni Paesi si sono precipitati a tagliarsi la fetta, principalmente per afferrarne una grande, al fine di raccogliere i frutti che la fine della Guerra Fredda portava. Altri cercavano freneticamente modi per adattarsi ai cambiamenti, a tutti i costi. E alcuni Paesi, ricordiamo francamente la nostra triste esperienza, semplicemente lottavano per sopravvivere, per sopravvivere come un Paese unito e anche come soggetto [e non oggetto] della politica mondiale. Nel frattempo, il tempo ci fa chiedere sempre più con insistenza cosa aspetta l’umanità, come dovrebbe essere il nuovo ordine mondiale, o almeno una sua parvenza, e se intraprenderemo un’azione illuminata per procedere coordinando i nostri movimenti, o se andremo avanti alla cieca inciampando, ognuno di noi contando solo su se stesso.
Nel recente rapporto del Club Valdaj, il vostro Club, possiamo leggere: “…in un contesto internazionale radicalmente cambiato, le stesse istituzioni sono d’ostacolo alla costruzione di un sistema di relazioni corrispondente alla nuova era piuttosto che a una garanzia di stabilità e manovrabilità globali. Gli autori ritengono che siamo in un mondo in cui singoli Stati o gruppi di Stati agiranno in modo molto più indipendente mentre le organizzazioni internazionali tradizionali perderanno importanza. Ecco cosa vorrei dire al riguardo. Naturalmente, ciò che sta alla base di questa posizione è chiaro. In effetti, l’ordine mondiale del dopoguerra è stato stabilito da tre Paesi vittoriosi: Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna. Da allora il ruolo della Gran Bretagna è cambiato; l’Unione Sovietica non esiste più, mentre alcuni cercano di annullare la Russia. Vi assicuro, cari amici, che valutiamo oggettivamente il nostro potenziale, vale a dire il nostro potenziale intellettuale, territoriale, economico e militare. Mi riferisco alle nostre opzioni attuali, al nostro potenziale complessivo. Mentre consolidiamo questo Paese e guardiamo a cosa succede nel mondo, in altri Paesi, vorrei dire questo a chi ancora aspetta che la forza della Russia diminuisca gradualmente: l’unica cosa che ci preoccupa è prenderci un raffreddore al vostro funerale. In qualità di Capo di Stato che lavora direttamente in un ambiente che voi e i vostri colleghi descrivete con competenza, non posso sottoscrivere il presupposto che le strutture internazionali esistenti debbano essere completamente ricostruite, se non rifiutate come obsoleto e completamente smantellate. Al contrario, è importante preservare i meccanismi di base per il mantenimento della sicurezza internazionale, che si sono dimostrati efficaci. Questi sono l’ONU, il Consiglio di sicurezza e il potere di veto dei membri permanenti. Ne ho parlato di recente nell’anniversario dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Per quanto ne so, questa posizione, la conservazione dei principi fondamentali dell’ordine internazionale stabilito dopo la seconda guerra mondiale, gode di ampio sostegno nel mondo.
Tuttavia, credo che l’idea di aggiustare l’assetto istituzionale della politica mondiale meriti almeno una discussione, se non altro perché i rapporti di forza, le potenzialità e le posizioni degli Stati sono seriamente cambiati, come ho detto, soprattutto negli ultimi 30 o 40 anni. In effetti, come ho detto, l’Unione Sovietica non c’è più. Ma c’è la Russia. In termini di peso economico e influenza politica, la Cina rapidamente passa allo status di superpotenza. La Germania va nella stessa direzione e la Repubblica Federale di Germania è diventata un attore importante nella cooperazione internazionale. Allo stesso tempo, i ruoli di Gran Bretagna e Francia negli affari internazionali hanno subito cambiamenti significativi. Gli Stati Uniti, che a un certo punto dominavano in modo assoluto la scena internazionale, non possono più rivendicare la propria eccezionalità. In generale, gli Stati Uniti hanno bisogno di tale eccezionalismo? Naturalmente, potenze come Brasile, Sud Africa e altri Paesi sono divenuti molto più influenti. In effetti, è chiaro che non tutte le organizzazioni internazionali svolgono missioni e compiti in modo efficace. Chiamati ad essere arbitri imparziali, spesso agiscono sulla base di pregiudizi ideologici, cadono sotto la forte influenza di altri Stati e diventano strumenti nelle loro mani. Gestire procedure, manipolare prerogative e autorità, adottare approcci di parte, soprattutto quando si tratta di conflitti che coinvolgono potenze o gruppi di Stati rivali, tutto questo è purtroppo diventato una prassi comune. Il fatto che autorevoli organizzazioni internazionali seguano gli interessi egoistici di alcuni e vengano coinvolte in campagne politicizzate contro leader e Paesi specifici è triste. Tale approccio non fa che screditare queste istituzioni, le spinge al declino e acuisce la crisi dell’ordine mondiale.
D’altra parte, ci sono sviluppi positivi quando un gruppo di Stati interessati uniscono le forze per risolvere questioni specifiche, come l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, che da quasi 20 anni aiuta a risolvere le controversie territoriali e rafforza la stabilità nell’Eurasia centrale plasmando uno spirito di collaborazione che è unico in questa parte del mondo. O, ad esempio, il formato di Astana, che ha contribuito a far uscire il processo politico e diplomatico sulla Siria da una profonda impasse. Lo stesso vale per l’OPEC Plus, strumento efficace, anche se molto complesso, per stabilizzare i mercati petroliferi mondiali. In un mondo frammentato, questo approccio è spesso più produttivo. Ma ciò che conta qui è che oltre a risolvere problemi specifici, questo approccio può anche dare nuova vita alla diplomazia multilaterale. Questa è una cosa importante. Ma è anche ovvio che non possiamo fare a meno di un quadro comune e universale negli affari internazionali. Quali che siano i gruppi di interesse, le associazioni o le alleanze ad hoc che formiamo ora o in futuro, non possiamo fare a meno di un quadro comune. Il multilateralismo non dovrebbe essere inteso come piena inclusione, ma come necessità di coinvolgere le parti veramente interessate a risolvere un problema. E naturalmente, quando forze esterne intervengono in modo crudo e spudorato in un processo che riguarda un gruppo di attori perfettamente in grado di andare d’accordo tra essi, non può risultare niente di buono. E lo fanno solo allo scopo di mostrare la loro ambizione, il loro potere e la loro influenza. Lo fanno per vincere sul campo, per battere tutti gli altri, ma non per dare un contributo positivo o aiutare a risolvere la situazione.
Ancora una volta, anche nell’attuale frammentazione degli affari internazionali, ci sono sfide che richiedono più della capacità combinata di pochi, anche molto influenti Stati. Problemi di questa portata, che esistono, richiedono un’attenzione globale. La stabilità internazionale, la sicurezza, la lotta al terrorismo e la risoluzione di conflitti regionali urgenti ne fanno certamente parte; così come la promozione dello sviluppo economico mondiale, la lotta alla povertà e l’espansione della cooperazione nel campo dell’assistenza sanitaria. Quest’ultimo punto è particolarmente rilevante oggi. Ho parlato in dettaglio di queste sfide il mese scorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Per rispondere in modo soddisfacente, sarà necessario collaborare in modo sistematico e a lungo termine. Tuttavia, ci sono considerazioni di natura generale che interessano letteralmente tutti, e vorrei affrontarle in modo più dettagliato.
Molti di noi hanno letto Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry quando eravamo bambini e ricordano cosa dice il protagonista: “È una questione di disciplina. Quando hai finito il bagno mattutino, devi lavare accuratamente il pianeta. […] È un lavoro molto noioso, ma molto facile”. Sono certo che dobbiamo continuare a fare questo lavoro noioso se vogliamo preservare la nostra casa comune per le prossime generazioni. Dobbiamo mantenere il nostro pianeta. Il tema della protezione ambientale è stato a lungo un punto fermo dell’agenda globale. Ma l’affronterò in modo più ampio per discutere anche del compito importante di allontanarsi dalla prassi del consumo illimitato, del consumo eccessivo, a favore di una sufficienza giudiziosa e ragionevole, in cui non viviamo solo per oggi, ma si pensa anche al domani. Si dice spesso che la natura sia estremamente vulnerabile all’attività umana. Soprattutto quando l’uso delle risorse naturali assume una dimensione globale. Tuttavia, l’umanità non è immune dai disastri naturali, molti dei quali sono risultato dell’interferenza umana. A proposito, alcuni scienziati ritengono che i recenti focolai di malattie pericolose siano una risposta a questa interferenza. Ecco perché è importante sviluppare relazioni armoniose tra uomo e natura. Le tensioni hanno raggiunto un punto critico. Possiamo vederlo col cambiamento climatico. Questo problema richiede un’azione pratica e molta più attenzione da parte nostra. Ha cessato da tempo di essere il dominio di interessi scientifici astratti, ma ora riguarda quasi tutti gli abitanti del pianeta Terra. Le calotte polari e il permafrost [permafrost] si stanno sciogliendo a causa del riscaldamento globale. Secondo gli esperti, velocità e portata di questo processo aumenteranno nei prossimi decenni. È una sfida enorme per il mondo, per tutta l’umanità, anche per noi, per la Russia, dove il permafrost occupa il 65% del territorio nazionale. Tali cambiamenti possono causare danni irreparabili alla diversità biologica, avere un effetto estremamente negativo sull’economia e sulle infrastrutture e rappresentare una minaccia diretta per i popoli. Forse sapete che questo è molto importante per noi. Ciò riguarda le reti delle condutture, i quartieri residenziali costruiti sul permafrost, ecc. Se fino al 25% degli strati vicino alla superficie del permafrost, o circa tre o quattro metri, si scioglieranno entro il 2100, subiremo un effetto molto forte. Inoltre, il problema potrebbe trasformarsi rapidamente in crisi. È possibile un qualche tipo di reazione a catena, poiché lo scioglimento del permafrost stimolerà le emissioni di metano, che può produrre un effetto serra 28 volte (sic) maggiore dell’anidride carbonica. In altre parole, la temperatura continuerà a salire sul pianeta, il permafrost continuerà a sciogliersi e le emissioni di metano continueranno a salire. La situazione si aggraverà. Vogliamo che la Terra diventi come Venere, pianeta caldo, secco e senza vita? Vi ricordo che la Terra ha una temperatura superficiale media di 14° C mentre su Venere è di 462° C.
Un altro argomento, completamente diverso. Vorrei spendere alcune parole su un argomento diverso. Non dimentichiamo che ci sono solo continenti geografici sulla Terra. Uno spazio digitale quasi infinito prende forma sul pianeta e le persone lo padroneggiano sempre più velocemente ogni anno. Le restrizioni imposte dal coronavirus hanno solo incoraggiato lo sviluppo della tecnologia informatica. Oggi, le comunicazioni basate su Internet sono una risorsa universale. È necessario garantire che questa infrastruttura e tutto il cyberspazio funzionino in modo impeccabile e sicuro. Quindi il lavoro a distanza non è solo una precauzione imposta dalla pandemia. Diverrà una nuova forma di organizzazione del lavoro, occupazione, cooperazione sociale e semplicemente comunicazione umana. Questi cambiamenti sono inevitabili con lo sviluppo del progresso tecnologico. Questa recente svolta degli eventi ha solo accelerato questi processi. Tutti apprezzano le opportunità e le comodità offerte dalle nuove tecnologie. Ma, ovviamente, c’è anche un rovescio della medaglia, vale a dire la crescente minaccia ai sistemi digitali. Sì, il cyberspazio è un ambiente fondamentalmente nuovo in cui, sostanzialmente, regole universalmente riconosciute non sono mai esistite. La tecnologia ha semplicemente superato la legislazione e quindi il controllo giudiziario. Allo stesso tempo, è un’area molto specifica in cui la questione della fiducia è particolarmente urgente. Penso che a questo punto dobbiamo tornare alla nostra esperienza storica. Cosa voglio dire? Ricordo che la nozione consolidata di “misure di rafforzamento della fiducia” esisteva durante la Guerra Fredda. Si applicava alle relazioni tra Unione Sovietica e Stati Uniti, e tra Patto di Varsavia e NATO, cioè alle relazioni politico-militari. Detto questo, vorrei sottolineare che ora la concorrenza è generalmente di natura “ibrida”. Colpisce tutte le aree, comprese quelle che appena iniziano a prendere forma. Ecco perché è necessario creare fiducia in molti settori. In questo senso, il cyberspazio può servire da luogo per testare queste misure, poiché a un certo punto il controllo degli armamenti aprì la strada a una maggiore fiducia nel mondo. Ovviamente, è molto difficile scrivere un “pacchetto di misure” richiesto in quest’area del cyberspazio. Tuttavia, è necessario iniziare a lavorarci. Deve essere fatto adesso.
Come forse saprete, la Russia promuove attivamente accordi bilaterali e multilaterali sulla sicurezza informatica. Abbiamo presentato all’ONU due progetti di convenzione su questo argomento e abbiamo creato un gruppo di lavoro aperto su questi temi. Di recente, mi sono offerto di avviare una discussione approfondita sui problemi delle sicurezza informatica internazionale con gli Stati Uniti. Sappiamo che i loro politici hanno altro su cui concentrarsi a causa della campagna elettorale. Tuttavia, speriamo che la prossima amministrazione, qualunque sia, risponda al nostro invito ad avviare una discussione su questo argomento, così come su altri punti dell’agenda russo-nordamericana come la sicurezza globale, il futuro del Trattato di riduzione delle armi strategiche e una serie di altre questioni. Come sapete, molte questioni importanti hanno raggiunto il punto in cui richiedono una discussione franca e siamo pronti a una discussione costruttiva su un piano di parità. Naturalmente, i giorni in cui tutte le importanti questioni internazionali venivano discusse e risolte principalmente da Mosca e Washington sono ormai lontani. Tuttavia, vediamo l’istituzione di un dialogo bilaterale, in questo caso sulla sicurezza informatica, come passo importante verso una discussione molto più ampia che coinvolga molti altri Paesi e organizzazioni. Se gli Stati Uniti decidessero di non parteciparvi, il che sarebbe un peccato, saremo sempre pronti a lavorare con tutti i partner interessati, cosa che spero non mancherà.
Vorrei sottolineare un altro aspetto importante. Viviamo in un momento di crisi e shock internazionali palpabili. Certo, ci siamo abituati, soprattutto le generazioni che hanno vissuto la Guerra Fredda, per non dire la Seconda Guerra Mondiale, per cui non è solo un ricordo, ma una parte della loro vita. È interessante che l’umanità abbia raggiunto un livello molto elevato di sviluppo tecnologico e socio-economico, affrontando la perdita o l’erosione di valori morali e parametri di riferimento, la sensazione che l’esistenza non abbia più senso e, se volete, che la missione dell’umanità sul pianeta Terra sia andata perduta. Questa crisi non può essere risolta con negoziati diplomatici o una grande conferenza internazionale. Ci chiede di rivedere le nostre priorità e ripensare i nostri obiettivi. E tutti devono iniziare a casa, ogni individuo, comunità e Stato, e solo allora lavorare per stabilire una configurazione globale. La pandemia del COVID-19, che abbiamo affrontato tutti quest’anno, può servire come punto di partenza per tale trasformazione. Dovremo comunque rivalutare le nostre priorità. Credetemi, prima o poi dovremo farlo davvero. Ne siamo tutti consapevoli. Pertanto, sono completamente d’accordo con chi afferma che sarebbe meglio iniziare questo processo ora. Ho menzionato la storia e le generazioni più anziane che hanno subite le difficoltà del secolo scorso per un motivo. Tutto ciò di cui discutiamo oggi sarà presto responsabilità dei giovani. I giovani dovranno affrontare tutti i problemi che ho menzionato e di cui avete discusso oggi. Per la Russia, i suoi giovani cittadini, che ancora crescono e fanno esperienza, dovranno farlo dal 21° secolo. Sono loro che dovranno affrontare sfide nuove e probabilmente anche più difficili. Hanno le loro opinioni su passato, presente e futuro. Ma credo che il nostro popolo conserverà sempre le migliori qualità: patriottismo, coraggio, creatività, duro lavoro, spirito di squadra e capacità di sorprendere il mondo trovando soluzioni ai problemi più difficili e persino più intrattabili.
Cari amici, cari colleghi,
Oggi ho affrontato una vasta gamma di questioni. Certo, vorrei credere che, nonostante tutte le difficoltà attuali, la comunità internazionale potrà unire le forze per affrontare problemi non immaginari ma molto reali, e che avremo successo nel lungo termine. Dopotutto, è in nostro potere smettere di essere consumatori egoisti, avidi, sciocchi e dispendiosi. Alcuni potrebbero pensare che questa sia un’utopia, una chimera. Di sicuro, è facile chiedersi se questo sia anche possibile dato ciò che certuni fanno e dicono. Tuttavia, credo nella ragione e nella comprensione reciproca, o almeno spero fermamente che prevarranno. Dobbiamo solo aprire gli occhi, guardarci intorno e vedere che terra, aria ed acqua sono il nostro patrimonio comune che ci viene dall’alto, e dobbiamo imparare ad amarli, tutti come dovremmo amare ogni vita umana, che è preziosa. È l’unico modo per andare avanti in questo mondo complesso e bellissimo. Non voglio che si ripetano gli errori del passato.

Grazie molto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a ““Assistiamo ai funerali dell’occidente””

  1. Uno stralcio interessantissimo del Presidente Putin al club Valdaj: “Mi riferisco alle nostre opzioni attuali, al nostro potenziale complessivo. Mentre consolidiamo questo Paese e guardiamo a cosa succede nel mondo, in altri Paesi, vorrei dire questo a chi ancora aspetta che la forza della Russia diminuisca gradualmente: l’unica cosa che ci preoccupa è prenderci un raffreddore al vostro funerale.”
    HAHHAHAHH un raffreddore al vostro funerale, il sistema occidentale crolla perchè si sono incrinate le fondamenta e cercano di dare la colpa ad un raffreddore, per non ammettere l’inattuabilità sul lungo periodo del paradigma occidentale, col quale cercano di mantenere il controllo con una distopia. GRANDISSIMO PUTIN IL MIO ONORATISSIMO PRESIDENTE

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