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I russofobi dell’Armenia ricevono la loro ricompensa

John Helmer 27 ottobre 2020L’Armenia ha perso la guerra di ottobre coll’Azerbaigian a causa dei fallimenti armeni nell’intelligence sul campo di battaglia, delle difese obsolete e degli errori politici del primo ministro Nikol Pashinjan. I suoi unici alleati ora sono le montagne e il clima. Questo è il consenso dei principali analisti militari di Mosca. “Durante la premiership di Nikol Pashinjan”, riferiva Vzglyad sulla valutazione dello Stato maggiore russo, “tre capi dell’intelligence sono stati sostituiti, e uno di loro non aveva competenza ed era un incaricato puramente politico dell’occidente. Tutto questo era accompagnato da retorica anti-russa, moltiplicata dall’arroganza nazionale. Alcuni capi del Nagorno-Karabakh dissero cose come “non abbiamo affatto bisogno dei russi, possiamo andare a Baku senza di voi””. “Inoltre, negli ultimi sei mesi, nello Stato maggiore dell’Armenia c’è stato il licenziamento di massa di ufficiali addestratisi a Mosca”. “Probabilmente è giunto il momento che avvengano vere epurazioni nel governo”, aveva annunciato Pashinjan ad aprile. Secondo la valutazione russa, Pashinjan ha poi commesso il classico errore del novizio nevrotico: rafforzava la guardia di palazzo contro i rivali, ma sottovalutava il tradizionale nemico azero e ha perso il controllo del territorio. La risposta armena è che gli analisti di Mosca che affermano questo “sono pagati da Turchia ed Azerbaigian”. “Perché l’esercito armeno era più debole e quali errori ha commesso durante la preparazione alle operazioni?” riferiva Evgenij Krutikov, analista militare di Vzygljad con stretti legami coll’intelligence militare russa. “Il 27 ottobre è la data significativa, poiché questo mese misurava il ritmo dell’offensiva dell’esercito azero. Questo non fu raggiunto e in alcune aree fallì del tutto. Anche i principali compiti politici di Baku non furono risolti”. “Tuttavia, le forze armate azere ottennero dei successi, spezzando la linea difensiva del Nagorno-Karabakh, avanzando per decine di chilometri. Il 24 ottobre, la difesa delle forze armene nel settore meridionale del fronte era esigua e avrebbe potuto essere distrutta con conseguenze disastrose per l’Armenia. Ciò non avvenne, ma la situazione permetteva di parlare di sconfitta strategica delle truppe armene. Sebbene questi argomenti fossero prematuri, i risultati del primo mese di guerra non sono incoraggianti per l’Armenia e il Nagorno-Karabakh (NKR). Se si guarda la mappa della regione, la direzione principale di un possibile attacco dell’Azerbaigian contro l’NKR sembra la zona central,e lungo il fiume Karkarchaj [Karkar]. Basta passare direttamente attraverso le rovine di Aghdam a Khozhaly e poi a Stepanakert. Fu in questa zona che fu organizzata per un quarto di secolo la principale linea di difesa degli armeni. Ma fu nel settore centrale che gli azeri nemmeno tentarono d’imitare l’offensiva. C’era un intenso duello di artiglieria su questo fronte, ma niente di più. Ma gli armeni furono costretti a mantenervi grandi forze, che in un altro scenario potevano essere utilizzate, ad esempio, ad organizzare le sacche nel sud “.
Secondo l’analisi dello Stato Maggiore russo, il primo grosso errore commesso dagli armeni fu il fallimento dell’intelligence nel sottovalutare l’efficacia della combinazione delle forze azere, missili e droni altamente mobili e dei razzi ed obici a lungo raggio. “Armenia e NKR avrebbero dovuto pensare a quello che succedeva in estate, quando cominciarono sporadiche scaramucce quasi su tutta la linea del fronte…. L’Azerbaigian formò gradualmente due corpi d’assalto, che riunivano le unità pronte al combattimento dell’esercito, comprese dalla riserva profonda. I depositi furono costruiti vicino la linea di contatto e fu creati il sistema di rifornimento del carburante. Tutto questo poteva essere visto semplicemente col binocolo, senza ricorrere a complesse manipolazioni dell’intelligence. Inoltre, l’intelligence armena non informò la leadership politica del Paese della corretta valutazione di quali armi, in quale quantità e perché l’Azerbaigian le acquistava. Sulla base dell’analisi di questi acquisti, Armenia e NKR avrebbero potuto costruire il modello tattico militare che Baku si preparava a utilizzare e ad organizzarvi la reazione. Prima di tutto, questo vale per i droni importati (UAV) e l’artiglieria semovente che supporta i gruppi tattici di battaglione (BTG) che avanzano. Questo da solo sarebbe bastato all’esercito armeno per capire cosa fu pianificato dall’altra parte del fronte”.
Il secondo grande errore degli armeni è stato schierare numerose unità di difesa aerea obsolete, fisse ed insufficienti, adeguate contro l’aviazione con equipaggio azera, ma “inutili” contro i droni israeliani e turchi. “Semplicemente non ci sono abbastanza sistemi di difesa aerea nell’NKR, e ci sono moltissimi UAV in Azerbaigian. Gli armeni sul terreno subiscono pesanti perdite a causa delle azioni degli UAV, soprattutto da quando gli azeri intenzionalmente eliminarono le posizioni dei sistemi di difesa aerea armena con missili e artiglieria a lungo raggio… Per quale motivo Erevan non si preoccupò di riequipaggiare la difesa aerea e creare un proprio gruppo di droni, questa è una questione più psicologica che militare”. L’obsolescenza dell’equipaggiamento da combattimento armeno ne rifletteva anche le tattiche obsolete. “Il sistema di difesa dell’NKR si basava su più linee fortificate consecutive, la più avanzata delle quali nei settori centro-sud, fu costruita negli anni ’90 nella pianura come parte della cosiddetta cintura di sicurezza. Questa difesa funzionò bene per 25 anni. Ma in un quarto di secolo, l’Azerbaigian e il suo esercito sono cambiati molto. Nulla è cambiato in Karabakh e in Armenia, però, anche nella percezione della realtà militare. Nella nuova situazione, era necessario mantenere la zona di pianura della cintura di sicurezza con altre misure e metodi. Altrimenti la prospettiva di perdere Jebrail, Fizuli, Hadrut, Zangelan e Kubatly era visibile. Ed è quello che è successo alla fine. Ora le truppe azere nel settore meridionale hanno raggiunto la seconda linea di difesa, minacciando in modo critico il ‘Corridoio di Lachin’, la principale strada di rifornimento dall’Armenia. La perdita di Lachin, 10-15 chilometri di distanza in linea retta dagli azeri, sarebbe stata un vero disastro strategico per gli armeni. Inoltre, la perdita di territorio significativo nel sud in questo momento significa seri problemi politici e la sconfitta morale dell’Armenia. È l’avanzata da sud che Baku può registrare come principale vittoria e risultato politico dopo un mese di combattimenti in Karabakh”. Dal fine settimana, negli ultimi combattimenti nella gola e nel terreno montuoso del Corridoio di Lachin, tuttavia, questa combinazione di armi azera è inadeguata. “A volte anche i metodi primitivi di protezione in montagna sono molto efficaci. Ad esempio, nelle gole intorno a Lachin e Shusha, cavi d’acciaio sono stati tesi dalla fine degli anni ’90, il che esclude completamente l’uso di aerei d’assalto o droni”.
La valutazione di Mosca attribuisce la sconfitta militare degli armeni sul campo alla strategia anti-russa di Pashinjan da quando prese il potere nel maggio 2018. Eera un’operazione, disse alla stampa nordamericana, che “non dava contesto geopolitico al nostro movimento, la nostra rivoluzione di velluto”. “Nell’ultimo anno, l’esercito armeno ha perso i contatti con Mosca e i contatti nella sfera dell’intelligence tra i due Paesi sono stati ridotti, e questo su iniziativa della leadership politica dell’Armenia. Durante la premiership di Nikol Pashinjan, tre capi dell’intelligence furono sostituiti e uno di loro non aveva competenza essendo un incaricato politico dell’occidente. Tutto questo fu accompagnato da retorica anti-russa, moltiplicata dall’arroganza nazionale… Inoltre, negli ultimi sei mesi, nello Stato Maggiore dell’Armenia ci furono licenziamenti di massa degli ufficiali addestrati a Mosca. L’apparente ragione di ciò era il matrimonio della figlia del Capo di Stato Maggiore Generale, che presumibilmente “non seguiva le regole di condotta nella pandemia di coronavirus”. La motivazione di Pashinyan del licenziamento del Generale Artak Davtjan fu annunciata l’8 giugno. Allo stesso tempo licenziò i capi della polizia e dell’amministrazione della sicurezza nazionale. Questo, secondo la valutazione russa, lasciava Pashinjan a capo di un sistema di comando vuoto. Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliev ne vide l’opportunità di colpire. “Sembra che lo Stato Maggiore armeno non avesse affatto un piano di mobilitazione, oppure soffre di strane caratteristiche. Per la difesa della ‘fortezza di montagna’ bastano davvero quaranta-sessantamila persone, ma questo chiaramente non basta per organizzare la difesa mobile. Gli armeni si comportano passivamente, semplicemente respingendo le minacce che appaiono”.
“Gli azeri (e i turchi dietro) hanno piena iniziativa operativa”, riferiva Vzgljad. “Possono permettersi di ridistribuire le forze lungo l’intero fronte, formare nuovi gruppi, ricostituire le riserve e avviare nuovi piani. Gli armeni, avendo perso la maggior parte della loro “cintura di sicurezza” nel sud, non possono più pensare ad alcuna controffensiva. Soprattutto per riconquistare il territorio perso nell’ultimo mese. In generale, questo è ovviamente,un vicolo cieco strategico-militare per Armenia e NKR. L’Azerbaigian utilizzerà il respiro politico per rischierare e rifornire le unità e sviluppare nuovi piani offensivi. Gli armeni ora sono pronti solo alla difesa passiva”. Secondo il Cremlino, quest’anno il Presidente Vladimir Putin ebbe sette conversazioni telefoniche con Pashinjan. Dall’inizio della guerra, il 27 settembre, ci sono state quattro chiamate, ciascuna su insistenza di Pashinjan. Putin si rifiutava di incolpare la leadership dell’Azerbaigian o i turchi per il sostegno ad Aliev. Il comunicato del Cremlino riporta che Putin concorda con Pashinjan sulla “seria preoccupazione per le informazioni sul coinvolgimento nelle ostilità dei militanti di unità armate illegali dal Medio Oriente”. Pashinjan smise di telefonare a Putin dal 5 ottobre. A quel punto, Putin “osservava l’urgente bisogno di un cessate il fuoco”. Putin poi delegava il discorso al Ministero degli Esteri. Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov parlò più volte al telefono col ministro degli Esteri armeno Zohrab Mnatsakanjan e l’omologo azero Jeyhun Bayramov. S’incontrarono direttamente a Mosca il 9 ottobre; poi di nuovo direttamente ma separatamente il 20-21 ottobre. A Mosca il 12 ottobre, dopo l’incontro con Mnatsakanjan, Lavrov notava il ruolo russo di mediatore imparziale diplomatico, e anche sul campo di battaglia: “Sulla partecipazione della Russia al processo di risoluzione, saremo attivamente coinvolti sia come terzi copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE, sia solo come stretto alleato e partner strategico dei nostri vicini. Penso che la nostra veglia notturna congiunta, che ha prodotto un documento molto importante, non sia stata vana e potremo ancora superare la situazione “sul campo” molto presto. In ogni caso, siamo interessati a questo tanto quanto lo sono le parti del conflitto “sul campo”.” Lo stesso giorno il Ministro della Difesa Sergej Shojgu parlava al telefono col Ministro della Difesa turco, Hulisi Akar. Il breve comunicato stampa da Mosca indicava che Shojgu aveva parlato di “stabilizzazione”; era un avvertimento ai turchi di non acuire la loro presenza sul campo di battaglia, né coi loro ascari né coi militari turchi. Questo fu seguito dai contatti di Shojgu con le controparti a Baku e Erevan per discutere la disponibilità ad accettare un ruolo russo nell’attuazione e osservazione di un meccanismo di cessate il fuoco. Tuttavia, non c’era accordo e nelle due settimane intercorse gli armeni continuarono a perdere terreno. Lavrov parlava più spesso col ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu; infatti, cinque volte nell’ultimo mese. Nell’ultima conversazione il 27 ottobre, convennero sulla “necessità di assicurare un cessate il fuoco permanente tra Armenia e Azerbaigian il prima possibile. Entrambi i ministri notavano che non vi è alternativa a una risoluzione pacifica del problema e chiesero un cessate il fuoco immediato e la ripresa dei negoziati coi meccanismi consolidati del Gruppo di Minsk dell’OSCE. Le parti specificamente notavano che l’internazionalizzazione della crisi col coinvolgimento di combattenti stranieri era inaccettabile”.
Igor Korotchenko, direttore della Rivista Difesa Nazionale di Mosca, conferma che le tattiche azere ebbero successo nelle pianure e valli, ma la loro avanzata si fermò sulle montagne di Lachin. “Lachin è stato un fallimento degli azeri. Il motivo principale era il terreno. Le ben preparate (per circa 20 anni) postazioni difensive dell’esercito armeno in pianura furono penetrate dall’esercito azero ma le montagne sono per loro una grave difficoltà, anche per òe truppe speciali. L’esercito dell’Azerbaigian è il più addestrato e preparato, in parte con aiuto turco e russo”. A Korotchenko fu chiesto se poteva confermare se i sistemi di contromisure elettroniche (ECM) russi come il Krasukha [7] furono usati per attaccare i Bayraktar. Secondo questo rapporto del 21 ottobre, “Fonti di BulgariaMilitary.com dal Ministero della Difesa russo affermano che dall’inizio delle ostilità in Nagorno-Karabakh, i sistemi di guerra elettronica russi erano in piena prontezza al combattimento, ma furono usati solo dopo, poiché non c’era alcuna saturazione di droni nell’area della base militare. Le fotografie di alcuni droni turchi abbattuti e loro fusoliere mostrano che furono effettivamente abbattuti da un sistema di guerra elettronica, poiché non ci sono tracce di attacco missilistico o di armi da fuoco”. In effetti, il rapporto proveniva da Erevan. A Mosca Korotchenko rispose: “Nell’ultimo anno l’Armenia ha perso i contatti con la Russia in ambito militare, quindi è difficile dire qualcosa [sul Krasukha]. Possiamo sicuramente dire che la Russia è interessata alla soluzione diplomatica del conflitto il prima possibile. È troppo presto per parlare delle lezioni per entrambe le parti. L’Azerbaigian usa droni molto efficaci e tattiche di artiglieria, ma il nuovo terreno richiederà di apportare alcune modifiche”. Ilija Kramnik, esperto militare del Russian International Affairs Council, ritiene che “anche dopo l’ultimo fallimento, le forze azere continuano a controllare il corridoio di Lachin, perché i loro droni e l’artiglieria possono ancora essere utilizzati per bloccare il passaggio di truppe armene. Ma il terreno e il clima instabile dell’autunno aiuteranno l’esercito armeno, che ha esperienza di guerra in tali condizioni”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio