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“La raffineria di Amuay è stata attaccata con un’arma potente”

Ecco come la raffineria di Amuay è stata colpita
Orinoco Tribune, 29 ottobre 2020

Durante una conferenza stampa del Vicepresidente per l’Economia Tariq al-Aysami, furono resi noti i dettagli dell’attacco alla raffineria di Amuay, del Centro di raffinazione di Paraguaná (RPC) nello Stato di Falcón. Sebbene l’atto terroristico sia ancora oggetto di indagine, si presume che l’esplosione sia stata provocata da un missile lanciato da un drone o dal mare. Tariq al-Aysami, che è anche ministro del Petrolio, assicurava che l’entità dell’esplosione fu determinata dallo spessore delle lamiere d’acciaio della raffineria e riferito che venia nominato un comitato tecnico di indagine, per studiando il punto di lancio del missile. Al-Aysami denunciava che nelle ultime settimane ci furono ottantasette attacchi all’impianto elettrico nello Stato di Falcón, che alimenta l’impianto, una delle unità essenziali perché genera uno dei componenti necessari per la produzione di benzina, il BGO. “Questo fatto non è estraneo all’arresto di un cittadino statunitense, di nome Matthew John Heath, l’11 settembre, che si aggirava nei presso con un lanciagranate (AT4). Inoltre, furono sequestrati diversi sacchetti di esplosivo (C4), telefoni satellitari e altre armi da guerra”, affermava il vicepresidente. In un’analisi dell’evento della giornalista di Telesur Madeleine Garcia, fu ricordato che la torre colpita dall’esplosione ha un foro di ingresso e uno di uscita, rafforzando la tesi dell’attacco missilistico e che l’unità era in manutenzione e che le autorità venezuelane ancora cercano i resti del missile o proiettile utilizzato per l’attacco. Molti analisti confrontano questa situazione coi recenti attacchi yemeniti a due raffineri dell’Aramco in Arabia Saudita in risposta agli attacchi indiscriminati dei sauditi allo Yemen. In quel caso, il giorno dopo l’attacco le autorità saudite presentarono le prove dei droni utilizzati per l’attacco. Alcuni influencer chavista sui social media riconoscevano che gli Stati Uniti avrebbero la capacità di causare incidenti come quello della raffineria di Amuay lasciando tracce minime, ma notavano l’importanza di mostrare le prove del missile per placare gli scettici.
Il Venezuela è vittima di una guerra non convenzionale, dichiarata e apertamente annunciata, promossa dagli Stati Uniti. Sanzioni e blocchi influenzano la capacità di raffinazione del petrolio venezuelano e l’amministrazione Maduro avviava il cambiamento tecnologico per essere meno dipendente da componenti e tecnologia degli Stati Uniti. Per questo, l’Iran è un alleato chiave, fornendo competenze tecnologiche per facilitare il cambiamento tecnologico. “Che si tratti di un’esplosione dovuta a lavori di manutenzione, a causa di un attacco terroristico diretto, o opera diretta dell’imperialismo statunitense, il governo venezuelano dovrebbe essere diretto sulle informazioni per evitare che tutto ciò sia utilizzato dai media mainstream per screditare, ancora, il governo di Nicolás Maduro”, ha detto un esperto di politica ad ‘Orinoco Tribune.

“La raffineria di Amuay è stata attaccata con un’arma potente”
Orinoco Tribune, 28 ottobre 2020

Il Presidente del Venezuela Nicolás Maduro confermava il 28 ottobre che la raffineria di Amuay, nel Falcón, “è stata attaccata con un’arma potente. Volevano provocare l’esplosione totale della raffineria”, affermava. “L’incidente avvenne il 27 ottobre alle 14:30 ed ordinava al Ministro Tariq al-Aysami di fornire tutti i dettagli in conferenza stampa”. Notava che l’incidente è “sotto inchiesta per determinare quale tipo di arma” fu usata. Il capo di Stato aggiunse che “volevano provocare l’esplosione totale alla raffineria di Amuay. Hanno demolito una torre dall’acciaio più spessa di quello di un carro armato”. Durante la conferenza stampa coi media nazionali e internazionali, a Palazzo Miraflores, Caracas, il capo di Stato osservava che “abbiamo una cospirazione permanente avallata e finanziata dagli Stati Uniti con la complicità di vari governi d’Europa, sono in guerra permanente contro di noi”.
Il Presidente Maduro inoltre annunciava che il 26 ottobre furono arrestati due stranieri nello stato di Zulia (al confine con la Colombia), che cercavano d’istigare violenze contro l’ordine costituzionale e la pace del Paese. “Due giorni fa due stranieri furono arrestati nello Stato di Zulia per l’intenzione di assassinare alcuni leader della rivoluzione”, dichiarava il capo di Stato. Notava che tali individui “sono legati a uno dei gruppi estremisti” che ricevono ordini da agenti di estrema destra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio