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Inizio della fine dell’imperialismo in America Latina

Rainer Shea 28 ottobre 2020Il domino ha cominciato a cadere sul paradigma del dominio di Washington sull’America Latina. Paesi come Argentina e Messico possono essere ancora abbastanza lontani da uno scenario rivoluzionario, ma le recenti vittorie dei movimenti di liberazione in Bolivia e Cile rappresentano un punto di svolta globale per la regione. Reso possibile dai precedenti trionfi del socialismo e dell’antimperialismo a Cuba, Nicaragua e Venezuela. In Bolivia, Luis Arce, candidato del Movimento al Socialismo (MAS), verrà nominato il mese prossimo dopo aver vinto le elezioni del Paese. Ciò dimostra la forza militante che il movimento ha di fronte alla violenza imperialista, col regime golpista installato dagli Stati Uniti costretto ad indire nuove elezioni. Poiché il regime si è dimostrato troppo debole per truccarle o sopprimere la rivolta delle classi inferiore, è certo che i socialisti continueranno a trionfare anche quando gli imperialisti cercheranno di compiere un colpo di Stato. In Cile, il popolo ha appena votato per più di due terzi di gettar via la costituzione creata dalla dittatura di Pinochet. Ciò significa che l’era della dittatura può ora essere onestamente considerata finita e che le politiche neoliberiste applicate dalla vecchia costituzione sono vulnerabili alla volontà democratica della popolazione, che ha sofferto su una scala unica il Covid-19 a causa di tali politiche. Questo sviluppo può migliorare limitatamente le condizioni materiali del Cile. La nuova costituzione proposta non sarà votata che nel 2022, e lo Stato capitalista porrà ostacoli a che la costituzione includa tutti i diritti umani che idealmente farà rispettare. Ma tali ostacoli all’uguaglianza non affliggeranno per sempre il Cile o il resto dei Paesi capitalisti dell’America Latina. Perché l’impero nordamericano, le cui dozzine di interventi nel secolo scorso impedirono alla maggior parte della regione di svilupparsi verso il socialismo, è in procinto di cadere.
Il voto in Cile è indicativo del collasso dell’impero perché rappresenta la tendenza alla rivolta antimperialista in Cile e nel resto della regione. Il governo oligarchico cileno ha accettato di tenere questo referendum costituzionale solo dopo che le proteste contro l’austerità travolsero il Paese lo scorso anno, dimostrando che la lotta di classe sa sfidare lo Stato capitalista del paese in futuro. Nel resto della regione, la lotta di classe dimostra la stessa forza crescente mentre il mondo capitalista scende nella depressione economica e crisi della salute pubblica.
Meno di un anno dopo che l’ondata di proteste latinoamericane del 2019 si placava, nuove rivolte scoppiano. Questa settimana, la Colombia subiva lo sciopero nazionale contro i tentativi del governo di riaprire le scuole con poche misure di protezione, così come la protesta delle popolazioni indigene per le violazioni dei diritti umani. Haiti ha dovuto affrontare proteste continue per la cancellazione delle elezioni da parte del residente illegittimo. A questo ritmo, tra pochi mesi rivolte post-Covid potrebbero manifestarsi in Honduras, Ecuador, Brasile e altri Paesi della regione che soffrono per la violenza di Stato e ul sovrasfruttamento neo-colonialista. Ollie Vargas, uno dei giornalisti che segue il movimento di resistenza anti-golpe in Bolivia, osservava qualcosa dallo stesso effetto la scorsa settimana: “Ieri Bolivia, oggi Cile, domani Ecuador. È possibile che i movimenti popolari vincano. L’America Latina lo ha dimostrato numerose volte negli ultimi 20 anni”. La lotta di classe in Ecuador va già verso la vittoria come quelle recenti in Bolivia e Cile; Michael Otto di Workers World aveva scritto sull’Ecuador: “Quest’anno, la mobilitazione dell’intero corpo di polizia dimostra quanto il regime di Moreno teme la rivolta popolare. Ciò che teme di più è una rivolta che unisca i suoi due principali nemici: il progressista RC [Partito della Rivoluzione dei Cittadini] e i popoli indigeni… le sue politiche di privatizzazione e la gestione inetta e criminale della crisi del COVID-19 gli hanno alienato sempre più fasce della popolazione… Al contrario, [il candidato di RC] Andrés Arauz è salutato dalla gente ovunque vada. Gli ultimi sondaggi indicano che Arauz sconfiggerà il banchiere di destra Guillermo Lasso al primo scrutinio, proprio come Luis Arce in Bolivia. Sia in Ecuador che in Bolivia, tuttavia, le vere lotte per il potere sono nelle strade.
In tutta la regione, questo tipo di lotte continuerà nei prossimi anni. Laddove movimenti indigeni, pro-lavoratori, ambientalisti e per i diritti umani conducono rivolte per mettere convincere i governi a eleggere candidati di sinistra o ad adottare concessioni politiche. Lo svantaggio perpetuo di tali sforzi per il cambiamento è che funzionano entro i confini dello Stato capitalista, e quindi non possono essere rivoluzionari fin quando lo Stato capitalista di ogni dato Paese non viene rovesciato. Anche in Venezuela, dove il movimento chavista antimperialista continua a mantenere il potere dopo due decenni, il fatto che gli antimperialisti lavorino in uno Stato borghese conferisce alle forze della reazione grande influenza sull’economia e sui media.
La violenza di Stato razzista, la dittatura borghese e lo sfruttamento capitalista non saranno banditi dalla regione fin quando i socialisti, in America Latina che nel nucleo imperialista, non avranno la forza per attuare un’ondata di rivoluzioni proletarie. Se il governo degli Stati Uniti dovesse essere rovesciato, il potere imperialista che sostiene i regimi neoliberisti dell’America Latina ed è in guerra contro i Paesi dell’America Latina liberi non ci sarà più. E se i comunisti in Cile, Brasile e altrove nella regione riusciranno a rovesciare i loro governi, la regione acquisirà poteri attivi secondo il modello socialista formidabile del marxismo-leninismo. Fino a quando non si avranno tali vittorie, l’opzione migliore per i combattenti per la liberazione della regione è lavorare con la realtà immediata; la Bolivia può ancora essere uno Stato capitalista, ma il MAS può guadagnare potere rapidamente con vittorie elettorali come quella che appena avuta. Il Cile potrebbe essere la via d’uscita della rivoluzione proletaria, ma questo non impedirà ai movimenti popolari del Paese di agire continuamente per contrastare l’oligarchia al potere nel Paese. La responsabilità di noi comunisti negli Stati Uniti è sabotare le macchinazioni imperialiste del nostro governo al meglio, usando la disobbedienza civile, la propaganda e, in ultima analisi, i nostri sforzi per rovesciare il governo indebolendo la bestia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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