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Il regime golpista della Bolivia accusato di massacri

Alan Macleod, Internationalist 360°, 28 ottobre 2020Quasi un anno dopo essere stato rovesciato da un golpe militare sostenuto dagli Stati Uniti, l’ex-presidente boliviano Evo Morales è pronto a tornare in patria. All’inizio di questa settimana, un tribunale boliviano respinse le accuse di terrorismo mosse dal governo golpista di Jeanine Anhez contro Morales. Oggi il senatore Andronico Rodriguez, alto funzionario del Partito Movimento al Socialismo (MAS), annunciava che tornerà il 9 novembre, il giorno dopo che Luis Arce avrà prestato giuramento come presidente della repubblica. Il 20 ottobre il MAS ottenne una vittoria schiacciante con oltre il 55% del voto popolare nelle elezioni. Il risultato fu così ampio che il dipartimento di Stato sentiva il dovere di congratularsi col MAS per la vittoria in un’elezione “pacifica” e “credibile”, nonostante avesse sostenuto il rovesciamento di Morales a novembre. Presidente dal 2006 al 2019, Morales ha fatto crescere l’economia boliviana eliminando povertà, analfabetismo e fame. Il risultato delle elezioni è una sconfitta schiacciante per Anhez, la cui amministrazione afferma di essere custode provvisorio della democrazia nonostante governasse col pugno di ferro, reprimendo il dissenso e massacrando chi protestava. Dopo aver posticipato più volte le elezioni citando la minaccia per la salute pubblica da parte del COVID-19, Anhez fu finalmente costretta ad ammetterle dopo lo sciopero generale estivo che mise n ginocchio la Bolivia. L’assemblea legislativa del Paese decideva di accusare lei e vari altri funzionari del suo governo, tra cui il famigerato Arturo Murillo, di aver ordinato il massacro dei manifestanti a Senkata e Sacaba. Poco prima di quegli eventi, Anhez annunciò che i servizi di sicurezza sarebbero stati prosciolti da i crimini di quello che definiva il “ristabilimento dell’ordine”. Medea Benjamin riferiva dal posto per MintPress, descrivendo come le chiese divennero obitori improvvisati, col sangue che scorreva dai banchi. Decine di persone furono uccise.

“Pensare in modo diverso”
Anhez si rivolse a twitter per esprimere la sua indignazione per essere stata accusata. “Il MAS riprende l’abitudine di perseguire chi la pensa diversamente”, aveva detto. “Ecco perché bisogna ricordare che la democrazia non è solo il governo della maggioranza. Inoltre, è il governo adeguato alla legge ed è il governo che rispetta la libertà”. Non parlò del suo ruolo negli omicidi. Negli ultimi giorni al potere, Anhez sembra anche tentare di far passare riforme giudiziarie che potrebbero aiutarla nei prossimi mesi, se dovesse affrontare il processo per i suoi crimini. Si rivolse a twitter per presentare un progetto di legge per modificare le leggi sulla conciliazione e l’arbitrato, secondo lei, “cercando di incorporare la mediazione nella risoluzione dei conflitti”, qualcosa che senza dubbio sarà nel suo futuro.

Governo “ad interim”
Anhez non era di umore conciliante lo scorso novembre, tuttavia, quando fu scelta dai militari come capo di quello che definiva “governo ad interim”. Una conservatrice cristiana estremista che aveva etichettato gli indigeni del Paese come “satanici” a cui non va permesso di vivere nella città, andò nel palazzo presidenziale brandendo una grossa Bibbia e gridando che Dio era tornato al governo. Sotto il suo governo, il MAS fu perseguitato, i suoi leader accusati di sedizione e terrorismo, con molti (come Morales) costretti a lasciare il Paese. Il suo governo iniziò immediatamente a chiudere i media e a intimidire gli osservatori stranieri dei diritti umani. Un’ultima vittima del governo ad interim è morta oggi, poiché il leader sindacale dei minatori Orlando Gutiérrez, picchiato da una folla di destra durante le ultime elezioni, è morto per le ferite riportate in un ospedale di La Paz. Gutiérrez era uno degli oppositori più accesi e carismatici al governo di Anhez, organizzando la resistenza di massa nazionale.

Pregando per un altro colpo di Stato
L’estrema destra della Bolivia non ha preso bene la propria caduta. Luis Fernando Camacho, che ha ricevuto solo il 14% dei voti alle presidenziali, iniziava a piagnucolare davanti alle telecamera per la sconfitta. Gridò di nuovo ai brogli, ma nessuno sembrava dargli ascolto. Molti suoi seguaci pregavano davanti la base militare di Santa Cruz, implorando l’esercito di intervenire comea novembre. Ieri, il colonnello Esteban Arce Leon registrò su video la minaccia di “agire” se il MAS non “rispetta” le forze armate. “La democrazia è ancora fragile, alcuni golpisti non sono pronti ad accettare la volontà del popolo boliviano”, osservava Ollie Vargas di MintPress da La Paz. “L’ufficiale boliviano minacciava di “agire” se l’esercito non è rispettato dai politici a volto scoperto e col nome dichiarato apertamente nel video. La democrazia è ancora fragile, certi golpisti non sono pronti ad accettare la volontà del popolo boliviano. Ollie Vargas (@ OVargas52) 27 ottobre 2020”. Tuttavia, la forza del sentimento pubblico contro il golpe delle classi popolari altamente organizzate, significa che qualsiasi tentativo di rovesciare la democrazia due volte in un anno incontrerà una seria resistenza. Le forze del potere in Bolivia sono cambiate, come illustrato dal ritorno di Morales. Tornerà presto in città.

Traduzione di Alessandro Lattanzio