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Il blitz russo in Siria è un avvertimento alla Turchia

Finian Cunningham, SCF 28 ottobre 2020

Con una dimostrazione di forza senza precedenti, aerei da guerra russi questa avrebbero lanciato attacchi devastanti contro una base dei terroristi sostenuti dalla Turchia nel nord della Siria, eliminandone 100. Fu un duro colpo agli ascari di Ankara nel paese arabo. Gli attacchi aerei segnavano la fine di sette mesi di cessate il fuoco che la Russia negoziò con la Turchia per mantenere la zona di de-escalation nella provincia di Idlib in Siria. La tregua mediata dalla Russia fu vista come un freno all’offensiva dell’Esercito arabo siriano sconfiggendo i terroristi in ritirata nella regione di confine con la Turchia, che Ankara occupa nella quasi decennale guerra in Siria. Secondo quanto riferito, gli attacchi erano un’operazione congiunta tra forze armate siriane e russe. Ciò suggerisce che Mosca stia concede a Damasco il via libera per riprendere l’offensiva per liberare tutto il suo territorio dai terroristi sostenuti dalla Turchia. I guanti vanno di nuovo via, a quanto pare. Secondo quanto riferito, l’obiettivo era il principale campo di addestramento del gruppo islamista Faylaq al-Sham, noto anche come legione Sham. I media occidentali si riferiscono al gruppo come “ribelli moderati” ma sono in combutta coi noti terroristi come Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam. È anche associato ai propagandisti jihadisti, i cosiddetti caschi bianchi.
Secondo quanto riferito, la Legione Sham è il gruppo islamista della Turchia a Idlib con cui si collega con altri terroristi. È quindi fulcro delle operazioni illegali segrete della Turchia in Siria. Il fatto che Russia e Siria lanciassero un blitz così polverizzante contro un’importante risorsa turca può essere visto solo come enfatico monito ad Ankara. Avvertimento su cosa? Non sembra essere stato innescato da nulla accaduto in Siria negli ultimi tempi. Piuttosto, l’attacco scioccante sembra essere il modo con cui Mosca dice ad Ankara di smettere d’istigare l’aggressione nella guerra tra Azerbaigian e Armenia nella regione del Caucaso meridionale.
Lo scoppio della guerra azero-armena il 27 settembre sul territorio conteso del Nagorno-Karabakh fu un preoccupante problema di sicurezza per la Russia. Centinaia se non migliaia di persone venivano uccise nelle ultime quattro settimane in quello che è il peggior episodio di violenze da quando le due parti conclusero uba guerra di sei anni nel 1994, che vide un bilancio di circa 3.000 morti. Non c’è dubbio che il sostegno della Turchia all’Azerbaigian alimenta il conflitto. La retorica belluina di Ankara sulla liberazione del Nagorno-Karabakh dall’etnia armena incoraggiava l’Azerbaigian a perseguire la soluzione militare. La Turchia ha armato l’alleato Azerbaigian con armi avanzate, come missili e droni, oltre a caccia F-16. C’erano rapporti credibili secondo cui la Turchia abbia trasferito migliaia mercenari dal nord della Siria per combattere a fianco delle forze azere. C’erano anche rapporti secondo cui la Turchia aveva dispiegato oltre 1200 forze speciali nella nella regione montuosa del Karabakh. L’aumento della posta di Ankara nel conflitto potrebbe spiegare perché tre tentativi di mediare il cessate il fuoco da parte della Russia nell’ultimo mese (ultimamente coinvolgendo gli Stati Uniti) fallivano nonostante le promesse di azeri e armeni d’impegnarsi a onorare le tregue. C’era il suggerimento che il capo turco Recep Tayyip Erdogan cercasse vendetta per la sconfitta dalla Russia ai piani di Ankara per il cambio di regime in Siria creandole problemi nel vicinato meridionale. Se la guerra azero-armena dovesse intensificarsi, la Russia potrebbe essere trascinata nel conflitto dal patto coll’Armenia. Questo è ciò cui la Russia sarebbe restia poiché ha anche relazioni amichevoli coll’Azerbaigian. Mosca ha ripetutamente sollecitato una soluzione diplomatica al conflitto sul Nagorno-Karabakh e gli attori esteri a fare marcia indietro, intendendo la Turchia. Ankara non sembrava aver ascoltato il messaggio della Russia, finora. Istiga l’Azerbaigian nella missione di reclamare il Nagorno-Karabakh con la forza e una retorica massimalista che nega i diritti degli armeni.
Piuttosto che affrontare frontalmente la Turchia nel Caucaso meridionale, sembra che Mosca abbia deciso di colpire le pedine di Ankara in Siria. Ankara potrebbe fare attenzione ora. In particolare, il giorno dopo gli attacchi aerei russi in Siria, il 27 ottobre Erdogan telefonava a Putin “per discutere del Nagorno-Karabakh e della Siria”. Secondo il servizio stampa del Cremlino: “La parte russa espresse profonda preoccupazione per l’azione militare in corso [nel Nagorno-Karabakh] e il crescente coinvolgimento dei terroristi dal Medio Oriente”, riferiva la TASS. Sembra che Erdogan abbia capito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio