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Putin sul ruolo dello Stato nell’economia

Moon of Alabama, 24 ottobre 2020La maggior parte dei commentatori di ieri aveva ragione. È stato il Presidente Vladimir Putin a dirlo: “Molti di noi lessero Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry da bambini e ricordano cosa dice il protagonista: “È questione di disciplina. Quando hai finito di lavarti e vestirti ogni mattina, devi occuparti del tuo pianeta… È un lavoro molto noioso, ma molto facile”. Sono sicuro che dobbiamo continuare a fare questo “lavoro noioso” se vogliamo preservare la nostra casa comune per le generazioni future. Dobbiamo occuparci del nostro pianeta. Il tema della protezione ambientale è diventato da tempo nota fissa nell’agenda globale. Ma vorrei affrontarlo in modo più ampio per discutere anche un compito importante di abbandonare la prassi del consumo sfrenato e illimitato, il consumo eccessivo, a favore di una sufficienza giudiziosa e ragionevole, quando non si vive solo per l’oggi ma si pensa anche al domani. Diciamo spesso che la natura è estremamente vulnerabile all’attività umana. Soprattutto quando l’uso delle risorse naturali raggiunge una dimensione globale. Tuttavia, l’umanità non è al sicuro dai disastri naturali, molti dei quali sono risultato delle interferenze antropiche. A proposito, alcuni scienziati ritengono che i recenti focolai di malattie pericolose siano una risposta a questa interferenza. Ecco perché è importante sviluppare relazioni armoniose tra uomo e natura”. Faceva parte di un discorso che ha tenuto alla riunione del Valdaj Discussion Club di quest’anno.
Ho trovato l’estratto notevole perché includeva questa, si potrebbe dire, affermazione anticapitalistica: “…un compito importante di abbandonare la prassi del consumo sfrenato e illimitato, il consumo eccessivo, a favore di un’adeguata e ragionevole sufficienza, quando non si vive solo per l’oggi ma si pensa anche al domani”. Questa dichiarazione “verde” irriterà chi sostiene il libero mercato e il diritto di vendere cazzate di tutti i gusti. A loro avviso, la lotta contro questo pensiero “comunista” va rinnovata. Poiché la trascrizione inglese completa del discorso di Putin e le due ore e mezza di domande e risposte sono ora disponibili, posso anche citare un altro passaggio interessante in cui Putin parla del capitalismo e del ruolo dello Stato. Il suo punto di vista mi sembra molto pragmatico:
“Domanda: Signor Presidente, nel contesto degli sconvolgimenti economici globali si è molto parlato e dibattuto sul fatto che l’economia di mercato liberale ha cessato di essere uno strumento affidabile per la sopravvivenza degli Stati, la loro conservazione e i loro cittadini. Papa Francesco ha detto recentemente che il capitalismo ha fatto il suo corso. La Russia vive sotto il capitalismo da 30 anni. È ora di cercare un’alternativa? C’è un’alternativa? Potrebbe essere la rinascita dell’idea di sinistra o qualcosa di radicalmente nuovo?
Putin: Lenin parlò delle voglie del capitalismo e così via. Non si può dire che abbiamo vissuto questi ultimi 30 anni in un’economia di mercato a tutti gli effetti. In effetti, lo stiamo costruendo gradualmente con le sue istituzioni. […] Sai il capitalismo, come ha detto, esisteva in una forma più o meno pura all’inizio del secolo precedente. Ma tutto è cambiato dopo quello che successe nell’economia globale e negli Stati Uniti negli anni ’20 e ’30, dopo la prima guerra mondiale. Ne abbiamo già discusso in diverse occasioni. Non ricordo se ne parlai agli incontri del Valdaj Club, ma esperti che conoscono questo argomento meglio di me e con cui parlo regolarmente, dicono cose ovvie e ben note. Quando tutto va bene e gli indicatori macroeconomici sono stabili, vari fondi accumulano attività, i consumi aumentano e così via. In quei tempi, si sentiva sempre di più che lo Stato è d’ostacolo e che un’economia di mercato pura sarebbe più efficace. Ma non appena sorgono crisi e sfide, tutti si rivolgono allo Stato, chiedendo il rafforzamento delle sue funzioni di vigilanza. Questo va avanti all’infinito, come una sinusoide. È quello che è successo durante le crisi precedenti, come quelle recenti, come nel 2008. Ricordo molto bene come i principali azionisti delle maggiori società russe che sono anche i principali attori europei e globali vennero da me proponendomi che lo Stato acquistasse i loro beni per un dollaro o rublo. Avevano paura di assumersi la responsabilità dei propri dipendenti, pressati da richieste di margine e simili. Questa volta le nostre attività si sono comportate diversamente. Nessuno cerca di eludere la responsabilità. Al contrario, usano persino i propri fondi e sono abbastanza generosi nel farlo. Le risposte possono essere diverse, ma nel complesso, le aziende sono davvero impegnate nella responsabilità sociale, per cui sono grato a queste persone e voglio che lo sappiano. Pertanto, al momento, non possiamo davvero trovare un’economia completamente pianificata, vero? Prendete la Cina. È un’economia puramente pianificata? No. E non esiste nemmeno una sola economia puramente di mercato. Tuttavia, le funzioni di regolamentazione del governo sono certamente importanti.[…]
Dobbiamo solo determinare un livello ragionevole del coinvolgimento dello Stato nell’economia; quanto velocemente tale coinvolgimento va ridotto, se non eliminato, e dove esattamente. Sento spesso che l’economia russa è eccessivamente regolamentata. Ma durante crisi come l’attuale pandemia, quando siamo costretti a limitare l’attività commerciale e il traffico merci si restringe, e non solo di merci, ma anche di passeggeri, dobbiamo chiederci: cosa facciamo con l’aviazione ora che i passeggeri evitano di volare o volano raramente, cosa facciamo? Ebbene, lo Stato è necessario, non c’è modo che possano fare a meno del sostegno statale. Quindi, ancora una volta, alcun modello è puro o rigido, né l’economia di mercato né l’economia di comando oggi, ma dobbiamo semplicemente decidere il livello di coinvolgimento dello Stato nell’economia. Su cosa ci basiamo per questa decisione? Opportunità. Dobbiamo evitare di utilizzare un modello qualsiasi e finora l’abbiamo evitato con successo”.
Poi arriva un paragrafo che mostra dove la Russia differisce dalle attuali politiche economiche “occidentali” di tassi di interesse negativi e deflazione: “Naturalmente, la Banca centrale e il governo sono tra le istituzioni statali più importanti. Pertanto, fu di fatto attraverso gli sforzi congiunti di Banca Centrale e Governo che l’inflazione è stata ridotta al 4 per cento, perché il Governo investe notevoli risorse sui suoi programmi sociali e nazionali e ha un impatto sulla nostra politica monetaria. È sceso al 3,9% e il Governatore della Banca centrale mi ha detto che molto probabilmente lo manterremo presso l’obiettivo stimato del 4%.Questa è la funzione regolatrice dello Stato; non c’è modo di aggirarlo. Tuttavia, anche soffocare lo sviluppo attraverso un’eccessiva presenza dello Stato nell’economia o attraverso un’eccessiva regolamentazione sarebbe fatale. Sa, questa è una forma d’arte, che il governo ha applicato abilmente, almeno per ora. Mantenere l’inflazione un po’ su renderà più facile a consumatori e aziende russe rimborsare i prestiti. È economicamente più sano delle politiche deflazionistiche delle società occidentali”. La Russia sta superando la Germania come quinta economia mondiale. Le posizioni pragmatiche di Putin nei confronti del ruolo dello Stato nell’economia e le sue politiche generose con programmi sociali e grandi progetti nazionali vi hanno contribuito. Le tante domande e risposte sulla politica estera a Valdaj mostrano simile pragmatismo su altre questioni. Per chi fosse interessato ecco il link alla trascrizione. Leggerlo è tempo ben speso.

Traduzione di Alessandro Lattanzio