Crea sito

Sorpresa d’ottobre, o cosa si è visto alla parata militare di Pyongyang

Konstantin Asmolov, New Eastern Outlook 21.10.2020Il 10 ottobre 2020, la Corea democratica teneva una grande celebrazione per il 75° anniversario del Partito dei Lavoratori della Corea. È una delle feste nazionali più importanti e l’anniversario fu segnato da una serie di raduni di massa, concerti, funzioni di gala e festival di fuochi d’artificio. Il momento clou del programma fu la parata militare e gli esperti internazionali “valutarono” questo evento per molto, credendo che sia il contenuto della parata che il discorso del leader sarebbero stati dei “documenti di punta” che determinano la politica nordcoreana a breve termine. Il lettore dovrebbe ricordare come il discorso secondo cui nel 2020 Kim Jong-un avrebbe organizzato “qualcosa del genere” iniziò immediatamente dopo aver menzionato una “nuova arma strategica”. E, nell’estate 2020, la speculazione che nuove armi sarebbero state mostrati alla parata militare iniziarono a sgorgare, soprattutto perché le immagini satellitari indicavano abbastanza chiaramente quel tipo di attività. Oltre ai veicoli schierati per la parata , fu riferito che nell’estate 2020 la Corea democratica rinnovava una fabbrica cruciale che produce lanciamissili a lungo raggio, la cosiddetta “Fabbrica 16 marzo”. In generale, Kim Jong-un organizzava uno spettacolo splendido, memorabile, dove non solo i mezzi militari attiravano l’attenzione ma anche interessanti colpi di scena negli scenari, sia per il fatto che la parata si svolse di notte, con aerei illuminati che procedevano di pari passo, o video e fotografie realizzate usando droni, o la cavalleria che reeo omaggio all’eredità dei “guerriglieri anti-giapponesi”. Prima dell’inizio della parata, Kim Jong-un teneva un discorso molto diverso dalle ipotesi fatte dagli autori nordamericani e sudcoreani su ciò che avrebbe detto. Kim non menzionò affatto gli Stati Uniti, quindi augurò alla Corea del Sud pronta guarigione dal coronavirus, esprimendo la speranza che arrivi presto il giorno, dopo la fine dell’attuale crisi pandemica, in cui entrambe le Coree si uniranno.
La Corea democratica presentava due nuovi missili balistici durante la parata. Il primo era un grande missile balistico intercontinentale su autoveicolo a 22 ruote, che apparentemente usa propellente liquido (come l’Hwasong-15), può teoricamente colpire gli Stati Uniti e può trasportare più testate (o bersagli esca o singola carica nucleare da un megatone di potenza). Harry Kazianis, Senior Director of Korean Studies del Center for the National Interest a Washington, affermava che questo è probabilmente il più grande missile del pianeta (il trasportatore dell’Hwasong-15 ha 18 ruote), e potrebbe significare che l’aumento della gittata o del carico utile. Si tenga conto che la presunta gittate dell’Hwasong-15 è di 13000 chilometri, che già gli consentirebbero di raggiungere non solo le coste occidentali degli Stati Uniti, ma anche orientali. L’Hwasong-12 vola per 5000 chilometri, il che significa che potrebbe attaccare Hawaii e Alaska. Secondo Koizumi Yu, professore associato presso il Centro di ricerca per la scienza e la tecnologia avanzate dell’Università di Tokyo, il nuovo missile balistico intercontinentale della Corea democratica è uno dei più grandi al mondo e potrebbe avere più testate. Tuttavia, il missile non è stato ancora testato, quindi l’attenzione è concentrata su quando avrà luogo il primo lancio di prova. Esperti sudcoreani riferivano che il nuovo missile è più lungo e pesante dell’Hwasong-15, e sospettano che possa essere equipaggiato con un nuovo tipo di motore, testato due volte nel dicembre 2019, affermando che questi test avrebbero un impatto importante sulla posizione strategica del paese e sul rafforzamento della sua deterrenza nucleare. L’ampio spazio sotto la carenatura del carico utile del missile richiama l’attenzione: con questo progeto, l’ICBM pitrà trasportare non solo una testata convenzionale, ma anche diverse testate (aumentando il numero di bersagli distrutti e le possibilità di superare la difesa missilistica), o una testata termonucleare da diversi megatoni (questo ha livello di danni completamente diverso quando attacca un’enorme città, comportando un milione di vittime), così come alcuni bersagli esca che, ancora una volta, aumentano le possibilità di aggirare il sistema di difesa missilistica del nemico.
Nel complesso, tuttavia, gli esperti avevano opinioni diverse sul fatto che si trattasse di un modello o meno, e se non lo fosse, quanto tempo ci sarebbe voluto per preparare il missile al lancio. Sia che trasporti una o più testate, che si tratti di un bersaglio vulnerabile (in combattimento, portarlo al sito previsto, metterlo in posizione verticale e riempirlo di carburante e ossidante richiede tempo, e sarebbe molto difficile garantirne la segretezza con tale metodo di trasporto e utilizzo). Qualcos’altro è più importante: è il modo per dimostrare forza, poiché nel tempo che precede una guerra mettere questo tipo di missile in allarme, dopo che la sorveglianza satellitare lo rilevava, suggerirebbe che la RPDC è pronta ad attraversare la “linea rossa”, e che forse le sue richieste dovrebbero essere prese sul serio. E poi non importa più di tanto se questo tipo di missile esiste sotto forma di modello o se sia l’unico esistente. Il sistema mostrato durante la sfilata dimostra le aspirazioni presenti, e almeno in quale area di interesse si sviluppa, progettato sul principio della “deterrenza garantita”. E, come disse Mike Pompeo all’epoca in cui era ancora direttore della CIA, “dobbiamo procedere dalla strategia che la Corea democratica ha questo tipo di missili. Prima o poi ce la faranno, perché per loro è come il Progetto Manhattan per gli Stati Uniti ai tempi della Seconda Guerra Mondiale”. Gli Stati Uniti sono spesso guidati da quella che l’ex-vicepresidente Dick Cheney chiamava “dottrina dell’uno per cento”. In altre parole, se c’è anche l’uno per cento di possibilità, allora va presa come una certezza assoluta nella risposta. In tale contesto, gli strateghi nordamericani non possono trascurare la piccola probabilità che un missile nordcoreano raggiunga la terraferma degli Stati Uniti, anche se dell’uno per cento, o una frazione dell’uno per cento, perché se ciò accadesse, le conseguenze dell’attacco annulleranno qualsiasi vittoria nel conflitto. Ciò significa che non importa quanti missili la Corea democratica abbia. Se non c’è possibilità al 100% di intercettarli tutti, Washington dovrebbe pensare a come risolvere il problema della RPDC utilizzando metodi non coercitivi.
Il secondo tipo presentato alla parata erano i missili a propellente solido Pukkykson, incluso il Pukkykson-2 precedentemente testato insieme al nuovo missile Pukkykson-4: secondo gli esperti sudcoreani, questo missile è destinato a essere dispiegato in mare, e sarà adatto a un nuovo sottomarino in costruzione presso la base navale nordcoreana di Sinpo, sulle coste orientali. Si ritiene che il nuovo sottomarino potrà trasportare tre o quattro SLBM. Va notato che i missili di questo tipo attualmente esistenti soddisfano adeguatamente gli standard dei missili balistici a raggio intermedio: il Pukkykson-2 può teoricamente (va ribadito come i test furono eseguiti lungo traiettorie ad alto angolo, quindi è necessario eseguire ricalcoli) volino per 1250-1300 km e il Pukkykson-3 per 1900 km; tuttavia, stime allarmistiche affermano che anche il Pukkykson-2 raggiungerà i 2000-3000 km e potrebbe attaccare Guam. Inoltre, è un missile a due stadi, che consentirà di creare a lungo termine una versione a tre stadi in grado di operare su una gitttata di 5500 km o più. Tuttavia, gli allarmisti sudcoreani ritengono che anche ciò che è stato mostrato alla parata abbia una portata massima di oltre 3000-4000 km. Più importante, tuttavia, è che la Corea democratica possiede un’intera gamma di missili a propellente solido che, a differenza dei missili a propellente liquido, possono rimanere pronti a colpire, il che significa che possono essere portati subito in combattimento (entro 15 minuti). Potrebbero finire per essere le “armi da secondo colpo” in situazioni in cui un grosso missile a propellente liquido sarebbe l’obiettivo principale di un attacco nordamericano. E, sebbene le capacità dei missili Pukkykson siano ancora più modeste della famiglia Hwasong, si ritiene che possa trasportare armi nucleari, ed essere usato per attaccare gli alleati degli statunitensi (Giappone e Corea del Sud), così come le basi nordamericane “nelle vicinanze”. Se un attacco avesse successo, ciò “taglierebbe” l’infrastruttura del nemico e lo priverebbe dell’unico risorsa che gli Stati Uniti hanno per trasferire rapidamente grandi contingenti di truppe da un capo all’altro del mondo.
Oltre ai “punti salienti del programma”, la Corea democratica mostrava una famiglia diversificata di missili balistici a corto raggio, visti testati negli ultimi anni. C’erano anche nuovi missili antiaerei e antinave (equivalenti approssimativi ai sistemi di difesa aerea S-300 e Tor russi), sistemi di lanciarazzi multipli “super-pesanti” con calibri fino a 600 mm (con la designazione KN-25 nei Paesi occidentali). Tuttavia, va notato che furono compiuti progressi visibili non solo coi sistemi missilistici, ma anche nekle armi convenzionali.
Questo magnifico evento di massa aveva due obiettivi. In primo luogo, coll’attuale regime che prevede misure antiepidemiche di emergenza, Kim agiva ancora per dare una distrazione al pubblico. Chi voleva cercare significati nascosti trovava qualcos’altro: lo spettacolo notturno avrebbe dimostrato che la situazione dell’elettricità nel Paese migliora, mentre la mancanza di maschere da parte del pubblico era la prova che il Paese sconfigge il COVID- 19. In secondo luogo, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 3 novembre negli Stati Uniti, e probabile cambio di rotta se Biden vincesse, Pyongyang ancora una volta mostrava a Washington che la Corea democratica ha un potenziale militare maggiore di quanto certi estremisti possano concepire, consentendosi ancora la possibilità di una soluzione militare a qualsiasi potenziale problema. Tuttavia, allo stesso tempo, Pyongyang si asteneva da una dimostrazione di forza aggressiva e credeva che i missili parlano da soli. È chiaro che il messaggio inviato dalla parata fu accolto in modi diversi, e a seconda della partigianeria politica. Secondo l’autore, da un lato il Nord è propenso al dialogo, se orientato al consenso piuttosto che a concessioni unilaterali; d’altra parte, il Nord chiaramente dimostra che metodi di influenza gravi saranno tollerati sempre meno. La mancanza di reazione da parte degli Stati Uniti è abbastanza significativa. John Supple, portavoce del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, disse semplicemente a Yonhap che sapevano della parata e che “la nostra analisi è in corso e ci consultiamo coi nostri alleati nella regione”. Un altro funzionario aveva detto che il governo degli Stati Uniti “trova deludente che la Corea democratica continui a dare la priorità allo sviluppo di armi”, ma non vi furono dichiarazioni ufficiali, né dalla Casa Bianca né da Donald Trump, in merito alla parata.
In ogni caso, si può presumere che si sia verificata una sorpresa di ottobre, sebbene gli esperti di destra si aspettino ancora che la moratoria sia violata entro la fine dell’anno, e forse anche prima delle elezioni presidenziali statunitensi del 3 novembre 2020, ma l’autore ne parlerà la prossima volta.

Konstantin Asmolov, Ph.D. in Storia che è uno dei principali ricercatori presso il Centro di studi coreani dell’Istituto dell’Estremo Oriente dell’Accademia delle scienze russa, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio