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La campagna anti-cinese dell’occidente è fallita in modo spettacolare

Joseph Thomas, New Eastern Outlook 20.10.2020Anche se l’AFP ha cercato di descrivere un recente incontro delle Nazioni Unite sui diritti umani come pietra miliare contro ciò che sostiene essere violazioni dei diritti umani da parte della Cina nella regione dello Xinjiang, lo stesso articolo sottolinea quanto sia stato grande il fallimento e quanto l’influenza occidentale sia diminuita in generale. Il titolo dell’AFP recitava: “Quasi 40 nazioni chiedono alla Cina di rispettare i diritti umani degli uiguri” e osserva che tra quelle “quasi 40″ nazioni c’erano Stati Uniti, Stati membri dell’UE, Australia e Giappone e una manciata di altri clienti occidentali. Affermava AFP: “Stati Uniti, Giappone e molte nazioni dell’UE si sono uniti a un appello esortando la Cina a rispettare i diritti umani delle minoranze uigure, esprimendo anche preoccupazione per la situazione a Hong Kong. “Chiediamo alla Cina di rispettare i diritti umani, in particolare i diritti delle persone appartenenti a minoranze religiose ed etniche, soprattutto nello Xinjiang e in Tibet”, aveva detto l’ambasciatore tedesco delle Nazioni Unite Christoph Heusgen, che guidava l’iniziativa nell’incontro sui diritti umani”. L’iniziativa, firmata da 39 nazioni, fu contrastata da un’altra presentata dal Pakistan e appoggiata da 55 nazioni e da quella presentata da Cuba appoggiata da 45 nazioni. Molti firmatari furono molto eloquenti sul potere in declino di Washington e del suo ordine internazionale guidato dall’occidente.
Nonostante la propaganda anti-cinese sullo Xinjiang dell’occidente si sia concentrata sui presunti abusi della minoranza uigura prevalentemente musulmana, alcuna nazione musulmana ha appoggiato l’iniziativa occidentale alle Nazioni Unite. In effetti, molte nazioni a maggioranza musulmana aiutavano la Cina. Inclusi Pakistan, Iran e Siria, ma anche l’Iraq occupato dagli Stati Uniti e persino Quwayt, il Qatar, Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita. Persino nazioni con controversie territoriali con la Cina nel Mar Cinese Meridionale e una storia di tensioni, tra cui Vietnam e Filippine, sostenevano Pechino. L’India, nonostante fosse membro del piano anti-cinese “Quad” di Washington, si asteneva dal firmare entrambe le dichiarazioni, così come numerose altre nazioni chiave che cercavano con attenzione di riorientarsi mentre il potere globale passa da ovest a est. Ciò include la Turchia, membro della NATO, che per molti decenni fu fedele servitrice dell’egemonia occidentale.

Perché nessuno è interessato alla crociata anti-cinese dell’occidente?
Ci sono tre ragioni principali per cui la maggior parte del mondo non è interessata a tale propaganda anti-cinese guidata dagli Stati Uniti. Innanzitutto e soprattutto,si basa su accuse inventate. Come molti altri notavano da anni, anche gli stessi media occidentali in precedenza, la Cina dovette affrontare un vero terrorismo nello Xinjiang. L’attuale propaganda deli Stati Uniti contro la Cina descrive le misure di sicurezza e la deradicalizzazione come “violazioni dei diritti umani”, omettendo del tutto le violenze che le rese necessarie, in primo luogo. Peggio ancora sono le prove documentate che rivelano che Stati Uniti e loro alleati erano alla base della radicalizzazione degli estremisti uiguri. A parità di condizioni, le nazioni che non investivano o beneficiavano dell’ossessione di Washington di circondare e contenere la Cina non hanno motivo di sostenere tale propaganda costruita su accuse fabbricate e derivante dal separatismo sponsorizzato dagli Stati Uniti e conseguente terrorismo. Infatti, sostenendo la campagna degli Stati Uniti contro la Cina, sosterrebbero l’interferenza che un giorno verrà rivolta contro di esse. L’elenco delle nazioni che Stati Uniti e partner hanno già distrutto nel solo 21° secolo è considerevolmente lungo e continua a crescere.
In secondo luogo, Stati Uniti e loro alleati occidentali chiaramente non possono costringere le nazioni disinteressate a sostenere la loro propaganda anti-cinese. Una mancanza di motivazione da parte delle nazioni ad aderivi e assenza della leva finanziaria degli Stati Uniti per costringerle ad aderire portavano la maggior parte delle nazioni a sostenere apertamente la Cina o ad evitare del tutto una posizione.
Il terzo è dovuto all’ascesa della Cina. Le sue relazioni internazionali si basano su legami economici e affari piuttosto che su forza militare, interferenze politiche o strategie da “soft power” occidentale. L’ascesa della Cina significa anche ascesa di molte nazioni in affari con Pechino. I progetti infrastrutturali guidati dalla Cina, gli investimenti, il turismo e il commercio nel mondo stimolano le economie delle nazioni disposte a lavorare con la Cina in modi con cui l’occidente non può semplicemente competere. Per lavorare con la Cina, queste nazioni devono orientarsi sulla crescente ostilità di Washington verso la Cina e sui modi in cui si manifesta, coll’imitatore “tedesco” guidato all’ONU come ultimo esempio.

Il fallimento al “culmine” della propaganda sullo Xinjiang significa fallimento totale della propaganda statunitense
Quest’ultima mossa all’ONU arriva forse al “culmine” della propaganda anti-cinese di Washington sullo Xinjiang. Con tale mossa che dimostra quanto poco il resto del mondo sia interessato ad essa e le tante bugie ora scoperte su cui fu costruita la campagna stessa, col passare del tempo perderà slancio. Con la Cina che procede nella reintegrazione di Hong Kong dopo aver represso i disordini finanziati dagli Stati Uniti e allo stesso modo scacciando gli agitatori sostenuti dagli Stati Uniti da luoghi come il Tibet col progresso economico, gli Stati Uniti devono inventarsi nuove storie per attaccare la Cina. Ma se il mondo non è interessato alle bugie degli Stati Uniti sui “milioni” di uiguri detenuti e maltrattati nella regione cinese dello Xinjiang, sapendo pienamente cosa fanno gli Stati Uniti e perché, ci sono poche possibilità che tali bugie abbiano più fascino o trazione in futuro. Finché la Cina rimarrà impegnata nell’attuale strategia di crescita economica e la stabilità politica nel mondo contro belluismo e coercizione degli USA senza alcun beneficio per i potenziali partner, tale tendenza della credibilità occidentale non ne eviterà il declino della potenza politica, economica e persino militare. Solo quando Stati Uniti e loro restanti partner saranno disposti a riorientarsi verso ciò in cui il mondo effettivamente diventa, piuttosto che come vorrebbero che sia, inizieranno (come tutti gli altri) a godere appieno dei vantaggi del nuovo mondo multipolare in cui sovranità e il progresso economico sostenuti da un più equo equilibrio di potere soppiantano la continua e distruttiva ricerca dell’egemonia globale occidentale.

Joseph Thomas è redattore capo della rivista di geopolitica thailandese The New Atlas e collaboratore della rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio