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Europa multivettoriale

Rostislav Ishenko, Stalker Zone, 21 ottobre 2020

Pochi giorni fa, il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov affermava che poiché l’Europa non sa come parlare rispettosamente coi partner e non vuole imparare quest’arte, va considerato d’interrompere la comunicazione con essa. Alcune teste calde tra gli esperti nazionali immediatamente annunciavano una revisione radicale della politica europea di Mosca. Questo non è vero. Mosca non ancora deciso nulla. Avverte solo. Ma in realtà, questo è un segnale molto serio. Inoltre, è molteplice e l’effetto potrebbe essere molto più potente che se Lavrov si limitasse a dichiarare che interrompiamo qualsiasi negoziato coll’UE. Nella diplomazia, maggiore è la libertà di azione data e più gruppi socio-politici mira al partner/avversario, più efficaci sono le azioni. È una grande arte inviare una sola frase a tutti questi gruppi in decine di Paesi contemporaneamente. In primo luogo, Lavrov chiariva ai liberali di sinistra delle élite europee, che tradizionalmente puntano agli Stati Uniti e sostengono la politica russofoba di Washington (anche se non la vogliono), che Mosca non ha intenzione di approfondire i loro ambiti. Se non ne tengono conto, si racconteranno storie s Skripal, Navalnuj, l’aereo abbattuto, gli olimpionici russi e altre cose interessanti. La Russia smetterà semplicemente di ascoltarli. In secondo luogo, il ministro russo inviava un segnale ai conservatori di destra delle élite europee che se non vogliono una completa separazione con la Russia (e non lo fanno), dovrebbero combattere più attivamente i liberali. Hanno abbastanza opportunità, ma molti non vogliono rovinare i rapporti coi loro colleghi per qualche causa con la Russia. Adesso dovranno pensare, perché non potranno sedersi su due sedie. In terzo luogo, un segnale fu inviato alle imprese europee. La Russia, che ha rifiutato di parlare coll’Europa, ovviamente passa rapidamente su altri mercati. Inoltre, a seguito dell’attuazione del programma di sostituzione delle importazioni, l’economia nazionale è quasi autosufficiente. Inoltre, la capacità della Russia di compiere manovre finanziarie ed economiche inaspettate ed efficaci negli ultimi anni fu dimostrata in modo convincente più di una volta.
Nonostante tutta l’americanofilia dei politici europei, sono ancora finanziati dalle imprese europee, che hanno già subito perdite sostanziali a causa dei dogmi globalisti politico-ideologici. Decine di miliardi di euro sono andati persi con le sanzioni alla Russia e le contro-sanzioni russe. Nel frattempo, i nordamericani spingono l’Europa ad aderire alla politica di sanzioni all’Iran. E i tentativi di bloccare il completamento del “Nord stream 2” continuano. E nel caso del gasdotto, e dell’Iran, Washington minaccia di estendere le sanzioni agli europei che disobbediscono ai suoi dettami. L’UE si trova in una situazione critica, non può permettersi il lusso di porre fine al dialogo con la Russia mentre la cooperazione cogli Stati Uniti ha cessato di generare profitti, sostituiti da perdite permanenti. Anche gli USA non forniscono un ombrello militare e politico; al contrario, le loro azioni minano costantemente la sicurezza europea. Washington crea ripetutamente focolai di tensione nel continente, ognuno dei quali può trasformarsi in conflitto totale. Inoltre, anche nei casi in cui tali focolai (come il conflitto greco-turco sul gas sottomarino) sorgono senza la partecipazione degli Stati Uniti e delle strutture che hanno creato (NATO) dimostrando totale incapacità di estinguere i conflitti (come fecero con successo prima). Ma l’UE non può abbandonare l’alleanza cogli Stati Uniti per il dialogo con la Russia. Oltre al fatto che le fazioni filo-americane sono estremamente forti in ogni Paese europeo e nell’UE nell’insieme (nella burocrazia europea), c’è anche il fattore dell’Europa orientale, soprattutto filo-americano e anti-russo. Un tentativo di tagliare completamente i legami cogli Stati Uniti minaccia l’Unione Europea di collasso e disintegrazione incontrollata. Nel frattempo, Francia e Germania, in quanto principali beneficiari europei, sono interessate a una riforma fluida dell’UE (con rafforzamento del proprio ruolo), e non al caos dell’Europa.
L’UE si è trovata nella stessa trappola in cui ha spinto i governi post-sovietici: intrappolata nel multi-vettore. Il tentativo dell’Europa di mantenere alta cooperazione economica con Mosca, orientandosi verso gli Stati Uniti in termini politici, non è diverso dai tentativi di Janukovich e Lukashenko di guadagnare dai mercati russi e a scapito delle preferenze dalla Russia, sostenendo e coltivando gli eurointegratori nel Paese politicamente attratti da UE e Stati Uniti. A Kiev a a Minsk, tutto finisce con Majdan. L’unica differenza è che Lukashenko finora ha resistito. Ma neanche lui poteva scegliere. Proprio come Janukovich, la Russia afferma che le preferenze economiche possono essere ottenute solo coll’integrazione accelerata e l’occidente non rinuncerà ai tentativi di rovesciare il presidente bielorusso. Quindi la scelta rimane: o integrazione accelerata con la Russia (in termini russi) o Majdan, il multi-vettore è morto (sebbene alcuni politici possano ancora illudersi di poter galvanizzare il cadavere).
L’Europa deve anche scegliere tra prosecuzione della cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa (per cui è necessario smetterla sulla retorica anti-russa e dimostrare la volontà di essere costruttiva) e mantenere stretti legami politici conli Stati Uniti, per cui è necessario rinunciare ai benefici della cooperazione economica con Mosca. Nonostante la Russia, oltre alle preferenze economiche, possa fornire un ombrello politico-militare, l’Europa non è pronta per una scelta chiara. Come accennato, l’UE è instabile e non potrebbe resistere a una discussione su una questione così fondamentale. Pertanto, l’UE, nonostante abbia familiarità con l’esempio negativo dei governi post-sovietici che cercavano di sedersi su due sedie, attua e attiva una politica che non può essere definita altro che multi-vettoriale. Da un lato, i ministeri degli Esteri di Francia e Germania creano un gruppo di lavoro il cui compito sarà combattere le sanzioni degli Stati Uniti che impediscono agli europei di cooperare pienamente con Russia e Iran. Tra le proposte c’è l’introduzione di sanzioni di ritorsione agli Stati Uniti, comprese personali, contro i senatori statunitensi troppo zelanti. Con tali azioni, i politici europei dimostrano alle imprese nazionali e ad altri gruppi interessati che la cooperazione economica con la Russia continuerà. D’altra parte, l’UE introduce un’altra serie di sanzioni personali contro i politici russi e la retorica anti-russa invade la stampa europea. Né ci sono voci di protesta nell’UE per la richiesta degli Stati Uniti che tutti (non solo i membri della NATO) assegnino il 2% del PIL all’anno per prepararsi alla guerra contro la Russia.
Sì, proprio prepararsi alla guerra, visto che Washington non nasconde da tempo che un attacco militare a Russia e Cina, se gli USA non riconquistano pacificamente lo status di egemone, è considerato dagli Stati Uniti come “azione difensiva”. Considerano il mondo multipolare una minaccia alla sicurezza nazionale e intendono combatterla con mezzi militari, capendo che nel caso di Russia e Cina si tratta di conflitto nucleare globale. Allo stesso tempo, i nordamericani, nonostante l’avvertimento di Putin che attacchi di ritorsione saranno inflitti ai centri decisionali (ovunque si nascondano), sperano ancora di poter limitare il teatro delle operazioni militari all’Eurasia, e loro stessi di solito risiedono oltremare. Nonostante gli alleati degli Stati Uniti abbiano preparato l’Europa al destino di campo di battaglia nucleare, ci sono ancora molti politici nell’UE che credono che la guida degli Stati Uniti vada seguita fino alla fine, dicono che vinceranno comunque alla fine, così aiuteranno l’Europa a riprendersi. La logica è viziata, ma funziona, continuando a spingere l’UE in fondo al vicolo cieco multi-vettoriale, in cui più si entra, più è difficile uscirne.
Lavrov ha detto tutto: la Russia è pronta a sostenere gli alleati nell’UE (anche singoli politici), ma devono dimostrare disponibilità a fare una scelta e a seguirla fino alla fine. Mosca non vuole essere merce di scambio nei giochi politici delle élite europee. Tuttavia, ora gli europei aspettano i risultati delle elezioni presidenziali statunitensi, convinti di prevedere il gruppo d’élite vincente, verso cui è necessario gravitare. Ma i nordamericani potrebbero deluderli. Pare che per loro tutto sia solo iniziato e potrebbero subire gravi ritardi. Ma gli europei devono decidere. Le sedie si allontanano, si potrebbero strappare le cuciture.

Traduzione di Alessandro Lattanzio