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Il Qatar attira l’attenzione

Vladimir Platov, New Eastern Outlook 17.10.2020

Nell’ultimo decennio, la copertura mediatica del Qatar fu dovuta al ruolo nell’inscenare e istigare le rivoluzioni colorate. Il Paese fu sponsor dei programmi di formazione e preparazione per influencer e blogger nell’organizzazione di proteste di massa tramite i social media. Inoltre, secondo diversi resoconti dei media, le autorità dell’emirato diedero assistenza finanziaria, strategica e tecnologica agli attivisti della Rivoluzione Colorata in Egitto, Libia, Siria, fornendo supporto ideologico e propagandistico coprendo gli eventi in questi Paesi coll’aiuto del Qatar, che finanzia il canale televisivo al-Jazeera e altri media. A parte questo, Doha fece pressioni in varie organizzazioni regionali e internazionali a vantaggio degli attivisti della Rivoluzione Colorata per sostenere le operazioni militari di cambio di regime nei cosiddetti “Stati arabi ribelli”. Il Qatar spesso collaborava con Stati Uniti e alcuni Stati occidentali interessati a tali cambi di regime nei Paesi indesiderati, nonché con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che parteciparono attivamente agli eventi della Primavera araba. Sebbene oggi l’intensità delle rivoluzioni colorate si sia dissipata, tuttavia, il Qatar continua a finanziare terroristi in Siria, Libia e vari altri punti di tensione, come riferito dagli stessi islamisti ad Asia Times, lamentando la diminuzione della paga dopo essere arrivati in Karabakh.
L’interesse per il Qatar è tutt’altro che ridotta oggi, poiché il suo coinvolgimento in vari conflitti, anche regionali, non si è ancora esaurito nei piani di Stati Uniti ed alleati. E ciò era confermato dalle confessioni del ministro della Difesa del Qatar al-Atiyah, in un’intervista ad al-Jazeera, che affermò i motivi per cui Washington aveva impedito ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn ed Egitto d’invadere il Qatar nel 2017 dopo che si ruppero le relazioni col Qatar nel giugno 2017 e accusandolo di sostenere gli islamisti e l’Iran. “Trump abbandonò il sostegno ai Paesi del blocco non appena capì l’importanza della relazione strategica tra Qatar e Stati Uniti”, disse il ministro. Il vicesegretario di Stato aggiunto per gli affari del Golfo Persico Timothy A. Lenderking annunciò l’intenzione di andare oltre nelle relazioni col Qatar, a settembre, definendolo importante alleato non NATO. Secondo lui, tale status offre agli Stati stranieri vantaggi nel commercio della difesa e nella cooperazione nel campo della sicurezza. Così, a fine settembre, si seppe del primo squadrone straniero di forze spaziali statunitensi nella base nordamericana di al-Udayd in Qatar, dove erano arrivati i primi 20 militari delle nuove forze. Nel prossimo futuro, si uniranno a loro molti altri, come notato dall’agenzia AP, ed opereranno satelliti, seguiranno le manovre nemiche e le navi nel Golfo Persico, oltre a partecipare a conflitti nello spazio, dovessero verificarsi.
Senza dubbio, tale passo di Washington dimostra non solo il desiderio di aumentare il supporto delle forze spaziali statunitensi in Medio Oriente, per opporsi all’Iran che rafforza le posizioni in Siria e Iraq, ma anche alla sua intenzione di rafforzare ulteriormente la cooperazione strategica col Qatar. Lo conferma del terzo round di negoziati tra Stati Uniti e Qatar, a fine settembre a Washington dove si discusse l’accordo sulla fornitura di armi a Doha per 26 miliardi di dollari. I colloqui furono tenuti dal segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo e dal ministro degli Esteri del Qatar Muhamad bin Abdurahman al-Thani. Secondo gli esperti, le intenzioni degli Stati Uniti erano avere il Qatar come maggiore alleato non NATO, la cui possibilità fu annunciata da Timothy A. Lenderking,Vicesegretario di Stato aggiunto per gli affari del Golfo Persico. Ma Washington sviluppava attivamente relazioni col Qatar non solo in campo militare. A Doha, proseguivano le riunioni del gruppo di contatto sul conflitto afghano formato dalle parti negoziali, che ancora discutevano i principi che le parti dovrebbero discutere. Il 5 ottobre il presidente afghano Mohammed Ashraf Ghani venne in visita ufficiale in Qatar, dove erano in corso i primi negoziati dopo decenni tra le delegazioni del governo afghano e il movimento taliban (bandito in Russia). L’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani ricevette il presidente afghano nel suo palazzo, dove discusse “possibili modi per sviluppare relazioni bilaterali”. Il 12 settembre iniziarono i colloqui di pace tra il governo afghano e i taliban, coi quali si era già incontrato a Doha l’inviato speciale degli USA per l’Afghanistan Zalmay Khalilzad. Sebbene il Qatar sia indubbiamente solidale coi rappresentanti dei talban, ai quali diede una piattaforma per la creazione di un ufficio, tuttavia, l’arrivo del presidente afghano a Doha era la prova del riconoscimento del Qatar a partecipante ancora più importante al processo afghano rispetto a quanto previsto sei mesi prima.
Per Washington, un’altra importante area dell’“uso strategico” del Qatar era la partecipazione di quest’ultimo alla politica della Casa Bianca sul cosiddetto “accordo del secolo” sul riconoscimento di Israele da parte degli Stati arabi. A tale tema fu dedicato il terzo dialogo strategico tra Stati Uniti e Qatar, svoltosi il 14-15 settembre, al termine del quale Timothy A. Lenderking, dichiarò: “Il Qatar ha un a storia di collaborazione con Israele che pensiamo porterà a un ampio accordo cogli israeliani”. “Pensiamo che ci sia molto su cui costruire, ogni Paese si muoverà al proprio ritmo sulla normalizzazione, secondo i propri criteri, ma siamo ansiosi che ciò avvenga il prima possibile”, aveva detto. Tuttavia, secondo l’ambasciatore del Qatar negli Stati Uniti, Mishal bin Hamad bin Qalifa al-Thani, l’emirato non vede problemi nel firmare un trattato di pace con Israele, ma farà un passo del genere solo dopo il riconoscimento dell’indipendenza palestinese. Al-Thani spiegava, come riportato da The Times of Israel, che il Qatar è impegnato nell’iniziativa di pace proposta dall’Arabia Saudita nel 2002, secondo cui tutti i Paesi arabi erano pronti a riconoscere Israele in cambio dell’indipendenza palestinese entro i confini pre-1967. “Crediamo in una soluzione a due Stati per i palestinesi e nella protezione dei confini di Israele, e se tali condizioni sono soddisfatte, allora non vediamo alcuna ragione per cui il Qatar non normalizzi le relazioni con Israele”, aveva detto il diplomatico qatariota.

Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio