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Gli Stati Uniti non hanno sconfitto il fascismo, l’hanno globalizzato

Gabriel Rockhill, Internationalist 360°, 16 ottobre 2020

Gli Stati Uniti si sono affermati come nemici mortali del governo del popolo, di tutte le mobilitazioni socialiste scientifiche della coscienza ovunque nel globo, di tutte le attività antimperialiste sulla terra“.
George Jackson

Uno dei miti fondanti del mondo contemporaneo dell’Europa occidentale e nordamericano è che il fascismo fu sconfitto nella seconda guerra mondiale dalle democrazie liberali, e in particolare dagli Stati Uniti. Coi successivi processi di Norimberga e la paziente costruzione di un ordine mondiale liberale, fu eretto un baluardo, scostante e con la continua minaccia di regressione, contro il fascismo e il suo gemello malvagio in Oriente. Le industrie culturali nordamericane promossero tale storia fino alla nausea, trasformandola in sdolcinata gazzosa ideologica e convogliandola in ogni casa, baracca e angolo di strada con una TV o smartphone, giustapponendo instancabilmente il maschio supremo del nazismo a libertà e prosperità della democrazia liberale. La documentazione materiale suggerisce, tuttavia, che tale narrazione è in realtà basata su un falso antagonismo e che sia necessario un cambio di paradigma per comprendere la storia del liberalismo e del fascismo effettivamente esistenti. Quest’ultimo, come vedremo, lungi dall’essere sradicato alla fine della seconda guerra mondiale, fu in realtà riproposto, o meglio reimmesso, per svolgere la sua funzione storica primaria: distruggere il comunismo dei senza Dio e la sua minaccia alla missione civilizzatrice capitalista . Poiché i piani coloniali di Hitler e Mussolini erano così sfacciati e sconnessi, mentre passavano da giocare più o meno secondo le regole del gioco liberali ad infrangerle apertamente per poi impazzire, si capì che il modo migliore per costruire l’internazionale fascista era sotto la copertura liberale, ovvero attraverso operazioni clandestine che mantenessero una facciata liberale. Anche se questo probabilmente appare un’iperbole a chi conosce la storia nel formato della scienza sociale borghese, che si concentra esclusivamente sul governo visibile e la summenzionata copertura liberale, la storia del governo invisibile dell’apparato di sicurezza nazionale suggerisce che il fascismo, lungi dalla sconfitta nella seconda guerra mondiale, fu internazionalizzato con successo.

Gli architetti dell’Internazionale fascista
Quando gli Stati Uniti entrarono nella Seconda guerra mondiale, il futuro capo della CIA, Allen Dulles si lamentò che il suo Paese combatté il nemico sbagliato. I nazisti, come spiegò, erano cristiani ariani filo-capitalisti, mentre il vero nemico era il comunismo dei senza Dio e il suo risoluto anticapitalismo. Dopotutto, solo 20 anni prima gli Stati Uniti parteciparono a un massiccio intervento militare in URSS, quando quattordici Paesi capitalisti cercarono, come disse Winston Churchill, di “strangolare il bambino bolscevico nella culla”. Dulles capì, come molti suoi camerati nel governo degli Stati Uniti, che quella che in seguito fu nota come Guerra Fredda era in realtà una vecchia guerra, come sostiene in modo convincente Michael Parenti: quella che avevano combattuto contro il comunismo sin dall’inizio. Verso la fine della seconda guerra mondiale, il generale Karl Wolff, ex-braccio destro di Himmler, incontrò Allen Dulles a Zurigo, dove lavorava per l’Office of Strategic Services, l’organizzazione predente la CIA. Wolff sapeva che la guerra era persa e voleva evitare di essere assicurato alla giustizia. Dulles, da parte sua, voleva che i nazisti in Italia sotto il comando di Wolff deponessero le armi aiutassero gli statunitensi nella lotta al comunismo. Wolff, massimo l’ufficiale delle SS sopravvissuto alla guerra, offrì a Dulles la promessa di sviluppare, con la sua squadra nazista, una rete di intelligence contro Stalin. Fu deciso che il generale che svolse un ruolo centrale nella supervisione della macchina genocida nazista e che espresse “gioia speciale” quando si assicurava treni merci per spedire 5.000 ebrei al giorno a Treblinka, fu protetto dal futuro direttore della CIA, che l’aiutò a evitare i processi di Norimberga. Wolff fu lungi dall’essere l’unico alto funzionario nazista protetto e riabilitato dall’OSS-CIA. Il caso di Reinhard Gehlen è particolarmente significativo. Tale generale del Terzo Reich fu a capo del Fremde Heere Ost, il servizio di intelligence nazista diretto contro i sovietici. Dopo la guerra, fu reclutato dall’OSS-CIA e incontrò tutti i maggiori architetti dello Stato di Sicurezza Nazionale del dopoguerra: Allen Dulles, William Donovan, Frank Wisner, Truman. Fu quindi nominato a capo del primo servizio d’intelligence tedesco dopo la guerra, e iniziò ad assumere molti collaboratori nazisti. L’Organizzazione Gehlen, come era nota, divenne il nucleo dei servizi segreti tedeschi. Non è chiaro quanti criminali di guerra reclutò questo nazista decorato, ma Eric Lichtblau stima che circa quattromila agenti nazisti furono integrati nella rete supervisionata dall’agenzia di spionaggio nordamericana. Con un finanziamento annuale di mezzo milione di dollari dalla CIA nei primi anni dopo la guerra, Gehlen e i suoi uomini agirono impunemente. Yvonnick Denoël spiegò tale inversione di tendenza con notevole chiarezza: “È difficile capire che, già nel 1945, l’esercito e i servizi segreti statunitensi reclutavano senza remore criminali nazisti. L’equazione, tuttavia, all’epoca era molto semplice: gli Stati Uniti avevano appena sconfitto i nazisti coll’aiuto dei sovietici. D’ora in poi pensarono di sconfiggere i sovietici coll’aiuto degli ex-nazisti”. La situazione fu simile in Italia perché l’accordo di Dulles con Wolff faceva parte di un’ampia azione chiamata Operazione Sunrise, che mobilitò nazisti e fascisti per porre fine alla seconda guerra mondiale in Italia (e iniziare la terza guerra mondiale nel mondo). Dulles collaborò col futuro ufficiale del controspionaggio dell’Agenzia James Angleton, che fu di stanza in Italia. Questi due uomini, che divennero tra i più potenti attori politici del ventesimo secolo, mostrarono di cosa erano capaci con tale stretta collaborazione tra servizi segreti nordamericani, nazisti e fascisti. Angleton, da parte sua, reclutò fascisti per porre fine alla guerra in Italia in modo da minimizzare il potere dei comunisti. Valerio Borghese fu uno dei suoi contatti chiave perché tale fascista intransigente nel regime di Mussolini era pronto a servire i nordamericani nella lotta anticomunista, e divenne uno dei prestanome internazionali del fascismo del dopoguerra. Angleton lo salvò dai comunisti e l’uomo noto come il principe nero fu data la possibilità di continuare la guerra contro la sinistra radicale sotto un nuovo capo: la CIA.
Una volta finita la guerra, gli alti funzionari dell’intelligence statunitense, come Dulles, Wisner e Carmel Offie, “lavorarono per garantire che la denazificazione avesse solo portata limitata”, secondo Frédéric Charpier: “Generali, alti funzionari, poliziotti, industriali, avvocati, economisti, diplomatici, studiosi e criminali di guerra furono risparmiati e rimessi nelle loro posizioni”. Il responsabile del Piano Marshall in Germania, ad esempio, fu un ex-consigliere di Hermann Göring, il comandante in capo della Luftwaffe (aeronautica militare nazista). Dulles redasse un elenco di alti funzionari dello Stato nazista da proteggere e spacciati per oppositori di Hitler. L’OSS-CIA procedette alla ricostruzione dell’amministrazione di Germania e Italia coi loro alleati anticomunisti. Eric Lichtblau stima che più di 10000 nazisti emigrarono negli Stati Uniti nel dopoguerra (almeno 700 membri del partito nazista furonoi ammessi negli Stati Uniti negli anni ’30, mentre i rifugiati ebrei venivano allontanati). Oltre a poche centinaia di spie tedesche e migliaia di SS, l’Operazione Paperclip, iniziata nel maggio 1945, portò negli Stati Uniti almeno 1600 scienziati nazisti con le loro famiglie. Tale impresa mirava a recuperare le grandi menti della macchina da guerra nazista e mettere le loro ricerche su razzi, aviazione, armi biologiche e chimiche, e così via, al servizio dell’impero nordamericano. La Joint Intelligence Objectives Agency fu istituita appositamente per reclutare i nazisti e trovargli posizioni nei centri di ricerca, nel governo, nell’esercito, nei servizi di intelligence o nelle università (vi parteciparono almeno 14 università, tra cui Cornell, Yale e MIT).
Sebbene il programma escludesse ufficialmente i nazisti ardenti, almeno all’inizio, in realtà consentì l’immigrazione di chimici della IG Farben (che aveva fornito i gas usati negli stermini di massa), scienziati che avevano usato schiavi nei campi di concentramento per produrre armi, e medici che avevano partecipato a orribili esperimenti su ebrei, rom, comunisti, omosessuali e prigionieri di guerra. Tali scienziati, che furono indicati da un funzionario del dipartimento di Stato contrario a Paperclip come “angeli della morte di Hitler”, furono accolti a braccia aperte nella terra dei liberi. Furono offerti alloggi confortevoli, un laboratorio con assistenti e la promessa di cittadinanza se il lavoro avesse dato frutti. Fecero ricerche utilizzate per la produzione di missili balistici, bombe a grappolo, gas sarin e peste bubbonica.
La CIA collaborò coll’MI6 per creare gli eserciti segreti anticomunisti in Europa occidentale. Col pretesto della possibile invasione dell’Armata Rossa, l’idea era addestrare ed equipaggiare reti di soldati illegali, che rimanessero dietro le linee nemiche se i sovietici avanzavano ad ovest. Sarebbero così stati attivati nel territorio occupato e incaricati di missioni di esfiltrazione, spionaggio, sabotaggio, propaganda, sovversione e combattimento. Le due agenzie collaborarono con NATO e servizi di intelligence di molti paesi dell’Europa occidentale per costruire tale organizzazione occulta, creando numerosi depositi di armi e munizioni e dotare i soldati-ombra di tutto ciò di cui avevano bisogno. Per fare ciò reclutarono nazisti, fascisti, collaborazionisti e altri anticomunisti d’estrema destra. I numeri variano a seconda del Paese, ma furono stimati tra poche decine e diverse centinaia, o anche migliaia per Paese. Secondo un rapporto del programma televisivo Retour aux sources, c’erano 50 reti stay-behind in Norvegia, 150 in Germania, più di 600 in Italia e 3000 in Francia. Tali terroristi sarebbero stati successivamente mobilitati per commettere o coordinare attentati contro i civili, poi attribuiti ai comunisti per giustificare le repressioni da “legge e ordine”. Secondo i dati ufficiali in Italia, dove tale strategia della tensione fu particolarmente intensa, tra il 1969 e il 1987 si ebbero 14591 violenze politiche, che uccisero 491 persone e ne feriorno 1181. Vincenzo Vinciguerra, membro del gruppo estrema destra Ordine Nuovo e autore dell’attentato di Peteano nel 1972, spiegò i fascisti di “Avanguardia Nazionale, come Ordine Nuovo, si mobilitarono nella battaglia nell’ambito di una strategia anticomunista originata non da organizzazioni delle istituzioni del potere, ma dallo Stato stesso, e in particolare dall’ambito delle relazioni dello Stato coll’Alleanza atlantica”. Una commissione parlamentare italiana che intraprese un’indagine sugli eserciti stay-behind in Italia, giunse alla seguente conclusione nel 2000: “Quei massacri, quelle bombe, quelle azioni militari furono organizzate o promosse o sostenute da uomini delle istituzioni statali italiane e, come fu scoperto di recente, da uomini legati alle strutture d’intelligence degli Stati Uniti”.
Lo Stato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti era anche coinvolto nella supervisione delle rati che esfiltrarono i fascisti dall’Europa consentendogli di reinsediarsi in rifugi sicuri nel mondo, in cambio del lavoro sporco. Il caso di Klaus Barbie è solo uno tra mille, ma la dice lunga sul funzionamento di tale processo. Conosciuto in Francia come “il macellaio di Lione”, fu a capo dell’ufficio della Gestapo per due anni, compreso il periodo in cui Himmler diede l’ordine di deportare 22000 ebrei dalla Francia. Questo specialista in “tattiche avanzate di interrogatorio”, noto per aver torturato a morte il coordinatore della Resistenza francese Jean Moulin, organizzò la prima retata generale degli ebrei in Francia nel febbraio 1943 e il massacro di 41 bambini ebrei rifugiati a Izieu, nell’aprile 1944. Prima di arrivare a Lione, aveva guidato selvaggi squadroni della morte che uccisero più di un milione di persone sul fronte orientale, secondo Alexander Cockburn e Jeffrey St. Clair. Ma dopo la guerra, l’uomo che questi autori descrivono come il terzo nella lista dei criminali delle SS più ricercati, lavorò per il CounterIntelligence Corps (CIC) dell’esercito nordamericano. Fu assunto per costruire gli eserciti stay-behind reclutando altri nazisti e spiare i servizi segreti francesi nelle regioni controllate dalla Francia e dai nordamericani in Germania. Quando la Francia seppe cosa succedeva e chiese l’estradizione di Barbie, John McCloy, l’Alto Commissario degli Stati Uniti in Germania, rifiutò affermando che le accuse erano dicerie. Tuttavia, alla fine si rivelò costoso, simbolicamente, mantenere un macellaio come Barbie in Europa, così fu spedito in America Latina nel 1951, dove poté continuare la sua illustre carriera. Stabilitosi in Bolivia, lavorò per le forze di sicurezza della dittatura del generale René Barrientos e per il Ministero degli Interni e l’ala anti-insurrezionale dell’esercito boliviano del dittatore Hugo Banzer, prima di partecipare attivamente al golpe della cocaina nel 1980 e diventando il direttore delle forze di sicurezza del generale Meza. Durante la carriera, mantenne stretti rapporti coi suoi salvatori degli Stati Uniti, lo Stato della sicurezza nazionale, che giocò un ruolo centrale nell’Operazione Condor, il piano controinsurrezione che riunì le dittature latinoamericane col sostegno degli Stati Uniti, per reprimere violentemente ogni tentativo di rivolte egualitarie dal basso. Aiutò a sviluppare l’impero della droga in Bolivia, inclusa l’organizzazione delle bande di narco-mercenari chiamate Los novios de la muerte, le cui uniformi somigliavano a quelle delle SS. Viaggiò liberamente negli anni ’60 e ’70, visitando gli Stati Uniti almeno sette volte, e molto probabilmente ebbe un ruolo nella caccia all’uomo organizzato dall’Agenzia per uccidere Ernesto “Che” Guevara.
Lo stesso modello dell’integrazione dei fascisti nella guerra globale al comunismo è facilmente identificabile in Giappone, il cui sistema di governo prima e durante la guerra fu descritto da Herbert P. Bix come “fascismo del sistema imperiale”. Tessa Morris-Suzuki dimostrò in modo convincente la continuità dei servizi di intelligence specificando in che modo lo Stato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti supervisionò e gestì l’organizzazione KATO. Tale rete d’intelligence privata, molto simile all’organizzazione Gehlen, aveva ex-membri di spicco dei servizi militari e d’intelligence, tra cui il capo dell’intelligence dell’esercito imperiale (Arisue Seizou), che condivideva col suo gestore nordamericano (Charles Willoughby) profonda ammirazione per Mussolini. Le forze di occupazione statunitensi coltivarono stretti rapporti con alti funzionari della comunità dell’intelligence civile giapponese in tempo di guerra (in particolare Ogata Taketora). Tale notevole continuità tra Giappone prebellico e postbellico portò Morris-Suzuki e altri studiosi a mappare la storia giapponese in termini di regime transbellico, ovvero che continuò da prima a dopo la guerra. Questo concetto ci consente anche di dare senso a ciò che accadeva in superficie nel regno del governo visibile. Per motivi di concisione, basta citare il caso straordinario conosciuto come “Diavolo di Shouwa” per il suo governo brutale del Manchukuo (la colonia giapponese nel nord-est della Cina): Nobusuke Kishi. Grande ammiratore della Germania nazista, Kishi fu nominato ministro delle Munizioni dal primo ministro Hideki Tojo nel 1941, per preparare il Giappone alla guerra totale agli Stati Uniti, e fu lui a firmare la dichiarazione ufficiale di guerra agli USA. Dopo aver scontato una breve pena detentiva come criminale di guerra nel dopoguerra, fu riabilitato dalla CIA, insieme al suo compagno di cella, il boss della mafia Yoshio Kodama. Kishi, col sostegno e il generoso sostegno finanziario dei suoi gestori, dominò il Partito Liberale, diventato club di destra di ex-capi del Giappone imperiale, e divenne Primo Ministro. “Il denaro [della CIA] fluì per almeno quindici anni, sotto quattro presidenti nordamericani”, scrive Tim Wiener, “e consolidò il governo del partito unico in Giappone per il resto della guerra fredda”.
I servizi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti istituirono una rete istruttiva globale per addestrare combattenti pro-capitalisti, a volte sotto la guida di nazisti e fascisti, nelle tecniche collaudate di repressione, tortura e destabilizzazione, nonché propaganda e guerra psicologica. La famosa School of the Americas fu fondata nel 1946 con l’obiettivo esplicito di addestrare una nuova generazione di guerrieri anticomunisti nel mondo. Secondo alcuni, tale scuola ha la particolarità di aver istruito il maggior numero di dittatori nella storia del mondo. Qualunque sia il caso, fa parte di una rete istituzionale molto ampia. Vanno citati, ad esempio, i contributi del Programma di Pubblica Sicurezza: “Per circa venticinque anni”, scrive l’ex-funzionario della CIA John Stockwell, “la CIA, […] addestrò e organizzò poliziotti e paramilitari di tutto il mondo nelle tecniche di controllo della popolazione, repressione e tortura. Furono istituite scuole negli Stati Uniti, Panama e Asia, dove si diplomarono a decine di migliaia. In alcuni casi, gli ex-ufficiali nazisti del Terzo Reich di Hitler furono usati come istruttori”.

Il fascismo diventa globale sotto copertura liberale
L’impero nordamericano ha così svolto un ruolo centrale nella costruzione dell’internazionale fascista proteggendo gli estremisti di destra e arruolandoli nella terza guerra mondiale al “comunismo”, un’etichetta elastica estesa a qualsiasi orientamento politico che entrasse in conflitto cogli interessi della classe dirigente capitalista. Tale espansione internazionale delle modalità di governo fasciste portò alla proliferazione di campi di concentramento, terrorismo e tortura, guerre sporche, regimi dittatoriali, gruppi di vigilantes e reti di criminalità organizzata nel mondo. Gli esempi potrebbero essere enumerati fino alla nausea, ma li ridurrò nell’interesse dello spazio e mi limiterò a invocare la testimonianza di Victor Marchetti, che fu un alto funzionario della CIA dal 1955 al 1969: “Stavamo sostenendo ogni dittatore mezzo asino, giunta militare, oligarchia che esisteva nel Terzo Mondo, purché promettessero di mantenere in qualche modo lo status quo, che ovviamente sarebbe stato vantaggioso per gli interessi geopolitici, militari, di grandi imprese e altri interessi speciali degli Stati Uniti”. Il record della politica estera statunitense dalla seconda guerra mondiale è probabilmente la migliore misura del suo contributo unico all’internazionalizzazione del fascismo. Sotto la bandiera della democrazia e della libertà, gli Stati Uniti, secondo William Blum, hanno:
– tentato di rovesciare più di 50 governi stranieri.
– interferito gravemente nelle elezioni democratiche in almeno 30 Paesi.
– tentato di assassinare più di 50 leader stranieri.
– bombardato i popoli di più di 30 Paesi.
– tentato di sopprimere movimenti popolari o nazionalisti in 20 Paesi.
L’Associazione per il dissenso responsabile, composta da 14 ex-ufficiali della CIA, calcolò che la loro agenzia fu responsabile dell’uccisione di almeno di 6 milioni di persone in 3000 operazioni importanti e 10000 operazioni minori tra il 1947 e il 1987. Questi sono omicidi diretti, quindi i numeri non contano le morti premature sotto il sistema mondiale capitalista sostenuto dai fascisti, a causa delle incarcerazioni di massa, torture, malnutrizione, assenza di acqua potabile, sfruttamento, oppressione, degrado sociale, malattie ecologiche o curabili (nel 2017, secondo le Nazioni Unite, 6,3 milioni bambini e adolescenti morirono per causa evitabili legate a disuguaglianze socio-economiche ed ecologiche del Capitalsmo, un bambino morto ogni 5 secondi). Per affermarsi come egemone militare globale e guardia internazionale del capitalismo, il governo e lo Stato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti su affidarono a un numero significativo di nazisti e fascisti che integrarono nella loro rete della repressione globale, inclusi i .600 nazisti introdotti negli Stati Uniti coll’Operazione Paperclip, i circa 4000 integrati nell’organizzazione Gehlen, le decine o addirittura centinaia di migliaia integrati dai regimi del ‘dopoguerra’, o meglio transbellici, nei Paesi fascisti, il gran numero a cui fu dato libero passaggio sul cortile dell’Impero, l’America Latina, e altrove, così come le migliaia o decine di migliaia integrati negli eserciti segreti della NATO. Tale rete globale di esperti assassini anticomunisti fu utilizzata anche per addestrare eserciti di terroristi nel mondo partecipando a guerre sporche, colpi di Stato, destabilizzazione, sabotaggio e terrorismo. Tutto questo avvenne sotto la copertura di una democrazia liberale e delle sue potenti industrie culturali. La vera eredità della Seconda Guerra Mondiale, lungi dall’essere quella dell’ordine mondiale liberale che aveva sconfitto il fascismo, è quella di un’ internazionale fascista sviluppata sotto la copertura liberale per cercare di distruggere chi aveva effettivamente combattuto e vinto la guerra al fascismo: i comunisti.

Gabriel Rockhill filosofo, critico culturale e attivista franco-americano. Fu Direttore fondatore del Laboratorio di Teoria Critica e Professore di Filosofia all’Università di Villanova. I suoi libri comrpendono Counter-History of the Present: Untimely Interrogations into Globalization, Technology, Democracy (2017), Interventions in Contemporary Thought: History, Politics, Aesthetics (2016), Radical History & the Politics of Art (2014) e Logique de l’histoire (2010). Oltre al lavoro accademico, fu attivamente impegnato in attività extra-accademiche nel mondo dell’arte e degli attivisti, nonché collaboratore regolare del dibattito intellettuale pubblico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio