Crea sito

Cosa fecero gli Stati Uniti in Indonesia

Vincent Bevins, The Atlantic 20 ottobre 2017
Una raccolta di documenti recentemente rilasciati conferma che il ruolo di Washington nel massacro del 1965 faceva parte della strategia della Guerra Fredda.Una raccolta di cablo diplomatici recentemente declassificati rivela un sorprendente coinvolgimento nordamericano nella brutale epurazione anticomunista in Indonesia mezzo secolo fa. In Indonesia, nell’ottobre 1965, Suharto, potente capo militare indonesiano, accusò il Partito Comunista Indonesiano (PKI) di aver organizzato un brutale tentativo di colpo di Stato, in seguito a rapimento e omicidio di sei alti ufficiali dell’esercito. Nei mesi che seguirono, supervisionò lo sterminio sistematico di un milione di indonesiani per affiliazione al partito o semplicemente perché accusati di nutrire simpatie di sinistra. Poi prese il potere e governò da dittatore col sostegno degli Stati Uniti fino al 1998. Questa settimana, il National Security Archive e il National Declassification Center pubblicavano una serie di cablogrammi diplomatici statunitensi che coprono quel periodo buio. Sebbene i documenti declassificati illustrino ulteriormente l’orrore dell’omicidio di massa in Indonesia del 1965, confermarono anche che le autorità statunitensi lo sostennero. Forse ancora più sorprendente: come mostrano i documenti, i funzionari statunitensi sapevano che la maggior parte delle vittime erano del tutto innocenti. I funzionari dell’ambasciata statunitense persino ricevettero aggiornamenti sulle esecuzioni e si offrirono di sopprimere la copertura mediatica. Mentre mancano ancora documenti cruciali che forniscano informazioni sulle attività di Stati Uniti ed Indonesia al momento, le grandi linee dell’atrocità e del ruolo degli USA sono lì per chiunque voglia cercarle. Ciò che spesso manca davvero, tuttavia, è l’apprezzamento dell’importanza dell’evento o di quanto fondamentale fosse la violenza per raggiungere gli obiettivi degli Stati Uniti al momento. Rispetto alla guerra del Vietnam o ad una serie di colpi di Stato di destra in America Latina, l’Indonesia 1965 è praticamente sconosciuta. Ma considerando gli obiettivi in politica estera del governo degli Stati Uniti dell’epoca, fermare la diffusione del comunismo e portare i Paesi di tutto il mondo nella loro sfera di influenza, la sanguinosa epurazione di Suharto fu una grande vittoria. La decimazione del PKI e l’ascesa al potere di Suharto costituirono un importante punto di svolta nella Guerra Fredda.
John Roosa è professore associato di storia presso l’Università della British Columbia a Vancouver e autore di un libro fondamentale sull’Indonesia nel 1965. Dopo aver esaminato nuovi documenti e la loro copertura mediatica, mi disse che molti “dei capi della politica estera degli Stati Uniti considerarono una grande vittoria aver “ribaltato” l’Indonesia assai rapidamente “. L’Indonesia è il quarto Paese più grande del mondo per dimensione della popolazione e il suo partito comunista era terzo più grande del mondo, dopo Cina ed Unione Sovietica. Roosa aggiunse che uno dei problemi principali nell’inquadrare gli eventi del 1965 è che spesso si afferma che gli Stati Uniti semplicemente “rimasero a guardare “, mentre si verificò il bagno di sangue, il che non è corretto. “È facile per i commentatori nordamericani cedere a tale approccio, ma gli Stati Uniti erano parte integrante dell’operazione, istruendo l’esercito indonesiano e incoraggiandolo a perseguire il PKI”. Alcuni elementi del governo degli Stati Uniti cercarono di minare o rovesciare Sukarno, leader dell’indipendenza anticoloniale e primo presidente dell’Indonesia, molto prima del 1965. Nel 1958, la CIA appoggiò le ribellioni regionali armate contro il governo centrale, interrompendo le operazioni solo dopo che il pilota Allen Pope fu catturato mentre bombardava uccidendo soldati e civili indonesiani. Secondo quanto riferito, gli agenti arrivarono ad inscenare e produrre un film porno con un uomo che indossava la maschera di Sukarno, sperando di screditarlo. Non fu mai utilizzato. Poi per anni gli Stati Uniti si dedicarono ad istruire l’esercito indonesiano. Dopo che la morte di John F. Kennedy fece deragliare la visita presidenziale programmata a Giacarta e le relazioni peggiorarono coll’amministrazione Johnson, Sukarno rafforzò le alleanze coi Paesi comunisti e impiegò la retorica anti-americana nel 1964.
Nel 1965, quando il generale Suharto incolpò l’epurazione militare a un complotto del PKI, la CIA fornì apparecchiature di comunicazione per diffondere falsi rapporti prima di andare al potere e supervisionare il massacro su scala industriale, come dimostrano i documenti governativi pubblicati. Molti dei documenti rilasciati questa settimana indicano che l’ambasciata degli Stati Uniti disponeva di informazioni affidabili che le accuse agli aderenti del PKI si basavano su informazioni del tutto inesatte, ma tuttavia incoraggiarono l’esercito a sfruttare tale storia. È noto da tempo che gli Stati Uniti diedero a Suharto un sostegno attivo: nel 1990, un membro del personale dell’ambasciata nordamericana ammise di aver consegnato un elenco di comunisti all’esercito indonesiano mentre il terrore era in corso. “Fu davvero di grande aiuto per l’esercito”, disse al Washington Post Robert J. Martens, ex.membro della sezione politica dell’ambasciata. “Probabilmente uccisero molte persone, e probabilmente ho molto sangue sulle mani, ma non è poi così male”. Gran parte della stampa americana dell’epoca non aveva un’opinione diversa. In un articolo del giugno 1966 sul New York Times, intitolata “Un barlume di luce in Asia”, James Reston scrisse che “La selvaggia trasformazione dell’Indonesia da una politica filo-cinese sotto Sukarno a una politica di sfida anticomunista sotto il generale Suharto è il più importante di questi sviluppi [speranzosi]. Washington fa attenzione a non rivendicare alcun credito… ma questo non significa che Washington non abbia nulla a che farci”. Non dovrebbe sorprendere che Washington tolleri la morte di così tanti civili per promuovere i suoi obiettivi in Guerra Fredda. In Vietnam, le forze armate statunitensi avrebbero ucciso 2 milioni di civili . Ma l’Indonesia era diversa: il PKI era un partito legale, disarmato, che operava apertamente nel sistema politico indonesiano. Aveva acquisito influenza con elezioni e coinvolgimento della comunità, ma fu comunque trattato come un’insurrezione.
All’inizio di questo mese a Central Java, al Sekretariat Bersama 1965, una delle principali organizzazioni indonesiane per il ricordo di questi eventi, incontrai un sopravvissuto del massacro del 1965. “Ho creduto nel presidente Sukarno e nella nostra rivoluzione. All’epoca il nostro Paese aveva l’ideologia ufficiale del “NASAKOM”, il che significava che i nazionalisti [NAS, da Nasionalisme], i gruppi musulmani [A, per agama, o “religione” in indonesiano] e i comunisti [Komunisme] dovevano collaborare per costruire il Paese”, disse. “Sì, ho lavorato a sinistra, in generale col ‘KOM’, e non c’era niente di sbagliato in questo”. Sebbene fosse insegnante e non un iscritto al PKI, disse di essere stato arrestato e torturato per giorni, prima di vedere i compagni di cella trascinati via uno per uno, per non tornare mai più. Fu risparmiato per ragioni che non ha mai capito, e passò oltre un decennio in prigione. Ma non furono solo i comunisti e la sinistra ad essere vittime. Un numero incalcolabile di persone fu torturato, violentato e ucciso per essere state accusate di essere comunisti, o di appartenere a una minoranza etnica, o semplicemente di essere nemici di certi membri degli squadroni della morte ufficialmente approvati.
Un altro problema comune con la questione dell’Indonesia del 1965 è che la violenza di massa fu spesso espressa in coincidenza dell’ascesa al potere di Suharto, piuttosto che come prerequisito. Gli storici concordano ampiamente sul fatto che gli anticomunisti nell’esercito non avrebbero mai potuto prendere il potere senza schiacciare il PKI. “Suharto non sarebbe potuto salire al potere senza lo sterminio del PKI”, secondo Brad Simpson, lo storico dell’Università del Connecticut che lavorò al National Security Archive per digitalizzare e pubblicare i documenti dell’ambasciata degli Stati Uniti di questa settimana. È d’accordo con Roosa sul fatto che la raffigurazione degli Stati Uniti come semplici spettatori è inverosimile. È probabile che arriveranno altri documenti che rivelano ciò che accadde in Indonesia nel 1965, mi dice Simpson. Ma è improbabile che offrano un quadro completo di ciò che i governi fecero nel 1965, non includeranno, ad esempio, informazioni dall’esercito nordamericano e dalla CIA. Il governo indonesiano non diede praticamente nulla. “Letteralmente alcun documento ufficiale indonesiano è pubblicamente disponibile, quindi dipendiamo solo dagli archivi occidentali”, avea detto Simpson. Questo perché gran parte dell’élite politica indonesiana si affida ancora alla narrativa originale e falsa di Suharto per la propria legittimità. I potenti capi militari del Paese contrastano qualsiasi indagine che possa accusarli. Il governo di Suharto produsse un rozzo film di propaganda mistificante che ritraeva i comunisti che torturavano e uccidevano ufficiali mentre donne comuniste danzavano selvaggiamente.
I metodi usati da Suharto ispirarono altri putch di destra sostenuti da Washington nel mondo. Secondo diversi resoconti di Santiago del Cile, nei giorni prima del colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti che depose Salvador Allende, dei graffiti criptici apparvero sui muri della città riferendosi alla capitale dell’Indonesia, si leggeva: “Jakarta sta arrivando”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio