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Pompeo e la CIA contro il Venezuela

Katu Arkonada, Insternationalist 360°, 10 ottobre 2020

La stessa settimana in cui fu reso pubblico un rapporto che denunciava il governo venezuelano per crimini contro l’umanità, da una “Missione internazionale indipendente” che non ha mai messo piede nel Paese e si basava su testimonianze dell’opposizione e social network, il segretario di Stato Mike Pompeo visitava Brasile e Colombia per continuare ad alimentare la retorica contro la rivoluzione bolivariana durante la campagna presidenziale statunitense, ma anche nella campagna elettorale per le legislative che si svolgeranno il 6 dicembre in Venezuela. In Brasile, Pompeo definiva Nicolas Maduro trafficante di droga e detto che Washington continuerà a lavorare per arrivare al “posto giusto” sulla crisi scatenata da blocco e sanzioni imposte all’economia venezuelana. In Colombia, suo principale partner nella regione, accusava il governo venezuelano di collaborare col terrorismo e di ospitare membri dell’ELN e dissidenti delle FARC. Sebbene la Colombia sia il principale fornitore di cocaina degli Stati Uniti, il Venezuela è considerato responsabile del terrorismo e del traffico di droga, nonostante non abbia coca, a differenza del vicino, che ne ha per più di 200000 ettari, 10 volte più che, ad esempio, la coca coltivata in Bolivia.
Ma è necessario fermarsi sulla visita in Colombia di Pompeo, che non va dimenticato fu direttore della CIA. Il suo obiettivo principale era promuovere un cambiamento di strategia per rovesciare il governo di Nicolás Maduro, a cominciare dall’impatto sul risultato elettorale delle elezioni legislative di dicembre. La delegazione statunitense mise a punto i dettagli per inviare 300 soldati da installare in una nuova base militare nella città di confine di Cúcuta, precisamente nel Cerro del Tasajero, luogo chiave geopolitico perché da lì si può vedere buona parte del confine colombiano-venezuelano e del petrolifero Lago Maracaibo.
Oltre a chiedere a Ivan Duque sostegno nel promuovere il voto repubblicano tra la comunità colombiana in Texas, New Jersey e Florida, Pompeo chiese alla Colombia considerazioni sulla nuova strategia operativa e mediatica progettata contro il Venezuela, che include tutto, da aziono militari nella coalizione tripartita (USA-Colombia-Brasile), alla dichiarazione di frode e ignoranza dei risultati come in Bolivia, infiltrazioni paramilitari dal suolo colombiano, rivolte terroristiche sotto forma di guarimbas e persino tentato omicidio di Maduro. Pompeo aveva detto a Duque che durante il soggiorno in Brasile, concordò con Bolsonaro il sostegno dell’esercito brasiliano a un eventuale intervento militare in territorio venezuelano. E’ allo studio la creazione di falsi che giustifichino l’intervento armato della coalizione, che si tradurrebbe in un attacco a un’ambasciata a Caracas di un Paese alleato degli Stati Uniti, oltre che ad aggressioni a diplomatici e capi dell’opposizione. A tal fine, un gruppo paramilitare addestrato a Inirida da disertori venezuelani sotto la supervisione di mercenari statunitensi e israeliani, si era già spostato in territorio venezuelano.
Pompeo chiese a Iván Duque di svolgere, ad ottobre, operazioni antidroga, in particolare sulle zone di confine dei dipartimenti di Arauca, Norte de Santander e Guajira, in modo che servissero da pretesto per l’arrivo e spiegamento di militari da utilizzare in azioni destabilizzanti in vista delle elezioni del 6 dicembre. Un altro elemento che giustifichi la possibile aggressione militare sarebbe la denuncia preparata su un presunto acquisto di armi iraniane a medio e lungo raggio, con cui il Venezuela tenterebbe di attaccare la Colombia. Come già denunciato in “Sabotaggio elettorale del G4”, il 6 dicembre si prevede che ci saranno gravi alterazioni dell’ordine pubblico in Venezuela (saccheggi e attacchi a istituzioni pubbliche) coll’obiettivo di promuovere la tesi dello Stato fallito per aumentare la pressione internazionale sul Venezuela. Pompeo aveva anche chiarito a Duque che Guaidó non è più l’attore principale nella strategia d’interferenza, quindi non deve proteggerne l’idea di governo parallelo in esilio che finirebbe col favorire elettoralmente il chavismo. La scommessa degli Usa va su Capriles, che nonostante i dubbi che lo circondano dopo la scarcerazione, gli è utile nel promuovere la campagna per screditare le elezioni, insieme ad Almagro, OAS e altre voci della destra internazionale.
La Colombia fu fondamentale per l’elezione di Mauricio Claver Carone, candidato del dipartimento di Stato alla presidenza della Banca interamericana di sviluppo (IDB), e sembra possa giocare ancora una volta un ruolo decisivo nella giustificazione internazionale di nuove sanzioni economiche contro il settore minerario e petrolifero e nel diventare una piattaforma per la nuova aggressione paramilitare coll’obiettivo di destabilizzare le elezioni legislative venezuelane. Nel mese prima della disputa presidenziale tra Trump e Biden, dove buona parte del risultato si può giocare nello stato pendolo della Florida, purtroppo i voti negli Stati Uniti si potranno tradurre in morti in Venezuela.

Traduzione di Alessandro Lattanzio