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Da politici scienziati a demagoghi anti-scientifici: la tragica discesa nordamericana nella follia

Wayne Madsen, SCF 12 ottobre 2020Molti dei fondatori degli Stati Uniti erano scienziati e studiosi di talento dell’Età dell’Illuminismo. Benjamin Franklin non era solo uno statista, ma era conosciuto come uno dei principali scienziati del mondo. Franklin, che ebbe a che fare coi numerosi estremisti religiosi della sua era, ciarlatani e vari misantropi, avrebbe poco tempo per le sciocchezze anti-scientifiche dell’amministrazione di Donald Trump. In effetti, prendendo il settore degli incaricati politici dell’amministrazione Trump nell’insieme, gli Stati Uniti godette di maggiore esperienza scientifica nel governo nei primi giorni che non oggi. I primi presidenti nordamericani come Thomas Jefferson, John Adams, James Madison e George Washington erano tutti impegnati nella ricerca scientifica. Jefferson era matematico, agronomo e paleontologo. Franklin e Jefferson erano inventori. Franklin inventò le lenti bifocali e la fornace centrale conosciuta stufa di Franklin. Jefferson inventò una sofisticata macchina di cifratura. Madison s’interessava all’ambiente ed era entusiasta di come “l’aria vitale diventi nociva”. Adams aveva talento per l’astronomia. Washington era intenzionato ad affidarsi all’epidemiologia dell’epoca per salvare il suo esercito continentale dal vaiolo, un agente patogeno a cui era sopravvissuto in gioventù. Nel 1777, al culmine della Guerra d’Indipendenza dalla Gran Bretagna, Washington ordinò che il suo esercito fosse vaccinato contro il vaiolo, la prima azione del genere nella storia militare. Washington vide il tasso di mortalità dal vaiolo tra i ranghi del suo esercito scendere dal 17% all’1%. Washington aveva una migliore comprensione delle epidemie virali durante la guerra rivoluzionaria che non Trump oggi col COVID-19. Washington fu assistito nel programma del vaccino dal chirurgo generale dell’esercito continentale e firmatario della Dichiarazione di indipendenza Benjamin Rush. Professore di chimica all’Università della Pennsylvania, Rush poi fu maestro del futuro presidente degli Stati Uniti, William Henry Harrison.
L’impegno per la scienza segnò, da un grado all’altro, ogni amministrazione presidenziale da Washington a Obama. Quell’impegno finiva con Trump, che ha demonizzato i principali epidemiologi, specialisti in vaccini e funzionari della sanità pubblica del governo nordamericano, per non parlare di decine di scienziati climatologi e ambientalisti. Nell’aprile 1961, il presidente John F.Kennedy, in un discorso alla National Academy of Sciences, organismo fondato dal presidente Abraham Lincoln, disse: “Nei primi giorni della fondazione del nostro Paese c’era tra alcuni nostri padri fondatori un relazione, una comprensione più felice dei legami che legano scienza e governo”. Il presidente Theodore Roosevelt era un ambientalista così impegnato che fondò il sistema dei parchi nazionali degli Stati Uniti, che Trump e i suoi compari dei settori minerario, trivellazione, caccia, legname e fracking sono impegnati a distruggere. In una lettera del 25 luglio 1944 all’Office of Scientific Research and Development, il Presidente Franklin D. Roosevelt esortò gli addetti alla ricerca militare nordamericano a “rendere noti al mondo il prima possibile i contributi fatti durante il nostro sforzo bellico per la conoscenza scientifica”. Roosevelt, colpito dala poliomielite, era particolarmente interessato a lanciare una “guerra della scienza alle malattie”. Roosevelt scrisse: “Il fatto che le morti ogni anno in questo Paese per una o due malattie siano di gran lunga superiori al totale di vite perse in battaglia durante questa guerra dovrebbe farci capire del dovere che dobbiamo con le generazioni future”. Roosevelt sarebbe stato inorridito sapendo che un futuro successore nello Studio Ovale avrebbe contribuito in modo così diretto alla morte da COVID-19 di oltre 212000 nordamericani a causa di cattiva condotta, incompetenza e dipendenza dalla ciarlataneria medica.
Dopo la pensione dall’esercito, Dwight Eisenhower ottenne apprezzamento su scienza e ricerca da presidente della Columbia University a New York. L’amicizia nata tra Eisenhower e il fisico della Columbia I. I. Rabi portò quest’ultimo a diventare consigliere scientifico della Casa Bianca di Eisenhower. Fu Rabi a contribuire a lanciare lo sforzo spaziale nazionale, in particolare dopo il lancio dell’Unione Sovietica dello Sputnik nel 1957. Eisenhower passò la torcia della tecnologia spaziale a John F. Kennedy. Il 25 maggio 1961, Kennedy disse al Congresso degli Stati Uniti: “…Credo che questa nazione debba impegnarsi a raggiungere l’obiettivo prima della fine di questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra. Nessun programma spaziale in questo periodo sarà più impressionante per l’umanità, o più importante per l’esplorazione dello spazio profondo”. Gli investimenti effettuati da Kennedy nell’esplorazione dello spazio e, infine, sbarco sulla Luna vide il maggior travaso tecnologico del mondo dal governo al settore privato. Harry S Truman, Lyndon Johnson, Richard Nixon, Jimmy Carter e George H. W. Bush presiedettero i risultati scientifici del settore privato dal governo in medicina, scienze ambientali, tecnologia ed esplorazione spaziale e diversificazione della produzione di energia. Per gli Stati Uniti, gli anni del secondo dopoguerra sono noti come “l’età d’oro della scienza”. Questa era produsse Jimmy Carter, ingegnere sul sottomarino nucleare USS Seawolf e dottorando in ingegneria nucleare all’Union College di New York. Contro il consiglio sul taglio del bilancio, Gerald Ford firmò la legislazione nel 1976 che creò l’Ufficio per la scienza e la tecnologia della Casa Bianca.
Gli Stati Uniti videro ogni amministrazione presidenziale far avanzare gli Stati Uniti in scienza e tecnologia fino all’amministrazione Trump. Trump sostiene la pseudo-scienza nella lotta all’epidemia di Covid-19 diventata pandemia. Ignorando i principali epidemiologi del governo, specialisti in malattie infettive e funzionari della sanità pubblica, Trump, proiettandosi come nient’altro che imbonitore da carnevale dalla parlantina veloce, suggeriva cure pericolose e ridicole sul Covid, inclusi disinfettanti velenosi iniettati nel corpo e dipendenza da farmaci e vaccini non testati. I suoi rapporti coi leader mondiali istruiti come la cancelliera tedesca Angela Merkel, con un dottorato in chimica quantistica presso l’Accademia tedesca delle scienze, ne soffrirono. Trump era più a suo agio con buffoni dalla pari mentalità come il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che dichiarò che il Covid-19 non era peggio di un comune raffreddore, proprio come Trump affermò che il Covid-19 era una bufala. Bolsonaro e Trump hanno contratto il coronavirus. I seguaci politici di Trump, compresi senatori, deputati e governatori repubblicani degli Stati Uniti hanno cercato di superarsi a vicenda nel dimostrare ignoranza sulla scienza basilare. Il disprezzo di Trump per la scienza e le conseguenze mortali portavano la sua campagna per la rielezione a essere devastata da prestigiose riviste scientifiche, che non hanno mai pesato gli appoggi politici. “The Lancet”, importante rivista medica, dichiarò in un editoriale del 16 maggio 2020: “I nordamericani devono mettere un presidente alla Casa Bianca a gennaio 2021 che capisca che la salute pubblica non va guidata dalla faziosità politica”. Quel presidente, secondo “The Lancet”, deve essere chiunque ma non Donald Trump. “The New England Journal of Medicine”, in un recente rimprovero pungente a Trump e ai repubblicani, pubblicava il primo editoriale politico in assoluto in 208 anni di pubblicazione. Il comitato editoriale della rivista scrisse: “Quando si tratta della risposta alla peggiore crisi di salute pubblica del nostro tempo, i nostri attuali capi politici hanno dimostrato di essere pericolosamente incompetenti. Non dovremmo incoraggiarli e consentire la morte di altre migliaia di nordamericani per consentirgli di mantenere il posto”. Allo stesso modo, “Scientific American”, che non aveva mai appoggiato un solo candidato alla presidenza nei suoi 175 anni di storia, aveva scritto: “Le prove e la scienza mostrano che Donald Trump ha gravemente danneggiato gli Stati Uniti e il loro popolo, perché rifiuta prove e scienza. L’esempio più devastante è la sua risposta disonesta e inetta alla pandemia COVID-19, che a metà settembre costò la vita a più di 190000 nordamericani. Ha anche attaccato la protezione ambientale, l’assistenza medica e i ricercatori e le agenzie scientifiche pubbliche che aiutano questo Paese a prepararsi alle maggiori sfide. Questo è il motivo per cui vi esortiamo a votare per Joe Biden, che offre piani basati sui fatti per proteggere la nostra salute, la nostra economia e l’ambiente”. La rispettata rivista “Nature” redasse in modo univoco un editoriale contro il secondo mandato di Trump, avvertendo che il suo “assalto alla scienza” durante il suo mandato era devastante negli Stati Uniti e nel mondo.
Attraverso queste saggi di riviste scientifiche e mediche, si possono quasi sentire le voci di presidenti, scienziati, professori e medici nordamericani del passato. Trump ha macchiato per sempre le discipline della medicina, della scienza e della tecnologia con la sua performance clownesca da presidente degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio