Crea sito

L’intervento della Russia in Siria, “colpo imperdonabile” all’impero statunitense

SCF 9 ottobre 2020Cinque anni fa la Russia iniziò le efficaci operazioni militari in Siria su richiesta del governo di Damasco. Fu un “punto di svolta” epocale, come notava il Presidente Assad, la cui nazione lentamente risorge dalle ceneri della guerra. Più che salvare la Siria da una guerra durata quasi un decennio, per quanto di vitale importanza fosse, l’intervento cardine della Russia segnò la sconfitta strategica della campagna di cambio di regime sostenuta dall’occidente e la sua guerra criminale in Medio Oriente e Nord Africa. Quel colpo decisivo alla presunta egemonia degli Stati Uniti e dei loro alleati della NATO fu senza dubbio un fattore degli sforzi apertamente incessanti dell’occidente per isolare e infangare la Russia con sanzioni e altre provocazioni, sforzi che continuano ai giorni nostri. L’intervento della Russia fu la risposta di principio in aiuto di un alleato storico, la Repubblica araba siriana. La nazione levantina era già aggredita da quattro anni da una serie di gruppi terroristici che minacciavano d’invadere il Paese. Tali gruppi comprendevano centinaia di migliaia di mercenari da decine di Paesi elogiati dai media occidentali come “ribelli” con una propaganda ingannevole sul fatto che in realtà erano terroristi irriducibili che puntavano su Damasco. Tali “ribelli” amati da governi e media occidentali commisero decapitazioni e altre indicibili atrocità contro i civili.
Quella che i media occidentali chiamano “guerra civile” è un altro cinico trucco propagandistico per nascondere il fatto che il conflitto sia in realtà una guerra di aggressione sponsorizzata dall’estero. Il complotto per rovesciare lo Stato arabo fu elaborato per anni dalle potenze occidentali che ne consideravano l’alleanza con Russia e Iran come resistenza inaccettabile ai loro diktat e obiettivi imperialistici. La leadership russa non si faceva illusioni. Il Presidente Vladimir Putin e il Cremlino sapevano qual era la posta in gioco. Le potenze occidentali cercavano di fare della Siria uno Stato fallito, di spezzarla con un brutale assalto di grotteschi ascari, e così spianare la strada al cambio di regime per creare uno Stato-cliente a Damasco che eseguisse gli ordini dell’occidente sulla geopolitica mediorientale. Il piano nefasto sarebbe avvenuto al prezzo di distruggere la Siria e la sua antica civiltà multietnica e multireligiosa, insieme a centinaia di migliaia di vite e milioni di rifugiati. L’intervento militare della Russia pose fine a tale piano criminale. A dicembre 2016, poco più di un anno dopo, gli alleati russo e siriano avevano liberato Aleppo, che fu il trampolino di lancio della guerra per procura dell’occidente. Seguirono altre spettacolari vittorie. Cinque anni dopo, la Siria è in gran parte liberata dalle reti terroristiche. Nella provincia settentrionale di Idlib resta una piccola sacca che il governo del Presidente Bashar al-Assad è deciso ad eliminare in tempi brevi per ripristinare l’integrità territoriale del Paese.
Incongruamente, ma in modo significativo, parti della Siria orientale rimangono sotto il controllo dell’esercito statunitense che, a differenza di quello russo, non fu mai inviato dal governo siriano. Occupa illegalmente il territorio siriano e, naturalmente, questo dice quale sia la vera natura dell’agenda criminale di Washington sulla Siria. Le affermazioni nordamericane sulla “sconfitta del terrorismo” sono un insabbiamento assurdo del loro obiettivo di promuovere il cambio di regime, obiettivo di Washington che armeggia segretamente cogli agenti terroristici, non li combatte. L’impegno della Russia per difendere la nazione siriana fu eroico e contro le avversità. Il Paese era infestato da una miriade di gruppi terroristici diretti e finanziati da una formidabile schiera di potenze, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia, Arabia Saudita ed altri petroregimi del Golfo, nonché Israele. Come notato, prima dell’intervento della Russia, i nemici sostenuti dall’estero erano alle porte di Damasco. Il barbaro terrorismo e la distruzione inflitta alla Siria avevano quasi raggiunto il punto di rottura. Fortunatamente, tuttavia, la potenza di fuoco russa cambiò le sorti. Il risultato è paragonabile alla vittoria nella Seconda Guerra Mondiale dell’Armata Rossa sovietica a Stalingrado.
Oggi la guerra in Siria è appena menzionata nei media occidentali. La chiara perdita di interesse riflette la tacita ammissione che la Russia e l’alleato siriano hanno sconfitto la guerra segreta sostenuta dall’occidente. Si potrebbe immaginare il risultato alternativo se la Russia non fosse intervenuta. Senza dubbio la Siria oggi sarebbe una terra desolata invasa dai signori della guerra terroristici. Le implicazioni di tale scenario da incubo per la sicurezza della regione del Medio Oriente e oltre sono troppe. Furono gli sforzi della Russia a scongiurare tale risultato infernale. La Siria fu solo una vittima di una serie di guerre criminali lanciate dagli Stati Uniti in Medio Oriente e Nord Africa, guerre sostenute o attivate da alleati europei e NATO. La distruzione occidentale di Iraq, Afghanistan e Libia generò il terrorismo che a sua volta fu sfruttato dalle potenze occidentali per il cambio di regime in Siria. L’intervento della Russia in Siria è stato simile a quello di un vigile del fuoco le cui azioni estinsero le fiamme del caos e della barbarie.
L’alleanza militare russa avrà salvato la Siria dalla sconfitta, ma la nazione araba deve ancora affrontare sfide ardue, non da ultimo le sanzioni occidentali che impediscono la ricostruzione. La resilienza del popolo siriano è fonte di ispirazione e, si spera, coll’aiuto strategico di Russia, Cina, Iran e altri, la nazione sarà col tempo ripristinata, nonostante la feroce vendetta delle potenze occidentali. Ma l’importanza dell’intervento militare della Russia va ben oltre la Siria. Fu una sconfitta storica e fondamentale della criminalità del cambio di regime occidentale e la sua complicità coi terroristi. Tuttavia, braci e piromani non sono stati completamente distrutti. Possiamo considerare l’attuale conflitto nel Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaigian. Tale guerra minaccia di esplodere in guerra regionale nel Caucaso meridionale della Russia. Un fattore di presagio è il coinvolgimento della Turchia, membro della NATO, nel sostegno militare all’Azerbaigian, incluso il dispiegamento segreto di terroristi nella regione del Caucaso dal nord della Siria. Potremmo anche discernere la provocatoria espansione della NATO ai confini della Russia come forma di Washington ed alleati per cercano di riequilibrare il potere. Lo stesso si può discernere dai pretesti per imporre sanzioni alla Russia, come l’assurdo caso Navalnij. In effetti, tale è la monumentale sconfitta degli intrighi occidentali in Siria da parte della Russia, che è plausibile una vendetta contro Mosca voluta da Washington ed alleati che cercano ogni opportunità perniciosa per recuperare la sconfitta come signori imperiale. Per Washington e il suo impero di tirapiedi la perdita della capacità di fare violenze impunemente è un “colpo imperdonabile” dalla Russia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio