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La Turchia alimenta il conflitto azero-armeno con agenti del terrore dalla Siria

Finian Cunningham, SCF 30 settembre 2020

Migliaia di terroristi sostenuti dalla Turchia dalla provincia siriana di Idlib sono reclutati come mercenari per sostenere l’Azerbaigian nel conflitto con l’Armenia. Diversi rapporti indicano che i combattenti dalla Siria erano già stati inviati in Azerbaigian prima dello scoppio delle ostilità coll’Armenia sul territorio conteso del Nagorno-Karabakh. Azerbaigian ed Armenia si accusano a vicenda per le violenze che secondo rapporti non confermati hanno causato centinaia di vittime in pochi giorni, segnando il peggior focolaio di scontri da quando i Paesi conclusero la guerra di confine del 1994. Tuttavia, l’apparente dispiegamento di mercenari sostenuti dalla Turchia dalla Siria in Azerbaigian, prima degli scontri di fine settimana, indica una pianificazione tra Ankara e i suoi alleati azeri per istigare le ultime violenze. Inoltre, il ministero della Difesa turco ammise il dispiegamento di forze regolari e l’esecuzione di manovre di guerra in Azerbaigian negli ultimi mesi, a seguito di uno scontro minore ma mortale coll’esercito armeno a metà luglio. Ancora una volta, tali eventi di fondo indicano la decisione deliberata di Azerbaigian e Turchia d’intensificare la disputa territoriale di lunga data coll’Armenia. La Turchia condivide antichi legami culturali coll’Azerbaigian. Le leadership di Ankara e Baku sono unite dallo slogan “due Stati, una nazione”.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan amplificava le lamentele azere sul Nagorno-Karabakh e promesso di sostenere militarmente i “fratelli azeri” contro la “crudele invasione” dell’Armenia. La retorica sciovinista di Erdogan alimenta le violenza che potrebbero esplodere in grande guerra. La Russia ha tradizionalmente forti legami coll’Armenia ed è vincolata da un trattato di difesa comune col Paese. Se la Turchia, membro della NATO, dovesse apertamente entrare in guerra dalla parte dell’Azerbaigian potrebbe trascinare la Russia nel conflitto e, a sua volta, l’alleanza militare della NATO. Mosca, insieme a Stati Uniti e ad altre potenze internazionali, sollecitava la moderazione su ulteriori azioni militari e ritorno al dialogo per risolvere la controversia sul Nagorno-Karabakh. L’enclave è internazionalmente riconosciuta come parte dell’Azerbaigian, ma è controllata da un’amministrazione armena sostenuta dall’Armenia da quando assunse il territorio dopo la guerra del 1988-1994.
Reclami e contro-reclami risalgono alla prima guerra mondiale e al crollo degli imperi ottomano e zarista. Un ulteriore complicazione seguì la disgregazione dell’Unione Sovietica nel 1991 e l’emergere di rivendicazioni territoriali rivali nella regione del Caucaso meridionale. Uno sfondo storico ancora più inquietante: la Turchia ottomana attuò il genocidio armeno nel 1915-16 uccidendo oltre 1,5 milioni di persone. Le attuali mosse turche gettano un’ombra sinistra sull’Armenia. È preoccupante che la Turchia abbia chiaramente inviato numerosi islamisti dalla Siria all’Azerbaigian. Dato che gli islamisti sostenuti dalla Turchia in Siria sono prevalentemente associati a reti terroristiche come al-Nusra e altri affiliati di al-Qaida, il timore è che il conflitto coll’Armenia possa trasformarsi in una grande guerra internazionale. Le autorità azere a Baku negano l’invio di mercenari dalla Siria. E il ministro della Difesa turco Hulusi Akar fece il contrario, accusando l’Armenia di utilizzare mercenari dalla Siria. Le affermazioni del ministro turco non reggono. L’Armenia è cristiana mentre l’Azerbaijan musulmano. Sarebbe quindi un’assurdità per i jihadisti irriducibili dalla Siria combattere per l’Armenia. Inoltre ci sono rapporti credibili di islamisti che ammettono di essere stati reclutati da società di sicurezza private turche. Si dice che uno abbia detto: “Migliaia di noi… sono disposti ad andare in Libia o Azerbaigian. Non c’è niente per noi qui [a Idlib]”. La recente storia della Turchia è del tutto coerente qui. Fu la Turchia ad inondare la Siria di gruppi terroristici islamici nella fallita guerra segreta per il cambio di regime contro Damasco. Da quel fallimento, Ankara dispiegava i suoi agenti in Libia, dove sostiene il governo di Tripoli contro la fazione rivale. Per la Turchia, inviare combattenti in Azerbaigian sarebbe un compito logistico ancora più semplice visti i confini condivisi.
Per il presidente Erdogan, il sostegno della Turchia all’Azerbaigian è una pedine delle sue ambizioni neo-ottomane per rafforzare l’influenza regionale di Ankara. Siria, Libia e ultimamente le tensioni con Grecia e Cipro sulle rivendicazioni territoriali nel Mediterraneo orientale rientrano in tale modello di esaltazione nazionalistica. L’abissale fallimento in Siria, tuttavia, frenato dall’intervento della Russia in aiuto dell’alleata Damasco, potrebbe dare al sultano Erdogan l’incentivo per cercare vendetta contro Mosca. Incitare una guerra settaria jihadista nel Caucaso meridionale al confine meridionale della Russia, sarebbe una vendetta degna del machiavellico capo turco. Si può anche ipotizzare che la NATO assapori tale irritazione di Mosca alle sue porte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio