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L’ex-capo dell’OPCW Bustani legge la testimonianza sulla Siria che Stati Uniti e Regno Unito bloccarono all’ONU

Aaron Matè, The Gray Zone 5 ottobre 2020Al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e alleati bloccarono la testimonianza di Jose Bustani, primo direttore generale dell’OPCW, sullo scandalo dell’occultamento dell’osservatorio chimico sulla Siria. Greyzone otteneva il comunicato preparato da Bustani e lo pubblica integralmente. Jose Bustani fu invitato a informare il Consiglio di sicurezza sull’occultamento dell’OPCW dell’indagine su un presunto attacco chimico a Duma, in Siria, nell’aprile 2018. Stati Uniti, Regno Unito e Francia bombardarono la Siria dopo averne accusato il governo di aver usato gas tossici in Duma. Gli ispettori dell’OPCW in seguito trovarono prove che minarono la narrativa ufficiale, ma furono censurati dai capi su pressione degli Stati Uniti. In qualità di primo direttore generale dell’OPCW, Bustani subì in prima persona il costo di sfidare le narrazioni belluine. Nel 2002, fu personalmente minacciato da John Bolton e spodestato da capo dell’OPCW dopo aver permesso le ispezioni che ostacolarono la spinta dell’amministrazione Bush ad invadere l’Iraq. Nelle osservazioni, Bustani esprime sostegno agli ispettori dell’OPCW e sollecita l’attuale direttore generale, Fernando Arias, a lasciare che esibiscano le prove soppresse in modo trasparente. “Con grande rischio [gli ispettori] hanno osato denunciare possibili comportamenti irregolari nella vostra organizzazione, ed è senza dubbio nel vostro, dell’organizzazione e nell’interesse del mondo che li ascoltiate”, dice Bustani. “Indipendentemente dal fatto che le preoccupazioni sollevate sul comportamento dell’OPCW nell’indagine di Duma abbiano o meno sostanza, ascoltare ciò che hanno da dire i propri ispettori sarà un primo passo importante per recuperare la reputazione danneggiata dell’organizzazione. Gli ispettori dissenzienti non affermano di avere ragione, ma vogliono che ci sia un equo processo”.

Trascrizione
Signor Presidente, Ambasciatore Vassilij Nebenzia, eccellenze, illustri delegati, signore e signori,
Il mio nome è José Bustani. Sono onorato di essere stato invitato a presentare una dichiarazione per questa riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere il dossier chimico siriano e l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. In qualità di primo direttore generale dell’OPCW, posizione che ho ricoperto dal 1997 al 2002, conservo naturalmente un vivo interesse per l’evoluzione e le fortune dell’Organizzazione. Sono stato particolarmente interessato ai recenti sviluppi riguardanti il lavoro dell’Organizzazione in Siria.
Per chi di voi che non lo s, fui rimosso dall’incarico a seguito di una campagna orchestrata dagli Stati Uniti nel 2002 per, ironicamente, aver cercato di sostenere la Convenzione sulle armi chimiche. La mia rimozione fu successivamente dichiarata illegale dal Tribunale amministrativo dell’Organizzazione internazionale del lavoro, ma nonostante tale spiacevole esperienza, l’OPCW mi sta a cuore. È un’Organizzazione speciale dal mandato importante. Accettai la carica di Direttore generale proprio perché la Convenzione sulle armi chimiche non era discriminatoria. Fui immensamente orgoglioso dell’indipendenza, imparzialità e professionalità dei suoi ispettori e del suo personale nell’attuazione della Convenzione sulle armi chimiche. Alcun Stato membro doveva essere considerato al di sopra degli altri e il segno distintivo del lavoro dell’Organizzazione era l’imparzialità con cui tutti gli Stati membri venivano trattati indipendentemente da dimensioni, potenza politica o peso economico.
Sebbene non sia più al timone oggi, ho provato una grande gioia quando l’OPCW fu insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2013 “per i suoi vasti sforzi per eliminare le armi chimiche”. Era un mandato per cui io e innumerevoli altri ex-membri avevamo lavorato instancabilmente. Nei primi anni nascenti dell’OPCW, affrontammo una serie di sfide, ma le abbiamo superate per dare all’Organizzazione una meritata reputazione di efficacia ed efficienza, per non parlare di autonomia, imparzialità e rifiuto della politicizzazione. La decisione dell’OIL sulla mia rimozione fu la riaffermazione ufficiale e pubblica dell’importanza di questi principi.
Ultimamente, le indagini dell’OPCW sul presunto uso di armi chimiche hanno senza dubbio creato sfide ancora maggiori all’Organizzazione. Proprio per queste eventualità abbiamo sviluppato procedure operative, metodi analitici, nonché ampi programmi di formazione, in stretta conformità con le disposizioni della Convenzione sulle armi chimiche. Le accuse sull’uso effettivo di armi chimiche erano una prospettiva per cui speravamo che i nostri preparativi non sarebbero mai stati necessari. Purtroppo lo erano, e oggi le accuse di uso di armi chimiche sono una triste realtà. È in tale contesto che ora vengono sollevati seri interrogativi sul fatto che indipendenza, imparzialità e professionalità di alcune attività dell’Organizzazione siano gravemente compromesse, forse su pressione di alcuni Stati membri. Di particolare preoccupazione sono le circostanze delle indagini dell’OPCW sul presunto attacco chimico a Duma, in Siria, il 7 aprile 2018. Tali preoccupazioni provengono dal cuore dell’Organizzazione, dagli stessi scienziati e ingegneri coinvolti nell’indagine di Duma.
Nell’ottobre 2019 fui invitato dalla Courage Foundation, organizzazione internazionale che “sostiene chi rischia la vita o la libertà dando un contributo significativo alla cronaca storica”, a partecipare a una commissione insieme a vari eminenti personaggi internazionali provenienti dai settori di diritto internazionale, disarmo, operazioni militari, medicina e intelligence. La giuria fu convocata per ascoltare le preoccupazioni di un funzionario dell’OPCW sulla condotta delle indagini dell’Organizzazione sull’incidente di Duma. L’esperto fornì prove convincenti e documenti sulla condotta altamente discutibile e potenzialmente fraudolenta nel processo investigativo. In una dichiarazione pubblica congiunta, il gruppo di esperti scientifici fu, e cito, “unanime nell’esprimere allarme per pratiche inaccettabili nelle indagini sul presunto attacco chimico a Duma”. Il gruppo inoltre invitò l’OPCW, “a consentire a tutti gli ispettori che parteciparono all’indagine di Duma di farsi avanti e riferire le loro osservazioni in un forum appropriato degli Stati componenti della Convenzione sulle armi chimiche, in adempimento dello spirito della Convenzione”,
Personalmente fui così turbato dalla testimonianza e dalle prove presentate al Collegio, che fui costretto a fare una dichiarazione pubblica. Cito: “Mi sono sempre aspettato che l’OPCW fosse un vero paradigma del multilateralismo. La mia speranza è che le preoccupazioni espresse pubblicamente dal gruppo di esperti scientifici, nella sua dichiarazione di consenso congiunta, catalizzino un processo mediante cui l’Organizzazione sia resuscitata divenendo l’ente indipendente e non discriminatorio che era un tempo”.
L’appello a una maggiore trasparenza dell’OPCW si ampliò nel novembre 2019, quando una lettera aperta di sostegno alla dichiarazione della Fondazione Courage fu inviata ai Rappresentanti permanenti dell’OPCW per “chiedergli il sostegno nell’azione alla prossima Conferenza degli Stati Le parti miravano a ripristinare l’integrità dell’OPCW e a riconquistare la fiducia del pubblico”. I firmatari della petizione includevano figure eminenti come Noam Chomsky, professore emerito al MIT; Marcello Ferrada de Noli, presidente dei Medici svedesi per i diritti umani; Coleen Rowley, informatore e Persona dell’anno nel 2002 del Time Magazine; Hans von Sponeck, ex-segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite; e il regista Oliver Stone, per citarne alcuni.
Quasi un anno dopo, l’OPCW non ha ancora risposto a queste richieste, né alla controversia sempre crescente sull’indagine a Duma. Piuttosto, si è nascosto dietro un muro impenetrabile di silenzio e opacità, rendendo impossibile qualsiasi dialogo significativo. Nell’unica occasione in cui affrontò le preoccupazioni degli ispettori in pubblico, fu solo per accusarli di violare la riservatezza. Naturalmente, gli ispettori. e in effetti tutto il personale OPCW, hanno la responsabilità di rispettare le regole della riservatezza. Ma l’OPCW ha una responsabilità primaria: assicurare fedelmente l’attuazione delle disposizioni della Convenzione sulle armi chimiche (articolo VIII, paragrafo 1). Il lavoro dell’Organizzazione deve essere trasparente, perché senza trasparenza non c’è fiducia. E la fiducia è ciò che unisce l’OPCW. Se gli Stati membri non hanno fiducia nell’equità e obiettività del lavoro dell’OPCW, la sua efficacia come osservatore globale sulle armi chimiche è gravemente compromessa. Trasparenza e riservatezza non si escludono. Ma la riservatezza non può essere invocata come cortina fumogena per comportamenti irregolari. L’Organizzazione deve ripristinare la fiducia del pubblico che aveva una volta e che nessuno nega ora stia venendo meno. Ecco perché siamo qui oggi.
Sarebbe inappropriato da parte mia consigliare o addirittura suggerire come l’OPCW dovrebbe fare per riguadagnare la fiducia del pubblico. Tuttavia, in quanto persona che ha vissuto momenti gratificanti e tumultuosi con l’OPCW, vorrei rivolgere un appello personale a lei, signor Fernando Arias, in qualità di direttore generale dell’OPCW. Gli ispettori sono tra le risorse più preziose dell’Organizzazione. In qualità di scienziati e ingegneri, le loro conoscenze specialistiche e gli input sono essenziali per un buon processo decisionale. Soprattutto, le loro opinioni non sono contaminate da politica o interessi nazionali. Si basano solo sulla scienza. Gli ispettori nell’indagine di Duma hanno una semplice richiesta: che gli sia data l’opportunità di incontrarsi con voi per esprimere le proprie preoccupazioni di persona, in modo trasparente e responsabile. Questo è sicuramente il minimo che possono aspettarsi. Con grande rischio per se stessi, hanno osato denunciare possibili comportamenti irregolari nella vostra Organizzazione, ed è senza dubbio nel vostro, dell’Organizzazione e nell’interesse del mondo che li ascoltate. La Convenzione stessa mostrava grande lungimiranza nel consentire agli ispettori di offrire osservazioni differenti, anche nelle indagini sui presunti usi di armi chimiche (punti 62 e 66 della Parte II, Ver. Annesso). Questo diritto è, cito, “elemento costitutivo a sostegno dell’indipendenza e dell’obiettività delle ispezioni”. Questo linguaggio proviene da “A commentary on Verification Practice under the CWC” di Ralf Trapp e Walter Krutzsch, pubblicato dalla stessa OPCW durante il mio periodo come DG.
Indipendentemente dal fatto che le preoccupazioni sollevate sul comportamento dell’OPCW nell’indagine di Duma abbiano o meno sostanza, ascoltare ciò che hanno da dire i propri ispettori sarebbe un primo passo importante per riparare la reputazione danneggiata dell’organizzazione. Gli ispettori dissenzienti non affermano di avere ragione, ma vogliono che ci sia un equo processo. Da direttore generale a direttore generale, chiedo rispettosamente di concedergli questa opportunità. Se l’OPCW è fiduciosa nella solidità del suo lavoro scientifico su Duma e nell’integrità delle indagini, allora ha poco da temere nell’ascoltare i propri ispettori. Se, tuttavia, le affermazioni sulla soppressione delle prove, l’uso selettivo dei dati e l’esclusione di investigatori chiave, tra le altre accuse, non sono infondate, allora è ancora più imperativo che la questione venga affrontata apertamente e con urgenza.
Questa Organizzazione ha già raggiunto la grandezza. Se è scivolata, ha comunque l’opportunità di riprendersi e crescere per diventare ancora più grande. Il mondo ha bisogno di un osservatore credibile sulle armi chimiche. Ne avevamo uno e spero, onorevole Arias, che farà in modo che ce ne sia di nuovo uno.
Grazie.

Traduzione di Alessandro Lattanzio