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La massiccia propaganda contro la Siria attuata da media e governi occidentali

Ben Norton, The Gray Zone, 29 settembre 2020

L’intelligence finanziata dai governi occidentali crearono i capi dell’opposizione siriana, pubblicarono articoli sui media, dalla BBC ad al-Jazeera e gesti i giornalisti. Una miniera di documenti espone tale rete di propaganda. Pochi giorni dopo la pubblicazione di questo articolo, l’autenticità di tali materiali trapelati fu indirettamente confermata dal governo britannico, che riferì che centinaia di documenti del Ministero degli Esteri che descrivono in dettaglio le sue operazioni di propaganda in Siria furono violati in un presunto attacco informatico. I documenti trapelati mostrano come le agenzie del governo britannico svilupparono un’infrastruttura avanzata di propaganda per stimolare il sostegno in occidente all’opposizione politica e armata della Siria. Praticamente ogni aspetto dell’opposizione siriana fu coltivato e commercializzato da società di pubbliche relazioni sostenute dai governi occidentali, dalle narrazioni politiche al loro marchio, da ciò che dicevano a dove lo dicevano. I dossier rivelano come l’intelligence occidentale suonò i media come un violino, creando con cura la copertura mediatica della guerra in Siria per sfornarne un flusso costante a favore dell’opposizione. Agenzie statunitensi ed europei formarono e consigliarono i capi dell’opposizione siriana a tutti i livelli, dai giovani attivisti ai capi del governo parallelo in esilio. Tali aziende ne organizzarono le interviste su canali mainstream come BBC e Channel 4 nel Regno Unito. Più della metà dei pezzi utilizzate da Al Jazeera in Siria sono state addestrate in un programma congiunto del governo USA-Regno Unito chiamato Basma, che ha prodotto centinaia di attivisti dei media dell’opposizione siriana.
Le società di pubbliche relazioni dei governi occidentali non solo influenzarono i media sulla Siria, ma come rivelano i documenti trapelati, produssero proprie pseudo-notizie propagandistiche da trasmettere sulle reti televisive in Medio Oriente, tra cui BBC Arabic, al-Jazeera, al-Arabiya e Orient TV. Tali aziende finanziate dal Regno Unito agiromo come promotori di pubbliche relazioni dell’opposizione armata siriana dominata dagli estremisti. Un’azienda, InCoStrat, affermò di essere in contatto con una rete di oltre 1600 giornalisti internazionali e “influencer” utilizzati per promuovere opinioni a favore dell’opposizione. Un’altra agenzia del governo occidentale, ARK, elaborò una strategia per “rinominare” l’opposizione armata salafita-jihadista siriana “ammorbidendone l’immagine”. ARK si vantava di aver fatto propaganda per opposizione che “andava in onda ogni giorno” sulle principali reti televisive in lingua araba. Praticamente i principali media aziendali occidentali furono influenzati dalla disinformazione finanziata dal governo del Regno Unit, come rivelato dai documenti trapelati, dal New York Times al Washington Post, dalla CNN al Guardian, dalla BBC a Buzzfeed. I dossier confermano le notizie di giornalisti tra cui Max Blumenthal di The Grayzone sul ruolo di ARK, l’agenzia del governo USA-Regno Unito, nella divulgazione dei Caschi Bianchi sui media occidentali. ARK gestiva gli account sui social media dei Caschi Bianchi e contribuì a trasformare il gruppo finanziato dall’occidente in un’arma della propaganda chiave dell’opposizione siriana. I documenti trapelati consistono principalmente in materiale prodotto dal Foreign and Commonwealth Office del Regno Unito. Tutte le aziende citate nei fascicoli furono appaltate dal governo britannico, ma molte gestivano anche “progetti con multi finanziatori” che ricevevano finanziamenti dai governi di Stati Uniti e dell’Europa occidentale. Oltre a dimostrare il ruolo svolto da tali intelligence occidentali nel plasmare la copertura mediatica, i documenti illuminano il programma del governo britannico per addestrare e armare i gruppi ribelli in Siria. Altri materiali mostrano come i governi occidentali collaborarono per costruire una nuova forza di polizia nelle aree controllate dall’opposizione. Molti di tali gruppi di opposizione in Siria sostenuti dall’occidente erano estremisti salafiti-jihadisti. Alcune agenzie del governo britannico le cui attività sono smascherate in questi documenti. sostenevano l’affiliata siriana di al-Qaida Jabhat al-Nusra e le sue propaggini. I documenti furono ottenuti dal gruppo che si fa chiamare Anonimo, e pubblicati come serie di file intitolati, “Op. HMG [Il governo di Sua Maestà] Trojan Horse: dall’iniziativa per l’integrità alle operazioni segrete in tutto il mondo. Parte 1: domare la Siria “. Chi li ha diffusi dissero che miravano a “smascherare l’attività criminale dell’FCO e dei servizi segreti del Regno Unito”, affermando: “Dichiariamo guerra al neocolonialismo britannico!” Grayzone non è stata in grado di verificare in modo indipendente l’autenticità dei documenti. Tuttavia, i contenuti furono studiati coi rapporti sulla destabilizzazione occidentale e le operazioni di propaganda in Siria da questo e molti altri canali. (Dopo la pubblicazione di questo articolo, il governo del Regno Unito ha dichiarò a Middle East Eye che i documenti del Foreign Office relativi al lavoro delle sue agenzie in Siria erano stati violati e pubblicati online).

Il Ministero degli Esteri del Regno Unito e l’esercito dichiarano guerra mediatica alla Siria
Un rapporto del Ministero degli Esteri e del Commonwealth del Regno Unito del 2014 rivela un’operazione congiunta col Ministero della difesa e il Dipartimento per lo sviluppo internazionale per sostenere “comunicazioni strategiche, ricerca, monitoraggio e valutazione e supporto operativo alle entità dell’opposizione siriana”. Il FOC del Regno Unito affermava chiaramente che questa campagna consisteva nella “creazione una rete di collegamenti tra movimenti politici e organi di stampa”, mediante la “costruzione di piattaforme di media indipendenti locali”. Il governo britannico pianificò “Studio, formazione e addestramento per migliori servizi multimediali, inclusi media digitali e sociali”. L’obiettivo era “inviare formatori di PR e gestire i media, nonché personale tecnico come cameramen, webmaster e interpreti”, insieme alla “produzione di discorsi, comunicati stampa e altre comunicazioni sui media”. Un ulteriore documento del governo del 2017 spiega chiaramente come la Gran Bretagna finanziò “selezione, formazione, supporto e tutoraggio delle comunicazioni degli attivisti siriani che condividevano la visione del Regno Unito sulla futura Siria… e che rispetteranno i valori coerenti con la politica del Regno Unito”. Questa iniziativa comportò il finanziamento dal governo britannico “per sostenere l’attivismo mediatico di base siriano nella sfera dell’opposizione sia civile che armata”, ed era volta ai siriani che vivevano nei territori controllati dall’opposizione sia “estremista che moderata”. In altre parole, il Ministero degli Esteri e l’esercito del Regno Unito predisposero piani per condurre una guerra mediatica globale alla Siria. Per creare un’infrastruttura in grado di gestire l’assalto della propaganda, la Gran Bretagna pagò varie agenzie governative, tra cui ARK, The Global Strategy Network (TGSN), Innovative Communication&Strategies (InCoStrat) e Albany. Il lavoro di tali aziende si sovrappose e alcune collaborarono nei loro piani per coltivare l’opposizione siriana.

L’agenzia di governo occidentale ARK suonava i media come un violino
Una delle principali agenzie del governo britannico dietro il piano di cambio di regime in Siria si chiamava ARK (Analysis Research Knowledge). ARK FZC ha sede a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Si definisce ONG umanitaria, sostenendo che “fu creata per assistere i più vulnerabili”, creando una “impresa sociale, responsabilizzando le comunità locali fornendo interventi agili e sostenibili per creare maggiore stabilità, opportunità e speranza per il futuro”. In realtà ARK è un’agenzia d’intelligence che opera come braccio dell’interventismo occidentale. In un documento trapelato del governo britannico, ARK affermò che “il suo obiettivo dal 2012 era una programmazione della Siria altamente efficace, politicamente sensibile ai conflitti ai governi di Regno Unito, Stati Uniti, Danimarca, Canada, Giappone e Unione europea”. ARK si vantava di aver supervisionato contratti per 66 milioni di dollari per sostenere gli sforzi a favore dell’opposizione in Siria. Sul suo sito, ARK elenca tali governi come clienti, così come le Nazioni Unite.
Nelle operazioni in Siria, ARK collaborava con un’altra agenzia inglese chiamata The Global Strategy Network (TGSN), diretto da Richard Barrett , ex-direttore dell’antiterrorismo globale dell’MI6. A quanto pare, ARK aveva agenti in Siria all’inizio del tentativo di cambio di regime nel 2011, riferendo all’FCO del Regno Unito che “il personale di ARK è in contatto regolare con attivisti e attori della società civile che avevano inizialmente incontrato durante lo scoppio delle proteste nella primavera 2011”. L’agenzia britannica vantava “una vasta rete di società civile e attori della comunità che ARK aiutava col centro di sviluppo delle capacità dedicato che ARK stabilì a Gaziantep”, città nel sud della Turchia e base dell’operazioni di intelligence contro il governo siriano. ARK svolse un ruolo centrale nello sviluppo della narrativa dell’opposizione politica siriana. In un documento, l’azienda si prese il merito dello “sviluppo del nucleo narrativo dell’opposizione siriana”, apparentemente elaborato da una serie di seminari coi capi dell’opposizione sponsorizzati dai governi di Stati Uniti e Regno Unito. ARK formò tutta l’opposizione siriana nelle comunicazioni, dai “workshop di giornalismo cittadino con attivisti dei media siriani, al lavoro coi capi della Coalizione Nazionale per sviluppare una narrativa di base”. L’azienda supervisionò la strategia di pubbliche relazioni del Consiglio militare supremo (SMC), i capi dell’ala armata ufficiale dell’opposizione siriana, l’Esercito siriano libero (FSA). ARK creò una complessa campagna di pubbliche relazioni per “dare un ‘re-branding’ del SMC al fine di distinguersi dai gruppi di opposizione armata estremisti e darsi l’immagine di corpo militare funzionante, inclusivo, disciplinato e professionale”. ARK ammise di aver cercato di mascherare l’opposizione armata siriana ampiamente dominata dai jihadisti salafiti, ” ammorbidendo l’immagine dell’FSA “. ARK prese l’iniziativa do sviluppare una massiccia rete di attivisti dei media dell’opposizione in Siria e apertamente si prese il merito di aver ispirato le proteste nel Paese. Nei centri di formazione in Siria e Turchia meridionale, l’agenzia del governo occidentale riferì: “Più di 150 attivisti furono formati e attrezzati da ARK su argomenti dallaa gestione delle telecamere, illuminazione e suono alla produzione di rapporti, sicurezza giornalistica, sicurezza online e rapporti etici”. L’azienda inondò la Siria di propaganda dell’opposizione. In soli sei mesi, ARK riferì che 668600 suoi prodotti a stampa furono distribuiti in Siria, inclusi “poster, volantini, opuscoli informativi, libri di attività e altro materiale relativo alla campagna”. In un documento che esponeva le operazioni di comunicazione delle agenzie britanniche in Siria, ARK e TGSN, dall’intelligence britannica, si vantavano di supervisionare le seguenti risorse mediatiche nel paese: 97 videomaker, 23 scrittori, 49 distributori, 23 fotografi, 19 formatori, otto centri di formazione, tre uffici media e 32 addetti alla ricerca. ARK sottolineò di avere “contatti consolidati” coi principali organi di stampa del mondo, nominando Reuters, New York Times, CNN, BBC, The Guardian, Financial Times, The Times, al-Jazeera, Sky News Arabo, Orient TV e al-Arabiya. L’agenzia del Regno Unito aggiunse: “ARK forniva regolarmente contenuti con e senza marchio ai principali canali TV satellitari panarabi e focalizzati sulla Siria come al-Jazeera, al-Arabiya, BBC Arabic , Orient TV, Aleppo Today, Souria al-Ghadd e Souria al-Sha’ab dal 2012 “. “I prodotti ARK che promuovono le priorità dell’HMG (governo di Sua Maestà) promuovendo il cambiamento attitudinale e comportamentale vengono trasmessi quasi ogni giorno sui canali panarabi “, si vantava l’azienda. “Nel 2014, 20 rapporti sulla Siria con e senza marchio furono prodotti sui media da ARK, ogni mese e trasmessi sui principali canali televisivi panarabi come al-Arabiya, al-Jazeera e Orient TV”. “ARK ha conversazioni quotidiane coi canali e incontri settimanali per coinvolgere e comprendere le preferenze editoriali”, diceva l’agenzia dell’intelligence occidentale. L’azienda si guadagnò il merito di aver pubblicato 10 articoli al mese su giornali panarabi come al-Hayat e Asharq al-Awsat.

Il programma USA-Regno Unito Basma coltivava attivisti sui media siriani
La guerra mediatica dell’opposizione siriana fu organizzata nell’ambito di un programma chiamato Basma. ARK lavorò con altre agenzie del governo occidentale tramite Basma per formare attivisti dell’opposizione siriana. Coi finanziamenti dei governi di Stati Uniti e Regno Unito, Basma divenne una piattaforma enormemente influente. La sua pagina Facebook in arabo aveva oltre 500000 follower e anche su YouTube si guadagnò un grande seguito. I principali media aziendali descrissero in modo ingannevole Basma come “piattaforma del giornalismo cittadino siriano”, o “gruppo della società civile che lavora per una transizione liberatoria e progressiva verso una nuova Siria”. In realtà fu un’operazione dei governi occidentali per coltivare propagandisti dell’opposizione. Nove dei 16 inviati di al-Jazeera in Siria furono addestrati coll’iniziativa Basma del governo USA/Regno Unito, si vantavo ARK in un documento trapelato. In un precedente rapporto per l’FCO del Regno Unito, archiviato a soli tre anni dall’inizio del lavoro, ARK affermò di aver “formato oltre 1400 beneficiari in rappresentanza di oltre 210 organizzazioni beneficiarie in più di 130 seminari e di aver erogato più di 53000 singole apparecchiature” alla vasta rete che raggiunse “i 14 governatorati della Siria”, che comprendeva sia aree dell’opposizione che controllate dal governo. Le agenzie occidentali pubblicaromo una mappa che evidenziava la rete di attivisti e loro relazioni coi Caschi Bianchi e le nuove forze di polizia nella patte della Siria controllata dall’opposizione. Nei corsi di formazione, ARK creò i portavoce dell’opposizione, insegnandogli a parlare con la stampa e poi ad organizzare interviste coi principali media in lingua araba e inglese. ARK descrisse la sua strategia “per identificare i portavoce credibili e moderati della governance civile che saranno promossi ad interlocutori di riferimento dei media regionali e internazionali. Faranno eco ai messaggi chiave collegati alle campagne locali coordinate su tutti i media, con piattaforme consortili in grado di coprire anche tale messaggio e incoraggiare altri media a raccoglierlo”. Oltre a lavorare con la stampa internazionale e coltivare i capi dell’opposizione, ARK sviluppò la massiccia super-struttura mediatica dell’opposizione. ARK affermò che fu un “attore chiave dello sforzo dai vari finanziatori per sviluppare una rete di stazioni radio e riviste comunitarie in Siria dal 2012″. L’agenzia lavorà con 14 stazioni FM e 11 riviste in Siria, comprese radio in lingua araba e curda. Per diffondere le trasmissioni dell’opposizione in Siria, ARK progettò ciò che chiamava kit “Radio in a Box” (RIAB) nel 2012. L’azienda si prese il merito di aver fornito apparecchiature a 48 siti di trasmissione. ARK fece anche circolare 30000 riviste al mese. Riferì che “le riviste supportate da ARK erano le tre più popolari ad Aleppo; Homs e Qamishli”. Un canale della propaganda dell’opposizione siriana gestito direttamente da ARK, chiamato Moubader, sviluppò un enorme seguito sui social media, con oltre 200000 Mi piace su Facebook. ARK stampò 15000 copie al mese della rivista “cartacea di alta qualità” Moubader distribuendola “nelle aree della Siria controllate dall’opposizione”. L’agenzia britannica TGSN, che lavorava a fianco di ARK, sviluppò un suo media chiamato “Revolutionary Forces of Syria Media Office (RFS)”, come mostra un documento trapelato. Ciò conferma un rapporto del 2016 su The Grayzone della collaboratrice Rania Khalek, che ricevette e-mail che mostravano come l’ufficio media RFS sostenuto dal governo britannico si offrì di pagare a un giornalista l’incredibile cifra di 17000 dollari al mese per produrre propaganda per i ribelli siriani. Un altro dato trapelato mostra che in un anno, nel 2018, che a quanto pare fu l’ultimo del programma siriano di ARK, l’azienda fatturò al governo britannico la cifra sbalorditiva di 2,3 milioni di sterline. Tale enorme operazione di propaganda ARK fu diretta da Firas Budeiri, che in precedenza fu direttore della Siria per la ONG internazionale Save the Children del Regno Unito. Il 40% del team del programma ARK in Siria era costituito da cittadini siriani e un altro 25% turchi. L’azienda affermò che il personale del team siriano aveva “vasta esperienza nella gestione di programmi e conduzione di ricerche finanziate da molti diversi clienti governativi in Libano, Giordania, Siria, Yemen, Turchia, Territori palestinesi, Iraq e altri Stati colpiti dal conflitto”.

L’agenzia occidentale ARK coltiva elmetti bianchi “per mantenere la Siria sui notiziari”
L’agenzia ARK fu centrale nel lancio dell’operazione White Helmets. I documenti trapelati mostrano che ARK gestiva le pagine Twitter e Facebook della Protezione civile siriana, più comunemente conosciuta come White Helmets. ARK si prese il merito di aver sviluppato “una campagna di comunicazione focalizzata a livello internazionale volta ad aumentare la consapevolezza globale dei team (White Helmets) e del loro lavoro per salvare vite”. ARK permise le comunicazioni tra White Helmets e The Syria Campaign, società di pubbliche relazioni gestita da Londra e New York che rese popolari i White Helmets negli Stati Uniti. Apparentemente fu “in seguito a successive discussioni con ARK e le squadre” che The Syria Campaign “scelse la protezione civile per sostenere la campagna per mantenere la Siria nei notiziari”, scrisse l’azienda in un rapporto per il Ministero degli Esteri britannico. “Con la guida di ARK, TSC (The Syria Campaign) partecipò alle sessioni di formazione sulla protezione civile di ARK per creare contenuti multimediali per la sua campagna #WhiteHelmets, lanciata nell’agosto 2014 e da allora diventata virale”, aggiunse l’agenzia occidentale. Nel 2014, ARK produsse un documentario sui White Helmets, intitolato “Digging for Life”, ripetutamente trasmesso su Orient TV. Mentre gestiva gli account sui social media dei White Helmets, ARK si vantava di aumentare follower e visualizzazioni sulla pagina Facebook del Consiglio comunale di Idlib. La città di Idlib fu occupata dall’affiliata di al-Qaida Jabhat al-Nusra, che poi giustiziava pubblicamente donne accusate di adulterio. Pur aiutando efficacemente tali gruppi estremisti filo-al-Qaida, ARK e TGSN, agenzie dall’intelligence britannica, firmarono un documento in cui l’FCO si impegnava in modo esilarante a seguire la “via britannica alla sensibilità di genere” e a “garantire che il genere sia considerato nella piena capacità di costruire e sviluppare la campagna”.

Preparare il terreno alla legge di guerra in Siria
Un altro documento trapelato mostra la società ARK sostenuta dal governo occidentale rivelare che, nel 2011, collaborò con un’altra agenzia governativa chiamata Tsamota per sviluppare la Commissione siriana per la giustizia e la responsabilità (SCJA). Nel 2014, SCJA cambiò nome in Commission for International Justice and Accountability (CIJA). Grayzone denunciò CIJA come organizzazione per il cambio di regime finanziata dai governi occidentali, i cui investigatori collaboravano con al-Qaida ed alleati estremisti al fine di intraprendere un’azione legale contro il governo siriano. ARK osservò che il piano inizialmente funzionò “col finanziamento iniziale del Conflict Pool del Regno Unito per supportare la formazione investigativa e forense degli investigatori siriani sui crimini di guerra” e da allora “arrivò a diventare una componente importante dell’architettura della giustizia di transizione della Siria”. Da quando Stati Uniti, Unione Europea e loro alleati del Medio Oriente persero la fase militare della loro guerra alla Siria, CIJA prese l’iniziativa nel tentativo di prolungare la campagna per il cambio di regime attraverso la legge.

InCoStrat crea una rete di media per intervistare al-Qaida
Nei documenti trapelati, un’altra agenzia del governo britannico chiamata Innovative Communications Strategies (InCoStrat) si vantava di costruire una massiccia “rete di oltre 1600 giornalisti e influencer chiave con interesse per la Siria”. InCoStrat sottolineò che “gestiva e forniva un piano dai molti sponsor a sostegno degli obiettivi in politica estera del Regno Unito” in Siria, “fornendo specificamente supporto di comunicazione strategica all’opposizione armata moderata”. Altri finanziatori del lavoro d’InCoStrat coll’opposizione in Siria, rivelava l’azienda, inclusero i governi di Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti e affaristi siriani anti-Assad. InCoStrat fu il collegamento tra i clienti governativi e la Coalizione Nazionale Siriana, governo parallelo sostenuto dall’occidente che l’opposizione cercava di creare. InCoStrat fece da consulente dei capi di tali regime ombra siriano e persino diresse l’ufficio media della Coalizione Nazionale da Istanbul, in Turchia. L’agenzia occidentale si prese il merito di aver organizzato un’intervista della BBC nel 2014 con Ahmad Jarba, l’allora capo della Coalizione Nazionale di opposizione. L’azienda aggiunse che “i giornalisti ci hanno spesso contattato alla ricerca do persone adatte ai loro programmi”. Ad esempio, InCoStrat affermò di aver contribuito a piazzare propri attivisti dell’opposizione siriana negli articoli arabi della BBC. L’azienda poi aggiunse: “Una volta stabiliti i collegamenti iniziali, abbiamo incoraggiato i siriani a mantenere i rapporti coi giornalisti della BBC invece di usarci come canale”. Come ARK, InCoStrat collaborò con la stampa. L’azienda affermò di avere “vasta esperienza nel coinvolgimento dei media arabi e internazionali”, aggiungendo che lavorò direttamente coi “responsabili dei notiziari regionali nelle principali reti televisive satellitari, uffici stampa e mezzi di stampa”. “I membri chiave di InCoStrat avevano già lavorato come corrispondenti dal Medio Oriente per alcune delle più grandi agenzie di stampa del mondo, inclusa Reuters”, aggiunse l’agenzia occidentale. Inoltre, come ARK, InCoStrat creaò una vasta infrastruttura multimediale. L’azienda istituì uffici per i media dell’opposizione siriana a Dara, in Siria; Istanbul e Reyhanli, Turchia; e Amman, Giordania. InCoStrat lavorò con 130 agenti in Siria e affermò di avere più di 120 giornalisti che lavoravano nel Paese, insieme a “altri cinque portavoce ufficiali che appaiono più volte alla settimana su TV internazionali e regionali”. InCoStrat creò anche otto stazioni radio e sei riviste comunitarie in Siria. L’azienda riferì di essere penetrata nell’opposizione armata sviluppando “solide relazioni con 54 comandanti di brigata nel fronte meridionale della Siria”, che prevedeva “impegno quotidiano e diretto coi comandanti e loro ufficiali in Siria”, nonché con disertori del Free Syrian Army (FSA) da Damasco controllata dal governo. Nei documenti trapelati, InCoStrat si vantava che i suoi giornalisti organizzassero interviste con molte milizie armate dell’opposizione, inclusa l’affiliata di al-Qaida Jabhat al-Nusra.

Non solo piazzare storie sui media; “Avviare un evento” per creare scandali
Nella guerra mediatica contro Damasco, InCoStrat perseguiva una campagna su due fronti che consisteva in: “a) Campagna di guerriglia. Usare i media per creare l’evento. b) Tattiche di guerriglia. Avviare un evento per creare l’effetto multimediale”. L’agenzia dell’intelligence quindi cercava di utilizzare i media come arma per avanzare le pretese politiche dell’opposizione siriana. In un caso, InCoStrat si prese il merito della campagna internazionale per costringere il governo siriano a revocare l’assedio alla roccaforte dell’opposizione di Homs, tenuta dagli estremisti. La collaboratrice di Grayzone Rania Khalek riferì della crisi ad Homs, assediata da Damasco dopo che gli islamisti sunniti che la controllavano iniziarono a compiere massacri settari contro le minoranze religiose e rapire civili alawiti. “Abbiamo messo in contatto giornalisti internazionali con siriani che vivono a Homs assediata”, spiegava InCoStrat. Organizzò l’intervista tra canale 4 della Gran Bretagna e un medico della città, contribuendo a sollevare l’attenzione internazionale, portando infine alla fine dell’assedio. In un altro caso, l’agenzia britannica disse di aver “prodotto cartoline, poster e rapporti” confrontando il governo laico di Bashar al-Assad coi fondamentalisti salafiti-jihadisti dello SIIL. Poi “diede un credibile portavoce siriano arabo-inglese per coinvolgere i media”. La campagna ebbe molto successo, secondo InCoStrat: al-Jazeera America e The National pubblicarono i manifesti di propaganda dell’azienda, che anche organizzò interviste sull’argomento con The New York Times, The Washington Post, CNN, The Guardian, The Times, Buzzfeed, al-Jazeera, Suriya al-Sham e Orient.

Dopo il cambio di regime arriva Nation Building Inc.
InCoStrat fu chiaramente coinvolto in numerose operazioni di cambio di regime sostenute dall’occidente. In un documento trapelato, l’azienda affermava di aver addestrato organizzazioni della società civile in marketing, media e comunicazioni in Afghanistan, Honduras, Iraq, Siria e Libia. Persino una squadra di giornalisti anti-Saddam Hussayn a Bassora, in Iraq, dopo l’invasione di Stati Uniti e Regno Unito. Oltre a stipulare contratti per il Regno Unito, InCoStrat dichiarò di aver lavorato per i governi di Stati Uniti, Singapore, Lettonia, Svezia, Danimarca e Libia. Dopo che la NATO distrusse lo Stato libico nella guerra del cambio di regime nel 2011, InCoStrat fu coinvolta nel 2012 per un lavoro di comunicazione simile per conto del Consiglio nazionale di transizione libico, l’opposizione sostenuta dall’occidente che cercava di prendere il potere.

Coordinamento con le milizie estremiste e notizie fabbricate per “rafforzare la narrativa centrale”
I documenti trapelati gettano luce su un’agenzia del governo britannico chiamata Albany. Albany si vantava di aver “assicurato la partecipazione di una vasta rete locale di oltre 55 tramiti, giornalisti e videografi “per influenzare le narrazioni dei media e promuovere gli interessi della politica estera del Regno Unito. L’azienda contribuiva a creare un influente gruppo mediatico dell’opposizione siriana chiamato Enab Baladi. Fondato nel 2011 nel fulcro anti-Assad di Daraya, all’inizio della guerra, Enab Baladi fu aggressivamente commercializzata dalla stampa occidentale come operazione di base mediatica siriana. In realtà, Enab Baladi era il prodotto di un’agenzia britannica che ne curò l’evoluzione “da entità gestita da dilettanti a una delle più importanti organizzazioni di media siriane”. Albany coordinò le comunicazioni tra i media dell’opposizione e i gruppi di opposizione islamisti assumendo un “leader del coinvolgimento (che) ha profonda credibilità con gruppi chiave tra cui (nord) Faylaq al-Sham, Jabha Shamiyah, Jaysh Idlib al-Hur, Ahrar al-Sham, (al centro) Jaysh al-Islam, Faylaq al-Rahman e (a sud) Jaysh Tahrir “. Tali milizie erano legate ad al-Qaida e ora riconosciute dal dipartimento di Stato nordamericano e dai governi europei come gruppi terroristici. A differenza di altre agenzie del governo occidentale attive in Siria, che spesso cercavano di fingersi equilibrate, Albany chiariva che i suoi resoconti sui media non erano altro che propaganda. L’azienda ammise di aver addestrato attivisti dei media siriani con un unico “processo di redazione” che chiamava a “curare” le notizie “raccogliendo e organizzando storie e contenuti che supportavano e rinforzavano la narrativa centrale”. Nel 2014, Albany si vantava di dirigere il team di comunicazione della Coalizione nazionale siriana ai colloqui di pace di Ginevra. Albany avvertiva che le rivelazioni sui finanziamenti del governo occidentale a tali organizzazioni mediatiche dell’opposizione, dipinte come iniziative di base, le avrebbero screditate. Quando apparvero le e-mail interne che mostravano come la massiccia piattaforma mediatica dell’opposizione Basma Syria era finanziata da Stati Uniti e Gran Bretagna, Albany scrisse, “il marchio Basma è stato compromesso a seguito di fughe di notizie sugli obiettivi del piano di finanziamento”. Le fughe di notizie sui social media “hanno danneggiato la credibilità e l’affidabilità della piattaforma esistente”, scriveva Albany. “Credibilità e fiducia sono le valute chiave delle attività previste e per questo riteniamo essenziale aggiornare l’approccio affinché i contenuti da diffondere abbiano effetto”. Il sito di Basma fu chiuso subito dopo.
Questi dossier forniscono una chiara visione di come l’opposizione siriana fu coltivata dai governi occidentali con piani imperialisti su Damasco, e tenuta a galla con incredibili somme di denaro che scorrevano dalle tasche dei contribuenti britannici, andando a beneficio dei terroristi alleati di al-Qaida. Mentre i pubblici ministeri olandesi preparano accuse per crimini di guerra contro il governo siriano per aver combattuto tale assalto, i dossier trapelati ricordano il ruolo guida che gli Stati occidentali e le loro società che traggono profitto della guerra svolsero nella distruzione accuratamente organizzata del Paese.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “La massiccia propaganda contro la Siria attuata da media e governi occidentali”

  1. Tra i giornali praticanti la pirateria dell’informazione spicca Il Raglio Quotidiano di Travaglio ,Padellaro , Gomez e Soros .

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