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Mosca “silura” l’ultimatum di Ankara

TopWar, 1 ottobre 2020Non c’è assolutamente alcun dubbio che i dettagli del prossimo acuirsi del conflitto del Karabakh, non si trovino sul piano dei secolari disaccordi etnopolitici e territoriali tra Erevan e Baku, quanto nei i tentativi avventati di Ankara d’espandere il controllo operativo e strategico sul Mediterraneo centrale e i saturi giacimenti petroliferi e autostrade della provincia libica di al-Wahat, attualmente l controllata dall’Esercito nazionale libico di Qalifa Haftar.
In particolare, operando abilmente sulla gamma eterogenea di contraddizioni armeno-azere per fare pressione politico-militare sul Cremlino, Erdogan e la sua cerchia, a quanto pare, nuovamente ritiravamo dai palazzi della ragione il “concetto imperiale” di partecipazione a “tuffi” operativi-strategici, cercando di dimostrare ai russi le conseguenze dell’escalation nel Caucaso meridionale che seguirà in caso di mancato adempimento a un ultimatum tacito, che nei requisiti comprende il rifiuto di fornire “pacchetti” di aiuto tecnico-militare all’Esercito nazionale libico. In effetti, la Turchia lanciava un ultimatum: o l’Armenia lascia i territori dell’Azerbaigian, oppure arriviamo nel Caucaso meridionale, con una grave rivendicazione della superiorità politica e militare.
Va notato che lo scenario seguito dai turchi è estremamente vantaggioso non solo per il Ministero della Difesa azero, che elaborava l’offensiva generale sulle aree fortificate dell’Esercito di Difesa della Repubblica del Nagorno-Karabakh, tenendo conto delle informazioni tattiche e della situazione fornite suò Artsakh dall’UAV Bayraktar TB2 da ricognizione d’attacco a bassa quota e dai velivoli AWACS Boeing-737 AEW&C “Peace Eagle” dell’Alleanza del Nord Atlantico. Infatti, se Mosca avesse rispettato il suddetto ultimatum, le unità meccanizzate delle truppe di Qalifa Haftar. con alta probabilità sarebbero state cacciate dalla città strategicamente importante di Sirte, respinte per 350-400 km a oriente (ad Aghedabia e Bengasi) e, possibilmente liberare completamente le formazioni paramilitari più numerose e tecnicamente attrezzate del Governo di Unità Nazionale, supportate dell’aviazione e dall’artiglieria delle forze armate turche.
Ovviamente, questo passo ridurrebbe al minimo e, possibilmente, eliminerebbe la probabilità di utilizzare la base dell’aeronautica militare del LNA di Benina (vicino Bengasi) come possibile aeroporto operativo per il velivolo antisommergibile Il-38N della Marina russa, in grado di monitorare in modo permanente sul Mar Mediterraneo centrale, data la comparsa di sottomarini dalla bassa rumorosità delle classi Virginia ed Astute che procederenbbero al lancio dei missili da crociera strategici UGM-109E “Tomahawk Block IV” sulle strategicamente importanti strutture delle forze aerospaziali russe nelle province di Lataqia e Tartus.

Le prime “campane” suonano sul Mar Caspio
Alla luce di quanto accade, la risposta più indicativa ed eloquente al pathos accusatorio di Baku nei confronti di Erevan è il fatto che circa due settimane prima dell’escalation nel teatro delle operazioni del Nagorno-Karabakh, un’importante (come si è scoperto oggi) incidente avvenne col volo di un velivolo di rilevamento e controllo radar a lungo raggio A -50U (RF-93952) e di un aereo da trasporto militare Il-76MD (RF-76702) delle forze aerospaziali russe, ad est settore dello spazio aereo dell’Azerbaigian sul Mar Caspio, durante il rientro di questi dalla base aerea di Humaymim alle basi di schieramento permanente nella Federazione Russa.
È ben noto che il sistema radar dorsale ampimente modernizzato “Shmel-M” installato sui velivoli-radar A-50U basato su antenne planari con slot di guida d’onda ha una potenza maggiore sul canale di trasmissione e un livello maggiore di immunità a rumore e sensibilità nella ricezione, che in combinazione con l’uso della banda X centimetrica, fornisce agli operatori dello “Shmel-M” la capacità di rilevare e classificare bersagli terrestri complessi come “colonna di carri armati” da una distanza di circa 250-300 km, e del tipo “lanciartore semovente MLRS/OTRK” da una distanza di 320-350 km in modalità ad apertura sintetica (SAR), che prevede l’impiego di immagini radar di qualità fotografica. Nello stesso periodo,i l Comando dell’esercito azero iniziò la formazione della spina dorsale dell’offensiva sul Karabakh, che venne registrata e documentata dagli operatori del complesso radar Shmel-M dell’A-50U. Pertanto, solo grazie all’incidente descritto, l’imminente aggressione azera divenne abbastanza prevedibile.
Intanto, partendo dalle informazioni dalle fonti del Ministero della Difesa armeno sulla situazione tattica nel teatro operativo del Nagorno-Karabakh, si giunge alla conclusione che l’ultimatum tacito di Ankara non rientrava affatto tra gli interessi geostrategici di Mosca. Quindi, durante i primi giorni dei massicci attacchi a insediamenti e aree fortificate dell’Esercito di difesa del Nagorno-Karabakh, così come l’impiego dell’aviazione tattica e di ricognizione da parte di Azerbaigian e Turchia, il comando delle forze di terra dell’Armenia ebbe carta bianca per eseguire la propria “risposta” della contro-batteria sulle posizioni dei cannoni a lungo raggio e dell’artiglieria a razzo dell’esercito azero, mentre il Comando dell’Seronautica armena riceveva il via libera per schierare battaglioni di missili antiaerei S-300PT/PS presso l’aeroporto di Khankendi (Ricordiamo che le Forze di Difesa Aerea dell’Aeronautica armena sono dotate di 5 battaglioni di S-300PT/PS nelle versioni PU5P85-1 trainato e PU5P85S/D semovente). L’obiettivo principale era coprire le unità di fucilieri motorizzati e d’artiglieria dell’Esercito di difesa del Nagorno-Karabakh, nonché l’esercito armeno nelle aree di Berdzor e Matakhis-Talish contro i massicci tiri di missili, artiglieria e aerei dalle forze di Azerbaigian e Turchia. Nel frattempo, va notato che il trasferimento di due batterie di sistemi missilistici antiaerei a medio raggio S-300PT/PS dai luoghi di dispiegamento permanente vicino Eerevan alla Repubblica del Nagorno-Karabak riduce del 40% le prestazioni (inseguimento del bersaglio) dell'”ombrello” del sistema antiaereo/antimissile, formato da queste versioni dei “trecento”, verso l’aerea occidentale (Turchia). In tale situazione, le strutture amministrative e militari dell’Armenia strategicamente importanti nelle regioni di Kotajk, Ararat, Aragatsotn e Armavir potrebbero divenire obiettivi ancora più vulnerabili per le unità missilistiche dell’esercito turco, dotate dell’OTRK J-600T “Yildirim”, così come per l’aviazione tattica turca.
La conclusione è la seguente. Apparentemente, immediatamente prima del rischieramento degli S-300PS/PT nel Nagorno-Karabak, il Ministero della Difesa armeno ebbe le garanzie adeguate sull’attivazione del 988° Reggimento missilistico antiaereo delle Forze di Difesa Aerea russe (ha 4 battaglioni di sistemi di difesa S-300V, aggregati alla 102,ma Base russa di Gjumri) per coprire le suddette regioni dell’Armenia da possibili attacchi missilistici turchi in caso di coinvolgimento aperto di Ankara nel conflitto. Inoltre, nelle primissime ore dell’escalation del conflitto del Karabakh, il portale online per il monitoraggio del traffico aereo regionale e globale Flightradar24 registrava diversi voli di aerei da trasporto militare pesante Il-76MD e An-124-100 Ruslan sull’aeroporto di Eribuni. il cui scopo principale, a quanto pare, era consegnare ulteriori sistemi missilistici antiaerei (e munizioni relative) nelle aree più pericolose, oltre a radar multifunzionali e apparecchiature di ricognizione elettronica. Le garanzie russe, infatti, “siluravano” l’ultimatum turco. Inoltre, i presidenti di Russia, Stati Uniti e Francia rilasciavamo un’unica dichiarazione sulla necessità della soluzione pacifica in Nagorno-Karabakh e in generale contro l’interferenza turca e il risorgere di sentimenti militaristici.

Gli equipaggi degli S-300PT/PS della difesa aerea armena si preparano al peggio
Top War 2 ottobre 2020

Gli equipaggi operativi dell’S-300PT/PS delle forze di difesa aerea si preparano allo scenario peggiore. Cosa porta l’uso nelle forze armate azere i missili balistici LORA e KR SOM-1B? Sullo sfondo della notevole complicazione della situazione operativo-tattica in tutto il teatro operativo del Nagorno-Karabakh, nonché il quotidiano posizionamento sempre più pronunciato di Ankara come elemento chiave del conflitto sul Karabakh. Per il Ministero della Difesa dell’Armenia e il comando delle forze del Nagorno-Karabakh è centrale la questione dell’efficacia delle unità missilistiche antiaeree S-300PT/PS che, secondo fonti competenti, verranno trasferite nell’area dell’aeroporto di Khankendi (Stepanakert).
La risposta a questa domanda è nel terreno del teatro di operazioni militari e nelle caratteristiche del principio radar semi-attivo di guida dei missili antiaerei 5V55R, utilizzato dai sistemi di controllo dei sistemi missilistici antiaerei di prima linea S-300PT/PS. Quindi, nel caso del dispiegamento dei battaglioni di S-300PT/PS (compresi l’antenna della stazione 5N63-1/C del radar di illuminazione e guida 30N6E) nelle aree di pianura del teatro operativo del Nagorno-Karabakh. Gli equipaggi dei “trecento” armeni potranno intercettare solo quelli in volo, in caso di attacco aereo delle forze aeree azere e turche che si avvicinano alle aree bersaglio lungo traiettorie balistiche (con angolo non superiore a 64 gradi) o piatte che volano nell’area coperta dai radar di illuminazione e guida.
La dispersione tattica dei battaglioni missilistici antiaerei S-300PT/PS fornirà la copertura alle unità dell’Esercito dell’Armenia e del Nagorno-Karabakh dai missili balistici operativi-tattici LORA e dai missili dell’MLRS “Polonez”. L’elenco di tali obiettivi comprenfe, in primo luogo, i missili a lungo raggio da 301 mm dell’MLRS ad alta precisione “Polonez”, regolarmente forniti alle forze di terra dell’Azerbaigian nel quadro dei contratti della difesa tra Baku e Minsk, e in secondo luogo, i missili balistici tattico-operativi (OTBR) LORA, sviluppati dalla società aerospaziale israeliana “Israel Aerospace Industries”, entrati in servizio nelle brigate d’artiglieria dell’esercito dell’Azerbaigian nel 2018. Allo stesso tempo, l’intercettazione dei missili balistici operativi-tattici LORA possono essere impiegati solo nel caso di dispersione territoriale di due o più battaglioni di S-300PT/PS su una distanza di circa 7 km tra gli elementi per coprire i “crateri morti” (i settori in elevazione ciechi) sovrastanti i radar di illuminazione 30N6E. Dopotutto, secondo le infografiche pubblicitarie dell’IAI, la sezione terminale della traiettoria del LORA ha un angolo di inclinazione di 88-90 gradi, non coperto dai sistemi di difesa aerea S-300PT/PS/PM1-2.
Sulle armi d’attacco aereo a bassa quota, compresi droni kamikaze turchi e azeri, i caccia multiruolo F-16CBlock 50+ che operano in modalità d’inseguimento del terreno, nonché missili da crociera stealth SOM-1B (progettati dalla compagnia turca Roketsan in collaborazione con la SEC “TUBITAK SAGE”), “che strisciano” verso obiettivi a quote bassissime, di 20-50 m, quindi il processo della loro distruzione per mezzo dei “trecento” sulle alture del Karabakh sarà molto difficile, anche se la designazione del bersaglio ai centri di controllo 5?63? saranno emessi dal velivolo RLDN A-50U che opera da Gjumri, insieme al sistema di controllo automatizzato per la brigata missilistica antiaerea Poljana-D4M1 tramite un canale radio sicuro, per lo scambio di informazioni tattiche. Perché? I missili antiaerei 5?55?, dotati di radar di autoricerca semi-attivo, necessitando di un’illuminazione continua sul bersaglio fino all’azionamento della spoletta radio e lo scoppio della testata, non possono intercettare bersagli aerei situati al di fuori dell’orizzonte radio se periodicamente si “tuffano nell’ombra” di colline e numerosi valli del Karabakh.
In questa situazione, il pattugliamento regolare dello spazio aereo dell’Armenia e del Nagorno-Karabakh da parte dei Su-30SM sarà più efficace, in grado dominare le battaglie aeree a lungo raggio sugli F-16C turchi possibilmente utilizzati, sia intercettando i missili da crociera SOM-1B acquistati dal Ministero della Difesa azero, grazie al potente radar anti-jamming planare aviotrasportato N011M “Bars-R” (che rileva un bersaglio da i 0,1 mq coll’intensificatore di immagine da una distanza di 70-75 km) e missili aria-aria a lungo raggio RVV-SD, le cui prestazione di volo superano significativamente quelle dei missili da combattimento aereo AIM-120C-5/7 AMRAAM in servizio nell’Aeronautica militare turca.

Traduzione di Alessandro Lattanzio