Crea sito

La connessione tra Cina e Africa che l’imperialismo non vuole che si sappia

Danny Haiphong, Internationalist 360°, 30 settembre 2020

Le seguenti osservazioni furono fatte dall’autore in un simposio organizzato dalla Black Alliance for Peace il 24 settembre, dal titolo “Full Spectrum Dominance: From AFRICOM to the Indo-Pacific Command”.Saluti compagni,
È un onore parlare a questo simposio organizzato dalla Black Alliance for Peace a nome della campagna No Cold War. Sono anche onorato di essere co-coordinatore del Supporter Network della BAP e di assistere in qualsiasi modo possibile per rafforzare le organizzazioni guidate da neri e africani come la BAP che lavora per la pace e la liberazione. Abbiamo un enorme problema. La questione della politica degli Stati Uniti del Dominio a tutto spettro è collegata a una serie di contraddizioni che affliggono l’ordine imperialista statunitense in questo momento. Per quasi un decennio, la potenza militare statunitense ha compiuto un enorme cambio strategico nell’Asia-Pacifico e in Africa. Al centro della mossa c’è la crescita della Cina a potenza economica mondiale e il declino degli Stati Uniti come egemone globale. La Cina ha molto da offrire all’Africa e al Sud del mondo in questo momento. La Cina condivide coll’Africa una storia di colonialismo e umiliazione imperialista . Ha l’esperienza di aver concluso con successo la lotta per la liberazione nazionale e di difenderla dalle sfide del contesto globale ostile. E ora, la Cina è in pieno miracolo economico che s’impegna a condividere con le nazioni africane così come dell’America Latina e dell’Asia. Quel miracolo arriva con infrastrutture avanzate come la ferrovia ad alta velocità e la tecnologia 5G, necessarie ad abbattere alcune barriere alla sovranità economica che il sottosviluppo coloniale ha posto su gran parte del Sud del mondo, Africa inclusa.
La “minaccia Cina” citata così spesso dai funzionari statunitensi in tutta Washington DC è un diverso tipo di proiezione di potenza, una proiezione psicologica sulla fine imminente della capacità degli Stati Uniti di dettare gli affari globali senza alcuna sfida seria. Gli Stati Uniti, a differenza della Cina, hanno poco da offrire all’Africa o al resto del Sud del mondo. La quota degli Stati Uniti nell’economia globale si è ridotta e la crisi economica precipitata dalla pandemia COVID-19 non farà che accelerare questa tendenza. Molte nazioni nel Sud del mondo, in particolare africane, hanno subito generazione dopo generazione di povertà e sottosviluppo sotto gli accordi finanziari dominati dagli Stati Uniti del FMI e della Banca Mondiale. L’imperialismo statunitense ha dispiegato gran parte del suo arsenale in Africa e Asia per impedire che la cooperazione Sud-Sud sostituisca il dominio statunitense e occidentale. La classe dirigente statunitense non è completamente d’accordo su come svolgere i compiti nel contenere la Cina e sopprimere l’autodeterminazione delle nazioni africane. L’ex-presidente Barack Obama estese il Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM) a tutti tranne un solo Paese africano, principalmente per avere influenza politica e militare sui governi africani e persuaderli col tempo a rifiutare la Cina. La crescita di AFRICOM si è inoltre allineata col “Pivot to Asia” dell’amministrazione Obama, che infine gettava le basi per la massiccia militarizzazione dell’Asia Pacifico che Trump ora supervisiona. Il contenimento della Cina era considerato principalmente un piano di coercizione militare in cui le nazioni di Africa e Asia si piegavano ai dettami degli Stati Uniti senza doversi impegnare in un conflitto diretto con la Cina. Ampi segmenti del Pentagono non erano contenti di tale strategia. Dalla strategia dell’approccio più conflittuale con la Cina nacque la strategia della “concorrenza tra le grandi potenze”. Tale strategia non trascurava il “Pivot to Asia”, ma piuttosto rafforzava l’accerchiamento militare della Cina con varie manovre. Ancora più risorse militari furono trasferite al Comando indo-pacifico degli Stati Uniti, che una volta si chiamava Comando del Pacifico, al punto da prosciugare potenzialmente l’AFRICOM delle risorse militari. Ciò, come notò il comandante dell’AFRICOM generale Stephen Townsend nella sua testimonianza al Comitato per i servizi armati del Senato, lascerebbe gli Stati Uniti vulnerabili perdendo l’accesso alle terre rare ed altre risorse vitali nel continente di cui “l’America ha bisogno”.
Il disaccordo nel complesso industriale militare su come contenere al meglio la Cina è una questione di forma, non di sostanza. Il Dominio a spettro completo è il punto in cui l’apparato politico-militare degli Stati Uniti ha un consenso uniforme. Cina ed Africa sono quindi collegate non solo dal centinaia di miliardi in accordi commerciali, ma anche dall’esperienza comune da obiettivi dell’imperialismo. Il comando indo-pacifico degli Stati Uniti attualmente ha oltre la metà delle risorse militari statunitensi, con altre in arrivo. Quattrocento basi militari statunitensi circondano la Cina in Paesi come Giappone, Corea del Sud e la colonia nordamericana di Guam. Mentre AFRICOM può essere parzialmente ridotto per rafforzare la presenza militare degli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico, non c’è dubbio che gli Stati Uniti continueranno a minare la sovranità africana e ad usare la Cina, e in misura minore la Russia, come giustificazione.
L’ultimo e forse il più importante punto che voglio sottolineare è che la lotta per l’autodeterminazione delle nazioni oppresse è sempre ideologica. La dominanza a spettro completo è un piano razzista. I media statunitensi e occidentali ritraggono Africa e Cina in sostanza sotto la stessa luce. L’Africa è descritta come continente caotico e arretrato in cui la corruzione è endemica e inerente alla vita politica. Gli africani hanno bisogno delle forze armate statunitensi per essere al sicuro e protetti da se stessi. La Cina, d’altra parte, è il principale Paese “autoritario” al mondo per la presunta repressione dei musulmani nello Xinjiang, dei manifestanti a Hong Kong e, secondo l’Economist, delle persone nella Cina continentale attraverso la campagna per alleviare la povertà. L’Asia quindi ha bisogno l’esercito statunitense per essere al sicuro e protetto dalla Cina. Tali rappresentazioni scioviniste di Cina ed Africa, un terreno ideologico fertile dell’impero statunitense per mantenere ed espandere le operazioni militari con la scusa di eliminare il terrorismo o contrastare la “minaccia cinese”. La trasformazione dell’Africa in terreno del militarismo statunitense determinava un cambiamento ideologico negli Stati Uniti dal complesso atteggiamento della carità industriale da salvatore bianco al ritorno alla mentalità del Fardello dell’Uomo Bianco per ri-civilizzare il continente con la forza. Proprio sapendo che AFRICOM è un’aggressione militare coordinato nell’ampio neocolonialismo guidato dagli Stati Uniti in Africa, così anche la presenza militare degli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico fa parte di un piano per imporre governi conformi agli Stati Uniti in Asia, Cina compresa. La Cina non è più solo un comodo capro espiatorio per svuotare l’economia statunitense. Lockheed Martin e Raytheon finanziano gruppi di riflessione come Austrailian Strategic Policy Institute per accusare la Cina in modo che gli Stati Uniti possano vietarne le app sui social media, chiuderne i consolati e sanzionare i funzionari del governo cinese in nome della strategia militare degli Stati Uniti della concorrenza tra grandi potenze.
Un compito chiave nello sviluppo di un movimento unito per sradicare l’espansionismo militare statunitense in Africa e Asia è essere molto chiari sulle sue gravi conseguenze per il futuro dell’umanità. Il rovesciamento della Libia guidato dagli Stati Uniti nel 2011 aprì la via a morte e sfollamento di milioni di persone in Africa e Medio Oriente, nonché all’esplosiva espansione di AFRICOM. I tentativi degli Stati Uniti di avere il controllo politico e militare dell’Asia-Pacifico significano che le nazioni della regione saranno soggette allo stesso tipo di sviluppo economico e politico usato in Africa. Cina e Africa sono bersagli dello stesso sistema criminale che produce condizioni di instabilità economica e politica nel mondo. E mentre gli Stati Uniti sarebbero folli nel provocare una guerra con la Cina, Le forze antimperialiste del mondo devono capire che lasciare la causa della pace e dell’autodeterminazione agli aggressori è un suicidio politico. Abbiamo un solo nemico, compagni, e questo è l’imperialismo statunitense e la sua missione del Dominio a tutto spettro. Un impero morente è pericoloso. La Cina continuerà a crescere come potenza globale e non sarà costretta a sottomettersi. I legami della Cina col Sud del mondo e l’Africa in particolare non possono essere fermati. Il popolo cinese e il popolo africano devono essere liberi di determinare i propri destini senza interferenze dalle forze armate statunitensi. È quindi nostro dovere richiedere che il Comando indo-pacifico degli Stati Uniti ritiri le forze dall’Asia Pacifico e il Comando africano degli Stati Uniti dal continente africano, completamente e totalmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio