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La crisi libica è ora a un bivio

Viktor Mikhin, New Eastern Outlook 01.10.2020

La disastrosa crisi in Libia, che sembra placarsi o esplodere con combattimenti, continua ad allarmare la comunità mondiale e ad essere una rovina per il Nord Africa. Ma di recente, sia la comunità mondiale che gli stessi libici adottavano una serie di misure che, se eseguite con precisione, potrebbero portare a una situazione più pacifica. Qalifa Haftar, il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA), dichiarava che le sue unità di truppe consentiranno la ripresa della produzione di petrolio dopo un blocco di otto mesi, e in virtù di ciò sarà formato un comitato per garantire che le entrate siano equamente distribuite. Tuttavia, la National Oil Corporation libica, che controlla l’industria energetica, annunciava che non rinuncerà al blocco delle esportazioni fino quando le strutture del giacimento petrolifero non saranno smilitarizzate. Come è noto, la Libia è un Paese estremamente ricco di petrolio e questa disputa tra fazioni implica il controllo di tale ricchezza. Si può ricordare come per anni la Libia e molte sue istituzioni pubbliche siano divise tra Governo di Accordo Nazionale (GNA) riconosciuto a livello internazionale a Tripoli e governo di Qhalifa Haftar (LNA) ad est. A Tripoli, Ahmad Maytiq,viceprimo ministro del GNA, usciva annunciando, subito dopo le parole di Qalifa Haftar, confermando che “è stato deciso” di riprendere la produzione di petrolio. Oltre a questo, Fayaz al-Saraj, primo ministro del GNA evidentemente stanco della lotta ininterrotta e senza speranza, dichiarava che intende ritirarsi a fine ottobre, naturalmente comportando speculazioni politiche tra gli altri funzionari a Tripoli su chi lo sostituirà. Questo annuncio fu accolto con sgomento ad Ankara, dato che il primo ministro libico e il presidente T. Erdogan hanno un buon rapporto, con le autorità turche che forniscono diversa assistenza al GNA. Il presidente turco si precipitava a incontrare il funzionario libico a Istanbul, dopodiché il portavoce presidenziale, Ibrahim Kalin, affermava che accordi e cooperazione della Turchia coil governo libico di intesa nazionale (GNA) continueranno nonostante il desiderio del primo ministro Fayaz al-Saraj di dimettersi.
A giugno, fu il supporto militare turco che permise a Fayaz al-Sarraj di respingere l’attacco su Tripoli dall’Esercito nazionale libico (LNA) di Qalifa Haftar. Ankara è accusata, e giustamente, di aver inviato migliaia di mercenari in Libia per combattere al fianco degli alleati dopo che il governo al-Sarraj firmò un controverso accordo marittimo che conferiva alla Turchia i diritti di perforazione su vaste distese del Mediterraneo orientale. I libici dell’est affermano che le autorità del GNA utilizzano i proventi del petrolio per promuovere gli interessi della loro fazione. Nello specifico, li accusano di dirottare le entrate per finanziare gli accordi militari stipulati tra GNA e Ankara, e di reindirizzare milioni di dollari in Turchia in cambio di armi pesanti prodotte dal aziende turche e mercenari stranieri introdotti dalla Turchia in Libia. Per inciso, a settembre fu dichiarato un cessate il fuoco e fatti appelli per revocare il blocco della produzione di petrolio durato per mesi. Il leader del parlamento della Libia orientale chiese la fine delle ostilità, offrendo la speranza dell’allentamento del conflitto in Libia a seguito dei tristi eventi verificatisi nel 2011. Tuttavia, Qalifa Hatfar prima respinse ciò ma poi proclamò che avrebbe rimosso per un mese il blocco alla produzione di petrolio e che aveva raggiunto un accordo sulla “equa distribuzione” dei proventi delle risorse energetiche. Non appena i media mondiali trasmisero la notizie, il prezzo del greggio Brent scese di 1,21 dollari per il possibile ritorno della produzione libica. Ciò ulteriormente rafforzava le preoccupazioni sulla domanda globale. Harry Tchilinguirian, analista di BNP Paribas, ritiene che il mercato mondiale del petrolio affronterà un dilemma sulla formazione dei prezzi, e l’opzione scelta dipenderà in larga misura da quanti progressi reali saranno compiuti in Libia.
È possibile che le dimissioni di F. al-Saraj, in una certa misura, aiuteranno i gruppi in guerra a raggiungere una qualche soluzione accettabile per il Paese sullo sfondo dei colloqui di pace intra-libici che si svolgono in Marocco e Svizzera . I parlamentari di Tobruq e il Consiglio supremo di Stato a Tripoli s’incontravano nei primi colloqui con numerosi funzionari nella città marocchina di Buzniq e nella città svizzera di Montreux, sotto gli auspici della Missione di supporto in Libia delle Nazioni Unite (UNSMIL). Alla fine dei colloqui, fu rilasciata una dichiarazione in cui si dichiarava di aver raggiunto un “accordo globale su passaggi trasparenti e oggettivi per garantire la conformità e l’adempimento di questi accordi”, e sugli standard e meccanismi per chi occupi posizioni chiave del governo. Ed anche raggiunsero un accordo per “continuare questo dialogo e incontrarsi di nuovo nell’ultima settimana di settembre per continuare le sessioni necessarie”.
Ciò richiede l’introduzione di emendamenti al documento attuale che delinea l’accordo politico e la ristrutturazione del consiglio di amministrazione che crea, e in particolare il Consiglio presidenziale (PC) e il governo di accordo nazionale (GNA). I partecipanti al dialogo ridurranno il numero di membri del PC a tre rappresentanti delle regioni tradizionali del Paese, separando il GNA dal PC e nominando un primo ministro. Il governo ad interim lavorerà per 18 mesi per “creare condizioni adeguate per lo svolgimento delle elezioni parlamentari e presidenziali fondate su un quadro costituzionale concordato”. I partecipanti inoltre decisero che i membri del PC e il Primo Ministro saranno scelti dal Comitato per il dialogo politico (PDC),e il Primo Ministro formerà un governo coll’obiettivo di proteggere unità e diversità geografica, politica e sociale della Libia. Solo dopo questo il gabinetto dei ministri esprimerà un voto di fiducia.
I colloqui a Buzniq e Montreux furono elogiati da Stati Uniti, Francia, Germania, UNSMIL, UE, Lega degli Stati arabi e Unione africana, poiché visti come “una svolta cruciale nel lungo viaggio verso una soluzione completa in Libia”. Gli incontri si svolsero in un momento in cui in Libia cresce il malcontento per le difficili condizioni di vita e la dilagante corruzione. Per facilitare il processo di pace in Libia , l’UE prevede di revocare le sanzioni imposte nel 2016 al presidente del parlamento Aqila Salah Isa, l’ex-presidente del Congresso nazionale generale Nuri Abusahmayn e l’ex-capo del governo di salvezza nazionale Qalifa al-Quyl, e a rafforzare il ruolo dell’Europa in Libia per contrastare l’influenza turca. Recentemente, la Francia sviluppava una vigorosa offensiva sul “fronte libico” aumentando la sua presenza. Africa Intelligence, sito vicino alla comunità dell’intelligence francese, riferiva che Parigi si prepara ad ospitare il vertice libico, a cui parteciperanno Aqila Salah Isa, il comandante dell’LNA Qalifa Haftar, e il primo ministro del GNA e presidente del PC Fayaz al-Saraj. Secondo una fonte diplomatica francese, questo sarà il culmine dei colloqui tenuti a Buzniq sotto gli auspici dell’UNSMIL. Allo stesso tempo, la Francia vuole il sostegno di Germania ed Italia compiendo questa mossa, poiché Parigi tenta di minare la crescente influenza della Turchia nella Libia occidentale e nel Mediterraneo orientale. L’iniziativa francese propone che si tengano negoziati tra i leader libici senza che si riuniscano in un unico luogo per definire gli attori più importanti. Tre nuovi consiglieri degli Champs Elysees lavorano a ciò e il generale Thomas Pierre veniva recentemente nominato addetto militare a Tripoli dopo essere stato trasferito dall’ambasciata francese di Berlino. Ma in questo caso sorge una domanda del tutto naturale: non fu l’Europa, guidata dalla Francia, a trasformare l’ex-prospera Giamahiria araba libica in un povero conglomerato di fazioni in guerra, causando la distruzione della Libia? I libici, caduti già una volta nella trappola europea, permetteranno ancora una volta ai predatori europei, che pensano solo al proprio guadagno, di controllare le loro terre? E come sarà visto ora il Palazzo dell’Eliseo dai libici?

Viktor Mikhin, corrispondente di RANS, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio